L’attività illecita più redditizia e strutturata a livello globale rimane, senza ombra di dubbio, il traffico di sostanze stupefacenti.
A confermarlo è l’ultima relazione annuale della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA), organismo del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, presentata a Roma presso la Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia alla presenza del Ministro dell’Interno.
Il documento, frutto di un lungo e accurato processo di raccolta e analisi, raccoglie i dati relativi all’anno 2024 e si distingue per la sua solidità metodologica e la ricchezza informativa, estendendosi per oltre 300 pagine.
Come ha chiarito il Generale Giuseppe Spina, Direttore della DCSA, la relazione si fonda su tre fonti principali:
- I risultati delle operazioni di contrasto condotte dalle forze di polizia italiane in patria e all’estero;
- I rapporti redatti da organismi internazionali competenti, tra cui l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC);
- Le valutazioni degli esperti italiani dislocati nelle zone nevralgiche del narcotraffico mondiale.
Questo approccio multidimensionale garantisce un quadro completo e affidabile dell’evoluzione del fenomeno.
Nel corso del 2024, le autorità italiane hanno portato a termine circa 21.300 interventi antidroga, con quasi 20.000 persone segnalate all’autorità giudiziaria – di cui il 40% stranieri – e il sequestro complessivo di quasi 59 tonnellate di droghe naturali e oltre 12.000 dosi o compresse di sostanze sintetiche.
Tra queste, la cocaina continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni per le forze dell’ordine, nonostante un calo significativo nei volumi intercettati: 11.082 chilogrammi nel 2024, rispetto ai 19.830 del 2023 e ai 26.294 del 2022.
Racconto non indica una riduzione dell’offerta, ma un’evoluzione come da parte delle organizzazioni criminali, che hanno iniziato a suddividere i carichi in più piccole spedizioni e numerose, al fine di minimizzare le perdite in caso di intercettazione.
Nonostante il calo nei sequestri, il contrasto al traffico di cocaina ha comunque coinvolto il maggior numero di persone denunciate nell’ultimo quinquennio: 11.082 individui, di cui 8.588 italiani e 5.919 stranieri.
Questo dato sottolinea il radicamento del fenomeno anche all’interno del tessuto sociale nazionale, non solo come transito, ma anche come mercato di consumo e distribuzione.
A livello globale, il World Drug Report 2024 dell’UNODC stima che oltre 23 milioni di persone hanno consumato cocaina nel corso dell’ultimo anno. La produzione mondiale ha raggiunto un livello record già nel 2022, con 2.700 tonnellate, grazie a una combinazione di fattori:
- l’espansione delle coltivazioni illecite di coca – che hanno superato i 376.000 ettari;
- la concentrazione di tali coltivazioni in tre Paesi andini (Colombia con 253.000 ettari, seguita da Perù e Bolivia);
- l’aumento del numero di raccolti annuali (fino a due per pianta);
- l’impiego di varietà geneticamente migliorate, più produttive in termini di contenuto alcaloidico.
Un confronto storico aiuta a contestualizzare questa espansione. Negli anni Novanta, in particolare tra il 1994 e il 1998, quando l’attuale direttore della DCSA operava in Colombia come esperto antidroga, l’estensione delle piantagioni illegali si attestava intorno ai 100.000 ettari.
In quel periodo, le autorità colombiane, con il supporto internazionale, attuavano campagne di eradicazione sia manuali – condotte dalla Polizia Antinarcoticos – sia aeree, mediante l’irrorazione di erbicidi come il glifosato.
Tali misure, sebbene efficaci nel breve termine, non riuscirono a contenere la tendenza di lungo periodo all’aumento delle coltivazioni, soprattutto dopo il progressivo abbandono delle fumigazioni aeree per ragioni ambientali e sanitarie.
Per quanto riguarda i flussi commerciali, la cocaina prodotta in Sudamerica è destinata principalmente a due mercati: gli Stati Uniti, che assorbono circa il 50% del totale, e l’Europa, con una quota stimata al 40%. Il restante 10% è destinato ai mercati locali dell’America Latina ea quelli emergenti in Asia.
Tuttavia, i recenti sviluppi politici potrebbero alterare questa distribuzione.
L’ex presidente statunitense Donald Trump, in un discorso tenuto nel settembre 2024, ha annunciato una drastica escalation nella “guerra alla droga”, autorizzando attacchi militari contro imbarcazioni sospettate di trasportare cocaina nel Mar dei Caraibi.
A oggi, sono stati segnalati almeno quattro episodi di questo tipo – tre a settembre e uno nelle ultime ore – con un bilancio di circa venti vittime tra i membri degli equipaggi.
Tale approccio, di natura marcatamente militare, ha suscitato perplessità tra analisti e organismi internazionali, che ne mettono in dubbio l’efficacia, la proporzionalità e la conformità al diritto internazionale.
In sintesi, il narcotraffico continua a rappresentare la forma più redditizia e strutturata di criminalità organizzata, capace di adattarsi rapidamente alle contromisure delle autorità.
La risposta richiede non solo operazioni di polizia sempre più sofisticate, ma anche strategie coordinate a livello globale, incentrate sulla riduzione della domanda, sulla cooperazione giudiziaria transnazionale e su politiche di sviluppo alternative nelle aree di produzione.
Fonte primaria: Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).