Le risposte normative europee alle nuove sostanze psicoattive: un confronto tra i Paesi della rete REITOX.
L’articolo “Legal responses to new psychoactive substances in Europe: countries inside the REITOX network, Norway, and Türkiye”, pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica Annali dell’Istituto Superiore di Sanità – Volume 62, numero 2 – affronta un tema di particolare rilevanza per la sanità pubblica, la tossicologia forense e le politiche europee sulle droghe.
Il contributo è firmato da Valeria Aquilina, Francesco Paolo Busardò, Simona Pichini, Giulia Bambagiotti e Silvia Graziano, con affiliazioni al Dipartimento di Scienze Biomediche e Sanità Pubblica dell’Università Politecnica delle Marche e al Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità.
Lo studio analizza, in chiave comparativa, le modalità con cui i diversi Paesi europei rispondono sul piano legislativo alla diffusione delle nuove sostanze psicoattive, note a livello internazionale come NPS.
L’attenzione è rivolta in particolare ai Paesi appartenenti alla rete REITOX, agli Stati membri dell’Unione europea, alla Norvegia e alla Türkiye, con uno specifico approfondimento sul ruolo dell’European Union Drugs Agency e del sistema europeo di allerta precoce.
Le NPS costituiscono oggi una delle aree più dinamiche e problematiche del mercato delle droghe.
Si tratta, nella maggior parte dei casi, di composti sintetici o semi-sintetici, spesso ottenuti attraverso modifiche chimiche di sostanze già note, con l’obiettivo di produrre effetti psicoattivi e, in alcuni casi, di eludere le normative vigenti.
Questa capacità di adattamento rende il fenomeno particolarmente difficile da intercettare e regolare con gli strumenti tradizionali di controllo.
L’articolo mette in evidenza come il problema non riguardi soltanto l’identificazione chimica delle nuove molecole, ma anche la capacità degli ordinamenti nazionali di reagire in modo tempestivo, coerente e giuridicamente solido.
Le procedure di inserimento delle sostanze nelle tabelle nazionali, i tempi necessari per l’adozione di misure di controllo e il grado di integrazione con i sistemi europei di sorveglianza variano infatti sensibilmente da Paese a Paese.
Un elemento centrale dello studio è il confronto tra modelli normativi differenti. Alcuni ordinamenti continuano a basarsi prevalentemente sull’inserimento puntuale della singola sostanza nelle liste di controllo.
Questo approccio garantisce maggiore precisione giuridica, ma può risultare lento rispetto alla rapidità con cui il mercato introduce nuove molecole.
Altri Paesi hanno invece adottato strumenti più flessibili, come classificazioni per gruppi chimici, sistemi basati sull’analogia strutturale o farmacologica, misure temporanee e procedure amministrative accelerate.
Questa diversità di approcci mostra un punto critico: la necessità di bilanciare due esigenze entrambe fondamentali. Da un lato, la risposta normativa deve essere abbastanza rapida da ridurre i rischi per la salute pubblica e limitare la diffusione di sostanze pericolose.
Dall’altro, ogni intervento deve rispettare principi essenziali come legalità, proporzionalità, chiarezza della norma e applicabilità concreta in ambito forense e giudiziario.
Il lavoro evidenzia inoltre che l’eterogeneità dei sistemi nazionali può generare disallineamenti significativi all’interno dello spazio europeo. Una sostanza rapidamente sottoposta a controllo in un Paese può rimanere temporaneamente accessibile in un altro, creando potenziali aree di vulnerabilità normativa.
Questa frammentazione può complicare le attività di contrasto, la cooperazione transfrontaliera e la protezione uniforme della salute dei cittadini europei.
In tale contesto, il ruolo dell’EU Early Warning System appare strategico. Il sistema europeo di allerta precoce consente la raccolta, la condivisione e l’analisi di informazioni provenienti da ambiti diversi: tossicologia clinica, laboratori forensi, sistemi sanitari, forze dell’ordine, monitoraggio epidemiologico e segnalazioni nazionali.
Tuttavia, la sola disponibilità di dati non è sufficiente: le evidenze raccolte devono poter essere tradotte rapidamente in valutazioni del rischio e in decisioni regolatorie efficaci.
L’articolo sottolinea quindi la necessità di rafforzare un modello europeo più coordinato, capace di integrare sorveglianza scientifica, risk assessment, aggiornamento normativo e risposta di sanità pubblica.
La sfida non è soltanto “inseguire” ogni nuova molecola, ma sviluppare strumenti più anticipatori, in grado di leggere precocemente i segnali di rischio e di intervenire prima che il fenomeno assuma dimensioni più ampie.
Particolare attenzione viene posta anche all’evoluzione recente del mercato delle NPS.
Se in una prima fase il problema era rappresentato soprattutto dall’elevato numero di nuove sostanze immesse sul mercato, oggi cresce la preoccupazione per la comparsa di composti meno numerosi ma estremamente potenti e pericolosi, come alcuni cannabinoidi sintetici, catinoni sintetici e oppioidi sintetici, inclusi i nitazeni.
Tali sostanze possono essere associate a intossicazioni acute, decessi, effetti neuropsichiatrici e importanti ricadute sui servizi sanitari, tossicologici e giudiziari.
Il messaggio complessivo del lavoro è chiaro: le nuove sostanze psicoattive rappresentano una questione che supera il solo ambito chimico o tossicologico.
Esse interrogano direttamente la capacità dei sistemi istituzionali di produrre risposte coordinate, tempestive e fondate su evidenze scientifiche solide.
Per questo motivo, il contrasto alle NPS richiede una governance multilivello, nella quale le informazioni provenienti dai sistemi di allerta, dai laboratori, dai servizi clinici e dalle autorità di controllo possano alimentare decisioni normative rapide ma proporzionate.
Rafforzare il coordinamento europeo, ridurre le differenze tra gli ordinamenti nazionali e promuovere strumenti regolatori più dinamici rappresentano passaggi essenziali per migliorare la protezione della salute pubblica e la coerenza delle politiche sulle droghe.
In conclusione, l’articolo offre un contributo importante alla comprensione delle risposte legali alle nuove sostanze psicoattive in Europa.
La sua prospettiva comparativa consente di leggere il fenomeno delle NPS non solo come emergenza tossicologica, ma come sfida di sistema, che richiede integrazione tra scienza, diritto, sanità pubblica e cooperazione internazionale.
Riferimento dell’articolo
Aquilina V, Busardò FP, Pichini S, Bambagiotti G, Graziano S. Legal responses to new psychoactive substances in Europe: countries inside the REITOX network, Norway, and Türkiye. Annali dell’Istituto Superiore di Sanità. 2026;62(2):100-114. DOI: 10.4415/ANN_26_02_02.