Il rave è per alcune persone un modello di mediazione culturale, un momento deviante dalla vita immanente e trova la sua giustificazione nella clandestinità e nella proibizione. Poiché è di per sé un invito a vivere senza regole e senza limiti, senza rispetto per se stessi e per gli altri.

È la grande presunzione dell’uomo che, seguendo le leggi che più gli fanno comodo, cerca di soddisfare il proprio egoistico piacere.

È un processo che coniuga musica e droga, utilizzando spesso linguaggi dolci e seducenti per ingannare le persone giovani. Il soave slogan “Pace, amore e musica”, che accompagnò nell’agosto 1969 il grande raduno musicale di Woodstock, ne è senz’altro un esempio.

Ma i free parties oggi costituiscono la deriva di quel fenomeno musicale che fu Woodstock, occorre pertanto prendere coscienza che essi rappresentano la dimensione effimera e labile di una particolare cristallizzazione sociale che rischia per le giovani generazioni di divenire un esempio stabile di un sistema sociale globale.

 

Panoramica del fenomeno

I rave parties sono manifestazioni musicali, spesso illegali, organizzate in tutto il mondo all’interno di aree industriali abbandonate o in spazi aperti, dalla durata di una notte o anche di alcuni giorni (in questo caso vengono solitamente definiti teknival e sono caratterizzati dalla presenza di più sound system, con diffusori sonori installati su camion).

Il termine proviene dalla parola inglese rave che letteralmente significa “delirio”, ma in senso più ampio indica la voglia comune di svincolarsi da regole e convenzioni socialmente imposte, la ricerca di una libertà totale, fisica e mentale, che si esprime attraverso il ballo e anche attraverso il consumo di droghe. I free parties ne sono la degenerazione.

In alcuni paesi europei come la Francia, i Paesi Bassi, la Svizzera, il Belgio e la Germania le autorità governative hanno cercato di arginarli e controllarli, rendendo queste manifestazioni legali.

Ciononostante oggi, sempre di più, continuano ad essere organizzati in modo illegale in tutto il mondo e da fenomeno di controcultura underground questi free parties si sono trasformati in un fenomeno diffuso e rischiano di divenire nell’immaginario collettivo poco più che enormi “supermercati della droga” e gli ideali di collettività, unità e libertà si starebbero lentamente perdendo.

I rave party nascono alla fine degli anni ’80 in Gran Bretagna e Stati Uniti come forme di rivolta alle prime leggi che in questi Paesi impongono limitazioni di età e di orario alla musica all’aperto e al consumo di alcolici.

Ai rave segui-ranno i cosiddetti “after hours” (dopo orario, inteso quello di chiusura del rave), con musica ininterrotta ad altissimo volume per 10/12 ore, fino al giorno successivo.

Il tutto con somministrazione di musica dirompente, in particolare “techno” che, oltre ad essere dannosissima per l’apparato uditivo umano, risulta essere altrettanto dannosa per lo sforzo fisico di chi la balla, che richiede l’assunzione di sostanze stupefacenti di supporto, assunte in mix, spesso micidiali, di alcol e pasticche, per alterare la psiche e sentire di meno la fatica.

Negli anni successivi, negli Stati Uniti questo genere di musica si lega profondamente al suo pubblico, e rimane confinata ad una minoranza etnica e sessuale, a causa della particolarità della compartimentazione della società americana, mentre in Europa, la techno conosce una rapida esplosione popolare.

Si può quindi dire che se la Techno e la House sono americani, il rave è senz’altro europeo.

Nel Regno Unito, fin dall’inizio di questo movimento, un nuovo tipo di droghe sintetiche è abbondante-mente consumato nell’ambiente della techno e, questo provoca la reazione delle autorità.

Chiusura dei clubs, pressione sul movimento techno, assimilazione della musica alla droga. Viene dispiegato un vero apparato legislativo per lottare contro il consumo delle droghe sintetiche in piena espansione. I clubbers sono troppo entusiasti per lasciarsi proibire questi nuovi piaceri, e perseguono la festa fuori dalle città: nei rave.

Là incontrano i travellers (marginali nomadi), gli squatters espulsi e altre tribù urbane marginali, in un grande slancio di protesta contro le leggi inglesi. Queste leggi quindi hanno avuto come risultato l’effettiva unione dei movimenti che prima di allora condividevano solo pochi valori comuni.

 

La scelta dell’illegalità

Alcuni rave parties vedono la partecipazione di Dj di prestigio internazionale e d’indubbio talento. Altra cosa è la droga, gli alcolici e tutto il contorno illegale che ha finito per caratterizzare queste manifestazioni, e tale da diventare per molti il motivo principale per parteciparvi.

I rave sono concerti di musica techno legali e con spettatori paganti, organizzati in modo professionale da associazioni o imprese di spettacoli, dei quali hanno la stessa regolamentazione, ma, per il tipo di trasgressioni che vi avvengono, i free parties sono quelli più ricercati e frequentati.

L’adrenalina, scatenata dall’eccitazione che può dare una corsa verso l’ignoto piace-re assoluto, inizia a prodursi fin dal primo annuncio della cosiddetta “festa”, dall’attesa, dal mistero e dal possibile pericolo a cui, chi partecipa, non si sottrae. Ma quello che per molti partecipanti sembra quasi un gioco, per organizzatori privi di scrupoli è un vero business, dalle sfaccettature più intriganti e proibite.

Per organizzatori con pochi scrupoli la sicurezza dell’ambiente prescelto, sia esso open air o indoor, è fattore trascurabile, come sono trascurabili quei presidi sanitari di primo soccorso e quelli più scontati come la distribuzione d’acqua, specialmente se la festa si svolge al chiuso, o la pervietà delle vie di accesso o di fuga in caso di pericolo.

Il fatto che qualcuno, un certo giorno, si sia inventato un “tekalogo” la dice lunga sul fatto che essi non si pongano problemi di coscienza per prevenire i gravi incidenti che possono verificarsi, né si accollino responsabilità che, anzi, scaricano totalmente sui partecipanti.

Rispetto a 30 anni fa i free parties sono sicuramente più facili da organizzare, perché è più facile pubblicizzarli ed ottenere adesioni; più facile è trovare “locations” fuori della portata di sempre possibili control-li di polizia, più facile è dare spiegazioni (e soprattutto darle direttamente) solo ai diretti interessati, poiché l’uso spregiudicato di Internet e del-la telefonia mobile rende tutto più veloce ed intrigante, simile ad una caccia al tesoro, con un timing dettato solo dall’imminenza dell’evento.

Queste cosiddette “feste” non autorizzate, organizzate fuori da tutti i canali ufficiali, sono quindi il risultato del tam tam di sms, e-mail, blog dedicati (detti anche meeting point) e passaparola in centri sociali e luoghi di aggregazione di giovani.

Nei meeting points segnalati dall’organizzatore si ritrovano i fans dei musicisti in programma ed il loro linguaggio è quasi sempre costituito da mezze parole, acronimi seguiti da puntini-puntini, sigle incomprensibili e rimandi a blog o siti dove incontrarsi più liberamente.

La notizia di un rave, data in modo completo, non è mai attendibile, poi-ché all’ultimo momento i riferimenti della logistica vengono cambiati, ma comunicati su altri meeting points.

Parlare di rave parties o, meglio, free parties implica estendere la considerazione ad un mondo apparentemente sommerso, con una propria filosofia di fondo, organizzato e produttivo, destinato ad un pubblico di giovani, in grado di bastare a se stesso e mentre Internet ne allarga al massimo il campo d’azione.

Tutto risulta autonomo, globalizzato dall’uso di Internet, dell’inglese e di scritture crittografate. Tutto è settoriale e specifico, sia che si parli di un certo tipo di moda punk venduta on line su siti dedicati sia che si parli di musica hard e “I-DOSE”, con centinaia di generi diversi a seconda delle filosofie ispiratrici soprattutto orientali, o delle sette religiose e sataniche.

Ma quello che più colpisce e che tutto è strettamente concatenato, se si cercano notizie di rave tutto il resto viene di seguito, quasi di conseguenza e, spesso, per passaggi obbligati, in cui, almeno apparentemente, nulla è lasciato al caso.

Ed alla fine ci si accorge che il rave non è che l’ultimo atto di un e-commerce il cui giro d’affari produce profitti che sfuggono totalmente a qualsiasi tipo di controllo, anche quello fiscale.

Un ragazzo che entra nel giro si prepara a consumare tutto quello che c’è da consumare: “filosofia”, moda, “musica”, sostanze stupefacenti di ogni genere, che acquista on-line e rivende per l’occasione, non paga l’entrata o paga una cifra minima, deve avere un “deco” di riconoscimento, forsanche tatuato.

Poi, nella location, trova quello che vuole e quello che trova, consuma: alcool, droga, sesso, gadget di ogni genere.

 

Alla ricerca di un free party 

Per effettuare una ricerca di rave, i meno esperti devono andare per tentativi, specialmente all’inizio, facendo prevalere l’intuizione di linkare su loghi e stringhe più nascosti e lasciarsi “prendere” dalla interconnessione delle notizie trovate, che riconducono, molto frequentemente, a circuiti informativi internazionali attivi, aggiornati e completi.

Un lavoro di ricerca ben programmato deve essere necessariamente effettuato da personale delle FF.OO. opportunamente addestrato ad effettuare visite periodiche randomizzate su siti prevalentemente esteri, solo così si possono ottenere dei buoni risultati, poiché occorre anche in questo caso preparare personale “undercover”, in grado di infiltrarsi on-line in quel genere di meccanismi e seguirli, come avviene già nelle indagini di polizia su siti pedo-pornografici.

Da siti dedicati alla musica techno, e linkando sui generi musicali collegati si può pervenire a notizie di eventi in molti siti dedicati a singoli musicisti e/o DJ. In essi si pubblicizza prevalentemente la discografia di genere, e vi si trova tutto ciò che crea mentalità, modelli da imitare e scelte guidate da DJ, musicisti o gruppi musicali, i quali si propongono in modo autoreferenziale, dove il libero accesso riconduce sempre al “contatto” diretto fra artista e “visitatore”, attraverso una registrazione con tanto di login e password. E’ per tutti così.

Seguendo queste indicazioni, spesso si arriva agli eventi che essi hanno in programma, eventi che a volte sono anche su www.goatrance.de.

In alcuni siti internet visitati, specialmente quando si inizia una ricerca partendo dai generi musicali, le indicazioni di particolare interesse appaiono spesso su banner, dove prevalgono quasi sempre le stesse tipologie di disegni, sul genere “gothic horror”, e di fotografie hard, dietro le quali si celano segnalazioni di blog a cui iscriversi.

Le keywords come “symphonic metal”, “devil”, “evil”, o sequenze alfanumeriche che riportano il “666” o altro, riconducono a collega-menti con siti particolarmente pericolosi dove, per ottenere notizie attendibili su un certo tipo di manifestazioni, è necessario registrarsi per entrare in contatto con gli “addetti ai lavori”, tra i quali si celano anche gruppi di “satanisti” alla ricerca di adepti.

Occorre segnalare inoltre che il livello delle informazioni richieste per l’iscrizione è molto dettagliato e quindi particolarmente pericoloso.

Su siti esteri (tedeschi, olandesi, australiani…), specializzati sono pubblicizzati rave di tutto il mondo e quindi anche quelli programmati in Italia. Sono siti dedicati quasi esclusivamente alla loro calendarizzazione ed in homepage il link “events” li propone in ordine cronologico e per Paese.

E questa è la vera informazione. Quella “utile” ed appetibile, poiché offre una panoramica nazionale ed internazionale, dettagliata, di tutte le feste in calendario, programmate anche da un anno all’altro, con la descrizione del genere musicale che ne qualificherà la successiva organizzazione, la logistica, sempre genericamente indicata, l’ambiente (indoor, outdoor, o open air), a volte il clima, e il sound system.

Lavorando sistematicamente le informazioni ivi descritte, sulla base di indicazioni generiche, ma non del tutto fuorvianti, si possono ottenere, attraverso Internet, livelli di dettaglio molto elevati sulle modalità e le coordinate delle varie “locations”.

Infatti, nel segnalare gli eventi, ed in prossimità del loro svolgimento, sono spesso riportate indicazioni specifiche, mappe e percorsi più sicuri per arrivarvi anche se non sempre agevoli.
Sono inoltre segnalate possibilità di parcheggio per auto e camper, oltre alla presenza di addetti ai lavori “facilitatori”, che, in caso di per-corsi impervi, fanno da guida agli avventori.

 

Gli organizzatori di rave

Molti organizzatori di eventi, per avere la certezza che vi aderisca un certo numero di persone, e soprattutto per fare “cassa”, pubblicano l’annuncio del proprio rave su diversi siti, in genere, anche diversi mesi prima.

La programmazione, o meglio il loro calendario che ne scaturisce, viene continuamente implementata e/o aggiornata, sia come numero di eventi, sia come quantità e qualità delle informazioni, ad uso e con-sumo degli utenti che, perciò, hanno modo di decidere se e a quale rave partecipare, confrontandosi anche nei blogs, come avviene su http://www.goatrance.de/goabase/ , uno dei siti in vista contenente indicazioni di rave.

Da quanto appurato finora, forse non è un caso che i luoghi prescelti nei quali far svolgere l’evento in Italia siano in larga par-te al Nord e pochi al Centro e al Sud, probabilmente perché sono più facilmente raggiungibili dai raver provenienti dall’estero soprattutto francesi, inglesi, tedeschi, belgi e olandesi, che amano molto il genere “free”.

L’osservazione di un certo numero di eventi farebbe intendere che, ogni due mesi circa, (alcuni anche meno), gli stessi DJ e/o musicisti fidelizzano i loro clienti organizzando ciclicamente eventi di questo tipo, trovando rispondenza in un tipo di utenza “affezionata” che si presenta sempre con stessi pseudonimi.

Questo pubblico dialoga sempre in un blog, dedicato, esprime giudizi e critiche, fa il download di intere photo-gallery, dove viene rappresentato l’evento a cui ha partecipato e che vuole condividere con gli altri, dichiarando spesso il proprio gradimento circa quello appena concluso.

Ogni DJ, musicista o gruppo musicale ha il proprio blog più o meno in chiaro, e da lì si possono attingere anche importanti informazioni. Un significativo fattore di coesione, su cui, peraltro, l’organizzatore conta, sta nel fatto che coloro che frequentano abitualmente rave parties, spesso si conoscono fra loro, e sulla Rete attraverso pseudonimi o acronimi, ed hanno tutto l’interesse a mantenere il riserbo su quanto è Si può, inoltre, supporre, nella modalità di presentazione iniziale di un rave, che esista un codice convenzionale d’interpretazione circa l’utilizzo di una scrittura sequenziale di parole in maiuscolo e minuscolo, attraverso la quale scambiare indicazioni iniziali sul luogo dove si intende far svolgere l’evento.

Altrimenti non si comprende quale sistema adottino molti organizzatori per indurre i ragazzi ad interloquire con loro attraverso Internet nel “meeting point”. Probabilmente, come con il tekalogo, con poche regole semplici, fornite con il sistema del passaparola, anche a chi utilizza solo forme dialettali o gergali o crittografate per esprimersi.

Ma i rave più pericolosi sono quelli che sfuggono totalmente a questo genere di meccanismi. Sono quelli che corrono sui telefoni cellulari attraverso SMS e che utilizzano forme, a dir poco, arcaiche di comunicazione, come la segnalazione di percorsi impervi con simboli o bandane, e che hanno tutte le caratteristiche peculiari di veri droga-parties. Su questo genere di “eventi” funziona solo la collaborazione della gente del posto, che è in grado di segnalare anomalie.

Sul sito http://www.goatrance.de/goabase/index.php viaggiano molte informazioni su rave parties internazionali ed in particolare italiani, poiché, fra i tanti presenti sul web per assolvere questo compito, ad oggi sembra essere l’uni-co pensato e strutturato per fungere da interfaccia autorevole ed esclusiva con il proprio bacino d’utenza.

In effetti, per la quantità e qualità di informazioni ivi contenute, sembra essere anche il più ambito da chi ha interesse a raccogliere il maggior numero di adesioni possibile.

Al suo inter-no è attivo un calendario mondiale, suddiviso per Paesi, contenente tutta la programmazione di rave, passati e futuri, in ordine cronologico, sulle cui schermate si può cliccare per avere informazioni più puntuali, informazioni che, tuttavia, come si è già avuto modo di dire, sono generiche e solo parzialmente attendibili e comunque confermate solo in prossimità del raduno.

Qui gli utenti finali (ravers) interagiscono con chi pubblica l’annuncio del rave sul “meeting point”, ma in realtà le informazioni più importanti, annunciate quasi sempre con la dicitura “more info at WHO IS COMING”, avvengono, più che per e-mail, per sms, attraverso cui viene comunicato a tutti i partecipanti il luogo effetti-vo di svolgimento della “festa”.

Il “who is coming” è altra cosa rispetto al meeting point, presumibilmente, è un luogo della rete, su cui registrarsi, per farsi reperire dagli organizzatori all’interno di un elenco di nu-meri di telefonia mobile, e, verosimilmente, per essere raggiunti all’ultimo momento dall’informazione più importante: il luogo dove si svolgerà di lì a 1 o 2 ore l’evento ed il percorso da fare ed eventuali segnali.

I flyer (volantini), nella maggior parte dei casi, sono i primi ad essere pubblicati poiché riportano le date di inizio e fine del rave. Evocativi e con disegni surreali (alcune crittografie ricorrenti sono alla maniera dei “writers” di strada), essi hanno due scopi precisi: 1) il primo è il messaggio di una sottaciuta promessa subliminale di un divertimento per-verso, portato avanti, come un rito propiziatorio e magico, fino allo sfini-mento totale e catartico; 2) Il secondo, molto più subdolo, di fare in modo che coloro che vogliono partecipare si iscrivano e soprattutto “si preparino in modo adeguato all’evento” …comprando ciò che devono comprare per sentirsi parte integrante della festa, e soprattutto far sì che, per quelle date, non vadano da nessun’altra parte.

La voce “deco”, nella schermata dell’annuncio, indica, con un nome o un numero, o uno dei tanti disegni pubblicati sullo stesso sito, oppure un ideogramma. Il più utilizzato è quello di goatrance. E’ presumibile che al momento in cui inizia la “festa” coloro che hanno aderito tramite sito e sono stati “fidelizzati” debbano avere un LOGO di riconoscimento stampato da qualche parte, o su t-shirt o tatuato, cioè il deco richiesto nell’annuncio o in locandina.

Spesso negli annunci si danno informazioni di massima del tipo “NO DRUGS”, molto poco convincente se è seguito, più in basso, dalla dici-tura “psybar” e/o “psyshop”. Altro elemento che è continuamente ripe-tuto sia negli annunci che nel meeting-point è : =D (è emblematica la dicitura GOOD VIBES! =D). Forse D sta come Drugs.

Tutta la fase di comunicazione preliminare avviene sul web e, per questo motivo, al fine di dare all’utenza interessata il senso del tempo di preparazione, nella presentazione c’è sempre la data di primo inserimento dell’annuncio dell’evento e sempre la data dell’ultimo aggiorna-mento effettuato, in modo tale che chi legge possa capire quali siano le notizie nuove e più attendibili.

Gli eventi non vengono quasi MAI an-nunciati poco su siti italiani, ma su siti tedeschi, olandesi o australiani, o altro. La lingua prevalentemente usata è l’inglese, ma spesso (su siti esteri), ci sono annunci in italiano crittografato (sigle, simboli, numeri, ecc).

Quando gli eventi si svolgono “OPEN AIR”, gli annunci contengo-no informazioni anche sull’abbigliamento da adottare, per adeguarsi al freddo notturno del luogo dove si svolge il tutto. In alcuni annunci c’è anche la rassicurazione sullo svolgimento dell’evento in caso di pioggia.

In prevalenza gli eventi promettono dalle 20 alle 30 ore di musica ininterrotta, vengono per questo programmati durante i fine settimana, con alcune rare eccezioni.

Per gli organizzatori il ritorno economico di operazioni di questo genere deve essere più che soddisfacente, poi-ché, dietro a tal genere d’iniziative, si nascondono rilevanti profitti, per coprire le spese di gestione come i compensi ai musicisti, allo staff, per gli allestimenti, la manutenzione degli apparati acustici e strumentali che, specialmente nella clandestinità, devono prevedere anche l’impossibilità di allaccio alla rete elettrica, se non in forma anch’essa clandestina e necessariamente precaria e provvisoria.

Come si è potuto verificare, in caso di furto, totale o parziale, del “sound system”, la regola ferrea che vige fra organizzatori è quella di chiedere aiuto con il passa-parola oppure veicolata sugli stessi siti che servono per annunciare i raves, attraverso il tam tam sulla rete, poiché una eventuale denuncia alle FF.OO. è destinata a procurare ulteriori danni, anche per una for-ma di totale disprezzo del loro operato (spesso nei loro blogs i poliziotti vengono definiti “porci bastardi”).

L’entrata è il più delle volte libera, ed annunciata con un “entry freee!”, ma, altrettanto spesso, viene richiesto un piccolo contributo, che equivale ad un biglietto d’ingresso, che non supera quasi mai i 30/50€, e che, in caso di prevendita, può essere anche dichiarato rimborsabile, qualora l’interessato sia impossibilitato ad intervenire. Anche quando il rave è annunciato con iniziative di beneficenza a favore di organizzazioni benefiche avviene spesso la contaminazione della droga che fa sempre la propria comparsa.

E’ impensabile che dietro certe organizzazioni, che instaurano rapporti diretti ed emotivamente rassicuranti, pieni di amicizia e complicità, con la propria utenza, non si nascondano i meschini interessi di diverse forme di criminalità, mimetizzata nello spaccio di sostanze stupefacenti e allucinogeni, di vendita non auto-rizzata di birra e superalcolici, di vendita di articoli di sex shop, di prostituzione, di vendita di materiali contraffatti e/o con i brani introvabili eseguiti dai musicisti inter-venuti, ma anche di musica I-DOSE, gadget e “alimenti”, tutti con pubblicità “PRECONFEZIONATA” dal passaparola fisico e telematico.

E’ ipotizzabile che le comunicazioni ed il passaparola degli eventi sfruttino anche le potenzialità di alcuni siti dedicati ai giochi di ruolo, poiché attraverso di essi è facile fare il download di programmi per aprire LAN, che sono più nascoste e sicure di altre, perché hanno vita molto breve. Oltre all’utilizzo di SKYPE. Molto utilizzato per dare notizie di rave e raccogliere adesioni è FACEBOOK, dove si accede solo se si è iscritti e soprattutto “conosciuti” da qualche “frequentatore che introduce nel giro”.

Altri siti è invece utilizzato per la presentazione o l’autopresentazione di DJ, musicisti e/o case discografiche meno conosciute e dove è possibile scaricare file musicali, ma ambedue sono utilizzati come punti di passaggio per l’identificazione dei raver e per dare altre indicazioni importanti. (v. schermate sopra).

Il sito www.i-doser.com mostra che la commercializzazione di musica I-DOSE può essere facile e veloce, i cui effetti sono tutti da indagare (vedi articolo), ma ciò che desta grande sospetto è il fatto che alla fine della stessa homepage appaiono tre link sotto la dicitura “THE HIGHEST QUALITY EXOTIC BUD, MOOD ENHANCEMENT PILLS, AND LEGAL HASHISH”: Legal Bud, Mood Pills, Legal Hash.

Nel sito terzo sito della colonna di destra è dichiarata l’età minima di 18 anni richiesta per ordi-nare le suddette droghe (Cans of hidro, Skunk, Resta, Kripto ecc.) che verranno consegnate confezionate, direttamente a casa, in dosi da 1 oncia, e che insieme all’ascolto di “audio doses free” promettono a tutti un vero sballo.

Da questo e da altri siti analoghi, come www.internationaloddities.com (l’ultimo della colonna), molti frequentatori di raves parties (in gergo ravers) si riforniscono on-line, per poi vendere, durante la “festa”, le dosi acquistate, e fatte pervenire a domicilio, per ottenere un ricarico di qualche euro (interviste ad alcuni ravers – SKY TG 24).

Tutti i suddetti passaggi servono inoltre a creare aspettative e preparare o costringere gli avventori ad alcuni tipi di preparazione “psichica” attraverso sostanze.

 

Ipotesi operative 

I problemi correlati allo svolgimento dei raves parties presentano note-voli aspetti negativi relativi alla sicurezza ambientale, sociale e sanita-ria e vanno affrontati in modo multidisciplinare e coordinato.

Quanto avviene prima, durante e dopo queste feste ha il potere di condizionare volontà e comportamenti di decine di migliaia di giovani, che piegano le proprie esigenze ed il proprio piacere al condizionamento fisico e psichico, pur di toccare il fondo dello sballo a qualsiasi costo.

La prevenzione di sicurezza suggerisce controlli coordinati e capillari del territorio, dialogo con chi organizza questo genere di manifestazioni, e programmi d’informazione e comunicazione mirata sui danni fisici e neurobiologici provocati in generale dallo sballo. Innanzitutto occorrerebbe provvedere alla costituzione di una agile Task Force interforze, opportunamente addestrata, che comprenda anche i Carabinieri e in generale le polizie Municipali e Provinciali, la quale abbia compiti investigativi anche “undercover”, data l’estensione del fenomeno.

Inoltre i Carabinieri Forestali, che hanno grande conoscenza e pratica del territorio, possono segnalare per tempo qualsiasi tipo di anomalia, poiché gli allestimenti di questo genere di spettacoli si presume che richiedano alcune ore di preparazione.

Sarebbe inoltre necessario procedere alla sottoscrizione di accordi di collaborazione con le più importanti Società fornitrici di energia Elettrica.

Si può presumere infatti che il forte assorbimento di elettricità degli apparati musicali ed acustici potrebbe non essere prodotto solo da gruppi elettrogeni, poiché può capitare che alcuni organizzatori dichiari-no nelle loro informative di poter mettere a disposizione loro stessi la corrente elettrica.

Pertanto, sarebbe interessante indagare con le più importanti Aziende elettriche italiane se è possibile monitorare i repenti-ni abbassamenti di corrente elettrica in zone rurali e che si verificano tra il sabato e la domenica.

Le segnalazioni di questo genere di anomalie sulla rete elettrica, previo monitoraggio dell’hinterland dove è previsto lo svolgimento di un free party, potrebbero rendere più facilmente identificabili le location nelle quali essi si svolgono. Sarebbe altrettanto interessante capire se con le suddette Aziende elettriche possono intercorrere anche accordi di collaborazione.

Un progetto appositamente posto in essere potrebbe completare il quadro di quanto viene monitora-to attraverso il Sistema di allerta precoce e di risposta rapida per le droghe del Dipartimento Politi-che Antidroga.

Dato che il corpus delle Leggi di Pubblica Sicurezza contengono già norme, e relativi divieti, riguardo a tutto ciò che interessa il fenomeno dei rave parties, occorrerebbe rafforzare gli interventi di prevenzione di sicurezza, puntando maggiormente alla salvaguardia dell’ambiente e delle persone.

Esattamente come prevede la legislazione francese che risulta molto precisa e dettagliata e di cui, in allegato, si riporta il testo integrale del 2002, e l’ultima modifica del 2019, a seguito della quale molti raver ormai usano spostarsi verso la Germania, l’Italia e tutti i Paesi limitrofi.

Gli organizzatori di rave parties, e soprattutto di free parties, dovrebbero essere responsabilizzati al rispetto di regole e procedure concordate e sottoscritte in un “protocollo d’intesa”, (come fu fatto a suo tempo tra S.I.L.B.- Sindacato Imprenditori Locali da Ballo, Ministero della Salute e Ministero dell’Interno) con il DPA ed il Ministero dell’Interno.

Esattamente come prevede la legislazione francese che risulta molto precisa e dettagliata e di cui, in allegato, si riporta il testo integrale del 2002, e l’ultima modifica del 2007, a seguito della quale molti raver ormai usano spostarsi verso la Germania, l’Italia e tutti i Paesi limitrofi. Gli organizzatori di rave, e soprattutto di free parties, dovrebbero essere responsabilizzati al rispetto di regole e procedure concordate e sottoscritte in un “protocollo d’intesa”, (come fu fatto a suo tempo tra S.I.L.B.- Sindacato Imprenditori Locali da Ballo, Ministro della Salute e Ministero dell’Interno) con il DPA ed il Ministero dell’Interno.

In alcuni paesi europei come la Francia, i Paesi Bassi, la Svizzera, il Belgio e la Germania le autorità governative hanno cercato di arginare e rendere controllabile il fenomeno rendendo queste manifestazioni legali, ma ciononostante ancora oggi continuano ad essere organizzati party illegali in tutto il mondo.

Tuttavia negli ultimi anni da fenomeno di controcultura under-ground i rave si sono lentamente trasformati in un fenomeno diffuso e in una realtà per molti giovani appartenenti a diverse classi sociali e la progressiva manovra di mediatizzazione attuata dai governi ne ha determinato la morte, poiché ha svuotato queste manifestazioni del loro significato originario.

Secondo alcuni, oggi i rave rischia-no di divenire nell’immaginario collettivo poco più che enormi “supermercati della droga” e gli ideali di collettività, unità e libertà si starebbero lentamente perdendo.

 

di Paolo Berretta

 


 

CRIMINAL JUSTICE ACT
Nel 1992, durante il festival di Castle-morton avvenuto sulle colline del Worcestershire, le forze dell’ordine fecero irruzione arrestando 13 mem-bri degli Spiral Tribe, accusati di disturbo dell’ordine pubblico premeditato. Il Governo inglese vara nel 1994 il Criminal Justice Act, una serie di disposizioni legislative che impongono il divieto di riunirsi senza autorizzazione in più di dieci persone all’interno di uno spazio pubblico. Il rave è dichiarato illegale e per “rave” si intende una riunione notturna con più di cento persone in uno spazio aperto caratterizzato da musica . Per musica si intendono “suoni caratterizzati dall’emissione di una successione di battute continue”. Vi è la possibilità di sequestro di tutti gli automezzi e delle attrezzature tecniche da parte della polizia.

RECLAIM IN THE STRETT
Nel 1996, in risposta al Criminal Justice Act, si sviluppa un’azione di protesta a livello globale racchiusa nello slogan “Reclaim the streets”, che consiste nell’occupazione di spazi metropolitani, azioni di di-sturbo del traffico urbano attuate in bicicletta (massa critica) e nell’organizzazione di street party, una nuova forma di corteo danzante caratterizzato dalla presenza di migliaia di persone che ballano seguendo i carri sui quali sono montati i sound system. A Londra, lo slogan Reclaim the streets si avvale di diversi connotati sociali, politici ed economici; esso infatti abbraccia la protesta ecologista contro la speculazione stradale, la stigmatizzazione dell’auto come simbolo del vivere urbano, la rea-zione alla repressione poliziesca nei confronti dei rave.

FRANCIA
Nel 2001 in Francia è stato varato un decreto legge (legge Mariani) che vieta l’organizzazione di rave senza l’autorizzazione dei prefetti locali, non consente il raduno di oltre 250 persone e prevede in caso contrario il sequestro dell’im-pianto e conseguenze penali per gli organizzatori. La norma prevede anche il dispiegamento di agenti o, nei casi giudicati pericolosi per la pubblica sicurezza, il divieto di adunarsi. Il decreto Mariani ha avuto la sua prima applicazione nella serata del 9 agosto 2001, quando 120 poliziotti hanno inter-rotto un rave party nella campagna di Bourg-Saint-Andéol, nell’Ardè-che (sud della Francia), sequestrando l’impianto di diffusione sonora e disperdendo 700 persone.