Sigarette elettroniche, studi ritrattati e sanità pubblica: perché il dibattito sulla nicotina deve tornare alle evidenze.
Nel dibattito sul fumo elettronico e sui nuovi prodotti contenenti nicotina, la qualità delle evidenze scientifiche non è un dettaglio tecnico: è il punto da cui dipende la credibilità stessa delle politiche di sanità pubblica.
La recente ritrattazione di alcuni studi che avevano associato l’uso della sigaretta elettronica a specifici esiti patologici richiama tutti – ricercatori, riviste, istituzioni, media e decisori pubblici – a un principio essenziale: le scelte sanitarie devono fondarsi su dati solidi, verificabili, riproducibili e interpretati con rigore.
La notizia del ritiro, da parte del Journal of Investigative Medicine, di uno studio che correlava l’uso della sigaretta elettronica alla prevalenza di malattie polmonari nella popolazione statunitense, insieme alla precedente ritrattazione di un lavoro che associava il vaping a un aumento del rischio di ictus, rappresenta un passaggio importante.
Non perché questi episodi esauriscano il dibattito sui rischi dei nuovi prodotti, ma perché ricordano quanto sia delicato il rapporto tra ricerca scientifica, comunicazione pubblica e decisioni regolatorie.
Quando uno studio viene ritirato, il sistema scientifico mostra di possedere strumenti di autocorrezione.
Questo è un elemento di forza, non di debolezza.
Tuttavia, il problema non termina con la ritrattazione. Spesso, infatti, la notizia originaria riceve una diffusione ampia, viene ripresa dai media, entra nel dibattito pubblico e può orientare opinioni e scelte politiche.
La successiva correzione, invece, raramente ottiene la stessa visibilità. In sanità pubblica questo squilibrio può produrre effetti concreti: rafforzare messaggi non sufficientemente fondati, alimentare polarizzazioni e rendere più difficile una comunicazione equilibrata del rischio.
La posizione espressa dalla Società Italiana di Patologie da Dipendenza (SIPaD) si colloca esattamente in questo punto di equilibrio.
Ogni studio deve essere valutato sulla base della qualità metodologica, della trasparenza dei dati, della riproducibilità dei risultati e della coerenza con il quadro complessivo delle evidenze.
Nel campo della nicotina, più che altrove, non sono utili né le semplificazioni né le letture ideologiche.
Il fumo di sigaretta combustibile resta uno dei principali fattori di rischio evitabili per mortalità e morbilità. Allo stesso tempo, i nuovi prodotti non combusti non possono essere descritti né come innocui né come automaticamente equivalenti alla sigaretta tradizionale.
La distinzione tra prodotti combusti e non combusti è centrale.
La combustione del tabacco genera una quota rilevante delle sostanze tossiche e cancerogene responsabili del carico di malattia attribuibile al fumo.
Per questo, nei fumatori adulti che non riescono a smettere con altri approcci, alcuni prodotti non combusti possono essere discussi all’interno di una valutazione comparativa del rischio e, in casi selezionati, dentro percorsi clinici di riduzione del danno o di supporto alla cessazione.
Ma questa possibilità non può essere confusa con un messaggio generalizzato di sicurezza, né può essere estesa ai minori, ai non fumatori o ai giovani che iniziano direttamente con sigarette elettroniche, tabacco riscaldato o bustine contenenti nicotina.
I dati presentati al XXVIII Convegno Nazionale “Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale”, svolto presso l’Istituto Superiore di Sanità in occasione della Giornata mondiale senza tabacco 2026, aiutano a comprendere perché questa distinzione sia necessaria. Il fenomeno del tabagismo in Italia sta cambiando forma.
La sigaretta tradizionale non è più l’unico prodotto da osservare. L’esposizione alla nicotina passa oggi attraverso sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato, dispositivi usa e getta, bustine contenenti nicotina e combinazioni multiple di prodotti.
Nella popolazione adulta, secondo i dati PASSI presentati al Convegno, l’uso esclusivo della sigaretta tradizionale è diminuito in modo rilevante: dal 30% nel 2008 al 18% nel 2025.
Tuttavia, se si considera l’insieme dei prodotti contenenti nicotina – sigarette tradizionali, sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato – la riduzione è molto più contenuta, dal 30% al 27%.
Questo dato è decisivo: il calo della sigaretta combustibile è un risultato positivo, ma non coincide automaticamente con una riduzione proporzionale dell’esposizione complessiva alla nicotina.
Il profilo del fumatore italiano, quindi, sta mutando.
Non basta più chiedersi quante persone fumano sigarette.
Occorre chiedersi quante persone assumono nicotina, con quali prodotti, con quale frequenza, in quali combinazioni e con quale livello di dipendenza.
Questo passaggio è particolarmente evidente nei giovani adulti e nelle donne, dove la riduzione dell’uso esclusivo della sigaretta tradizionale appare in parte compensata dalla diffusione di nuovi dispositivi.
Ancora più delicato è il quadro relativo agli studenti.
Le indagini presentate dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’ISS mostrano che, negli ultimi 30 giorni, il 5,9% degli studenti tra 11 e 13 anni e il 37,1% degli studenti tra 14 e 17 anni ha utilizzato prodotti contenenti tabacco o nicotina. In termini assoluti, si tratta rispettivamente di circa 93 mila preadolescenti e oltre 850 mila adolescenti.
Le prevalenze sono più elevate tra le ragazze: 6,9% rispetto al 4,8% dei ragazzi negli 11-13enni; 44,2% rispetto al 30,3% nei 14-17enni.
La sigaretta elettronica è il prodotto più utilizzato in entrambe le fasce d’età. Il tabacco riscaldato supera di poco la sigaretta tradizionale sia tra gli 11-13enni sia tra i 14-17enni.
Questo superamento, anche se quantitativamente lieve, ha un significato epidemiologico e culturale importante: per una parte crescente degli adolescenti il primo contatto con la nicotina non passa più necessariamente dalla sigaretta combustibile.
Il dato più preoccupante, però, è il policonsumo. Tra gli studenti consumatori di 11-13 anni, il 51,4% utilizza due o più prodotti. Tra i 14-17enni, la quota raggiunge il 69,5%.
Questo significa che i nuovi prodotti non sempre sostituiscono la sigaretta tradizionale; spesso si aggiungono ad essa.
Il policonsumo può aumentare l’esposizione complessiva alla nicotina, rendere più stabile il comportamento d’uso e complicare i percorsi di cessazione.
È un punto cruciale anche per il dibattito sulla riduzione del danno: un conto è la sostituzione completa della sigaretta combustibile in un adulto fumatore; altro è l’uso simultaneo di più prodotti, soprattutto in età adolescenziale.
Le bustine contenenti nicotina rappresentano un ulteriore fronte emergente. Tra gli studenti di 14-17 anni, il 9,1% dichiara di averle provate almeno una volta nella vita e il 3,3% le ha usate negli ultimi 30 giorni.
A differenza di altri prodotti, il consumo è più frequente tra i maschi. Ma il dato più critico è un altro: il 94,5% degli utilizzatori di bustine è policonsumatore e oltre la metà combina contemporaneamente sigarette tradizionali, tabacco riscaldato, sigarette elettroniche e bustine.
Anche in questo caso, quindi, il prodotto non appare come semplice alternativa, ma come ulteriore fonte di esposizione nicotinica.
Sul piano clinico, gli interventi presentati al Convegno hanno richiamato la necessità di non banalizzare i rischi dei nuovi prodotti.
L’aerosol delle sigarette elettroniche non è semplice vapore acqueo: può contenere nicotina, solventi, aromi, aldeidi, composti organici volatili, metalli e particolato fine o ultrafine.
In età pediatrica e adolescenziale questa esposizione merita particolare attenzione, perché il polmone è ancora in fase di sviluppo e perché la bassa percezione del rischio può favorire l’uso diretto, l’esposizione passiva e la normalizzazione del consumo in famiglia, a scuola e nei contesti sociali.
La sorveglianza tossicologica aggiunge un ulteriore elemento.
I dati preliminari del Centro Antiveleni di Milano sugli eventi avversi derivanti dall’uso congruo o incongruo di prodotti del tabacco e/o contenenti nicotina mostrano che questi prodotti possono essere coinvolti anche in esposizioni acute, soprattutto accidentali, spesso in età pediatrica.
Ingestione di liquidi con nicotina, aspirazione accidentale di dispositivi preriempiti, ingestione di stick per tabacco riscaldato e uso improprio di bustine costituiscono segnali sentinella.
Non misurano la prevalenza del fenomeno nella popolazione generale, ma mostrano concretamente come la diffusione domestica e sociale dei nuovi prodotti possa generare rischi prima meno visibili.
In questo scenario, il tema della cessazione rimane centrale. Molti fumatori provano a smettere, ma spesso lo fanno senza supporto strutturato.
Il consiglio sanitario, pur essendo uno degli interventi più semplici e rilevanti, non raggiunge ancora tutti i fumatori.
I Centri Antifumo rappresentano una risorsa essenziale, ma la rete nazionale appare ancora fragile, disomogenea e bisognosa di rafforzamento.
Nel 2026 risultano attivi 209 Centri Antifumo, con distribuzione territoriale non uniforme e differenze organizzative rilevanti tra Regioni.
Le evidenze disponibili indicano che la cessazione funziona meglio quando non è lasciata alla sola volontà individuale.
Counselling, supporto comportamentale, terapia farmacologica, follow-up e presa in carico multidisciplinare aumentano le probabilità di successo.
Le revisioni sistematiche Cochrane indicano che le sigarette elettroniche con nicotina possono aiutare alcuni fumatori adulti a smettere per almeno sei mesi, con risultati superiori alla terapia nicotinica sostitutiva in diversi studi.
Tuttavia, questo dato va interpretato correttamente: riguarda il supporto alla cessazione in fumatori adulti, non l’uso libero o ricreativo dei prodotti tra giovani e non fumatori.
Anche la cessazione del vaping è un tema emergente. Le evidenze disponibili sono ancora più immature rispetto a quelle sulla cessazione del fumo combustibile.
Gli interventi basati su messaggi di testo e, in alcuni studi, la vareniclina mostrano segnali promettenti, ma la certezza delle evidenze è ancora limitata.
Questo conferma che la diffusione dei nuovi prodotti genera anche nuovi bisogni clinici: non solo aiutare a smettere di fumare, ma anche aiutare a interrompere l’uso di sigarette elettroniche, tabacco riscaldato e altre forme di consumo di nicotina.
È qui che il principio richiamato dalla SIPaD assume pieno significato. Le politiche sanitarie devono essere fondate su evidenze di qualità, ma devono anche saper distinguere le popolazioni e gli obiettivi.
Per un adulto fumatore che non riesce a smettere, il confronto può essere tra continuare a fumare sigarette combustibili e ridurre l’esposizione ai prodotti della combustione.
Per un adolescente o un non fumatore, invece, il confronto è tra nessuna esposizione e l’inizio di una dipendenza da nicotina. Sono scenari completamente diversi e richiedono messaggi, regole e interventi diversi.
La riduzione del danno può avere un senso solo se inserita in percorsi clinici strutturati, personalizzati e orientati alla cessazione completa del fumo combustibile e, progressivamente, alla riduzione della dipendenza da nicotina.
Non può diventare una scorciatoia comunicativa né un argomento commerciale.
Allo stesso modo, la prevenzione nei giovani deve essere netta: evitare l’iniziazione, ridurre l’attrattività dei prodotti, contrastare aromi e packaging seduttivi, rafforzare il divieto di vendita ai minori e rendere gli ambienti scolastici, domestici e sanitari liberi non solo dal fumo, ma anche dagli aerosol e dai prodotti contenenti nicotina.
Le ritrattazioni scientifiche sul fumo elettronico non modificano da sole il quadro complessivo delle conoscenze.
Non dimostrano che le sigarette elettroniche siano innocue, né cancellano i segnali di rischio biologico, respiratorio, cardiovascolare, tossicologico e comportamentale.
Dimostrano però che il dibattito pubblico non può essere costruito su evidenze fragili.
Una comunicazione scientifica responsabile deve evitare sia l’allarmismo metodologicamente debole sia la minimizzazione commerciale del rischio.
Il punto, allora, non è scegliere tra demonizzazione e promozione dei nuovi prodotti.
Il punto è riportare il dibattito dentro un perimetro scientifico corretto: qualità degli studi, confronto tra rischi, distinzione tra gruppi di popolazione, valutazione degli esiti di lungo periodo, monitoraggio del policonsumo e attenzione alla dipendenza.
Questo approccio è più faticoso delle semplificazioni mediatiche, ma è l’unico compatibile con una sanità pubblica credibile.
I dati del Convegno ISS e le considerazioni della SIPaD convergono su una conclusione: il contrasto al tabagismo deve entrare in una fase nuova. Non basta più contare le sigarette fumate.
Occorre misurare e governare l’intero ecosistema della nicotina: prodotti combusti e non combusti, adulti e adolescenti, uso esclusivo e policonsumo, rischi clinici e tossicologici, cessazione e riduzione del danno, servizi territoriali e regolazione del mercato.
La credibilità della scienza è il primo strumento di prevenzione. Se le evidenze sono deboli, anche le politiche diventano fragili. Se la comunicazione è confusa, i cittadini perdono fiducia.
Se il rischio viene semplificato, si finisce per proteggere meno proprio le persone più vulnerabili: i giovani, i non fumatori, chi vive una dipendenza e chi prova a smettere senza un supporto adeguato.
Per questo, nel campo della nicotina, il rigore metodologico non è un esercizio accademico: è una responsabilità di salute pubblica.
di Paolo Berretta
Fonti essenziali
[1] Società Italiana di Patologie da Dipendenza (SIPaD). Fumo elettronico e politiche sanitarie basate su solide evidenze scientifiche. 2026.
[2] Journal of Investigative Medicine. Retraction: “E-cigarette use and prevalence of lung diseases among the U.S. population: a NHANES survey”. 2026.
[3] Neurology International. Retraction: “Effect Comparison of E-Cigarette and Traditional Smoking and Association with Stroke—A Cross-Sectional Study of NHANES”. 2025.
[4] Istituto Superiore di Sanità. XXVIII Convegno Nazionale “Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale”. Programma ufficiale, 2026.
[5] Istituto Superiore di Sanità. Giornata senza tabacco: in Italia meno sigarette tradizionali, ma i nuovi prodotti a base di nicotina attirano le donne e i più giovani. 2026.
[6] Istituto Superiore di Sanità, Centro Nazionale Dipendenze e Doping. Dati presentati al XXVIII Convegno Nazionale “Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale”, 2026.
[7] EpiCentro-ISS. Abitudine al fumo: dati della sorveglianza PASSI.
[8] WHO. World No Tobacco Day 2026: Unmasking the appeal – countering nicotine and tobacco addiction.
[9] Cochrane. Lindson N. et al. Electronic cigarettes for smoking cessation. Cochrane Database of Systematic Reviews, aggiornamento 2025.
[10] Cochrane. Butler A.R. et al. Interventions for quitting vaping. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2025.
[11] WHO. WHO warns nicotine pouch brands targeting youth as sales surge. 2026.
[12] Istituto Superiore di Sanità. Telefono Verde contro il Fumo e piattaforma Smetto di fumare.
[13] Tobacco Control Scale. Latest edition – Tobacco Control Scale in Europe 2025.
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