Fattori di rischio trascurati: nuovi strumenti per la prevenzione nell’area dei comportamenti e del disagio giovanile
Da studi, ricerche e letteratura internazionale sono rilevati fattori di rischio ad oggi trascurati negli interventi di prevenzione e che potrebbero invece rilevarsi molto utili per contenere alcuni comportamenti a rischio sia in campo della salute alimentare che in quello della salute relazionale. In questi settori, infatti, è oggi più evidente un’attenzione ed un condizionamento da parte della popolazione giovanile. Questa percezione si basa sull’osservazione scaturita da alcune ricerche e su dati (di contesto) rilevabili dalle statistiche ufficiali del nostro paese.
A titolo d’esempio si riportano alcuni dati relativi all’attenzione circa il controllo del peso corporeo da parte di ragazzi fra i 14/19 anni di età, circa la diffusione di stimolanti come la cocaina usata anche a fini anoressizzanti specie nel genere femminile, circa il disagio relazionale nei giovani maschi che si è rilevato fattore di rischio per l’avvio all’abuso di sostanze psicotrope.
Il controllo del peso corporeo rientra tra le principali attività segnalate da 2.800 studenti in 16 scuole delle medie superiori in una indagine condotta dall’ISS nell’ambito dello studio AMR (indagine multirischio) volto a rilevare la propensione verso stili di vista non propriamente salutari. Tale indagine ha utilizzato l’indice grezzo di rischio alimentare (IGRA) sulla base di quesiti specifici. Si riportano i risultati, divisi per genere, ottenuti attraverso i questionari per alcuni degli item più interessanti: paura d’ingrassare (femmine 80% – maschi 34.2%), attenzione alle calorie (femmine 69.8% – maschi 15.9%), procurasi il vomito dopo aver mangiato (femmine 24.9% – maschi 8.7%), esercizio fisco per dimagrire (femmine 46.2% – maschi 25.5%). Si rileva da questi risultati che una quota significativa di soggetti pone in essere diversi accorgimenti per la riduzione del peso.
Il controllo del peso corporeo, soprattutto per il genere femminile, è associato in diversi studi al consumo finalizzato di sostanze stimolanti e di alcol. In uno studio condotto nel Sud Carolina circa la metà delle donne consumatrici di cocaina e/o alcol utilizzavano tali sostanze come misura per il controllo del peso a fronte del 13% dei maschi. In questo campione femminile erano diagnosticati disturbi alimentari che erano in significativa relazione con l’abuso di sostanze psicoattive.
Ancora più recentemente altri studi mettono in relazione l’anoressia con l’uso di stimolanti come cocaina ed anfetamina che porterebbero dei cambiamenti nella concentrazione di CART (cocaine and anphetamine regulated transcript) che hanno una funzione diretta sulla soppressione dell’appetito.
Per quanto riguarda il genere maschile, studi alcuni dei quali molto recenti, hanno evidenziato un nuovo fattore di rischio connesso al disagio nella vita relazionale di genere. Secondo questi studi una quota non trascurabile di ragazzi con reali o presunti problemi relativi alle relazioni con l’atro genere si accostano all’uso di sostanze psicoattive, in particolare cocaina, con la precisa intenzione di trovare una soluzione a tali problemi.
Si rileva, pertanto, che in ciascuna delle due problematiche considerate, l’uso di stimolanti, cocaina in primis, viene considerato una soluzione che interventi informativi e preventivi appropriati e finalizzati potrebbero, e dovrebbero, invece, scongiurare mettendo in evidenza possibili strade per raggiungere gli stessi obiettivi ma con comportamenti più coerenti con la tutela della salute propria ed altrui.
Tali interventi sono ancora più opportuni data la crescente diffusione nel consumo di stimolanti come la cocaina rilevabile anche da quanto segue. Dai dati oggi disponibili (vedi nota), la cocaina è divenuta una droga estremamente facile da reperire nel mercato illecito (in virtù dell’elevata disponibilità ed anche del basso prezzo con cui viene commercializzata), svincolandosi dall’assunto d’esser appannaggio di un’elite edonista. Fra tutte le sostanze psicoattive, la cocaina viene erroneamente considerata quella più efficace per il controllo dell’appetito e per stimolare e/o prolungare la perfomance sessuale.
Nel macrocosmo delle informazioni (nella maggior parte dei casi distorte) sia online che offline, si nota una diffusa inconsapevolezza sulla reale pericolosità della sostanza e della dubbia sua utilità nella performance sessuale. Questo equivoco di fondo emerge anche da studi effettuati per analizzare la relazione tra consumo di sostanze psicoattive e problemi della sfera sessuale. Si riportano, di seguito, alcuni esempi volti ad indicare la dimensione (anche se certamente sottostimata) di un fenomeno e di un fattore di rischio, finora fortemente trascurato, su cui lo studio che qui proponiamo intende incidere.
In un’indagine condotta su giovani adulti con lo scopo di rilevare eventuale utilizzo di sostanze psicoattive per modificare il comportamento sessuale, è emerso che tra i consumatori di tali sostanze questo abbinamento è stato in qualche occasione effettuato da più di 1 soggetto su 2 (59%); ben 1 ragazzo su 5 (20.2%) però, finalizzava l’uso di sostanze (cocaina in 1/3 dei casi) con la specifica intenzione di modificare il proprio comportamento sessuale. Tra questi soggetti, “finalizzati” come definiti nello studio, “l’incompetenza” sessuale sembrava essere una paura molto diffusa.
Lo scopo di questo studio era conoscere la frequenza di disagio e disturbi sessuali in giovani maschi che successivamente sono divenuti tossicodipendenti. Sono stati intervistati 228 giovani adulti in trattamento per problemi di dipendenze in 10 SerT in 4 regioni italiane. Il questionario usato è servito per valutare la relazione fra l’iniziale uso di sostanze e problemi sessuali quali la disfunzione erettile (ED) e l’eiaculazione precoce (PE). Sono stati presi in considerazione solo quei soggetti che sono divenuti utilizzatori della sostanza in un’età compresa fra i 17 – 29 anni.
Tra i pazienti arruolati nello studio era riportata una prevalenza di ED pari al 20.3%, a fronte di una prevalenza di ED nella popolazione generale di pari età del 2.1%. La prevalenza di PE nel campione prima dell’inizio di uso di droga era 37.5%. Questi dati suggeriscono una nuova ipotesi: i disordini sessuali, o la convinzione di avere un problema sessuale o relazionale, rappresentano un fattore di rischio nel genere maschile per l’avvio all’abuso di droghe ed alla dipendenza.
Problemi sessuali, reali o percepiti, quando non opportunamente affrontati possono rappresentare un fattore di rischio concreto anche per le ricadute. Un sostegno a tale ipotesi sembra emergere da uno studio condotto in ambito di comunità terapeutiche da cui si rileva, attraverso una anamnesi sessuologica, che la maggior parte dei giovani non ha avuto una formazione sessuale, ma piuttosto un’informazione, acquisita casualmente e molto distorta, soprattutto attraverso l’interazione con i coetanei.
Tra le sostanze che oggi riscontrano maggiore interesse per un utilizzo finalizzato all’ambito sessuale, la cocaina sembra assumere un ruolo sempre più rilevante. La stessa cocaina, dai dati ufficiali (vedi nota) è indicata come sostanza in crescita nei consumi sia della popolazione generale che dei giovanissimi e giovani adulti, anche tra coloro che praticano attività sportive a diversi livelli.
La pericolosa seduzione verte sulla convinzione che l’assunzione di cocaina possa risolvere problemi di relazione fra i generi, fornire un’intensa energia sessuale, consenta di sostenere più rapporti nella stessa occasione, favorisca la disinibizione ed amplifichi la sensibilità. Un altro richiamo forte della cocaina riguarda le capacità di esprimere, in maniera potenziata, le capacità in ambito sportivo (sia amatoriale che professionistico). Mettendo assieme tutte le aspettative, di cui questa sostanza viene caricata si comprende, forse, come mai si verifichi un numero progressivamente più consistente di incidenti, anche con esito letale fra i giovanissimi e giovani adulti durante l’esercizio di una pratica sportiva. Infine, ma non in ordine d’importanza, è necessario puntare alla dissuasione dell’uso di cocaina da parte delle ragazze, che la considerano anche un efficace anoressizzante, in alternativa all’attività fisica. Alla luce delle suddette considerazioni, appare necessario strutturare un’informazione integrata e più specifica rispetto a quanto non sia stato fatto fino ad oggi. Infatti, gli effetti dannosi per la salute fisica e di relazione (documentati dagli innumerevoli lavori prodotti in ambito scientifico) sono ben noti agli esperti, eppure tali conoscenze non sembrano adeguatamente comunicate nella loro completezza alla popolazione giovanile più facilmente influenzabile dal “sentito dire”. Per il raggiungimento di questo obiettivo è necessario il coinvolgimento di più referenti autorevoli, come ad esempio specialisti in medicina di base, in andrologia, in medicina dello sport, in psicologia dell’età evolutiva e in comportamenti alimentari.
Dal momento che tali possibili fattori di rischio sono stati ad oggi trascurati, tanto nelle rilevazioni quanto negli interventi informativi, dal momento che tutta la letteratura suggerisce di “ripensare” la prevenzione mettendo in campo nuovi strumenti che siamo più affini agli attuali interessi dei giovani, dal momento che la prevenzione prevede un’integrazione di più strumenti possibili, si ritiene utile approfondire la conoscenza sugli aspetti sopra citati al fine della loro diffusione e utilizzo a sostegno di interventi di prevenzione sia universale che mirata. Questi interventi debbono esser basati su evidenze scientifiche e validati attraverso applicazioni pilota.
Alla luce delle considerazioni effettuate e dei risultati dei pochi studi specifici, oggi disponibili, sembra necessario arricchire il bagaglio di dati anche in quegl’ambiti (es. dove a vario titolo si praticano attività sportive) considerati fino ad oggi meno vulnerabili al richiamo delle sostanze psicoattive. E’, dunque, indispensabile curare il trasferimento di informazioni tecnico scientifiche specifiche ai soggetti potenzialmente esposti al rischio, proprio nell’età in cui il rapporto con la propria immagine corporea e le relazioni con l’altro genere assumono una rilevanza fondamentale per la qualità della vita. Ciò potrebbe costituire un valido strumento di prevenzione, di promozione di comportamenti e stili di vita salutari, nonché un deterrente contro il consumo di droghe. E’ necessario informare i giovani adeguatamente e renderli consapevoli che determinati problemi, reali e/o percepiti, possono e debbono essere affrontati su base psicologica e medica.
Da quanto si rileva dal vissuto di ragazzi, invece, la soluzione di tali problemi viene demandata al consiglio di amici nella cerchia stretta di conoscenze o, peggio ancora, nella vasta famiglia dei forum e delle chat online.La famiglia, la scuola, la società sono da sempre restie ad affrontare certi argomenti (importanti e sensibili) che appartengono ad un lato così intimo dei soggetti.
La scuola e lo sport, fattori considerati protettivi rispetto all’uso di droghe, rappresentano ambiti d’eccellenza per interventi di prevenzione mirati al fine di promuovere una maggiore consapevolezza nei comportamenti e nell’approccio a problemi che possono e debbono trovare soluzione senza ricorrere all’uso di sostanze psicoattive. Analoga attenzione è richiesta per altri ambiti del disagio, in particolare per comportamenti aggressivi e violenti e per la ricerca tutta femminile, per un “diverso” aspetto fisico senza sacrificio o sforzo applicativo.