Sui flussi migratori che continuano a interessare ( lo saranno ancora per decenni, anche in altre parti del mondo) il Mediterraneo Centrale, quello Occidentale e della rotta Atlantica, in parte la regione Balcanica, interessanti dati e informazioni dettagliate emergono dai rapporti settimanali ISAA (Integrated Situation Awareness and Analysis) compilati dai servizi competenti  della Commissione Europea sulla scorta di segnalazioni degli Stati membri e di varie Agenzie europee (European Asylum Support Office, European Border and Coast Guard Agency, European Union Agency for Fondamental Rights ed altre).  Il report di 43 pagine ( destinato ad uso esclusivo degli uffici), riferito all’ultima settimana di novembre scorso, è il n°142, ed evidenzia intanto un incremento del 44% di arrivi di migranti in Grecia nel 2018, al 30 ottobre. Si tratta di 45.645 persone approdate, in prevalenza (29.128) nelle isole greche ( soprattutto a Somos) e provenienti dalla Turchia ma di nazionalità afghana, siriana, irakena, congolese, palestinese. Aumentati anche gli arrivi in Spagna con 57.434 migranti, un incremento del 126% rispetto allo stesso periodo del 2017 (25.430). Si è trattato, per lo più, di marocchini (7.823), guineani (5.388), maliani (5.178), ivoriani (2.117), algerini (1.607), gambiani (1.491).

Le notizie, riprese da fonti aperte, di violenze e abusi da parte della polizia marocchina nei confronti di migranti vengono riportate nel citato rapporto ISAA. Decrementi nei flussi, in alcuni casi marcati, in altri meno, si rilevano nella regione balcanica a partire dalla Bulgaria con 2.061 migranti ( meno 31% rispetto al 2017), in Romania con 1.914 ( meno 51% rispetto all’anno prima), in Serbia con 9.943, in Bosnia Erzegovina con 22.000, in Slovenia con 2.621, Montenegro 4.879, Albania 6.259.  In Italia i 23.099 migranti del 2018, di cui 3.418 minori non accompagnati,rappresentano un meno 80% rispetto al 2017 e questa forte contrazione è da ricollegarsi a vari fattori tra cui la “chiusura dei porti” italiani disposta nei mesi passati nei confronti delle navi ong che soccorrevano migranti in prossimità delle coste libiche, gli aumentati controlli della guardia costiera libica addestrata e dotata di motovedette donate dalle autorità italiane, i precedenti accordi (ben pagati) del ministro dell’interno Minniti con il governo Serrai ed i vari capi tribù libici che, di fatto, nei vari territori controllano, dirigono e indirizzano i traffici di migranti. I 12.976 migranti partiti dalle coste libiche quest’anno sul totale sopra indicato sono, probabilmente, attribuibili anche ai leader delle varie tribù che non disdegnano di inviare, di tanto in tanto, “messaggi” alle nostre autorità per ricordare gli impegni presi ( l’attuale Governo italiano ha impostato, come noto, una linea antimmigrazione ben diversa dal precedente).

Le principali nazionalità dei migranti giunti in Italia sono state tunisine (22%), eritree (15%), irakene (7%), sudanesi (7%), pakistane (7%), nigeriane (5%), algerine (5%). La situazione degli arrivi riguardante il nostro paese sarebbe stata ben diversa se fossero salpati dalla Libia anche i circa 15mila migranti, in prevalenza nigeriani, maliani, nigerini che, assistiti dall’OIM hanno fatto rientro nei loro paesi direttamente dalla Libia. Sarebbero, con ogni probabilità aumentate anche le morti in mare che quest’anno sono già state 1.277 (nel 2017 furono 2.844). L’Italia, dal luglio 2016 al 5 novembre 2018 ha effettuato 2.137 rimpatri volontari assistiti ( finanziati dall’apposito Fondo europeo) mentre sono stati 5.620 gli stranieri rimpatriati coattivamente nello stesso periodo. Per quest’ultima attività la Polizia di Stato è stata, come sempre, particolarmente impegnata con i servizi di scorta per i quali si richiedono adeguate capacità personali e professionali che vengono accresciute e consolidate con appositi corsi di formazione. I rimpatri, poi, lo ricordiamo sono effettuati solo verso quei Paesi con i quali esiste un accordo di riammissione e, finora, sono stati formalizzati solo con Egitto, Tunisia, Nigeria e Marocco. Ci sono, poi,intese ( accordi di natura tecnico-operativa, per esempio con l’Egitto, l’Algeria, la Turchia, l’India, il Gambia) che sono state fatte nel tempo dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza con i corrispondenti organismi di polizia dei Paesi a forte vocazione migratoria per “fluidificare procedure già contemplate dall’ordinamento..”e che prevedono ambiti di cooperazione tra le forze di polizia. Ambito, questo dei rimpatri, nel quale c’è ancora molto da lavorare con diversi Paesi.

 

Per “paoloberretta.com” – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).