Secondo un nuovo studio pubblicato su “The Journal of Pain”, le evidenze scientifiche non avallano l’uso di prodotti a base di cannabidiolo (CBD) per il trattamento per il dolore cronico.
Una meta-analisi di ricerche pubblicate su diverse riviste specializzate ha sottolineato una sostanziale mancanza di prove robuste e convincenti che il CBD – sotto forma di oli, vapes, creme, gommose, bevande e altro – riduca il dolore.
Ciò ha spinto i ricercatori britannici e canadesi, inseriti nel team di ricerca, a consigliare massima cautela nell’utilizzare tali prodotti, promossi spesso azioni di marketing sopraffine che mistificano i risultati del CBD.
Negli anni scorsi, gli scienziati stavano ancora imparando a conoscere i potenziali benefici e rischi del CBD quando la sua commercializzazione come antidolorifico è decollata con un notevoli profitti per le aziende produttrici.
Gli autori della ricerca auspicano che ora si possano dare ai pazienti dei consigli più equilibrati e basati sull’evidenza, mentre la ricerca di settore si concentra su trattamenti efficaci del dolore (soprattutto quello cronico).
“È noto che il dolore cronico non trattato danneggia gravemente la qualità della vita e molte persone convivono con il dolore ogni giorno”, ad affermalo è Chris Eccleston, professore all’Università di Bath.
“Il dolore merita investimenti in ricerche serie per trovare soluzioni altrettanto serie”.
Nel 2021 l’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP) ha emesso una nota in cui si affermava che non c’erano prove sufficienti per sostenere l’uso indiscriminato dei cannabinoidi per trattare sintomatologie dolorose.
Mentre gli studi sugli animali suggerivano potenziali meccanismi per alleviare tale problema, nella pratica poi mancavano le evidenze sull’uomo.
In una sintesi della IASP di tempo fa, si leggeva: “Non si tratta di una chiusura della porta sull’argomento, ma piuttosto di una richiesta di ricerche più rigorose e solide… e di garantire la sicurezza dei pazienti e del pubblico attraverso standard normativi e salvaguardie legislative”.
Nonostante ciò, i prodotti a base di CBD sono ampiamente pubblicizzati nei negozi e online come terapia per alleviare il dolore.
Tali presupposti alimentano oggi un mercato in crescita, che si prevede supererà i 60 miliardi di dollari entro il 2030.
“Il CBD pone ai consumatori un grosso problema”, afferma Eccleston. “È quasi come se i pazienti affetti da dolore cronico non contassero nulla, e siamo contenti che la gente faccia commercio di speranza e disperazione”.
Eccleston e i suoi colleghi hanno esaminato 16 studi clinici condotti tra il 2020 e il 2023 che hanno testato vari prodotti a base di CBD per diverse patologie dolorose.
Coinvolgendo un totale di 917 partecipanti, i test prevedevano dosi comprese tra 6 e 1.600 milligrammi somministrati per via orale, sotto la lingua o per via topica, per periodi fino a 12 settimane.
Nei 16 studi che hanno testato il CBD (di grado farmaceutico), 15 hanno rilevato che il CBD non alleviava il dolore meglio di un placebo.
Solo un piccolo studio su 19 pazienti con artrite al pollice ha rivelato una significativa riduzione del dolore, utilizzando il CBD topico rispetto al cluster di controllo.
Detto ciò, i ricercatori avvertono anche che i prodotti a base di CBD venduti direttamente al pubblico possono avere quantità di CBD diverse da quelle dichiarate sull’etichetta e contenere altri ingredienti della cannabis o sostanze chimiche sintetiche che non sono state testate, quindi possibilmente pericolosi per l’uomo.
In uno studio del 2022 è stato sancito che solo un quarto dei 105 prodotti testati riportava un’etichetta accurata di CBD; mentre alcuni contenevano più CBD rispetto a quanto dichiarato, altri molto meno.
Oltre al CBD, il 35% di questi prodotti conteneva tetraidrocannabinolo (THC), il principale ingrediente psicoattivo della cannabis, compresi alcuni che affermavano di essere privi di THC.
Gli autori avvalorano la tesi per cui è comprensibile che le persone si rivolgano ai prodotti a base di CBD per alleviare il dolore.
Si stima che il dolore cronico abbia colpito 1 adulto statunitense su 5 nel 2021 e che sia la condizione cronica più comune nel Regno Unito.
“Per troppe persone affette da dolore cronico non esiste un farmaco in grado di gestire il dolore”, spiega il primo autore Andrew Moore, scienziato del dolore dell’Università di Oxford.
“Il dolore cronico può essere terribile, quindi le persone sono molto motivate a trovare sollievo dal dolore con qualsiasi mezzo. Questo le rende vulnerabili alle promesse azzardate sul CBD”.
La FDA ha annunciato nel gennaio 2023 che il CBD esige di un nuovo quadro normativo, poiché quello esistente non gestisce i rischi, come ad esempio etichette chiare per prevenire le contaminazioni, limiti al contenuto di CBD e modi per mitigare il rischio che i bambini ingeriscano i prodotti.
Attualmente, la FDA monitora le affermazioni sui prodotti a base di CBD e lancia regolarmente avvertimenti sulla mancanza di efficacia.
“Non ci dovrebbero essere scuse per ingannare il pubblico”, scrive il team.
Tuttavia, non è chiaro se le sanzioni possano essere applicate contro coloro che lo fanno. Purtroppo c’è ancora molta strada da fare quando si tratta di regolamentare la vendita di prodotti a base di CBD.
“Ciò significa che non ci sono tutele per i consumatori”, conclude Moore. “E senza un organo di contrasto che tenga sotto controllo i venditori di CBD, è improbabile che le false promesse fatte sugli effetti analgesici del CBD rallentino nei prossimi anni”.
Autori: , , ,
- ⁎Newton Ferrers, Plymouth, UK
- †Division of Preventive Medicine, Department of Medicine, University of Alberta, Edmonton, Alberta, Canada
- ‡School of Public Health, University of Alberta, Edmonton, Alberta, Canada
- §Centre for Pain Research, University of Bath, Claverton Down, Bath, UK
Fonte delle news: https://www.sciencealert.com
Foto di Julia Teichmann da Pixabay