La qualità di un dato epidemiologico non dipende soltanto dal numero di casi registrati. Dipende da come quei casi vengono definiti, identificati, classificati e trasmessi tra le diverse istituzioni che partecipano al sistema di sorveglianza.

Questo principio assume particolare importanza quando si analizzano i decessi collegati all’uso di droghe, perché una stessa morte può essere osservata da sistemi informativi differenti: certificazione generale di mortalità, Forze dell’ordine, medicina legale, tossicologia forense, registri sanitari regionali e altre fonti epidemiologiche.

All’inizio degli anni Duemila proprio questa frammentazione rappresentava uno dei principali problemi metodologici della sorveglianza italiana.

Il progetto nazionale “Standardizzazione dei flussi informativi sui decessi collegati all’uso di droghe” nacque per affrontare questo problema e migliorare la qualità, la comparabilità e l’integrazione delle informazioni disponibili.

La documentazione istituzionale dell’epoca mostra che il progetto era inserito nel più ampio processo nazionale ed europeo di costruzione di indicatori epidemiologici comparabili sulle dipendenze. La Regione Lazio fu individuata come capofila e il progetto ricevette inizialmente un finanziamento di 200 milioni di lire nell’ambito delle risorse del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga [1].

A distanza di oltre vent’anni, il problema affrontato allora non è affatto scomparso. L’attuale European Union Drugs Agency – EUDA continua infatti a sottolineare che differenze nelle procedure di certificazione, nelle autopsie, negli accertamenti tossicologici e nella codifica delle cause di morte possono influenzare la comparabilità dei dati sui decessi droga-indotti [2].

Perché era necessario standardizzare i dati sulla mortalità droga-correlata

Quando si parla di mortalità associata alle droghe, il dato apparentemente più semplice – il numero dei decessi – nasconde in realtà una notevole complessità metodologica.

Un decesso può essere direttamente riconducibile a un’intossicazione acuta, ma l’uso di sostanze può anche contribuire a morti cardiovascolari, incidenti, suicidi, infezioni, violenza o altre condizioni nelle quali il ruolo della droga è meno immediatamente riconoscibile.

Anche quando ci si limita ai decessi direttamente provocati dalle sostanze, fonti differenti possono arrivare a risultati non perfettamente sovrapponibili.

Il problema era già evidente nei primi anni Duemila: il Registro Generale di Mortalità, basato sulla certificazione delle cause di morte, e i registri speciali alimentati da altre fonti istituzionali osservavano lo stesso fenomeno attraverso procedure, tempi e definizioni non sempre identici.

Da qui la necessità di costruire modalità più omogenee di rilevazione.

Non si trattava soltanto di produrre statistiche migliori. Un sistema più accurato avrebbe consentito di riconoscere tempestivamente cambiamenti nelle sostanze coinvolte, nelle modalità di consumo, nelle caratteristiche delle persone decedute e nei fattori di rischio.

Per un approfondimento metodologico aggiornato al 2026 su definizioni, overdose, registri generali e speciali e classificazione ICD, rimando al nuovo articolo “Decessi droga-correlati: definizione e dati 2026” pubblicato su questo sito.

Il progetto nazionale e il ruolo della Regione Lazio

La Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia – anno 2000 documenta formalmente il progetto “Standardizzazione dei flussi informativi sui decessi collegati all’uso di droghe”, indicandolo come sottoprogetto dedicato ai registri nazionali.

La Regione Lazio venne individuata come Regione capofila e al progetto furono destinati 200 milioni di lire [1].

Il progetto si inseriva in un programma più ampio di sviluppo degli indicatori epidemiologici nazionali in raccordo con l’allora Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze – OEDT/EMCDDA.

La necessità strategica era chiara: per confrontare l’Italia con gli altri Paesi europei non era sufficiente disporre di numeri nazionali. Era necessario che tali numeri fossero prodotti sulla base di definizioni, criteri e procedure il più possibile standardizzati.

Le successive Relazioni al Parlamento documentano la prosecuzione di queste attività e il coinvolgimento del Dipartimento di Epidemiologia della ASL RM E, anche nell’ambito delle attività connesse allo studio VEdeTTE [3].

Lo studio pilota affidato all’Istituto Superiore di Sanità

Una parte particolarmente importante del progetto si sviluppò nel biennio 2005-2006.

La Relazione al Parlamento 2007 riporta che il Dipartimento di Epidemiologia della ASL RM E, coordinatore del progetto, affidò all’Istituto Superiore di Sanità – Dipartimento del Farmaco uno studio pilota specificamente rivolto al problema della mortalità droga-correlata [4].

Lo studio mise a confronto differenti fonti ufficiali:

  • Registro Generale di Mortalità ISTAT;
  • Registro Speciale della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno;
  • registri delle cause di morte presenti presso le ASL;
  • registri degli osservatori epidemiologici regionali o provinciali.

L’analisi interessò Milano, Torino, Bologna, Roma e Napoli e prese in considerazione i dati del periodo 1998-2002, nella fascia di età 15-44 anni [4].

Questa impostazione era metodologicamente rilevante perché consentiva di osservare contemporaneamente lo stesso fenomeno attraverso sistemi informativi diversi e di valutarne concordanze e differenze.

Cosa emerse dal confronto tra i registri

I risultati riportati nella documentazione istituzionale mostrarono che, a livello nazionale, le principali fonti presentavano un sostanziale accordo sull’andamento generale della mortalità droga-correlata.

Questo non significava però che il sistema fosse privo di criticità.

Lo studio evidenziò la necessità di un raccordo più strutturato tra le fonti e di un miglioramento della qualità complessiva dell’informazione, individuando possibili strategie operative [4].

Era precisamente questo il punto centrale del progetto.

Se due registri utilizzano tempi differenti, definizioni di caso differenti o dispongono di informazioni tossicologiche differenti, una divergenza numerica non significa necessariamente che uno dei due dati sia “sbagliato”.

Può significare, invece, che i due sistemi stanno osservando parti leggermente differenti dello stesso fenomeno.

Il contributo di Paolo Berretta alle attività del progetto ISS

In questo contesto si colloca anche la mia attività professionale presso l’Istituto Superiore di Sanità.

Nel mio curriculum è documentata la collaborazione al progetto “Standardizzazione dei flussi informativi sui decessi droga correlati all’uso di droghe”, realizzato con il Dipartimento di Epidemiologia della ASL RM E.

In particolare, il curriculum riporta attività di segreteria scientifica e organizzazione degli incontri tecnici dedicati ai decessi droga-correlati, svolti presso l’Istituto Superiore di Sanità il 15 aprile, 12 maggio e 8 giugno 2006 [5].

Questa attività si inseriva in un periodo in cui all’ISS venivano sviluppate diverse iniziative dedicate alla sorveglianza epidemiologica, alla tossicologia delle sostanze, ai sistemi informativi e alla costruzione di reti nazionali ed europee sulle dipendenze.

Il lavoro sui flussi informativi dei decessi droga-correlati rappresentava quindi una componente di un processo più ampio: rendere le informazioni disponibili non soltanto numerose, ma utilizzabili, confrontabili e capaci di orientare gli interventi di salute pubblica.

Registro generale e registro speciale: una distinzione ancora attuale

Una delle intuizioni metodologicamente più importanti di quel lavoro era la necessità di non considerare una singola fonte come necessariamente sufficiente.

Questo principio è ancora presente nelle raccomandazioni europee del 2026.

L’EUDA distingue infatti tra General Mortality Registers – GMR, basati principalmente sui certificati di morte e sulla codifica ICD, e Special Mortality Registers – SR/SMR, alimentati da informazioni medico-legali, forensi o di polizia.

L’Agenzia europea raccomanda, quando entrambi i sistemi sono disponibili, di utilizzare le informazioni provenienti dalle due fonti anche per consentire cross-validation e verifica della consistenza dei dati [2].

È significativo osservare come questa esigenza sia sostanzialmente la stessa affrontata dal progetto italiano vent’anni prima.

Perché la tossicologia post-mortem è così importante

La qualità del sistema dipende anche dalla disponibilità di informazioni tossicologiche.

La certificazione della morte può identificare correttamente un’intossicazione soltanto se il percorso diagnostico e medico-legale mette a disposizione informazioni sufficienti sulle sostanze coinvolte.

Nel caso del policonsumo il problema diventa ancora più complesso.

Oppioidi, cocaina, benzodiazepine, alcol, psicofarmaci e nuove sostanze psicoattive possono essere presenti contemporaneamente. La semplice presenza analitica di una sostanza non dimostra automaticamente che essa costituisca la causa esclusiva del decesso.

L’EUDA considera ancora oggi la disponibilità e la qualità delle indagini post-mortem e degli esami tossicologici tra i principali determinanti dell’affidabilità delle statistiche sulla mortalità droga-indotta [2].

Dal vecchio EMCDDA alla nuova EUDA

Nel periodo in cui si sviluppò il progetto italiano, l’agenzia europea di riferimento era l’European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction – EMCDDA, conosciuto in italiano come OEDT.

Dal 2 luglio 2024, l’EMCDDA è stato sostituito dalla European Union Drugs Agency – EUDA, sulla base del Regolamento UE 2023/1322 [2].

Il cambiamento non è soltanto nominale.

La nuova Agenzia dispone di un mandato rafforzato per anticipare le minacce emergenti, valutare i rischi, sostenere le risposte nazionali e migliorare i sistemi europei di sorveglianza.

All’interno di questa architettura, la mortalità droga-correlata continua a rappresentare un indicatore fondamentale.

Lo Statistical Bulletin 2026 dell’EUDA utilizza ancora due componenti principali: i decessi direttamente indotti dalle droghe e la mortalità tra le persone che usano droghe [6].

Vent’anni dopo, il problema della qualità dei dati resta aperto

Il confronto con la situazione attuale rende particolarmente interessante la rilettura storica del progetto.

Nel 2026 l’EUDA continua a segnalare differenze tra i Paesi nella disponibilità delle autopsie, nelle procedure tossicologiche, nei sistemi di registrazione e nella codifica delle cause di morte.

L’Agenzia sottolinea inoltre che lo scambio di informazioni tra registri generali e speciali non è ancora ottimale in tutti i Paesi e che ciò può compromettere la completezza dell’informazione [2].

In altre parole, la questione affrontata dal progetto italiano nei primi anni Duemila rimane una questione metodologica contemporanea:

non basta contare i decessi; bisogna essere certi che le fonti comunichino tra loro e che i casi siano definiti e classificati secondo criteri sufficientemente omogenei.

Dal monitoraggio della mortalità ai moderni sistemi di allerta

Oggi questo principio assume ulteriore importanza per la rapida evoluzione del mercato delle droghe.

Fentanyl, nitazeni, nuovi oppioidi sintetici, adulteranti e nuove sostanze psicoattive possono modificare rapidamente il profilo delle intossicazioni e dei decessi.

Un sistema capace di integrare tossicologia, pronto soccorso, medicina legale, epidemiologia e sistemi di allerta può riconoscere segnali che nessuna singola fonte sarebbe in grado di interpretare con la stessa rapidità.

Questa logica è alla base anche dell’evoluzione dei moderni sistemi di sorveglianza e del National Early Warning System on Drugs – NEWS-D, dedicato all’identificazione e alla gestione delle nuove minacce droga-correlate.

Sul tema è disponibile su questo sito l’approfondimento “Droga: il 2025 del NEWS-D”.

Dalla ricerca alla sanità pubblica

La standardizzazione può sembrare un’attività puramente tecnica.

In realtà ha conseguenze molto concrete.

Sapere con maggiore precisione chi muore, per quali sostanze, in quali circostanze, in quale territorio e con quali combinazioni di sostanze consente di migliorare la prevenzione, programmare i servizi, individuare nuovi rischi e valutare l’efficacia degli interventi.

È questo il valore più attuale del progetto.

Lo studio dei flussi informativi sui decessi droga-correlati non rappresenta soltanto una pagina della storia della ricerca italiana sulle dipendenze. Costituisce un esempio di come la qualità del dato sia essa stessa uno strumento di prevenzione.

Nel 2026, in un mercato caratterizzato da policonsumo, cocaina, oppioidi sintetici e nuove sostanze, questo principio è probabilmente ancora più importante di quanto lo fosse vent’anni fa.


Bibliografia e fonti istituzionali

[1] Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia – anno 2000. Il documento riporta il progetto “Standardizzazione dei flussi informativi sui decessi collegati all’uso di droghe”, Regione Lazio capofila e finanziamento di 200 milioni di lire.
Consulta la Relazione al Parlamento 2000

[2] European Union Drugs Agency – EUDA. Statistical Bulletin 2026: methods and definitions for drug-induced deaths. Definizioni, GMR, registri speciali, cross-validation, limiti metodologici e transizione verso ICD-11.
EUDA – Methods and definitions for drug-induced deaths

[3] Relazioni al Parlamento 2001-2002. Documentazione delle attività del Dipartimento di Epidemiologia ASL RM E e della prosecuzione del progetto sui flussi informativi.

[4] Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze 2007. Documenta lo studio pilota ISS 2005-2006, il confronto delle fonti in cinque città e i risultati metodologici.
Consulta la fonte ISS – Relazione 2007

[5] Paolo Berretta – Curriculum. Documentazione dell’attività svolta nell’ambito del progetto e degli incontri tecnici del 2006.
Curriculum Paolo Berretta

[6] European Union Drugs Agency – EUDA. Statistical Bulletin 2026 – Drug-induced deaths.
EUDA Statistical Bulletin 2026

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

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Dipendenze in Italia: la Relazione 2026. Dati più recenti su decessi, pronto soccorso, sostanze e servizi.
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Droga: il 2025 del NEWS-D. Evoluzione contemporanea dei sistemi di sorveglianza e allerta.
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