Un nuovo studio pubblicato nel luglio 2026 sul British Journal of Nutrition ha riacceso l’interesse sul possibile rapporto tra alimentazione, polifenoli e prognosi del carcinoma mammario.
I risultati sono interessanti, ma richiedono una lettura particolarmente prudente: lo studio non dimostra che bere caffè riduca il rischio di morire per tumore al seno.
Ha invece osservato un’associazione tra una maggiore assunzione alimentare di alcuni polifenoli e una migliore prognosi in un piccolo gruppo di donne già affette dalla malattia [1].
La distinzione è sostanziale, soprattutto perché il caffè rappresentava la principale fonte alimentare dei polifenoli considerati nello studio. Da questo dato, tuttavia, non è possibile stabilire che il caffè sia direttamente responsabile delle associazioni osservate.
Lo studio del 2026
Elisa R. Silva e colleghi, della Federal University of Santa Catarina in Brasile, hanno analizzato una coorte prospettica composta da 95 donne con diagnosi di carcinoma mammario, seguite mediamente per circa 11,5 anni [1].
L’assunzione alimentare è stata ricostruita mediante un Food Frequency Questionnaire e il contenuto di polifenoli degli alimenti è stato stimato utilizzando il database Phenol-Explorer. Gli autori hanno considerato diverse classi di composti: polifenoli totali, acidi fenolici, flavonoidi, lignani, stilbeni e altri polifenoli [1].
Mediante modelli di regressione di Cox sono state quindi analizzate le associazioni con mortalità, recidiva e sopravvivenza.
I risultati hanno mostrato un’associazione inversa tra maggiore assunzione di alcune classi di polifenoli e mortalità specifica per carcinoma mammario. In particolare:
- polifenoli totali: HR 0,20; IC 95% 0,05–0,80;
- acidi fenolici: HR 0,09; IC 95% 0,01–0,50;
- lignani: HR 0,15; IC 95% 0,04–0,63 [1].
Per gli acidi fenolici è stata inoltre osservata un’associazione inversa con la recidiva del carcinoma mammario, con HR 0,35 (IC 95% 0,13–0,98), e con la mortalità per tutte le cause, con HR 0,23 (IC 95% 0,07–0,77) [1].
L’assunzione complessiva di polifenoli risultava inoltre associata a una maggiore sopravvivenza considerando la mortalità per carcinoma mammario, con p=0,048 [1].
Dove entra in gioco il caffè
Il dato che ha attirato maggiormente l’attenzione mediatica è un altro: il caffè costituiva la principale fonte alimentare di polifenoli totali, acidi fenolici e lignani nella popolazione analizzata [1].
È biologicamente plausibile che il caffè contribuisca in modo considerevole all’assunzione di composti fenolici, soprattutto di acidi idrossicinnamici. Anche altre indagini nutrizionali hanno identificato il caffè tra le maggiori fonti alimentari di polifenoli nelle popolazioni con elevato consumo della bevanda [4].
Questo, però, non equivale a dimostrare un effetto antitumorale del caffè.
Lo studio non ha assegnato casualmente le partecipanti a bere o non bere caffè, non era un trial clinico e l’esposizione primaria analizzata era costituita dai polifenoli alimentari. Il caffè emerge come principale alimento contributore, non come trattamento sperimentale.
Un’associazione molto forte, ma da interpretare con cautela
Gli hazard ratio riportati sono numericamente rilevanti. Un HR di 0,20, ad esempio, corrisponde statisticamente a un hazard inferiore dell’80% nel gruppo confrontato, mentre un HR di 0,09 corrisponde a una riduzione dell’hazard del 91%.
Non significa però che assumere più polifenoli riduca dell’80-90% la probabilità individuale di morire di carcinoma mammario.
Gli hazard ratio descrivono differenze relative tra gruppi all’interno di uno specifico modello statistico. Inoltre, gli intervalli di confidenza sono ampi, come prevedibile considerando che l’intera coorte comprendeva soltanto 95 pazienti [1].
Una popolazione così piccola rende le stime più vulnerabili all’instabilità statistica e limita la possibilità di controllare completamente tutti i potenziali fattori confondenti.
Tra questi possono rientrare qualità complessiva della dieta, attività fisica, peso corporeo, consumo di alcol, fumo, caratteristiche biologiche del tumore, trattamenti oncologici e condizioni socioeconomiche.
Per questa ragione gli stessi autori sottolineano la necessità di ulteriori studi prima di trasformare queste associazioni in raccomandazioni cliniche [1].
Cosa dicevano gli studi precedenti sul caffè
Il quadro scientifico non è univoco.
Una coorte svedese pubblicata sul British Journal of Cancer aveva studiato 3.243 donne con carcinoma mammario invasivo, registrando 394 decessi attribuiti al tumore e 973 decessi complessivi. In quella popolazione il consumo di caffè non risultava associato né alla mortalità specifica per carcinoma mammario né alla mortalità generale [2].
Tra le donne che consumavano almeno quattro tazze di caffè al giorno, rispetto a meno di una tazza, l’HR per mortalità da carcinoma mammario era 1,14 (IC 95% 0,71–1,83), senza evidenza di una relazione dose-risposta [2].
Questo risultato è particolarmente importante perché impedisce di presentare l’associazione osservata nel nuovo studio come una conferma definitiva di un effetto protettivo del caffè.
Caffè e rischio di sviluppare il tumore: un’altra domanda
Occorre inoltre separare due questioni scientifiche differenti:
- il caffè può modificare il rischio di sviluppare un carcinoma mammario?
- il caffè o i suoi componenti possono modificare la prognosi dopo la diagnosi?
Una meta-analisi pubblicata nel giugno 2026, comprendente 31 studi di coorte, ha affrontato la prima domanda. Il consumo abituale di caffè risultava associato a una riduzione molto modesta dell’incidenza del carcinoma mammario, con HR aggregato pari a 0,95 (IC 95% 0,91–0,99) [3].
Non emergevano invece associazioni statisticamente significative per la caffeina, HR 0,99, né per il caffè decaffeinato, HR 1,00 [3].
Questo risultato suggerisce, eventualmente, che gli effetti osservazionali non siano facilmente attribuibili alla caffeina e che altri composti presenti nella matrice del caffè potrebbero contribuire all’associazione.
Anche in questo caso, tuttavia, l’entità dell’effetto è modesta e i dati osservazionali non dimostrano causalità.
Polifenoli e prognosi oncologica
L’ipotesi generale secondo cui alcuni componenti di una dieta prevalentemente vegetale possano influire sulla prognosi oncologica ha basi biologiche e epidemiologiche più ampie.
I polifenoli comprendono migliaia di sostanze vegetali dotate di differenti proprietà biologiche. Studi sperimentali mostrano effetti su stress ossidativo, infiammazione, metabolismo cellulare e vie di segnalazione coinvolte nella proliferazione. Tuttavia, gli effetti osservati in vitro o nei modelli animali non possono essere automaticamente trasferiti alla sopravvivenza oncologica nell’uomo.
Una grande revisione sistematica del programma Global Cancer Update Programme, relativa ai fattori dietetici dopo una diagnosi di carcinoma mammario, ha concluso che per gran parte delle associazioni alimentari disponibili l’evidenza rimane limitata. Segnali favorevoli sono stati osservati per alcune componenti della dieta, ma per numerose esposizioni non è ancora possibile formulare conclusioni causali [5].
Analogamente, nello studio Pathways, condotto su 3.660 donne con carcinoma mammario invasivo, una migliore qualità complessiva della dieta era associata a una minore mortalità generale, ma non a una riduzione statisticamente significativa delle recidive o della mortalità specifica per carcinoma mammario [6].
Sono quindi probabilmente i pattern complessivi di alimentazione e stile di vita, più che un singolo alimento isolato, a rappresentare l’ambito più promettente della ricerca sulla sopravvivenza oncologica.
Il messaggio corretto per le pazienti
Il nuovo studio aggiunge un tassello interessante alla ricerca nutrizionale sul carcinoma mammario, ma non modifica le terapie oncologiche né giustifica l’utilizzo del caffè come intervento per prevenire recidive.
Al momento si può affermare che:
[VERIFICATO] una maggiore assunzione di polifenoli, acidi fenolici e lignani è risultata associata a una minore mortalità specifica per carcinoma mammario nella piccola coorte brasiliana [1].
[VERIFICATO] il caffè rappresentava la principale fonte alimentare di questi composti nello studio [1].
[VERIFICATO] precedenti studi sulla mortalità dopo carcinoma mammario non hanno sempre confermato un’associazione favorevole con il consumo di caffè [2].
[INFERENZA] è biologicamente plausibile che composti non caffeinici del caffè contribuiscano ad alcune delle associazioni epidemiologiche osservate, ma non è possibile attribuire loro un effetto causale sulla sopravvivenza.
[NON DIMOSTRATO] non esiste, sulla base di questi dati, evidenza sufficiente per affermare che aumentare il consumo di caffè dopo una diagnosi di carcinoma mammario riduca recidive o mortalità.
La priorità rimane pertanto l’aderenza ai trattamenti oncologici indicati e a uno stile di vita complessivamente salutare. Il caffè, quando compatibile con le condizioni individuali della paziente e consumato senza eccessi, può far parte della dieta, ma non deve essere presentato come una strategia terapeutica contro il carcinoma mammario.
Bibliografia
- Silva ER, Kliemann N, Vieira LC, et al. Intake of polyphenols, phenolic acids and lignans associated with lower mortality in women diagnosed with breast cancer. British Journal of Nutrition. 2026. doi:10.1017/S0007114526107909.
PubMed | DOI / Cambridge University Press - Harris HR, Bergkvist L, Wolk A. Coffee and black tea consumption and breast cancer mortality in a cohort of Swedish women. British Journal of Cancer. 2012;107(5):874-878. doi:10.1038/bjc.2012.337.
PubMed | DOI - Karimi M, Ghaemi S, Goudarzi R, et al. Association Between Coffee and Caffeine Intake and Risk of Breast Cancer: A Systematic Review and Meta-Analysis of Cohort Studies. Health Science Reports. 2026;9(6):e72580. doi:10.1002/hsr2.72580.
PubMed | DOI - Carnauba RA, Hassimotto NMA, Lajolo FM. Estimated dietary polyphenol intake and major food sources of the Brazilian population. British Journal of Nutrition. 2021;126(3):441-448. doi:10.1017/S0007114520004237.
PubMed – ricerca articolo | Cambridge Core | DOI - Becerra-Tomás N, Balducci K, Abar L, et al. Postdiagnosis dietary factors, supplement use and breast cancer prognosis: Global Cancer Update Programme (CUP Global) systematic literature review and meta-analysis. International Journal of Cancer. 2023;152(4):616-634. doi:10.1002/ijc.34321.
PubMed | DOI - Ergas IJ, Cespedes Feliciano EM, Bradshaw PT, et al. Diet Quality and Breast Cancer Recurrence and Survival: The Pathways Study. JNCI Cancer Spectrum. 2021;5(2):pkab019. doi:10.1093/jncics/pkab019.
PubMed | DOI - Kyrø C, Zamora-Ros R, Scalbert A, et al. Pre-diagnostic polyphenol intake and breast cancer survival: the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC) cohort. Breast Cancer Research and Treatment. 2015;154(2):389-401. doi:10.1007/s10549-015-3595-9.
PubMed | DOI
Fonti scientifiche principali
| Autore/anno | Studio | Rivista | Impact Factor* | Contributo |
|---|---|---|---|---|
| Silva et al., 2026 | Polyphenols, mortality and recurrence | British Journal of Nutrition | 3,1 | Studio principale: 95 pazienti, follow-up medio 11,5 anni |
| Harris et al., 2012 | Coffee and breast cancer mortality | British Journal of Cancer | 7,8 | Coorte di 3.243 donne: nessuna riduzione della mortalità associata al caffè |
| Karimi et al., 2026 | Coffee/caffeine and breast cancer risk | Health Science Reports | — | Meta-analisi di 31 coorti sull’incidenza |
| Global CUP, 2023 | Diet after breast cancer diagnosis | International Journal of Cancer | 4,7 | Valutazione sistematica dell’evidenza sulla dieta post-diagnosi |
| Kyrø et al., 2015 | Polyphenols and breast cancer survival | Breast Cancer Research and Treatment | — | Grande coorte EPIC, utile per il confronto con i polifenoli |
*Impact Factor riportato quando verificabile sulle pagine ufficiali degli editori; per British Journal of Nutrition JIF 2025 = 3,1, per British Journal of Cancer JIF 2025 = 7,8 e per International Journal of Cancer JIF riportato dall’editore = 4,7.