La presenza delle donne nel narcotraffico continua a rappresentare una quota minoritaria rispetto a quella maschile, ma la loro posizione nelle organizzazioni criminali è molto più articolata di quanto suggeriscano gli stereotipi tradizionali. Accanto alle figure della corriere, della custode della droga o della compagna di un narcotrafficante, la ricerca criminologica e numerosi procedimenti giudiziari documentano donne coinvolte in attività logistiche, finanziarie, relazionali e, in alcuni casi, in autentiche funzioni di leadership.

Il punto di partenza di questa analisi è un contributo del Dott. Piero Innocenti, Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, già Questore in importanti città italiane, con una pluriennale esperienza presso la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e un lungo periodo di servizio in Colombia come esperto antidroga. Nel suo articolo dedicato proprio al ruolo femminile nelle organizzazioni dei narcotrafficanti, Innocenti richiama l’attenzione su una dimensione della criminalità organizzata spesso trascurata [1].

Il contributo di Innocenti viene qui assunto come fonte primaria editoriale, integrandolo con i dati ufficiali della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA), il World Drug Report 2026 dell’UNODC, studi criminologici peer-reviewed e documentazione giudiziaria. Questo confronto consente anche di correggere alcune imprecisioni cronologiche e numeriche presenti nella ricostruzione originaria, senza modificarne il tema centrale: comprendere quanto e come le donne possano entrare nei meccanismi del narcotraffico contemporaneo.

Criminalità organizzata e donne: oltre lo stereotipo della vittima

Per molto tempo l’analisi della criminalità organizzata è stata costruita principalmente attorno a figure maschili. Quando le donne comparivano nelle narrazioni criminali, erano spesso rappresentate come mogli, madri o compagne dei boss, oppure come soggetti passivi subordinati alle decisioni degli uomini.

La criminologia contemporanea offre un quadro più complesso. La presenza femminile non implica necessariamente emancipazione, né consente di sostenere che le strutture criminali abbiano cessato di essere fortemente patriarcali. Mostra, piuttosto, che in determinate condizioni una donna può acquisire risorse relazionali, competenze, fiducia interna e autonomia sufficienti per svolgere funzioni importanti all’interno di un’organizzazione.

Uno studio pubblicato nel 2024 su Trends in Organized Crime da Lauren Jane Gillespie e collaboratori ha analizzato 36 casi di donne collocate ai livelli più elevati delle reti internazionali di distribuzione della droga. Gli autori hanno osservato una particolare concentrazione di queste figure nei cartelli latinoamericani e nella Camorra e hanno individuato una relazione significativa tra posizione gerarchica e legami familiari o coniugali [5].

Il dato non significa che le donne siano diventate numericamente protagoniste del narcotraffico mondiale. Lo studio è esplorativo e si basa su casi ricostruiti attraverso database giudiziari e documentali. Il suo significato è soprattutto qualitativo: esistono donne che raggiungono livelli decisionali elevati nelle organizzazioni dedite al traffico di droga, e il fenomeno non può essere ignorato [5].

Quante sono le donne coinvolte nei reati di droga in Italia?

Sul piano quantitativo, i dati italiani forniscono un riferimento particolarmente solido.

La Relazione Annuale 2025 della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, relativa all’attività svolta nel 2024, riporta complessivamente 27.989 persone segnalate all’Autorità giudiziaria per reati concernenti gli stupefacenti. Di queste, 25.928 erano uomini e 2.061 donne, pari al 7,36% del totale [2]. Rispetto al 2023, quando le donne erano state 2.131, si registra una diminuzione del 3,28% [2].

Questo dato consente di correggere un passaggio del testo originario di Innocenti, nel quale erano indicate 1.697 donne. Il valore ufficiale DCSA è invece 2.061.

Il numero 1.205, presente anch’esso nel contributo originario, è corretto ma ha un significato diverso: indica esclusivamente le donne deferite per reati collegati alla cocaina. Nel 2024, infatti, per questa sostanza sono state segnalate all’Autorità giudiziaria 14.507 persone: 13.302 uomini, pari al 91,70%, e 1.205 donne, pari all’8,30% [2].

La serie storica DCSA conferma invece il dato ricordato da Innocenti relativo al 2010. In quell’anno le donne segnalate furono 3.377, il valore più elevato del periodo considerato nelle relazioni dell’epoca [3].

Il confronto è significativo: almeno sulla base delle statistiche giudiziarie italiane, non emerge oggi una crescita numerica generalizzata della presenza femminile nei reati di droga.

C’è però una cautela metodologica essenziale. Le statistiche DCSA indicano quante persone vengono deferite, per quale sostanza e per quale tipologia di reato, ma non consentono di distinguere con precisione chi abbia operato come semplice spacciatore, corriere, intermediario, finanziatore o dirigente di un’organizzazione. Per questo motivo il dato quantitativo non può essere utilizzato da solo per stabilire il livello gerarchico occupato dalle donne.

Il quadro più generale dell’attività delle organizzazioni criminali nel mercato italiano degli stupefacenti è stato analizzato anche nell’articolo Droga e criminalità organizzata nel 2024 [PB1] (link: Droga e criminalità organizzata nel 2024)

Quando una donna raggiunge i vertici di una rete criminale

La letteratura criminologica suggerisce di evitare due interpretazioni opposte ma ugualmente semplicistiche: da una parte la donna come soggetto sempre passivo e subordinato, dall’altra la donna criminale come dimostrazione di una presunta “emancipazione” femminile.

Lo studio di Felia Allum e Irene Marchi sulla Camorra napoletana, pubblicato nel 2018 su Qualitative Sociology, ha analizzato i ruoli di leadership femminile nel periodo 2000-2014 [6]. Le autrici sottolineano come l’idea di una semplice emancipazione criminale non riesca a descrivere adeguatamente il fenomeno.

In alcuni clan, le donne possono assumere maggiori responsabilità quando gli uomini vengono arrestati, uccisi o diventano latitanti. In questa prospettiva, Allum e Marchi utilizzano il concetto di “reserve army”, una sorta di riserva organizzativa che può essere mobilitata quando la struttura tradizionale del gruppo viene sottoposta a pressioni esterne [6].

Non si tratta tuttavia sempre di una mera sostituzione temporanea.

Uno studio di Guerreiro, Sousa e Gomes, pubblicato nel 2023 sulla Revista Española de Investigación Criminológica, ha esaminato procedimenti riguardanti gruppi organizzati dediti al traffico di droga attraverso tecniche di social network analysis. L’analisi, condotta su reti comprendenti complessivamente cento imputati, ha mostrato che alcune donne occupavano posizioni di significativa centralità e svolgevano funzioni rilevanti per il funzionamento delle organizzazioni [7].

La questione, quindi, non riguarda soltanto quante donne siano presenti, ma dove siano collocate nella rete e quali risorse controllino.

Narcotraffico latinoamericano e reti familiari

Il contributo di Piero Innocenti concentra una parte importante dell’attenzione sull’America Latina e, in particolare, sul Messico [1].

È un’osservazione coerente con la letteratura recente. Nello studio sulle cosiddette queenpins, i casi di donne collocate nei livelli superiori del narcotraffico risultano concentrati soprattutto nei cartelli latinoamericani [5].

Un elemento ricorrente è rappresentato dai rapporti familiari e coniugali. L’ingresso in una struttura criminale può infatti avvenire attraverso una famiglia già inserita nel narcotraffico. Il rapporto di parentela può garantire fiducia, informazioni riservate, accesso alle reti logistiche e disponibilità delle risorse economiche necessarie per gestire attività illegali.

Il legame familiare, tuttavia, non implica necessariamente assenza di autonomia. Alcune donne, una volta entrate nella rete, sviluppano proprie capacità organizzative e decisionali [5].

La trasformazione delle organizzazioni latinoamericane e la crescente frammentazione delle vecchie strutture dei cartelli sono temi già affrontati su paoloberretta.com nell’analisi I narcos colombiani sul mercato mondiale della cocaina [PB2]. In quel contributo Piero Innocenti descrive il passaggio dai grandi cartelli fortemente gerarchizzati a un sistema più frammentato, composto da numerosi gruppi e reti criminali capaci di instaurare alleanze internazionali [PB2].

Emma Coronel: dalla relazione con “El Chapo” alla responsabilità penale

Tra i casi richiamati nel testo originario, quello di Emma Coronel Aispuro, moglie di Joaquín “El Chapo” Guzmán, è particolarmente significativo, ma richiede una correzione cronologica.

Coronel non fu arrestata nel 2007. Fu arrestata negli Stati Uniti il 22 febbraio 2021 all’aeroporto internazionale di Dulles, in Virginia, con accuse relative al traffico internazionale di droga [8]. Secondo il Dipartimento di Giustizia statunitense, era accusata anche di aver collaborato alle attività finalizzate alla fuga di Guzmán dal carcere di Altiplano nel luglio 2015 [8].

Il 10 giugno 2021 si dichiarò colpevole di tre capi di imputazione riguardanti traffico internazionale di cocaina, eroina, metanfetamina e marijuana, riciclaggio di proventi del narcotraffico e violazione del Foreign Narcotics Kingpin Designation Act [8]. Nel novembre dello stesso anno fu condannata a 36 mesi di reclusione, seguiti da quattro anni di libertà vigilata [8].

Il suo caso dimostra perché sia riduttivo descrivere una donna esclusivamente attraverso il rapporto affettivo con un boss: nel procedimento statunitense la responsabilità penale riguardava condotte specifiche e direttamente connesse alle attività del Cartello di Sinaloa.

Laura Zúñiga: perché arresto e colpevolezza non sono sinonimi

Diverso è il caso di Laura Elena Zúñiga Huízar, Nuestra Belleza Sinaloa 2008.

Zúñiga fu fermata nel dicembre 2008 insieme a uomini sospettati di appartenere ad ambienti del narcotraffico messicano. La vicenda ebbe un’enorme risonanza mediatica anche per il contrasto tra la sua partecipazione a concorsi di bellezza e il contesto dell’arresto.

Ma l’esito giudiziario è fondamentale.

Nel febbraio 2009 fu comunicato che Zúñiga era stata liberata senza essere sottoposta a processo e che le indagini non avevano individuato elementi che dimostrassero una sua partecipazione alle operazioni criminali degli uomini con i quali si trovava [9].

Per questa ragione non è corretto presentarla come un esempio accertato di donna narcotrafficante.

Il caso è piuttosto utile per ricordare un principio fondamentale nella divulgazione sui fenomeni criminali: un arresto o un fermo non equivalgono a una condanna né dimostrano, da soli, l’appartenenza a un’organizzazione criminale.

Sandra Ávila Beltrán, “La Reina del Pacífico”

Ben diversa è la vicenda di Sandra Ávila Beltrán, diventata nota nei media come La Reina del Pacífico.

Ávila Beltrán fu arrestata in Messico nel 2007 ed estradata negli Stati Uniti nel 2012. Secondo la documentazione ufficiale del Dipartimento di Giustizia statunitense, era stata incriminata nell’ambito di una cospirazione finalizzata all’importazione e alla distribuzione di grandi quantità di cocaina negli Stati Uniti [10].

Il suo caso è diventato uno degli esempi più citati quando si discute della possibilità che una donna assuma una posizione rilevante nelle reti del narcotraffico latinoamericano.

Non bisogna, tuttavia, trasformare questi casi eccezionali in una rappresentazione statistica dell’intera criminalità femminile. Proprio perché figure come Ávila Beltrán attirano un’enorme attenzione mediatica, possono indurre a sovrastimare la frequenza delle donne ai vertici delle organizzazioni.

La Nacha: una donna nella storia del narcotraffico messicano

Il ruolo delle donne nel traffico di droga non è esclusivamente un fenomeno contemporaneo.

Uno degli esempi storicamente più interessanti è Ignacia Jasso González, conosciuta come “La Nacha”, attiva nell’area di Ciudad Juárez già negli anni Venti del Novecento.

La ricostruzione storica contenuta in Drug War Zone: Frontline Dispatches from the Streets of El Paso and Juárez la identifica come una delle prime grandi figure del traffico di droga nell’area di confine tra Messico e Stati Uniti. La rete alla quale apparteneva operò per decenni nel commercio di oppiacei e altre sostanze [12].

Fonti storiche più recenti confermano che la sua attività nel traffico illecito è documentata fin dagli anni Venti e che la sua rete si consolidò soprattutto durante gli anni Trenta [12].

È tuttavia più prudente definirla una delle prime importanti narcotrafficanti di Ciudad Juárez, anziché affermare che abbia “fondato nel 1920 il primo cartello” della città. Il concetto moderno di cartello non corrisponde perfettamente alle strutture criminali esistenti in quel periodo.

Il fascino mediatico delle “regine del narcotraffico”

Il contributo di Innocenti pone anche l’accento sulla presenza, in diverse vicende messicane, di donne provenienti da concorsi di bellezza [1].

Il fenomeno è reale dal punto di vista mediatico, ma richiede una particolare cautela nell’interpretazione.

Non esistono evidenze scientifiche sufficienti per concludere che la bellezza fisica rappresenti di per sé un fattore che favorisca l’ascesa all’interno delle organizzazioni del narcotraffico. L’associazione tra “regina di bellezza” e “regina della droga” possiede però un enorme potenziale narrativo e tende inevitabilmente ad attirare l’attenzione della stampa.

Questo può produrre un bias di selezione mediatica: i casi più appariscenti vengono raccontati molto più frequentemente di quelli di donne che svolgono attività logistiche, amministrative, finanziarie o di intermediazione senza una forte esposizione pubblica.

Gli stessi autori dello studio sulle queenpins riconoscono i limiti metodologici derivanti dall’impiego di fonti giornalistiche e giudiziarie e dalla maggiore visibilità dei casi eccezionali [5].

Il punto rilevante, quindi, non è l’immagine della “bella narcotrafficante”, ma la capacità di comprendere quali funzioni una determinata persona svolga effettivamente all’interno della rete criminale.

Il narcotraffico contemporaneo è sempre più una rete

Lo studio del ruolo femminile assume un significato ancora maggiore se considerato alla luce delle trasformazioni del narcotraffico internazionale.

Le organizzazioni criminali contemporanee non funzionano necessariamente come piramidi rigide comandate da un unico boss. Sono sempre più spesso costituite da reti flessibili, capaci di collaborare temporaneamente, utilizzare intermediari, società di copertura, broker, infrastrutture commerciali e sistemi finanziari internazionali.

EUDA ed Europol ricordano che le droghe rappresentano una delle principali attività generatrici di profitto della criminalità organizzata e stimano che contribuiscano a circa un quinto dei proventi criminali a livello globale [13].

Le organizzazioni sfruttano inoltre le infrastrutture del commercio internazionale. Nell’Unione europea, quasi il 70% dei sequestri effettuati dalle autorità doganali avviene nei porti, dove i gruppi criminali cercano di infiltrare le catene logistiche e, in alcuni casi, di corrompere o intimidire personale strategico [13].

Sul sito paoloberretta.com questo aspetto è approfondito nell’articolo La criminalità del narcotraffico infiltrata nei porti europei ed africani [PB3], nel quale Piero Innocenti analizza la crescente vulnerabilità delle infrastrutture portuali rispetto ai traffici di cocaina.

In organizzazioni di questo tipo, ciò che determina il potere non è necessariamente la posizione formale occupata in una gerarchia, ma la capacità di controllare informazioni, persone, denaro, collegamenti internazionali e nodi logistici. È proprio in questa prospettiva che l’analisi delle donne nelle reti criminali diventa particolarmente interessante.

Una presenza minoritaria che non deve essere considerata irrilevante

Anche i dati internazionali confermano che il narcotraffico rimane un fenomeno prevalentemente maschile.

Secondo il World Drug Report 2026 dell’UNODC, nel 2024 circa nove persone su dieci entrate formalmente in contatto con i sistemi di giustizia penale per reati criminalizzati relativi alle droghe erano uomini [4].

La constatazione è importante perché impedisce di parlare genericamente di una “femminilizzazione del narcotraffico” come se uomini e donne avessero ormai lo stesso peso numerico.

Ma essere una minoranza non equivale a essere irrilevanti.

Una donna che controlla un nodo finanziario, un canale di comunicazione, un collegamento familiare strategico, una rete di trasporto o una parte dell’organizzazione può assumere un peso molto superiore alla semplice percentuale numerica della presenza femminile.

È la differenza fondamentale tra prevalenza e centralità organizzativa.

Donne nel narcotraffico: cosa possiamo realmente concludere

L’intuizione centrale proposta dal Dott. Piero Innocenti è dunque confermata nella sua impostazione generale: il ruolo delle donne nelle organizzazioni dedite al narcotraffico non può più essere ridotto esclusivamente alle figure della vittima, della compagna del boss, della corriere o della custode della droga [1].

Le evidenze disponibili richiedono però alcune precisazioni.

In Italia la presenza femminile rimane quantitativamente limitata: nel 2024 le donne hanno rappresentato il 7,36% delle persone deferite all’Autorità giudiziaria per reati di droga, e il loro numero è diminuito del 3,28% rispetto all’anno precedente [2]. Per la cocaina la quota sale all’8,30%, ma resta comunque largamente minoritaria [2].

A livello mondiale la componente maschile continua a rappresentare circa nove decimi delle persone entrate in contatto con i sistemi di giustizia penale per reati di droga [4].

Parallelamente, tuttavia, la ricerca criminologica dimostra che esistono donne capaci di assumere funzioni centrali o di leadership nelle reti del narcotraffico, in particolare in alcuni contesti latinoamericani e nelle organizzazioni mafiose italiane [5-7].

La conclusione scientificamente più prudente non è quindi che le donne stiano sostituendo gli uomini nel narcotraffico, né che sia in atto una generalizzata emancipazione criminale.

Il fenomeno più interessante è un altro: la crescente evidenza dell’eterogeneità dei ruoli femminili all’interno di organizzazioni criminali sempre più reticolari e transnazionali.

Comprendere questa trasformazione richiede di andare oltre gli stereotipi, distinguendo tra subordinazione e autonomia, legami familiari e potere effettivo, esposizione mediatica e centralità organizzativa.

Ed è proprio in questo passaggio — dall’immagine della donna come presenza periferica all’analisi della sua reale posizione nella rete criminale — che il contributo di Piero Innocenti offre uno spunto particolarmente utile per approfondire l’evoluzione contemporanea del narcotraffico.


Bibliografia e fonti

Fonte primaria editoriale

[1] Innocenti P. Aumenta il ruolo delle donne nelle organizzazioni del narcotraffico. 9Colonne; 2026. Contributo utilizzato come fonte primaria editoriale e punto di partenza dell’analisi.

Leggi l’articolo originale di Piero Innocenti su 9Colonne

Fonti scientifiche e istituzionali

[2] Direzione Centrale per i Servizi Antidroga – DCSA. Relazione Annuale 2025. Dati 2024. Roma: Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Ministero dell’Interno; 2025.

Relazione Annuale DCSA 2025 – PDF ufficiale

Archivio ufficiale delle Relazioni Annuali DCSA

[3] Direzione Centrale per i Servizi Antidroga – DCSA. Relazione Annuale 2014. Roma: Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Ministero dell’Interno; 2015. Serie storica delle persone segnalate all’Autorità giudiziaria, con picco di 3.377 donne nel 2010.

Archivio ufficiale delle Relazioni Annuali DCSA

[4] United Nations Office on Drugs and Crime – UNODC. World Drug Report 2026. The criminal justice process by sex. Vienna: United Nations; 2026.

World Drug Report 2026 – UNODC Data Portal

[5] Gillespie LJ, Jones S, Kelly C, Lynes A. Queenpins: an exploratory study of female participation in high-level drug distribution networks. Trends Organ Crim. 2024. doi:10.1007/s12117-024-09546-0.

Articolo scientifico – Springer Nature

DOI 10.1007/s12117-024-09546-0

[6] Allum F, Marchi I. Analyzing the Role of Women in Italian Mafias: the Case of the Neapolitan Camorra. Qual Sociol. 2018;41:361-380. doi:10.1007/s11133-018-9389-8.

Articolo scientifico – Springer Nature

DOI 10.1007/s11133-018-9389-8

[7] Guerreiro A, Sousa P, Gomes S. Mujeres en grupos organizados de tráfico de drogas: un enfoque de red social. Rev Esp Investig Criminol. 2023;20(2):e679. doi:10.46381/reic.v20i2.679.

Articolo scientifico – Revista Española de Investigación Criminológica

DOI 10.46381/reic.v20i2.679

[8] U.S. Department of Justice. Wife of “El Chapo” Sentenced to Prison for Drug Trafficking and Money Laundering. Office of Public Affairs; 30 novembre 2021.

U.S. Department of Justice – Emma Coronel Aispuro

[9] Agencia Reforma. Laura Zúñiga queda “libre de toda culpa”. El Siglo de Torreón; 4 febbraio 2009.

Documentazione sull’esito del caso Laura Zúñiga

[10] U.S. Department of Justice, U.S. Attorney’s Office – Southern District of Florida. Alleged International Narcotics Trafficker Extradited from Mexico on Cocaine Conspiracy Charges. 10 agosto 2012.

U.S. Department of Justice – Sandra Ávila Beltrán

[11] Pérez Vega I, del Castillo A. Testigo clave sobre narcomilitares, asesinada. La Jornada. 30 luglio 1997. Fonte utilizzata per verificare la vicenda di Irma Lizette Ibarra Naveja; le informazioni disponibili non consentono di confermare in modo sufficientemente solido la sua classificazione come narcotrafficante.

Archivio La Jornada – Irma Lizette Ibarra Naveja

[12] Campbell H. Drug War Zone: Frontline Dispatches from the Streets of El Paso and Juárez. Austin: University of Texas Press; 2009. Sezione dedicata a Ignacia Jasso González, “La Nacha”.

Drug War Zone – JSTOR

[13] European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction – EMCDDA, Europol. EU Drug Markets: In-depth analysis. Luxembourg: Publications Office of the European Union; 2024.

EU Drug Markets: In-depth analysis – EUDA


Approfondimenti interni

[PB1] Droga e criminalità organizzata nel 2024. Paolo Berretta / paoloberretta.com.

Droga e criminalità organizzata nel 2024

[PB2] Innocenti P. I narcos colombiani sul mercato mondiale della cocaina. Contributo pubblicato su paoloberretta.com.

I narcos colombiani sul mercato mondiale della cocaina

[PB3] Innocenti P. La criminalità del narcotraffico infiltrata nei porti europei ed africani. Contributo pubblicato su paoloberretta.com.

La criminalità del narcotraffico infiltrata nei porti europei ed africani

[PB4] Innocenti P. Mafie sempre più ricche: è boom di cocaina. Contributo pubblicato su paoloberretta.com.

Mafie sempre più ricche: è boom di cocaina

[PB5] Innocenti P. Politiche internazionali e lotta al narcotraffico. Contributo pubblicato su paoloberretta.com.

Politiche internazionali e lotta al narcotraffico