Quando un lavoro scientifico viene citato a distanza di alcuni anni, il dato interessante non è semplicemente che la citazione esista. La domanda più utile è un’altra: perché quel lavoro è stato richiamato e quale parte della conoscenza prodotta viene utilizzata nel nuovo contesto?

È una distinzione importante, soprattutto quando si parla di tossicologia analitica, dove un articolo può diventare rilevante non perché abbia risolto definitivamente un problema, ma perché ha fornito un metodo, un dato sperimentale o una soluzione tecnica successivamente utilizzabile all’interno di un quadro più ampio.

È ciò che avviene con il lavoro pubblicato nel Journal of Pharmaceutical and Biomedical Analysis sullo sviluppo di un metodo HPLC-MS/MS enantioselettivo per la determinazione dell’MDMA e dei suoi principali metaboliti di fase I nei fluidi biologici umani [2].

Nell’agosto 2026 questo articolo viene citato nella review Detection of drugs of abuse: evolving analytical strategies and emerging challenges, pubblicata su Frontiers in Chemistry da Eliw e collaboratori [1].

Il collegamento tra i due lavori è particolarmente interessante perché riguarda un problema centrale della tossicologia moderna: quanto deve essere selettiva un’analisi per consentire non soltanto di rilevare una sostanza, ma anche di interpretare correttamente ciò che è stato rilevato?

Il nuovo studio: dalla rapidità dello screening alla certezza della conferma

La review del 2026 prende in esame un panorama analitico molto più ampio rispetto al singolo problema dell’MDMA. Gli autori discutono metodologie cromatografiche e spettrometriche consolidate, sistemi elettrochimici e ottici, biosensori e tecnologie portatili destinate all’impiego sul campo [1].

Il filo conduttore del lavoro è la necessità di conciliare due esigenze che non sempre coincidono: ottenere rapidamente un’indicazione sulla possibile presenza di una sostanza e arrivare, quando necessario, a un’identificazione sufficientemente selettiva e robusta.

Un test rapido può essere prezioso in un controllo su strada, in pronto soccorso o durante l’esame preliminare di un materiale sequestrato. Ma uno screening presuntivo e una conferma analitica rispondono a domande diverse.

È proprio su questa distinzione che la review costruisce quello che definisce un approccio analitico “two-tier”, articolato su un primo livello di screening e un secondo livello di conferma mediante tecnologie di laboratorio ad alta selettività [1].

Lo stesso principio è oggi formalizzato anche nelle indicazioni italiane. Il Rapporto ISTISAN 26/8, pubblicato nel 2026, distingue espressamente i test di screening dalle analisi di conferma basate su tecniche cromatografiche accoppiate alla spettrometria di massa e richiama la necessità di validazione, controllo di qualità e corretta interpretazione del risultato [7].

Sul tema è disponibile anche l’approfondimento Linee di indirizzo per la determinazione delle sostanze d’abuso e nuove sostanze psicoattive nelle matrici biologiche.

Dove viene citato realmente il lavoro sull’MDMA

Una verifica diretta del testo della review permette di precisare meglio il significato della citazione.

Lo Faro et al. 2024 compare anzitutto nel paragrafo dedicato alle tecniche cromatografiche accoppiate alla spettrometria di massa, dove LC-MS/MS e GC-MS vengono indicate dagli autori della review come metodologie centrali per l’analisi di conferma grazie alla loro sensibilità e selettività [1].

Il lavoro viene richiamato una seconda volta quando la review affronta i casi nei quali una identificazione preliminare può non essere sufficiente, per esempio in presenza di sostanze strettamente correlate dal punto di vista strutturale o di analiti presenti a basse concentrazioni [1].

Infine, la citazione torna nel passaggio specificamente dedicato a MDMA e metanfetamina. Gli autori riconoscono l’utilità di tecnologie elettrochimiche, colorimetriche e spettroscopiche per uno screening rapido, ma collocano LC-MS/MS e GC-MS sul livello della conferma forense e dell’interpretazione tossicologica [1].

Sono tre richiami distinti. Questo permette di parlare di una citazione metodologicamente significativa, senza però attribuirle un significato più ampio di quello realmente documentato.

Che cosa aveva cercato di risolvere il lavoro del 2024

Per comprendere il ponte scientifico occorre tornare alla domanda originaria.

L’MDMA presenta un centro chirale e viene comunemente assunta come miscela racemica dei due enantiomeri. Le due forme hanno la stessa formula molecolare e condividono gran parte delle proprietà chimico-fisiche, ma la loro disposizione tridimensionale è speculare.

In un sistema biologico questa differenza può essere rilevante perché enzimi, trasportatori e recettori sono strutture tridimensionali e possono interagire in maniera differente con i due enantiomeri.

La letteratura precedente aveva già mostrato che la farmacocinetica e il metabolismo dell’MDMA sono stereoselettivi. Studi controllati nell’uomo avevano evidenziato differenze nella cinetica di MDMA e metaboliti e il ruolo del metabolismo CYP2D6-dipendente [3,4].

La domanda del lavoro di Lo Faro e collaboratori non era quindi semplicemente: “quanta MDMA è presente nel campione?”.

Era più specifica: è possibile separare direttamente e quantificare mediante HPLC-MS/MS gli enantiomeri dell’MDMA e dei suoi principali metaboliti di fase I in diverse matrici biologiche umane?

Secondo gli autori, al momento dello studio non era stato descritto un metodo diretto HPLC-MS/MS capace di affrontare congiuntamente questo problema per MDMA, HMA, HMMA e MDA nei fluidi biologici considerati [2].

È questa la vera innovazione metodologica da mettere al centro dell’articolo.

Due colonne chirali e una soluzione complementare

Lo sviluppo analitico richiese la valutazione di differenti fasi stazionarie chirali polisaccaridiche.

Le condizioni selezionate portarono all’utilizzo di due colonne con comportamento complementare.

La Lux AMP consentiva la separazione alla linea di base degli enantiomeri di MDMA, HMA e HMMA, ma non separava gli enantiomeri dell’MDA nelle condizioni utilizzate.

La Lux i-Amylose-3, invece, permetteva di separare MDMA, HMMA e MDA, mentre non risolveva gli enantiomeri dell’HMA [2].

Non si trattava quindi di una singola corsa cromatografica capace di risolvere contemporaneamente tutte e quattro le coppie di enantiomeri. Le due colonne venivano utilizzate alternativamente, sfruttandone la complementarità.

La fase mobile selezionata era costituita da acetonitrile con il 25% di tampone bicarbonato d’ammonio 5 mM a pH 11. I tempi di analisi erano contenuti: inferiori a quattro minuti con Lux AMP e inferiori a sei minuti con Lux i-Amylose-3 [2].

Questo aspetto è tutt’altro che secondario. In tossicologia applicata un metodo non deve soltanto offrire una buona discriminazione analitica: deve poter essere integrato in un flusso di laboratorio realistico.

Validare il metodo prima di interpretare il campione

Dopo lo sviluppo cromatografico, i metodi furono sottoposti a validazione secondo riferimenti internazionali utilizzati in tossicologia forense [2].

Gli autori valutarono, tra gli altri parametri, intervalli di calibrazione, sensibilità, accuratezza, precisione, recupero, effetto matrice e stabilità.

I limiti di rilevazione riportati erano compresi tra 0,1 e 1 ng/mL per plasma, fluido orale e urine e tra 0,003 e 0,025 ng/mL per i campioni di sudore. I limiti di quantificazione erano compresi rispettivamente tra 0,5 e 5 ng/mL e tra 0,005 e 0,05 ng/mL [2].

Per l’MDMA, il recupero analitico riportato nei diversi livelli di controllo era compreso tra il 95% e il 117%, mentre l’effetto matrice si collocava tra −6,8% e +7% [2].

Sono numeri utili, ma il punto concettuale è ancora più importante: un cromatogramma apparentemente ben separato non basta per definire affidabile un metodo quantitativo. È la validazione a stabilire se quella separazione può essere utilizzata in modo riproducibile nelle matrici reali.

Su questo versante esiste una continuità diretta con le successive Procedure operative standard per la determinazione di sostanze d’abuso in matrici biologiche, pubblicate nel 2025 e dedicate alla standardizzazione del percorso analitico in tossicologia clinica e forense [6].

L’applicazione ai campioni umani

Il metodo fu poi applicato a campioni provenienti da uno studio randomizzato, crossover, controllato con placebo e in doppio cieco condotto su tre volontari maschi, di età compresa tra 22 e 24 anni [2].

Ai partecipanti venne somministrata, nelle condizioni considerate nell’articolo, una dose di 100 mg di MDMA racemica. I campioni furono raccolti fino a 24 ore dalla somministrazione [2].

Il numero molto ridotto dei partecipanti impone prudenza. Non è uno studio dal quale ricavare stime rappresentative della variabilità farmacocinetica nella popolazione. L’obiettivo principale era piuttosto mostrare l’applicabilità del metodo e verificare se la separazione chirale permettesse di osservare nei campioni biologici il comportamento stereoselettivo già descritto in letteratura.

I risultati furono coerenti con questa ipotesi.

L’enantiomero S-(+) dell’MDMA risultava metabolizzato più rapidamente e in misura maggiore, con conseguente prevalenza relativa dell’R-(-)-MDMA nei campioni analizzati [2].

La distribuzione dei metaboliti variava inoltre tra le matrici. Plasma, fluido orale, urine e sudore non fornivano la stessa informazione. Le urine offrivano il quadro metabolico più ampio; nel sudore furono rilevati soprattutto MDMA immodificata e MDA, mentre HMA risultava presente solo in tracce in plasma e fluido orale [2].

Questi risultati non dimostrano che ogni analisi dell’MDMA debba essere enantioselettiva. Dimostrano qualcosa di più circoscritto: quando la domanda riguarda il metabolismo, la farmacocinetica o la distribuzione stereochimica, una determinazione achirale può perdere una parte dell’informazione biologica.

Enantiomeri e isomeri posizionali: una distinzione da non perdere

Qui è necessario introdurre una precisazione che nella lettura superficiale della review 2026 potrebbe sfuggire.

Eliw e collaboratori discutono anche la difficoltà di distinguere isomeri posizionali e altri composti strutturalmente molto simili, soprattutto nel campo delle nuove sostanze psicoattive [1].

Lo studio di Lo Faro et al., però, non è uno studio sugli isomeri posizionali. È uno studio sugli enantiomeri.

Entrambi i problemi richiedono elevata capacità discriminante, ma non sono la stessa cosa.

Per questo la formulazione scientificamente più corretta è dire che il lavoro sull’MDMA fornisce alla review un esempio concreto della capacità delle separazioni cromatografiche selettive accoppiate alla spettrometria di massa di risolvere problemi che un’analisi meno discriminante potrebbe non cogliere.

Andare oltre questa formulazione significherebbe attribuire al lavoro originale una portata che non aveva.

Il metodo non è rimasto fermo

Un altro elemento utile per comprendere come procede realmente la ricerca è ciò che avvenne pochi mesi dopo.

Nel 2024 Sprega e collaboratori pubblicarono un’ulteriore ottimizzazione del metodo. Modificando le condizioni cromatografiche, riuscirono a ottenere la separazione alla linea di base delle quattro coppie di enantiomeri — MDMA, HMA, HMMA e MDA — utilizzando una sola colonna Lux AMP e completando la separazione entro sei minuti [5].

Il dato è importante proprio perché impedisce una lettura statica del lavoro precedente.

Il metodo del 2024 citato da Frontiers non rappresenta un punto di arrivo immutabile. È una tappa metodologica che è stata successivamente raffinata.

Questo è un esempio concreto di trasferimento di conoscenza: un metodo viene sviluppato, validato, applicato, ne emergono punti di forza e limiti tecnici, quindi viene ulteriormente ottimizzato.

Dal singolo metodo alla qualità dell’intero processo tossicologico

Il collegamento più interessante con il 2026 emerge forse proprio qui.

Nella tossicologia contemporanea la qualità non dipende soltanto dallo strumento utilizzato. Inizia dalla scelta della matrice, passa attraverso raccolta e conservazione del campione, preparazione, validazione del metodo e controllo di qualità e arriva infine all’interpretazione e alla comunicazione del risultato.

Le SOP pubblicate nel 2025 e il Rapporto ISTISAN 26/8 del 2026 collocano le tecnologie cromatografiche e spettrometriche all’interno di questa catena più ampia [6,7].

È quindi possibile leggere la citazione del lavoro sull’MDMA non soltanto come riconoscimento di una specifica tecnica, ma come parte di un percorso più generale verso una tossicologia nella quale screening, conferma, validazione e interpretazione hanno funzioni distinte e complementari.

Lo stesso problema diventa ancora più evidente quando l’analisi riguarda le nuove sostanze psicoattive, per le quali l’evoluzione delle molecole può essere molto più rapida dell’aggiornamento dei test tradizionali e delle librerie analitiche. Questo tema è approfondito anche nell’articolo NPS: dal sistema di allerta alle norme europee e nel quadro delle attività del sistema nazionale di allerta.

Il contributo al lavoro del 2024

Nel paper originario la dichiarazione CRediT attribuisce a Paolo Berretta contributi nelle aree Conceptualization, Methodology e Supervision [2].

È un’informazione utile perché precisa la natura della partecipazione scientifica senza necessità di interpretazioni ulteriori.

Anche in questo caso è preferibile lasciare che siano i dati bibliografici e la dichiarazione degli autori a descrivere il contributo, evitando formule celebrative.

Limiti e cautele interpretative

La prima cautela riguarda, come già osservato, il campione umano estremamente piccolo. Tre volontari sono sufficienti per mostrare l’applicabilità del metodo in campioni reali, ma non per generalizzare la farmacocinetica osservata alla popolazione.

La seconda riguarda il rapporto tra sofisticazione analitica e necessità pratica. La possibilità di distinguere gli enantiomeri aggiunge informazione, ma questa informazione non è indispensabile in ogni quesito tossicologico.

In molti contesti la domanda è semplicemente se una determinata sostanza o un suo metabolita siano presenti e in quale concentrazione. In altri, soprattutto nella ricerca farmacocinetica e metabolica, conoscere la distribuzione degli enantiomeri può invece modificare sensibilmente l’interpretazione.

Infine, anche la review del 2026 va letta con la giusta cautela metodologica. PubMed la classifica come Review, non come “systematic review”, anche se gli autori dichiarano di aver fornito nel materiale supplementare strategia di ricerca, criteri di inclusione ed esclusione e un framework di valutazione della qualità [1].

Questa distinzione evita di attribuire al lavoro un disegno metodologico diverso da quello con cui è indicizzato.

Conclusioni

La citazione del metodo HPLC-MS/MS enantioselettivo per MDMA nella review pubblicata da Frontiers in Chemistry nel 2026 rappresenta un ponte scientifico prevalentemente metodologico e analitico.

Il lavoro di Lo Faro e collaboratori aveva affrontato una domanda molto specifica: separare e quantificare direttamente gli enantiomeri dell’MDMA e dei principali metaboliti di fase I in diverse matrici biologiche, verificando poi il metodo su campioni umani [2].

La review del 2026 utilizza quel lavoro in un contesto più ampio: quello della progressiva integrazione tra strumenti rapidi di screening e metodologie di conferma ad alta selettività [1].

Il significato reale della citazione sta quindi nel passaggio dal particolare al generale.

Un metodo sviluppato per osservare con maggiore risoluzione un fenomeno stereochimico specifico diventa uno dei riferimenti utilizzati, pochi anni dopo, per discutere un problema molto più vasto: come ottenere risultati analitici sufficientemente affidabili quando le sostanze da identificare, i metaboliti, le matrici biologiche e i nuovi composti presenti sul mercato rendono sempre più complessa l’interpretazione tossicologica.

È in questo trasferimento di conoscenza — e non in una generica attribuzione di primato — che la citazione acquista il suo significato scientifico.

Bibliografia

Fonti scientifiche e istituzionali

[1] Eliw N, Alhefeiti MA, Shamroukh AA, Shah I. Detection of drugs of abuse: evolving analytical strategies and emerging challenges. Front Chem. 2026;14:1739599. DOI: 10.3389/fchem.2026.1739599. PMID: 42609521.
Full text Frontiers · PubMed

[2] Lo Faro AF, Sprega G, Beradinelli D, Tini A, Poyatos L, Papaseit E, Berretta P, et al. Development of enantioselective high-performance liquid chromatography-tandem mass spectrometry method for the quantitative determination of 3,4-methylenedioxy-methamphetamine (MDMA) and its phase-1 metabolites in human biological fluids. J Pharm Biomed Anal. 2024;238:115768. DOI: 10.1016/j.jpba.2023.115768. PMID: 37979525.
PubMed · ScienceDirect

[3] Steuer AE, Schmidhauser C, Schmid Y, Rickli A, Liechti ME, Kraemer T. Chiral plasma pharmacokinetics of 3,4-methylenedioxymethamphetamine and its phase I and II metabolites following controlled administration to humans. Drug Metab Dispos. 2015;43(12):1864-1871. DOI: 10.1124/dmd.115.066340. PMID: 26395866.
PubMed

[4] Steuer AE, Schmidhauser C, Tingelhoff EH, Schmid Y, Rickli A, Kraemer T, Liechti ME. Impact of Cytochrome P450 2D6 Function on the Chiral Blood Plasma Pharmacokinetics of MDMA and Its Phase I and II Metabolites in Humans. PLoS One. 2016;11(3). DOI: 10.1371/journal.pone.0150955. PMID: 26967321.
PubMed

[5] Sprega G, Kobidze G, Lo Faro AF, Pichini S, Farkas T, Tini A, et al. Optimization of enantioselective high-performance liquid chromatography-tandem mass spectrometry method for the quantitative determination of MDMA and its phase-1 metabolites in human biological fluids. J Pharm Biomed Anal. 2024;243:116076. DOI: 10.1016/j.jpba.2024.116076. PMID: 38430614.
PubMed

[6] Bucchioni P, Aquilina V, Berretta P, Busardò FP, Francheschini P, Minutillo A, et al. Standard operating procedures for the determination of abuse substances in biological matrices. Biochim Clin. 2025;49(2):191-206. DOI: 10.23736/S0393-0564.25.00036-6.
Fonte editoriale SIBioC/Minerva Medica

[7] Marchei E, Rotolo MC, Berretta P, Fraioli C, Pichini S, Pellegrini M. Linee di indirizzo per la determinazione delle sostanze d’abuso e nuove sostanze psicoattive nelle matrici biologiche. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2026. Rapporti ISTISAN 26/8.
Istituto Superiore di Sanità

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

[PB1] Paolo Berretta. Development of enantioselective high-performance liquid chromatography-tandem mass spectrometry method for the quantitative determination of MDMA and its phase-1 metabolites in human biological fluids.
Approfondimento sul lavoro originale

[PB2] Paolo Berretta. Procedure operative standard per la determinazione di sostanze d’abuso in matrici biologiche.
Approfondimento sulle SOP di laboratorio

[PB3] Paolo Berretta. Linee di indirizzo per la determinazione delle sostanze d’abuso e nuove sostanze psicoattive nelle matrici biologiche.
Approfondimento sul Rapporto ISTISAN 26/8

[PB4] Paolo Berretta. NPS: dal sistema di allerta alle norme europee.
Approfondimento su identificazione analitica e sistema di allerta