Fumo passivo: 2,71 miliardi di esposti e 1,66 milioni di morti nel 2023

Il fumo passivo continua a rappresentare uno dei più importanti fattori di rischio ambientale prevenibili a livello mondiale. Una nuova analisi del Global Burden of Disease Study 2023, pubblicata il 7 settembre 2026 su The Lancet Public Health, stima che nel 2023 2,71 miliardi di persone siano state esposte al fumo di seconda mano e che a questa esposizione siano attribuibili circa 1,66 milioni di decessi e 44,8 milioni di DALY [1].

Il dato assume particolare rilevanza per donne e bambini. Tra gli esposti si stimano infatti 1,49 miliardi di persone di sesso femminile e 767 milioni di bambini fino a 14 anni. Ma l’interpretazione richiede attenzione: lo studio non dimostra una maggiore tossicità biologica del fumo passivo nelle donne. Evidenzia soprattutto una distribuzione diseguale dell’esposizione, fortemente condizionata dalla geografia, dalla prevalenza del fumo maschile e dagli ambienti domestici [1].

Cosa mostra il Global Burden of Disease 2023

Il lavoro è la prima pubblicazione GBD specificamente dedicata alla valutazione sistematica della prevalenza del fumo passivo e del relativo carico di malattia su scala mondiale. Sono stati analizzati 204 Paesi e territori dal 1990 al 2023, con stime stratificate per età e sesso [1].

Nel 2023 sono risultati esposti al fumo passivo:

2,71 miliardi di persone, con intervallo di incertezza al 95% pari a 2,44–3,02 miliardi;

1,49 miliardi di donne;

1,22 miliardi di uomini;

767 milioni di bambini tra 0 e 14 anni [1].

La prevalenza globale standardizzata per età è stata stimata al 33,9%, ma con una significativa differenza tra i sessi: 37,3% nelle donne e 30,6% negli uomini [1].

Questa distinzione è importante perché impedisce di generalizzare il dato secondo cui le donne sarebbero «1,8 volte più esposte». A livello globale la differenza relativa è circa del 22%; rapporti prossimi a 1,8 emergono invece in particolari contesti. A Timor-Leste, per esempio, la prevalenza stimata raggiungeva il 68,0% nelle donne rispetto al 37,9% negli uomini [1].

1,66 milioni di morti attribuibili al fumo passivo

Il dato più rilevante riguarda il carico sanitario.

Nel 2023 il GBD stima 1,66 milioni di decessi attribuibili al fumo passivo, equivalenti al 2,76% della mortalità globale per tutte le cause [1].

La distribuzione per sesso mostra:

868.000 decessi tra le donne, con intervallo di incertezza 689.000–1,08 milioni;

791.000 decessi tra gli uomini, con intervallo 633.000–991.000;

circa 59.000 decessi tra bambini e adolescenti [1].

Il numero assoluto di morti è quindi maggiore nelle donne. Tuttavia, questo dato non deve essere confuso con una maggiore mortalità individuale a parità di popolazione: dopo standardizzazione per età, il tasso stimato è 17,8 decessi per 100.000 nelle donne e 20,0 per 100.000 negli uomini [1].

La conclusione scientificamente corretta è dunque che le donne costituiscono la maggioranza degli esposti e registrano un numero assoluto di decessi attribuibili superiore, non che il fumo passivo sia necessariamente biologicamente più pericoloso per il sesso femminile.

Il carico di malattia: 44,8 milioni di DALY

Per valutare l’impatto sanitario non basta considerare i decessi. Il GBD utilizza anche i DALY – Disability-Adjusted Life Years, una misura che combina gli anni di vita persi per mortalità prematura con gli anni vissuti con disabilità.

Nel 2023 il fumo passivo è stato associato a circa:

39,1 milioni di anni di vita persi per mortalità prematura (YLL);

5,73 milioni di anni vissuti con disabilità (YLD);

44,8 milioni di DALY complessivi [1].

I DALY sono risultati quasi equamente distribuiti tra i sessi: 22,8 milioni nelle donne e 22,1 milioni negli uomini [1]. Gli stessi autori sottolineano che questa quasi parità, nonostante la maggiore prevalenza dell’esposizione femminile, deriva dalle differenze tra uomini e donne nel carico di base delle malattie associate al fumo passivo [1].

Cardiopatia ischemica e infezioni respiratorie guidano il carico sanitario

La cardiopatia ischemica rappresenta la principale causa di DALY attribuibili al fumo passivo a livello mondiale, con circa 12 milioni di DALY nel 2023 [1]. Seguono le infezioni delle basse vie respiratorie, la broncopneumopatia cronica ostruttiva e l’ictus [1].

Il quadro cambia nei bambini. In questa fascia di età sono soprattutto le infezioni delle basse vie respiratorie a generare il maggiore carico di malattia, seguite da asma e otite media [1].

Le conoscenze epidemiologiche più ampie sono coerenti con questi risultati. Una grande umbrella review pubblicata nel 2026 su Nature Human Behaviour, comprendente 111 revisioni sistematiche con meta-analisi e circa 253 milioni di partecipanti, ha riscontrato evidenze fortemente suggestive dell’associazione tra esposizione al fumo passivo e tumore polmonare, con RR 1,24, e malattie cardiovascolari, con OR 1,24, oltre a evidenze di relazione dose-risposta [2].

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ribadisce inoltre che non esiste un livello sicuro di esposizione al fumo passivo e indica attualmente oltre 1,6 milioni di morti premature ogni anno tra i non fumatori esposti [3].

Perché il dato sulle donne merita particolare attenzione

Il dato femminile è uno degli elementi più interessanti dell’analisi GBD, ma va interpretato correttamente.

Le donne costituiscono circa il 55% dei 2,71 miliardi di persone esposte. In alcune aree del mondo, soprattutto dove il fumo attivo rimane fortemente concentrato nella popolazione maschile, le donne possono essere non fumatrici e al tempo stesso risultare cronicamente esposte al fumo prodotto da altri membri della famiglia [1].

Gli autori osservano che questa disparità può riflettere sia l’elevata prevalenza del fumo maschile domestico sia, in alcuni contesti socioeconomici e culturali, la minore possibilità per le donne di imporre regole smoke-free all’interno dell’abitazione [1].

Un confronto particolarmente significativo riguarda alcune specifiche patologie. Nelle donne, i DALY attribuibili al fumo passivo per le infezioni delle basse vie respiratorie risultano quasi cinque volte quelli attribuiti al fumo attivo. Per cardiopatia ischemica e ictus combinati, circa 9 milioni di DALY femminili attribuibili al fumo passivo corrispondono a circa 1,4 volte il carico attribuibile al fumo attivo nelle donne [1].

Gli autori precisano esplicitamente che questi confronti riflettono soprattutto la distribuzione dell’esposizione nella popolazione e non una maggiore tossicità intrinseca del fumo passivo [1].

Bambini: 767 milioni di esposti

Il secondo gruppo su cui il lavoro richiama fortemente l’attenzione è quello pediatrico.

Nel 2023 circa 767 milioni di bambini tra 0 e 14 anni risultavano esposti. Nel complesso, bambini e adolescenti sostenevano circa 5,55 milioni di DALY attribuibili al fumo passivo [1].

L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che nei bambini l’esposizione al fumo ambientale è associata a infezioni respiratorie, induzione o peggioramento dell’asma e otite media [4]. L’ISS sottolinea inoltre che il solo modo di garantire una protezione completa negli ambienti chiusi è eliminare il fumo dall’ambiente, poiché ventilazione, apertura delle finestre o separazione fisica tra fumatori e non fumatori non azzerano l’esposizione [4].

Anche i più recenti dati italiani della Sorveglianza Bambini 0-2 anni mostrano che nel 2025 nel 34,4% dei nuclei familiari erano presenti persone che utilizzavano tabacco o altri prodotti, dato in diminuzione rispetto al 38% del 2022 ma ancora rilevante in termini di prevenzione [5].

Il miglioramento dal 1990 non è sufficiente

Un altro passaggio da precisare riguarda l’andamento temporale.

Tra il 1990 e il 2023 la prevalenza standardizzata per età dell’esposizione al fumo passivo è diminuita del 22,2% [1]. Non si tratta, quindi, di una riduzione del 22% della prevalenza del fumo attivo, come potrebbe sembrare dalla formulazione originaria [1].

La riduzione è stata particolarmente marcata tra i bambini: la prevalenza è passata dal 51,7% nel 1990 al 37,9% nel 2023 [1].

Tuttavia, l’aumento della popolazione mondiale ha controbilanciato una parte significativa dei progressi. Il numero assoluto stimato degli esposti è passato da circa 2,38 a 2,71 miliardi; l’aumento percentuale del 13,6% presenta però un ampio intervallo di incertezza, compatibile con una sostanziale stabilità globale [1].

In alcune regioni la situazione è peggiorata nettamente: rispetto al 1990 il numero degli esposti è quasi raddoppiato nell’Africa subsahariana ed è aumentato di oltre il 70% in Nord Africa e Medio Oriente [1].

Il problema degli ambienti domestici

Le politiche smoke-free hanno prodotto importanti risultati negli ambienti pubblici e professionali, ma l’abitazione resta uno dei contesti più difficili da regolamentare.

Lo stesso studio GBD richiama il fatto che circa il 70% della popolazione mondiale non dispone ancora della protezione offerta da normative smoke-free complete [1]. Il dato è coerente con l’aggiornamento WHO: 79 Paesi dispongono oggi di normative smoke-free considerate complete, proteggendo poco più di un terzo della popolazione mondiale [3].

L’articolo 8 della WHO Framework Convention on Tobacco Control stabilisce la protezione dall’esposizione al fumo di tabacco come una componente fondamentale delle politiche di controllo del tabagismo [6].

In Italia la tutela negli ambienti pubblici e nei luoghi di lavoro è garantita dall’articolo 51 della legge 3/2003, entrata pienamente in vigore nel gennaio 2005 [7]. Dal 2016 il divieto è stato inoltre esteso agli autoveicoli, sia in sosta sia in movimento, quando sono presenti minori di 18 anni o donne in gravidanza [8].

Resta invece centrale la prevenzione volontaria negli ambienti domestici.

Un limite importante: i 2,71 miliardi sono una stima modellistica

La dimensione e l’autorevolezza del GBD non devono far dimenticare che i risultati sono stime epidemiologiche, non il conteggio diretto di 2,71 miliardi di individui.

Nel modello GBD l’esposizione è stata definita come esposizione corrente al fumo di tabacco combustibile nell’abitazione o sul luogo di lavoro. L’esposizione che avviene esclusivamente in bar, ristoranti, mezzi pubblici, spazi esterni o automobili non è compresa nella stima principale [1].

Le informazioni sull’esposizione professionale derivano prevalentemente da dati autoriferiti, mentre per quella domestica il modello combina composizione familiare e prevalenza del fumo quotidiano. Viene quindi assunto che un non fumatore convivente con almeno un fumatore quotidiano sia esposto [1].

Lo studio non misura inoltre direttamente durata, frequenza e intensità dell’esposizione; biomarcatori oggettivi come la cotinina non sono disponibili su scala mondiale. Gli autori riconoscono quindi la possibilità sia di sovrastima sia di sottostima in specifici contesti [1].

Un ulteriore limite riguarda la latenza: per tumore polmonare, cardiopatia ischemica, ictus e BPCO, gli effetti osservati nel 2023 possono riflettere esposizioni accumulate molti anni prima [1].

Questi elementi non invalidano il risultato, ma chiariscono il suo corretto significato epidemiologico.

Cosa significa per la prevenzione

Il dato centrale del nuovo GBD non è semplicemente che il fumo passivo «uccide». Questo è noto da decenni.

L’aspetto nuovo è la quantificazione aggiornata della sua dimensione globale, delle differenze territoriali e della distribuzione per sesso ed età.

Il fumo passivo risulta nel 2023 l’undicesimo fattore di rischio GBD di livello 3 per mortalità e il sedicesimo per DALY a livello globale [1].

In questo quadro, aiutare chi fuma a cessare non protegge soltanto il fumatore. Riduce anche un’esposizione involontaria che interessa miliardi di persone.

Il tema si collega direttamente all’evoluzione del tabagismo e del consumo di nicotina già discussa nel XXVIII Convegno Nazionale 2026 “Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale” [PB1], dove i dati italiani mostrano una diminuzione della sigaretta tradizionale ma una contemporanea trasformazione dei modelli di consumo. XXVIII Convegno Nazionale 2026 “Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale”

È altrettanto importante distinguere il fumo di tabacco combustibile dagli aerosol dei nuovi prodotti: il GBD appena pubblicato non comprende l’esposizione involontaria agli aerosol delle sigarette elettroniche o dei prodotti a tabacco riscaldato, né il cosiddetto fumo di terza mano [1]. Su questo punto è utile mantenere la distinzione tra combustione e prodotti non combusti già discussa nella verifica delle evidenze scientifiche sulle e-cigarette [PB2]. Verifica degli studi sulle E-Cig

Conclusioni

Il Global Burden of Disease 2023 restituisce una misura difficilmente ignorabile: 2,71 miliardi di persone esposte, 1,66 milioni di decessi e 44,8 milioni di anni di vita in buona salute perduti nel solo 2023 [1].

Donne e bambini emergono come popolazioni particolarmente importanti per la prevenzione. Le donne costituiscono oltre la metà degli esposti e registrano più decessi assoluti attribuibili al fumo passivo; i bambini sostengono invece una quota rilevante del carico respiratorio.

Questi risultati non dimostrano che il fumo passivo sia più tossico nelle donne rispetto agli uomini. Mostrano qualcosa di diverso e probabilmente più rilevante sul piano della sanità pubblica: l’esposizione non è distribuita uniformemente e una parte considerevole del danno da tabacco ricade su persone che non fumano.

La strategia più efficace rimane quindi duplice: ridurre ulteriormente il consumo di tabacco e assicurare ambienti realmente smoke-free, soprattutto laddove la normativa arriva con maggiore difficoltà, come le abitazioni private.


Bibliografia e fonti

Fonti scientifiche e istituzionali

[1] GBD 2023 Second-hand smoke Collaborators. Global, regional, and national prevalence of second-hand smoke and attributable disease burden in 204 countries and territories, 1990–2023: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2023. Lancet Public Health. Published online September 7, 2026. doi:10.1016/S2468-2667(26)00168-4. PMID: 42705247. PubMed DOI / The Lancet Public Health

[2] Zhang S, Li S, Yang X, et al. Secondhand smoke exposure and human health: an umbrella review. Nat Hum Behav. 2026. doi:10.1038/s41562-026-02480-x. PMID: 42386914. PubMed

[3] World Health Organization. Tobacco and nicotine. Updated June 26, 2026. WHO – Tobacco and nicotine

[4] Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro. Esposizione passiva al fumo di tabacco – Sorveglianza PASSI. ISS EpiCentro – Fumo passivo

[5] Istituto Superiore di Sanità – Sorveglianza Bambini 0-2 anni. Indagine 2025 – Uso di tabacco e altri prodotti. 2026. ISS – Indagine 2025

[6] WHO Framework Convention on Tobacco Control. Guidelines for implementation of Article 8 – Protection from exposure to tobacco smoke. WHO FCTC – Article 8

[7] Ministero della Salute. Fumo passivo. Ministero della Salute – Fumo passivo

[8] Decreto legislativo 12 gennaio 2016, n. 6. Disposizioni relative ai prodotti del tabacco e tutela dei minori. Gazzetta Ufficiale – D.Lgs. 6/2016

Approfondimenti interni

[PB1] Paolo Berretta. XXVIII Convegno Nazionale 2026 “Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale”. Articolo su paoloberretta.com

[PB2] Paolo Berretta. Verifica degli studi sulle E-Cig. Articolo su paoloberretta.com

[PB3] Paolo Berretta. Sigarette elettroniche e tumore polmonare: nuovo studio. Articolo su paoloberretta.com