Una fotografia epidemiologica che va letta nel tempo

Quanto è diffuso oggi il consumo di cannabis in Messico? La risposta apparentemente più immediata arriva da un numero: 1,4%. È la prevalenza del consumo nell’ultimo mese stimata da Alan Reyes-García e colleghi utilizzando i dati della Encuesta Nacional de Consumo de Drogas, Alcohol y Tabaco 2025 — ENCODAT 2025 — in un articolo pubblicato nel 2026 su Salud Pública de México [1]. In termini assoluti, la stima corrisponde a circa 1,3 milioni di persone tra 12 e 65 anni.

Ma una prevalenza, isolata dal contesto, racconta soltanto una parte del fenomeno. Lo stesso studio mostra infatti che, tra chi aveva utilizzato cannabis nei 30 giorni precedenti l’intervista, il 49,2% riferiva un consumo settimanale o quotidiano e il 26,6% riportava problemi fisici o emotivi percepiti come collegati al consumo, propri o riguardanti altre persone [1]. Questi ultimi sono dati auto-riferiti: non rappresentano diagnosi cliniche e non devono essere interpretati come tali.

Il lavoro acquista però un interesse ulteriore quando passa dalla descrizione del 2025 alla lettura temporale del fenomeno. Fra la precedente grande rilevazione ENCODAT del 2016 e quella del 2025 sono trascorsi nove anni nei quali il contesto sociale, sanitario, commerciale e normativo della cannabis è cambiato profondamente. Nel mezzo si colloca soprattutto un evento eccezionale: la pandemia da Covid-19.

È proprio in questo punto della Discussione che Reyes-García e colleghi citano, come riferimento n. 30, il lavoro pubblicato nel 2020 da Annagiulia Di Trana, Jeremy Carlier, Paolo Berretta, Simona Zaami e Giovanna Ricci [4].

Il collegamento tra i due lavori è scientificamente interessante, ma deve essere ricostruito senza attribuirgli un significato maggiore di quello documentato.

Cosa misura davvero ENCODAT 2025

ENCODAT 2025 è una survey di popolazione basata su un disegno probabilistico, multistadio, stratificato e a grappoli. La metodologia prevede questionari strutturati e analisi statistiche che tengono conto del disegno campionario complesso, con l’obiettivo di produrre stime nazionali utili alla sorveglianza del consumo di tabacco, alcol, farmaci utilizzati fuori prescrizione e sostanze illegali [2].

Un punto metodologico è particolarmente importante: non tutti gli indicatori di consumo significano la stessa cosa.

ENCODAT distingue l’esperienza almeno una volta nella vita, il consumo nell’ultimo anno e finestre temporali più ravvicinate. Il lavoro di Reyes-García et al. si concentra specificamente sul consumo attuale, definito come consumo di cannabis negli ultimi 30 giorni [1].

Il rapporto nazionale ENCODAT consente invece di osservare anche l’evoluzione di altri indicatori. Nella popolazione adulta di 18-65 anni, per esempio, l’esperienza di cannabis almeno una volta nella vita passa dal 9,3% nel 2016 al 13,3% nel 2025; il consumo nell’ultimo anno passa dal 2,0 al 2,5%, con intervalli di confidenza rispettivamente 1,8-2,3 e 2,1-3,0 [3]. Il rapporto precisa che l’uso nell’ultimo anno delle principali droghe illegali è rimasto complessivamente su livelli simili a quelli del 2016.

La distinzione non è formale. Un aumento della quota di popolazione che ha sperimentato cannabis almeno una volta nella vita può coesistere con una maggiore stabilità degli indicatori di uso recente. E, all’interno di una prevalenza mensile relativamente contenuta, può esserci un sottogruppo caratterizzato da consumo molto frequente.

È ciò che emerge nel 2025.

Perché la frequenza di consumo conta

Il dato del 49,2% di utilizzo settimanale o quotidiano tra i consumatori attuali merita attenzione proprio perché la frequenza rappresenta una componente importante dell’esposizione alla cannabis.

Una revisione sistematica con meta-analisi di Robinson e colleghi, basata su studi prospettici, ha trovato una relazione dose-risposta tra frequenza d’uso e probabilità di sviluppare un disturbo da uso di cannabis. Il rischio relativo aumentava progressivamente dalle categorie di consumo meno frequente a quelle settimanali e quotidiane [5]. Ciò non significa che un consumatore frequente abbia automaticamente un disturbo da uso di cannabis: frequenza e diagnosi sono concetti distinti. Indica però che contare soltanto gli utilizzatori non è sufficiente per descrivere l’esposizione epidemiologica.

La stessa esigenza è al centro dell’International Cannabis Toolkit, elaborato mediante consenso multidisciplinare da 25 ricercatori internazionali. Gli autori hanno sottolineato come la comparabilità della ricerca sulla cannabis sia ostacolata dalla variabilità di prodotti, potenza, formulazioni e modalità di somministrazione e hanno proposto standard minimi più articolati per misurare l’esposizione [6].

Da una prospettiva di salute pubblica, dunque, prevalenza, frequenza e caratteristiche del prodotto non sono indicatori intercambiabili.

Il passaggio in cui compare il lavoro del 2020

Il ponte scientifico nasce nella Discussione del nuovo articolo.

Reyes-García e colleghi osservano che l’andamento del consumo attuale deve essere interpretato tenendo presente ciò che è accaduto fra le rilevazioni del 2016 e del 2025. In quel passaggio indicano la pandemia da Covid-19 come una circostanza capace di modificare i pattern di consumo di sostanze, supportando l’affermazione con UNODC [7] e con Di Trana et al. [4]. Nel paragrafo vengono inoltre considerate, separatamente, le trasformazioni del contesto regolatorio messicano.

Questa collocazione bibliografica definisce con precisione la funzione del riferimento 30.

Il lavoro del 2020 non viene citato per dimostrare che la pandemia abbia aumentato il consumo di cannabis in Messico. Non viene utilizzato neppure per sostenere il valore dell’1,4%, che deriva direttamente dai dati ENCODAT 2025. E non costituisce una spiegazione causale della stabilità rispetto al 2016.

Viene richiamato perché documenta e interpreta una fase nella quale il sistema delle sostanze — produzione, disponibilità, distribuzione e modalità di utilizzo — stava subendo una perturbazione importante.

È un trasferimento di conoscenza più sottile, ma metodologicamente significativo.

Nel 2020 il problema era capire cosa stava cambiando

Il lavoro di Di Trana e colleghi fu ricevuto da Frontiers in Psychiatry il 17 luglio 2020, accettato il 28 settembre e pubblicato il 23 ottobre dello stesso anno [4]. Si colloca quindi nella prima fase della pandemia, quando molte conseguenze sui mercati delle droghe erano ancora in evoluzione.

È essenziale definirne correttamente il livello di evidenza. L’editore lo classifica come Opinion article, non come ricerca epidemiologica primaria [4]. Gli autori non avevano pertanto condotto una survey rappresentativa destinata a stimare un effetto del lockdown. Il contributo discuteva criticamente i dati allora disponibili da organismi internazionali e fonti di monitoraggio, formulando anche ipotesi sui possibili sviluppi successivi.

Nelle prime pagine viene formulata un’osservazione destinata a diventare centrale per il collegamento con ENCODAT: le restrizioni avevano colpito il mercato delle sostanze dalla produzione alla distribuzione, modificando i pattern di consumo. Il lavoro richiamava prime segnalazioni di aumento dell’uso di cannabis e benzodiazepine e di riduzione della domanda di alcuni stimolanti in relazione alla minore accessibilità dei contesti ricreativi [4].

Venivano inoltre descritte modificazioni nelle filiere: produzione e distribuzione della cannabis potevano risentire meno delle restrizioni internazionali quando basate su catene di approvvigionamento più corte; per altre sostanze il blocco della mobilità e dei precursori aveva conseguenze differenti. Gli autori richiamavano anche la crescita del ruolo dei mercati darknet e la necessità di mantenere sistemi internazionali di monitoraggio capaci di intercettare rapidamente l’emergere di nuovi fenomeni [4].

Il messaggio scientificamente difendibile non era quindi “la pandemia fa aumentare la cannabis”. Era più articolato: una crisi globale capace di modificare contemporaneamente mobilità, socialità, disponibilità delle sostanze e condizioni psicologiche può riconfigurare i pattern del consumo e del mercato.

È questo elemento, non una specifica stima quantitativa, che riappare nel lavoro messicano.

Sei anni dopo, la stessa conoscenza cambia funzione

Nel 2020 la domanda era sostanzialmente prospettica: cosa sta accadendo ai mercati e ai comportamenti legati alle sostanze mentre sono in vigore restrizioni senza precedenti?

Nel 2026 la domanda di Reyes-García e colleghi è diversa. La fase emergenziale è terminata e sono disponibili nuovi dati rappresentativi della popolazione messicana. Occorre però confrontarli con una rilevazione precedente di nove anni.

A quel punto il lavoro del 2020 assume una funzione nuova.

Non serve a prevedere il dato del 2025. Serve a ricordare che l’intervallo temporale fra le due survey non è epidemiologicamente neutro.

Tra ENCODAT 2016 e ENCODAT 2025 non è trascorso semplicemente del tempo. Si è verificata una perturbazione capace di modificare contesti d’uso, disponibilità, canali di acquisto, socializzazione e, almeno in alcuni gruppi, frequenza o motivazioni di consumo.

Il nuovo studio incorpora quindi il lavoro precedente nel proprio ragionamento interpretativo.

Questo è il vero ponte scientifico: una conoscenza nata per comprendere in tempo reale una trasformazione del mercato e dei comportamenti viene successivamente utilizzata come riferimento per interpretare correttamente una serie epidemiologica che attraversa quella trasformazione.

Non è necessario attribuire al lavoro del 2020 un ruolo maggiore per riconoscerne la rilevanza.

La letteratura successiva rafforza la prudenza

Gli studi condotti dopo la prima fase della pandemia sono particolarmente utili perché mostrano quanto sarebbe scorretto trasformare le osservazioni del 2020 in una conclusione universale.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2023 ha incluso 30 studi condotti prevalentemente in Europa e Nord America. Nel complesso, la prevalenza del consumo di cannabis durante il primo lockdown risultava largamente invariata; tra gli utilizzatori regolari erano però frequenti il mantenimento o l’aumento del consumo. Le motivazioni descritte comprendevano noia, solitudine, stress, coping e sintomi depressivi [8].

Una scoping review di Mehra e colleghi ha analizzato 129 documenti: il 48% degli studi riportava incremento o inizio dell’uso, il 36% nessuna variazione e il 16% diminuzione o cessazione. Fra i correlati dell’aumento comparivano età più giovane, ansia, depressione, stress, noia, isolamento sociale e caratteristiche delle politiche sulla cannabis [9]. Gli autori evidenziavano quindi una marcata eterogeneità tra popolazioni e contesti.

Anche UNODC nel 2021 riportava segnali di aumento dell’uso di cannabis in diversi Paesi durante la pandemia, ma sulla base di fonti e contesti eterogenei [7].

Queste evidenze successive aiutano soprattutto a chiarire una distinzione: modificazione dei pattern di consumo e aumento della prevalenza nella popolazione generale non sono sinonimi.

Una prevalenza può rimanere relativamente stabile mentre cambiano frequenza, intensità, motivazioni, prodotti utilizzati o distribuzione del consumo tra sottogruppi.

Da questo punto di vista, il richiamo operato da ENCODAT al lavoro del 2020 è epidemiologicamente coerente.

Anche il contesto normativo è cambiato

La pandemia non è l’unica discontinuità presente fra le due rilevazioni.

Il quadro messicano della cannabis ha attraversato importanti trasformazioni giuridiche. Il nuovo articolo richiama, dopo i riferimenti sulla pandemia, il decreto del 2017 che ha modificato disposizioni della Ley General de Salud e del Código Penal Federal, oltre agli sviluppi giurisprudenziali riguardanti il divieto assoluto dell’uso personale ricreativo [1].

Una review pubblicata nel 2025 da Sánchez-Pájaro e colleghi sottolineava tuttavia che il processo di costruzione di una disciplina organica dell’uso ricreativo rimaneva incompleto e individuava diverse misure di sanità pubblica da considerare nell’eventuale evoluzione della normativa: densità e ubicazione dei punti vendita, orari, tassazione, prezzi, regolazione dei prodotti e controllo dei contaminanti [10].

Anche qui il rigore inferenziale è fondamentale.

Il fatto che il contesto normativo sia cambiato non significa che ENCODAT dimostri un effetto causale della regolazione sulla prevalenza. Per stabilire un rapporto di quel tipo sarebbero necessari disegni specifici — per esempio serie temporali interrotte o altri approcci quasi-sperimentali — capaci di separare l’effetto normativo da trend preesistenti e fattori concomitanti.

Il significato di sanità pubblica

L’interesse di ENCODAT 2025 va quindi oltre il dato dell’1,4%.

Quasi metà dei consumatori attuali riferisce un uso settimanale o quotidiano [1]. La letteratura mostra che la frequenza è associata a un incremento del rischio di Cannabis Use Disorder [5], mentre gli standard internazionali più recenti insistono sulla necessità di misurare l’esposizione con maggiore precisione [6].

Questo suggerisce che la sorveglianza della cannabis non dovrebbe limitarsi a monitorare se la prevalenza aumenta o diminuisce.

Occorre conoscere chi consuma, con quale frequenza, quali prodotti utilizza, con quale potenza, attraverso quali modalità di somministrazione e con quali conseguenze riferite.

Su paoloberretta.com, questo stesso principio — la necessità di leggere la prevalenza insieme a caratteristiche dell’esposizione e del mercato — emerge anche nell’analisi della Relazione 2026 sulle dipendenze in Italia [PB1]. Analogamente, l’articolo sul Sistema Nazionale di Allerta Precoce mostra perché le survey di popolazione e i sistemi rapidi di sorveglianza rispondano a esigenze differenti ma complementari [PB2].

La pandemia ne ha fornito un esempio molto chiaro. Un sistema complesso può modificarsi rapidamente, mentre un grande indicatore di prevalenza può mostrare variazioni più lente o apparentemente modeste.

Limiti metodologici e interpretativi

Questo ponte scientifico va letto entro limiti precisi.

Il primo riguarda ENCODAT. Si tratta di una survey di popolazione basata su risposte auto-riferite. Come in tutte le indagini di questo tipo, sono possibili errori di ricordo e sottodichiarazione; inoltre, una survey trasversale descrive distribuzioni e associazioni ma non stabilisce automaticamente rapporti causali [1,2].

Il secondo riguarda le misure. Il 26,6% di problemi fisici o emotivi riguarda problemi percepiti e riportati dagli intervistati, non diagnosi cliniche attribuite alla cannabis. Analogamente, il 49,2% settimanale o quotidiano è riferito ai consumatori attuali, non alla popolazione generale [1].

Il terzo limite riguarda il lavoro del 2020. Essendo un Opinion article, il suo peso probatorio è inferiore a quello di uno studio epidemiologico primario o di una revisione sistematica [4]. Alcune sue osservazioni erano necessariamente basate sulle informazioni preliminari disponibili nei primi mesi della pandemia.

Il quarto è il più importante per il ponte scientifico: nessuno dei due studi dimostra che la pandemia abbia causato la prevalenza osservata in Messico nel 2025.

Per sostenere una simile conclusione sarebbe necessario isolare l’effetto della pandemia da cambiamenti demografici, trend secolari, modificazioni normative, caratteristiche del mercato e altre variabili intervenute contemporaneamente.

Il nuovo articolo non tenta di farlo e la citazione del riferimento 30 non deve essere interpretata in quel senso.

Conclusioni

ENCODAT 2025 offre una fotografia aggiornata del consumo di cannabis in Messico: l’uso negli ultimi 30 giorni interessa l’1,4% della popolazione di 12-65 anni, circa 1,3 milioni di persone; quasi metà dei consumatori attuali riferisce un uso settimanale o quotidiano e più di un quarto segnala problemi fisici o emotivi percepiti come associati al consumo [1].

Il dato acquista però maggiore significato quando viene collocato nella sua dimensione temporale.

Fra ENCODAT 2016 e ENCODAT 2025 si è verificata una pandemia capace di perturbare mercati, modalità di approvvigionamento e comportamenti di consumo. È nel richiamare questa discontinuità che Reyes-García e colleghi citano il lavoro pubblicato nel 2020 da Di Trana, Carlier, Berretta, Zaami e Ricci [4].

Il trasferimento di conoscenza è preciso: dal lavoro del 2020 non viene importata una spiegazione causale dell’epidemiologia messicana, ma la consapevolezza che la pandemia abbia rappresentato un fattore di cambiamento dei pattern di consumo da considerare nell’interpretazione di osservazioni distanti nel tempo.

È un ponte scientifico principalmente epidemiologico e di sanità pubblica.

La sua forza non deriva dall’affermare che il lavoro precedente abbia previsto i risultati del 2025. Deriva, al contrario, dalla possibilità di seguire nel tempo come un’osservazione formulata durante una crisi venga successivamente incorporata, con una funzione diversa e più matura, nella lettura di una nuova rilevazione nazionale.


Bibliografia – Fonti scientifiche e istituzionali

[1] Reyes-García et al., 2026 – ENCODAT 2025 e consumo attuale di cannabis
PubMed – PMID 42536903 · Salud Pública de México – articolo originale · DOI 10.21149/18229

[2] Metodologia ENCODAT 2025
PubMed – PMID 41150976 · Salud Pública de México · DOI 10.21149/17295

[3] Rapporto ufficiale ENCODAT 2025
ENCODAT 2025 – PDF ufficiale INSP

[4] Di Trana et al., 2020 – Covid-19, mercato delle sostanze e pattern di consumo
PubMed – PMID 33192730 · PubMed Central – full text · Frontiers in Psychiatry – full text · DOI 10.3389/fpsyt.2020.584462

[5] Robinson et al., 2022 – frequenza di consumo e Cannabis Use Disorder
PubMed – PMID 35932748 · DOI 10.1016/j.drugalcdep.2022.109582

[6] Lorenzetti et al., 2022 – International Cannabis Toolkit
PubMed Central – full text · Wiley – Addiction · DOI 10.1111/add.15702

[7] UNODC – World Drug Report 2021
UNODC – World Drug Report 2021

[8] Botella-Juan et al., 2023 – systematic review su cannabis e Covid-19
PubMed – PMID 38087956 · PubMed Central – full text

[9] Mehra et al., 2023 – scoping review sui cambiamenti del consumo di cannabis durante la pandemia
PubMed – PMID 37915021 · PubMed Central – full text · DOI 10.1186/s12889-023-17068-7

[10] Sánchez-Pájaro et al., 2025 – legalizzazione della cannabis e salute pubblica in Messico
PubMed – PMID 39977202 · Salud Pública de México · DOI 10.21149/16292

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

Ho selezionato soltanto pagine realmente presenti e semanticamente coerenti con il cluster cannabis–dipendenze–sorveglianza–Covid.

[PB1] Paolo Berretta. Dipendenze in Italia: la Relazione 2026. Utile nel passaggio in cui si spiega perché la prevalenza non sia sufficiente, da sola, a descrivere il rischio associato alla cannabis.
Dipendenze in Italia: la Relazione 2026

[PB2] Paolo Berretta. Notiziario Istituto Superiore Sanità: Sistema Nazionale di Allerta Precoce. Collegamento pertinente alla complementarità tra survey epidemiologiche e sistemi rapidi di sorveglianza.
Sistema Nazionale di Allerta Precoce

[PB3] Paolo Berretta. New Psychoactive Substance Intoxications and Fatalities during the COVID-19 Epidemic. È il collegamento interno più diretto per sviluppare il cluster scientifico pandemia–sostanze–sorveglianza.
NPS Intoxications and Fatalities during the COVID-19 Epidemic

[PB4] Paolo Berretta. Dipendenza da sostanza: dimensione del fenomeno. Utile come approfondimento epidemiologico generale sulle dipendenze e sui dati di consumo.
Dipendenza da sostanza: dimensione del fenomeno

[PB5] Paolo Berretta. NPS: dal sistema di allerta alle norme europee. Utile per il concetto più generale di adattamento dei mercati e necessità di monitoraggio dinamico.
NPS: dal sistema di allerta alle norme europee