Morti per overdose in Europa: cocaina, nitazeni e fentanyl ridisegnano la mappa del rischio
La mappa europea delle morti per overdose e dei decessi direttamente attribuibili all’uso di droghe sta cambiando. Non esiste più un unico modello riconducibile prevalentemente all’eroina: i dati più recenti dell’European Union Drugs Agency (EUDA) mostrano scenari molto diversi da Paese a Paese, nei quali assumono un peso crescente la cocaina, i nitazeni e, in alcune aree, il fentanyl. Nel 2024 sono stati stimati nell’Unione europea almeno 7.589 decessi indotti da droghe, con un tasso di circa 25 morti per milione di abitanti tra 15 e 64 anni [1]. Il dato, tuttavia, rappresenta una stima minima e non coincide con tutta la mortalità attribuibile al consumo di sostanze.
L’infografica diffusa dall’EUDA sintetizza efficacemente tre segnali: la cocaina compare in circa un quarto dei decessi per i quali sono disponibili informazioni adeguate; in Estonia e Lettonia i nitazeni sono stati associati nel 2024 a quasi la metà delle morti droga-correlate; in Bulgaria, tra 2024 e 2025, il fentanyl è stato associato a oltre 100 decessi. Sono dati reali, ma per interpretarli correttamente occorre andare oltre la rappresentazione grafica e capire cosa viene realmente misurato dai sistemi di sorveglianza europei [1,2].
Prima di leggere i numeri: che cosa significa “drug-induced death”
L’EUDA utilizza l’indicatore drug-induced deaths per descrivere i decessi direttamente attribuibili all’uso di sostanze, comunemente indicati come morti per overdose. È un indicatore epidemiologico importante, ma non comprende tutta la mortalità associata alle droghe. Restano infatti fuori, a seconda delle definizioni e dei sistemi di registrazione, molti decessi nei quali il consumo di sostanze contribuisce indirettamente attraverso eventi cardiovascolari, patologie croniche, incidenti, violenza o altre cause [1].
Questa distinzione non è formale. È uno dei motivi per cui il confronto fra Paesi richiede prudenza. L’EUDA precisa che nel 2024 i dati completi per l’ultimo anno di riferimento erano disponibili solo per una parte dei Paesi europei, che la capacità di rilevazione tossicologica non è uniforme e che le stime complessive devono essere considerate stime minime [1].
Il problema della definizione e della comparabilità dei decessi droga-correlati era stato affrontato anche in un precedente approfondimento dedicato proprio a definizioni, registri e modalità di rilevazione della mortalità associata alle droghe [PB1]. È un tema ancora attuale: contare un decesso non significa soltanto certificare che una persona è morta, ma stabilire quale ruolo abbia avuto ciascuna sostanza e con quale livello di evidenza tossicologica e medico-legale.
Circa 7.600 morti nell’Unione europea, ma il dato non racconta un’unica epidemia
La stima provvisoria dell’EUDA per il 2024 è di 7.589 overdose fatali nell’Unione europea, rispetto a 7.653 nel 2023. Il valore appare quindi sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, ma è superiore del 6,5% rispetto alla stima consolidata del 2022 [1]. Gli incrementi annuali più rilevanti sono stati osservati, tra gli altri, in Bulgaria, Germania e Paesi Bassi.
Gli oppioidi continuano ad avere un ruolo centrale e sono stimati essere presenti in circa sette overdose fatali su dieci. L’eroina sarebbe stata coinvolta in almeno 1.600 decessi nel 2024. Ma fermarsi a questi numeri rischia di nascondere il cambiamento più interessante: la composizione della mortalità è ormai fortemente eterogenea. In alcuni Paesi prevalgono ancora eroina e altri oppioidi tradizionali; in altri compaiono nuovi oppioidi sintetici; nell’Europa meridionale e occidentale cresce invece il peso della cocaina [1].
È quindi improprio parlare di una sola “crisi europea degli oppioidi” sovrapponendo automaticamente il quadro europeo a quello nordamericano. L’Europa mostra piuttosto una pluralità di mercati e di profili tossicologici, alcuni dei quali possono però evolvere rapidamente.
Cocaina: coinvolta in circa un decesso su quattro
Uno dei dati più importanti dell’aggiornamento EUDA riguarda la cocaina.
Tra i 20 Paesi europei che hanno fornito dati confrontabili sia per il 2023 sia per il 2024, la cocaina è stata coinvolta in 1.133 decessi nel 2024, pari al 27%, rispetto a 1.053 casi e al 26% nel 2023 [1,2]. È quindi corretta, come sintesi comunicativa, l’affermazione dell’infografica secondo cui la sostanza compare in circa un decesso droga-correlato su quattro.
La distribuzione geografica, tuttavia, è tutt’altro che uniforme. Nel 2024 la cocaina è stata menzionata nella maggioranza dei decessi segnalati con informazioni tossicologiche in Cipro, Lussemburgo, Malta, Portogallo e Spagna. Frequenze elevate vengono segnalate anche in Francia, Irlanda, Italia e Slovenia [2].
Qui occorre introdurre una precisazione fondamentale. Dire che la cocaina è stata “coinvolta” o “rilevata” in un decesso non significa necessariamente che sia stata l’unica sostanza responsabile della morte. Secondo l’EUDA, la maggior parte dei decessi associati alla cocaina avviene infatti in condizioni di policonsumo: accanto alla cocaina vengono frequentemente identificati oppioidi, alcol, farmaci o altre sostanze [2].
Questo cambia anche il modo di interpretare il rischio. La tossicologia moderna non può limitarsi alla ricerca di una singola “droga responsabile”: deve ricostruire combinazioni, concentrazioni, interazioni farmacodinamiche e condizioni individuali capaci di concorrere all’esito letale.
Nitazeni: perché Estonia e Lettonia rappresentano un segnale europeo
Il secondo dato dell’infografica è probabilmente quello tossicologicamente più significativo.
I nitazeni sono oppioidi sintetici appartenenti alla famiglia dei 2-benzilbenzimidazoli. Molte di queste molecole possiedono una potente attività agonista sui recettori μ-oppioidi e alcune mostrano attività farmacologica paragonabile o superiore a quella del fentanyl [3-7]. La loro comparsa nel mercato illecito europeo è relativamente recente: l’isotonitazene è stato identificato in Europa nel 2019 e negli anni successivi il numero di analoghi osservati è rapidamente aumentato [7].
L’Estonia costituisce uno dei casi meglio documentati. Nel 2023 i decessi indotti da droghe sono aumentati a 119, rispetto agli 82 del 2022, e i nitazeni sono stati implicati in oltre la metà dei casi. In Lettonia, nello stesso anno, i decessi sono saliti da 63 a 154 e i nitazeni sono stati identificati in 101 casi, pari al 66% [2-4].
Il dato più recente mostra un ridimensionamento rispetto ai picchi del 2023, ma non la scomparsa del problema: nel 2024 i nitazeni sono stati associati a 43 dei 97 decessi registrati in Estonia e a 36 dei 77 decessi in Lettonia, rispettivamente circa il 44% e il 47% [1,2]. L’espressione “around 50%” utilizzata nell’infografica EUDA è quindi una sintesi sostanzialmente corretta.
La letteratura scientifica indipendente conferma che il fenomeno non è confinato a questi due Paesi. Casi e cluster sono stati descritti in Irlanda, Francia, Germania, Svezia e Norvegia; in Irlanda, ad esempio, N-pyrrolidino protonitazene è stato identificato in polveri vendute come eroina durante cluster di overdose [6].
Anche le analisi delle acque reflue stanno diventando uno strumento di early detection. Uno studio pubblicato su Addiction nel 2025 ha ricercato i nitazeni in campioni provenienti da 68 località distribuite in 22 Paesi, mostrando come la wastewater-based epidemiology possa contribuire all’identificazione precoce di sostanze che i sistemi clinici e forensi possono intercettare con ritardo [5].
Il rischio di sottostimare i nitazeni
Esiste inoltre un problema analitico particolarmente rilevante: un risultato tossicologico negativo non esclude necessariamente l’esposizione a un nitazene.
L’EUDA avverte che alcuni composti possono degradarsi nei campioni ematici post-mortem e che questo potrebbe contribuire alla sottostima dei decessi [1,2]. Studi sperimentali e farmacoepidemiologici pubblicati nel 2026 hanno fornito ulteriori evidenze sulla limitata stabilità post-mortem di alcuni nitazeni e sulla possibilità che una quota dei decessi non venga correttamente identificata quando non vengono adottati metodi analitici adeguatamente sensibili e mirati.
Il problema è particolarmente importante per i sistemi di allerta: sostanze molto potenti ma poco prevalenti possono produrre cluster di intossicazioni prima che la loro presenza diventi evidente attraverso gli indicatori epidemiologici tradizionali.
È precisamente per questo che la sorveglianza sulle nuove sostanze psicoattive richiede l’integrazione tra tossicologie cliniche e forensi, laboratori, sistemi di allerta, pronto soccorso, servizi per le dipendenze e autorità sanitarie.
Fentanyl: il focolaio bulgaro non equivale a una crisi europea generalizzata
Il terzo punto dell’infografica riguarda la Bulgaria.
Secondo l’EUDA, i servizi forensi bulgari hanno registrato circa 40-50 decessi indotti da droghe all’anno tra il 2021 e il 2023. Nel 2024 il numero è salito a 127. Tra 2024 e 2025 il fentanyl è stato associato a oltre 100 decessi, inizialmente soprattutto a Sofia e successivamente anche in altre città [1,2].
A livello più ampio, i dati disponibili da 15 Stati membri indicano 208 decessi associati a fentanyl o suoi derivati nel 2024, contro 129 nel 2023. La Germania ha riportato il maggior numero assoluto, 95 casi; l’EUDA precisa tuttavia che una parte di questi potrebbe essere collegata a medicinali contenenti fentanyl deviati dall’uso terapeutico e non necessariamente a fentanyl prodotto clandestinamente [1].
Il dato bulgaro rappresenta dunque un importante segnale di allerta, ma non autorizza a concludere che l’intera Europa stia vivendo una situazione equivalente alla crisi nordamericana. Lo stesso rapporto EUDA sottolinea che, fatta eccezione per alcuni contesti locali, i nuovi oppioidi sintetici ad alta potenza non sono ancora predominanti nei dati europei complessivi [1].
La lezione di sanità pubblica è però altrettanto importante: con sostanze di elevatissima potenza, un mercato nazionale può cambiare in tempi brevi. La bassa prevalenza attuale non costituisce quindi una garanzia per il futuro.
Perché il policonsumo è il vero filo rosso dei decessi europei
Uno degli aspetti meno evidenti dell’infografica, ma probabilmente più importante, è il policonsumo.
L’EUDA osserva che, nei Paesi dove sono disponibili informazioni tossicologiche dettagliate, la presenza contemporanea di più sostanze è la norma piuttosto che l’eccezione [1]. Cocaina e oppioidi, oppioidi e benzodiazepine, alcol associato a droghe o farmaci, metadone insieme ad altre sostanze: il rischio deriva spesso dall’interazione tra molecole diverse e non da un singolo composto isolato.
È anche per questo motivo che le formule giornalistiche “morto di cocaina”, “morto di fentanyl” o “morto di nitazeni” devono essere utilizzate con cautela quando il dato originario indica semplicemente la presenza o il coinvolgimento della sostanza. In tossicologia forense la distinzione tra detected, involved, implicated e causal non è semantica: determina il significato epidemiologico del dato.
E in Italia? Il quadro è diverso, ma la sorveglianza deve restare elevata
La Relazione al Parlamento 2026, relativa ai dati italiani del 2025, permette un confronto particolarmente interessante [8]. Il quadro nazionale non documenta al momento una crisi da oppioidi sintetici sovrapponibile ai focolai baltici o a quello bulgaro. Mostra però contemporaneamente l’aumento della complessità del mercato, il peso crescente della cocaina e la presenza di segnali relativi agli oppioidi sintetici [8,PB2].
Nel 2025 sono stati registrati 249 decessi per intossicazione acuta droga-correlata direttamente accertati dalle Forze dell’ordine, rispetto a 231 nell’anno precedente. Nella classificazione utilizzata dalla Relazione, oppiacei/opioidi rappresentano il 39% e cocaina/crack circa il 35% dei casi [8,PB2]. Anche in Italia, quindi, la mortalità non può più essere interpretata esclusivamente attraverso il paradigma storico dell’eroina.
È importante non confondere questo registro con le indagini tossicologico-forensi, che hanno un diverso perimetro. In queste ultime, tra i casi classificati come intossicazione acuta letale nel 2025, la cocaina risulta una delle sostanze più frequentemente implicate; il fentanyl è stato identificato in cinque intossicazioni acute mortali, in diversi casi insieme ad altre sostanze. Questo dato indica presenza e necessità di sorveglianza, non l’esistenza di una “epidemia italiana da fentanyl”.
Parallelamente, nel 2025 il NEWS-D ha identificato 92 nuove sostanze psicoattive circolanti sul territorio nazionale; circa il 9% apparteneva alla categoria degli oppioidi sintetici. Il sistema ha inoltre prodotto e condiviso 17 documenti informativi relativi a fentanyl e altri oppioidi sintetici [10].
Questo quadro è coerente con l’impostazione del Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl e di altri oppioidi sintetici, aggiornato negli anni successivi alla sua introduzione nel 2024 [PB3], e con il nuovo assetto del NEWS-D definito nel 2026 [PB4].
Nitazeni: anche l’Italia ha rafforzato la risposta normativa
Nel 2026 è stato compiuto un ulteriore passaggio. Con il Decreto ministeriale del 2 aprile 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 aprile ed entrato in vigore il 26 aprile, il Ministero della Salute ha esteso la Tabella I agli analoghi strutturali e derivati della famiglia cui appartengono i nitazeni [9].
La scelta di utilizzare una copertura strutturale più ampia è rilevante perché il mercato delle NPS tende a modificare rapidamente singole molecole nel tentativo di produrre nuovi analoghi. La risposta di sanità pubblica non può quindi dipendere soltanto dalla comparsa di un elevato numero di casi clinici: identificazione analitica, allerta precoce e aggiornamento normativo devono procedere in parallelo [PB5].
Naloxone, identificazione precoce e capacità analitica
Gli oppioidi sintetici ad alta potenza pongono anche un problema di risposta all’overdose. La depressione respiratoria rimane il principale meccanismo immediatamente pericoloso e il naloxone continua a essere l’antagonista di riferimento. Tuttavia, l’elevata potenza di alcuni nitazeni e la variabilità dell’esposizione possono richiedere somministrazioni ripetute e un attento monitoraggio clinico [12].
Una revisione del 2025 ha sottolineato quanto siano ancora limitati i dati clinici disponibili sulle dosi di naloxone necessarie nelle overdose da singoli nitazeni: proprio questa scarsità di evidenza sconsiglia di trasformare osservazioni provenienti da piccoli numeri di casi in regole assolute [12]. Il messaggio operativo resta invece solido: riconoscimento tempestivo dell’overdose, supporto delle funzioni vitali, disponibilità di naloxone e accesso rapido ai servizi di emergenza. L’ISS richiama l’attenzione su depressione respiratoria, perdita di coscienza, sonnolenza profonda e altri sintomi gravi come indicazioni a richiedere immediatamente assistenza sanitaria [11].
Cosa ci dice davvero la nuova mappa europea
Il dato più importante non è stabilire quale sostanza sia oggi “la più pericolosa d’Europa”. Una simile graduatoria sarebbe scientificamente poco utile.
La fotografia EUDA del 2026 mostra qualcosa di più complesso: la mortalità droga-correlata europea si sta frammentando in scenari nazionali differenti. Nell’Europa meridionale e occidentale cresce il peso della cocaina e del policonsumo; nell’area baltica i nitazeni hanno prodotto un impatto sproporzionato rispetto alla loro diffusione complessiva nel continente; in Bulgaria il fentanyl ha generato un focolaio che richiede particolare attenzione.
Per l’Italia il messaggio dovrebbe essere altrettanto misurato. Non ci sono elementi per descrivere oggi una crisi generalizzata da nitazeni o fentanyl paragonabile a quella osservata in altri contesti. Esistono però tutti i motivi per mantenere alta la capacità di identificazione precoce: sostanze ad altissima potenza, farmaci contraffatti, adulterazioni, policonsumo e rapida trasformazione dei mercati rendono insufficiente un sistema che reagisca soltanto dopo l’aumento dei decessi.
L’obiettivo di un moderno sistema di allerta non è prevedere artificialmente un’emergenza, ma riconoscere un segnale quando è ancora piccolo. È probabilmente questa la lezione più importante che arriva oggi da Estonia, Lettonia e Bulgaria.
Bibliografia e fonti
Fonti scientifiche e istituzionali
[1] European Union Drugs Agency. Drug-induced deaths – the current situation in Europe. European Drug Report 2026. 9 June 2026. EUDA – Drug-induced deaths 2026
[2] European Union Drugs Agency. Emerging concerns and threats – Frequently asked questions: drug-induced deaths in Europe. Updated 2026. EUDA – Emerging concerns and threats
[3] Giraudon I, Abel-Ollo K, Vanaga-Arāja D, Heudtlass P, Griffiths P. Nitazenes represent a growing threat to public health in Europe. Lancet Public Health. 2024;9(4):e216. doi:10.1016/S2468-2667(24)00024-0. PMID:38408464. PubMed
[4] Abel-Ollo K, Tõnisson M, Rausberg P, et al. The nitazene epidemic in Estonia: a first report. Eur J Public Health. 2025;35(6):1233-1240. doi:10.1093/eurpub/ckaf160. PMID:40988497. PubMed
[5] Bade R, et al. Early identification of the use of potent benzylbenzimidazoles (nitazenes) through wastewater analysis: two years of data from 22 countries. Addiction. 2025;120(9):1739-1746. doi:10.1111/add.70027. PMID:40099983. PubMed
[6] Killoran S, McNamara S, Kavanagh P, O’Brien J, Lakes R. Identification of N-pyrrolidino protonitazene in powders sold as heroin and associated with overdose clusters in Dublin and Cork, Ireland. Drug Test Anal. 2025;17(3):350-357. doi:10.1002/dta.3707. PMID:38769669. PubMed
[7] Vandeputte MM, Stove CP. Navigating nitazenes: a pharmacological and toxicological overview of new synthetic opioids with a 2-benzylbenzimidazole core. Neuropharmacology. 2025:110470. doi:10.1016/j.neuropharm.2025.110470. PMID:40252758. PubMed
[8] Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze. Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026 – dati 2025. Presidenza del Consiglio dei ministri, 2026. Relazione al Parlamento 2026 e PDF ufficiale
[9] Ministero della Salute. Sostanze stupefacenti: inclusa la classe dei nitazeni tra le sostanze vietate. 16 aprile 2026. Ministero della Salute
[10] Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il regolamento del Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe – NEWS-D. 2026. NEWS-D – nuovo regolamento
[11] Istituto Superiore di Sanità. Overdose e intossicazione: riconoscere i segnali e chiedere aiuto subito. 2026. ISS – ZeroSostanze
[12] Berger JC, et al. Naloxone dosing and hospitalization for nitazene overdose: a scoping review. J Med Toxicol. 2025. PMID:39904921. PubMed
Approfondimenti interni – paoloberretta.com
[PB1] Paolo Berretta. Decessi Droga-Correlati (DDC), definizione, caratteristiche, fonti e modalità di rilevazione. paoloberretta.com – Decessi droga-correlati
[PB2] Paolo Berretta. Dipendenze in Italia: la Relazione 2026. paoloberretta.com – Relazione 2026
[PB3] Paolo Berretta. Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl e di altri oppioidi sintetici. paoloberretta.com – Piano fentanyl
[PB4] Paolo Berretta. DPCM 156/2026: come cambia il sistema NEWS-D sulle droghe. paoloberretta.com – DPCM 156/2026 e NEWS-D
[PB5] Paolo Berretta. NPS: dal sistema di allerta alle norme europee. paoloberretta.com – NPS e allerta precoce