L’attività fisica rimane uno dei più importanti determinanti modificabili della salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che una pratica regolare produce benefici cardiovascolari, metabolici e psicologici e contribuisce alla prevenzione di numerose malattie croniche [1]. Parlare di exercise addiction non significa quindi mettere in discussione l’esercizio fisico né confondere un allenamento intenso con una condizione patologica.

Il problema scientifico emerge quando l’esercizio perde progressivamente flessibilità, diventa difficile da controllare e viene mantenuto nonostante conseguenze fisiche, psicologiche o sociali. Anche su questo punto, però, occorre prudenza: l’exercise addiction non dispone attualmente di criteri diagnostici universalmente accettati come disturbo autonomo e la letteratura continua a discutere definizioni, strumenti di misurazione e distinzione tra esercizio primariamente compulsivo ed esercizio secondario ad altre problematiche, comprese quelle relative all’immagine corporea o ai disturbi dell’alimentazione [2].

È all’interno di questa area ancora in evoluzione che assume interesse il nuovo studio di Zizhong Zhang, Chen Luo e Puxin Guo, pubblicato online il 12 agosto 2026 sull’International Journal of Sport and Exercise Psychology [3]. Il lavoro cita la revisione pubblicata nel 2024 su Frontiers in Psychiatry da Adele Minutillo, Annagiulia Di Trana, Valeria Aquilina, Gerolama Maria Ciancio, Paolo Berretta e Nunzia La Maida, realizzata con il contributo del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità [4].

La citazione è interessante perché permette di seguire un trasferimento di conoscenza molto concreto: da una review che aveva identificato la complessità del rapporto fra exercise addiction, social media, immagine corporea e caratteristiche psicologiche individuali, si passa a uno studio longitudinale progettato per verificare quali componenti precedano temporalmente le altre e se il processo possa funzionare anche nella direzione opposta.

Il punto di partenza: non tutto l’esercizio intenso è addiction

Uno dei problemi centrali di questo settore è evitare che un comportamento salutare venga patologizzato semplicemente perché praticato con elevata frequenza.

Un atleta agonista può allenarsi per molte ore mantenendo controllo sul comportamento, adattando l’allenamento a malattia, recupero, infortuni e impegni personali. In una situazione problematica, invece, diventano rilevanti elementi quali perdita di controllo, rigidità, conflitto con altre attività, prosecuzione dell’esercizio nonostante conseguenze negative e marcato disagio quando non è possibile allenarsi [2].

La distinzione è tanto importante quanto metodologicamente difficile. Weinstein e Szabo hanno sottolineato che l’uso prevalente di strumenti self-report e la sovrapposizione fra forte coinvolgimento sportivo, passione ed exercise addiction possono produrre classificazioni che non equivalgono necessariamente a diagnosi cliniche [2].

È quindi più appropriato, soprattutto negli studi osservazionali, parlare di sintomi o rischio di exercise addiction anziché trasformare automaticamente il superamento di un cut-off psicometrico in una diagnosi.

Il lavoro ISS del 2024: social media, corpo e caratteristiche individuali

La review di Minutillo e colleghi nasceva precisamente dall’esigenza di studiare l’exercise addiction non come un comportamento isolato, ma all’interno di un sistema più ampio nel quale potevano intervenire immagine corporea, perfezionismo, disturbi alimentari, salute mentale e uso dei social media [4].

La ricerca aveva preso in considerazione PubMed, MEDLINE, PsycARTICLES, Embase e Web of Science, coprendo gli studi pubblicati da gennaio 2019 a ottobre 2023. Il processo di selezione aveva identificato inizialmente 96 record; eliminati i duplicati e applicati i criteri di selezione, 15 studi erano stati inclusi nella revisione. Il protocollo risultava registrato in PROSPERO con identificativo CRD42024510767 [4].

Gli studi erano stati organizzati intorno a domini quali immagine corporea, disturbi dell’alimentazione, caratteristiche individuali e uso problematico dei social media. Tra le associazioni riportate emergevano perfezionismo, insoddisfazione corporea, depressione e caratteristiche ossessivo-compulsive.

Ma il risultato probabilmente più importante per comprendere lo studio del 2026 riguardava proprio i social media: le evidenze non erano univoche.

La revisione non concludeva che usare i social network provocasse exercise addiction. Al contrario, evidenziava un quadro nel quale modalità di utilizzo delle piattaforme, tipo di contenuto visualizzato, confronto corporeo, caratteristiche psicologiche ed eventuali vulnerabilità individuali potevano interagire in modi diversi [4].

Questa distinzione è essenziale. Una cosa è documentare un’associazione tra esposizione digitale e determinati comportamenti; un’altra è stabilire che l’esposizione preceda e determini il comportamento successivo.

È precisamente in questa distanza tra correlazione e sequenza temporale che si inserisce il nuovo lavoro.

La domanda del 2026: cosa viene prima?

Zhang, Luo e Guo hanno studiato 1.005 utilizzatori di social media fisicamente attivi nella Cina continentale attraverso un panel a due rilevazioni separate da quattro settimane [3].

Gli autori hanno utilizzato un modello cross-lagged, cioè un approccio longitudinale che permette di valutare se il livello di una variabile alla prima rilevazione sia associato al livello successivo di un’altra variabile, tenendo conto della stabilità della stessa variabile nel tempo.

Il modello teorico adottato è quello Stressor-Strain-Outcome, o SSO. Nel lavoro l’esposizione sui social media a informazioni relative all’esercizio viene concettualizzata come potenziale stressor. Due variabili psicologiche rappresentano invece le strain: la social physique anxiety, cioè l’ansia collegata alla percezione che il proprio corpo possa essere valutato dagli altri, e la obsessive passion, una forma rigida e difficilmente controllabile di investimento nell’attività. I sintomi di exercise addiction costituiscono l’outcome comportamentale [3].

La scelta della social physique anxiety non nasce nel vuoto. Già precedenti studi avevano documentato associazioni fra questa dimensione, identità legata all’esercizio e sintomi di exercise dependence. In uno studio su 1.766 runner donne, per esempio, sia exercise identity sia social physique anxiety risultavano associate ai punteggi di exercise dependence [5]. Questi risultati erano tuttavia trasversali e non permettevano di definire la direzione causale delle relazioni.

Il risultato che cambia l’interpretazione dei social media

L’aspetto più interessante dello studio del 2026 è rappresentato proprio da ciò che non è stato osservato.

Dopo avere controllato gli effetti autoregressivi, l’esposizione iniziale a informazioni relative all’esercizio sui social media non prediceva variazioni successive significative della social physique anxiety, dell’obsessive passion o dei sintomi di exercise addiction [3].

Questo risultato rende scientificamente insostenibile una lettura semplicistica del tipo: “vedere contenuti fitness sui social produce exercise addiction”.

L’esposizione digitale, almeno come è stata misurata in questo studio e nell’intervallo temporale considerato, sembra comportarsi più come un contesto relativamente stabile che come un fattore capace di innescare direttamente e rapidamente l’aumento dei sintomi.

Il risultato non significa neppure l’opposto: non dimostra cioè che i social media siano irrilevanti.

Significa che la quantità generale di esposizione può essere una misura troppo grossolana. Il contenuto visualizzato, il suo significato per il singolo individuo, il confronto sociale, l’internalizzazione degli standard estetici e le motivazioni che portano a cercare determinati contenuti possono essere più importanti del semplice fatto di esservi esposti.

È un’interpretazione compatibile con quanto emergeva già dalla review ISS del 2024 [4].

Il vero nodo sembra essere la vulnerabilità psicologica

Nel modello longitudinale, social physique anxiety e obsessive passion mostravano invece relazioni prospettiche con livelli successivi più elevati di sintomi di exercise addiction. Tra le due, l’obsessive passion presentava l’associazione più forte [3].

Questo risultato sposta il baricentro dell’interpretazione.

Il problema non sembra riducibile al messaggio presente sullo schermo. Diventa centrale il modo nel quale la persona interpreta il corpo, la prestazione e l’allenamento.

La social physique anxiety descrive una particolare sensibilità alla valutazione sociale dell’aspetto fisico. Se il corpo viene continuamente percepito come qualcosa da mostrare, confrontare, correggere o sottoporre al giudizio altrui, l’esercizio può assumere un significato diverso dalla semplice promozione della salute.

Una recente revisione sistematica con metanalisi su 38 studi e 65 effect size ha confermato l’esistenza di una correlazione complessiva moderata fra dimensioni dell’immagine corporea e rischio di exercise addiction negli adulti, con un coefficiente aggregato pari a circa r=0,26 [6]. Anche questo risultato deve essere interpretato come associazione e non come dimostrazione causale [6].

L’obsessive passion aggiunge un ulteriore livello. In questo caso l’attività fisica tende ad assumere una posizione rigida all’interno dell’identità personale: non rappresenta semplicemente qualcosa che si desidera fare, ma qualcosa che diventa difficile non fare.

Una relazione che può funzionare in entrambe le direzioni

Il contributo più originale dello studio potrebbe però essere un altro.

I sintomi di exercise addiction al primo tempo di osservazione predicevano aumenti successivi sia della social physique anxiety sia dell’obsessive passion. Inoltre, SPA e OP predicevano una maggiore esposizione successiva ai contenuti sull’esercizio [3].

Il modello che ne deriva non è quindi lineare.

Non abbiamo necessariamente una persona che vede contenuti fitness, sviluppa ansia corporea e successivamente diventa dipendente dall’esercizio. È plausibile anche il percorso inverso: chi presenta già una maggiore rigidità nell’esercizio o determinate vulnerabilità psicologiche può progressivamente cercare, riconoscere e frequentare più contenuti coerenti con tali interessi.

In termini digitali, significa passare da un modello esclusivamente basato sull’“esposizione” a un modello basato sulla selezione reciproca tra persona e ambiente informativo.

È una distinzione rilevante anche per la prevenzione. Ridurre semplicemente il tempo trascorso sui social potrebbe essere insufficiente se non vengono considerate ansia relativa all’immagine corporea, rigidità motivazionale, confronto sociale e significato attribuito all’allenamento.

Dove nasce esattamente il ponte scientifico

Il passaggio citazionale acquisisce così un significato preciso.

La review del 2024 aveva descritto un campo nel quale social media, exercise addiction e caratteristiche individuali risultavano collegati, ma con risultati eterogenei [4].

Il nuovo studio non utilizza quel lavoro come origine esclusiva del proprio modello né sarebbe corretto attribuirgli tale funzione. Minutillo e colleghi costituiscono uno dei riferimenti che contribuiscono al quadro scientifico dal quale nasce la nuova domanda.

Il trasferimento di conoscenza consiste piuttosto nel passaggio da: “esiste una relazione complessa e ancora non chiarita”

…a: “proviamo a verificare temporalmente quale componente preceda quale altra componente”.

È un avanzamento metodologico importante.

La review ISS aveva individuato il problema; il panel del 2026 tenta di scomporne la dinamica temporale.

In questo senso il ponte può essere classificato come concettuale e metodologico-longitudinale, con una possibile ricaduta preventiva.

Sul sito questo percorso si inserisce naturalmente nel precedente approfondimento dedicato al ruolo della ricerca ISS nello studio dell’exercise addiction e nell’analisi delle connessioni tra exercise addiction, alimentazione orientata alla muscolarità e integratori.

Un risultato coerente con le evidenze più recenti, ma non definitivo

Altri studi hanno trovato associazioni tra ambiente digitale e rischio di esercizio problematico. Akbari e colleghi, in adolescenti e giovani adulti iraniani, hanno osservato relazioni tra problematic social media use, rischio di exercise addiction e diversi indicatori di salute mentale [7]. Si trattava, però, di un disegno trasversale e quindi incapace di stabilire con certezza la sequenza temporale degli eventi.

Nel 2025 Giancola e colleghi hanno inoltre studiato 173 giovani adulti, rilevando un’associazione indiretta tra tratti narcisistici, problematic social media use, esposizione alla fitspiration e rischio di exercise addiction [8]. Anche in questo caso il disegno era cross-sectional [8].

La novità di Zhang, Luo e Guo consiste quindi meno nel dimostrare che ambiente digitale e exercise addiction siano collegati — ipotesi già presente nella letteratura — e più nell’aver verificato che il rapporto possa essere reciproco e mediato da processi psicologici più prossimali.

I limiti che impediscono di parlare di causalità

Un panel longitudinale costituisce un avanzamento rispetto a uno studio puramente trasversale, ma non equivale a un esperimento.

Il primo limite è l’intervallo temporale di quattro settimane. È possibile che alcuni effetti dell’esposizione digitale si sviluppino su periodi molto più lunghi oppure, al contrario, attraverso risposte molto rapide che due rilevazioni distanti quattro settimane non riescono a catturare.

Un secondo punto riguarda la misura dell’esposizione. Gli autori considerano l’incontro con informazioni sull’esercizio attraverso ricerca attiva, esposizione incidentale e partecipazione o discussione. Ma due persone esposte con la stessa frequenza possono incontrare contenuti completamente diversi: promozione dell’attività fisica, preparazione atletica professionale, messaggi di fitspiration, contenuti centrati sulla perdita di peso oppure modelli corporei fortemente idealizzati.

Inoltre, un modello cross-lagged permette di studiare precedenze temporali e relazioni reciproche, ma i coefficienti cross-lagged non devono essere automaticamente interpretati come effetti causali. La letteratura metodologica distingue, tra l’altro, i tradizionali CLPM dai modelli random-intercept, che separano in modo diverso la variabilità stabile fra persone da quella che avviene all’interno della stessa persona nel tempo [9].

Infine, il campione è costituito da utilizzatori di social media fisicamente attivi residenti nella Cina continentale. La generalizzazione ad adolescenti, sportivi agonisti, popolazioni cliniche o contesti culturali differenti richiede ulteriori verifiche.

Cosa significa sul piano della prevenzione

Il messaggio preventivo che emerge è più sofisticato di una generica raccomandazione a “usare meno i social”.

L’attività fisica deve continuare a essere promossa. Al tempo stesso, nei soggetti vulnerabili può essere utile osservare non soltanto quante ore vengono dedicate all’allenamento o alle piattaforme digitali, ma soprattutto quanto il comportamento sia diventato rigido.

Sono particolarmente rilevanti l’incapacità di modificare il programma di allenamento, il disagio intenso quando una seduta viene saltata, la prosecuzione nonostante infortuni, il crescente condizionamento dell’autostima da parte dell’aspetto fisico e la sensazione di dover raggiungere standard corporei sempre più stringenti.

La prevenzione dovrebbe quindi integrare alfabetizzazione digitale, promozione di un’immagine corporea realistica e capacità di mantenere una relazione flessibile con l’attività fisica.

Non si tratta di trasformare la palestra o i social media in fattori di rischio. Si tratta di riconoscere quando una pratica generalmente salutare viene progressivamente incorporata in un sistema psicologico dominato da ansia, controllo e compulsività.

Conclusioni

Il nuovo studio del 2026 rende particolarmente significativo il lavoro pubblicato due anni prima da Minutillo, Di Trana, Aquilina, Ciancio, Berretta e La Maida.

La review ISS aveva mostrato che la relazione fra exercise addiction, social media e caratteristiche individuali non poteva essere descritta attraverso una semplice catena causale. Le evidenze disponibili erano eterogenee e suggerivano l’importanza di considerare corpo, perfezionismo, salute mentale e modalità di utilizzo delle piattaforme [4].

Zhang, Luo e Guo compiono ora un passaggio ulteriore.

Nel loro panel a due onde, la semplice esposizione a contenuti relativi all’esercizio non si comporta come un immediato antecedente dei sintomi di exercise addiction. Emergono invece come più importanti social physique anxiety e obsessive passion, insieme a relazioni inverse nelle quali gli stessi sintomi di EA possono precedere un aumento delle vulnerabilità psicologiche e della successiva esposizione digitale [3].

Non è quindi lo schermo, isolatamente considerato, a spiegare il fenomeno.

Il quadro che emerge è quello di un sistema dinamico nel quale persona, immagine corporea, motivazione, comportamento di esercizio e ambiente digitale possono rinforzarsi reciprocamente.

È precisamente qui che si colloca il valore del ponte scientifico: una review del 2024 aveva individuato la complessità; uno studio longitudinale del 2026 inizia a ricostruirne la direzione temporale.

La ricerca futura dovrà stabilire se queste dinamiche persistano su intervalli più lunghi, in differenti culture e utilizzando misure più specifiche della qualità dei contenuti digitali. Solo allora sarà possibile passare dalle associazioni statistiche a modelli preventivi realmente mirati.

Bibliografia – fonti scientifiche e istituzionali

[1] World Health Organization. Physical activity. WHO, aggiornamento 26 June 2024. WHO – Physical activity

[2] Weinstein A, Szabo A. Exercise addiction: A narrative overview of research issues. Dialogues Clin Neurosci. 2023;25(1):1-13. DOI: 10.1080/19585969.2023.2164841. PMID: 36698618. PubMed

[3] Zhang Z, Luo C, Guo P. A stressor-strain-outcome cross-lagged panel study of exercise addiction: evidence from a two-wave survey. International Journal of Sport and Exercise Psychology. Published online 12 August 2026. DOI: 10.1080/1612197X.2026.2716003. Taylor & Francis – articolo originale

[4] Minutillo A, Di Trana A, Aquilina V, Ciancio GM, Berretta P, La Maida N. Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction: a literature review. Front Psychiatry. 2024;15:1392317. DOI: 10.3389/fpsyt.2024.1392317. PMID: 38800058; PMCID: PMC11116774. PubMed · Full text Frontiers

[5] Cook B, Karr TM, Zunker C, et al. The influence of exercise identity and social physique anxiety on exercise dependence. J Behav Addict. 2015;4(3):195-199. DOI: 10.1556/2006.4.2015.020. PMID: 26551910. PubMed

[6] Guo S, Kamionka A, Xue Q, Izydorczyk B, Lipowska M, Lipowski M. Body image and risk of exercise addiction in adults: A systematic review and meta-analysis. J Behav Addict. 2025;14(1):39-54. DOI: 10.1556/2006.2024.00085. PMID: 39912824. PubMed

[7] Akbari M, Seydavi M, Zamani E, Griffiths MD. The risk of exercise addiction mediates the relationship between social media use and mental health indices among young Iranians. Addict Res Theory. 2024;32(1):27-37. DOI: 10.1080/16066359.2022.2149742. Taylor & Francis

[8] Giancola M, Vinciguerra MG, D’Amico S. Narcissism and the risk of exercise addiction in youth: the impact of problematic social media use and fitspiration exposure. Eur J Dev Psychol. 2025;22(4):456-477. DOI: 10.1080/17405629.2025.2467049. Taylor & Francis

[9] Usami S. On the Differences between General Cross-Lagged Panel Model and Random-Intercept Cross-Lagged Panel Model: Interpretation of Cross-Lagged Parameters and Model Choice. Struct Equ Modeling. 2021;28(3):331-344. DOI: 10.1080/10705511.2020.1821690. Taylor & Francis

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

[PB1] Paolo Berretta. Exercise addiction: il ruolo fondante della ricerca ISS. Leggi l’approfondimento

[PB2] Paolo Berretta. Exercise addiction, dieta muscolare e integratori: il ruolo ISS. Leggi l’approfondimento

[PB3] Paolo Berretta. Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction: a literature review. Pagina dedicata al lavoro scientifico del 2024