Cosa sappiamo davvero sugli effetti sul cervello

Per molti anni la creatina è stata associata quasi esclusivamente allo sport, alla forza muscolare e alle prestazioni negli esercizi ad alta intensità. Negli ultimi anni, tuttavia, l’interesse scientifico si è progressivamente esteso al sistema nervoso centrale. Una parte della ricerca sta studiando il possibile rapporto tra creatina e depressione, partendo dal ruolo che il sistema creatina-fosfocreatina svolge nella gestione dell’energia cellulare anche nel cervello.

Alcuni studi clinici hanno prodotto risultati interessanti, soprattutto quando la creatina è stata utilizzata in aggiunta a trattamenti antidepressivi o alla psicoterapia. Ma il quadro complessivo resta preliminare. Le revisioni più recenti invitano infatti a distinguere con attenzione tra plausibilità biologica, segnali osservati in piccoli studi e dimostrazione di un beneficio clinicamente rilevante.

Dalla fisiologia muscolare alla bioenergetica cerebrale

La creatina è una sostanza naturalmente presente nell’organismo e introdotta anche attraverso alcuni alimenti. Attraverso il sistema creatina-fosfocreatina partecipa alla rigenerazione dell’adenosina trifosfato, l’ATP, principale fonte immediata di energia utilizzabile dalle cellule.

Il ruolo di questo sistema è particolarmente conosciuto nel muscolo scheletrico, ma non è limitato al muscolo. Anche il cervello ha elevate necessità energetiche e utilizza il sistema creatina-fosfocreatina come uno dei meccanismi che contribuiscono a mantenere disponibile energia quando la richiesta cellulare cambia rapidamente [1].

È proprio da questa osservazione fisiologica che nasce una delle ipotesi studiate nelle neuroscienze: se alcuni disturbi psichiatrici sono associati anche ad alterazioni della bioenergetica cellulare, è possibile che intervenire sul sistema della creatina possa modificarne alcuni aspetti?

È una domanda scientificamente plausibile. Non equivale però alla dimostrazione che la supplementazione con creatina corregga una presunta “carenza energetica” responsabile della depressione.

Il disturbo depressivo maggiore è una condizione complessa e multifattoriale. Ridurlo a una singola alterazione metabolica o mitocondriale sarebbe una semplificazione non sostenuta dalle evidenze disponibili.

Perché la creatina è stata studiata nella depressione

L’interesse clinico non nasce soltanto da esperimenti di laboratorio.

Nel 2012 uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo ha coinvolto 52 donne con disturbo depressivo maggiore. Tutte ricevevano escitalopram; 25 assumevano inoltre creatina monoidrato alla dose di 5 grammi al giorno e 27 ricevevano placebo [2].

Nelle otto settimane dello studio, il gruppo trattato con creatina più escitalopram mostrò una maggiore riduzione dei punteggi alla Hamilton Depression Rating Scale rispetto al gruppo escitalopram più placebo. Una differenza era osservabile già nelle prime settimane [2].

Il dato è interessante, ma deve essere letto nel contesto corretto.

Lo studio riguardava un campione piccolo e costituito esclusivamente da donne. Inoltre, la creatina non veniva utilizzata al posto dell’antidepressivo: veniva studiata come possibile strategia di augmentation, cioè come trattamento aggiuntivo.

Non è quindi corretto utilizzare questo lavoro per affermare che la creatina sia, da sola, un antidepressivo.

Un nuovo studio: creatina aggiunta alla psicoterapia

Un ulteriore segnale è arrivato da un trial pilota pubblicato su European Neuropsychopharmacology.

Lo studio ha coinvolto 100 persone con depressione, randomizzate a ricevere terapia cognitivo-comportamentale associata a creatina oppure la stessa psicoterapia associata a placebo. Dopo otto settimane i sintomi depressivi risultavano diminuiti in entrambi i gruppi, con una riduzione maggiore del punteggio PHQ-9 nel gruppo che assumeva creatina [3].

Anche in questo caso, però, gli stessi autori definiscono il lavoro un trial pilota, esplorativo e generatore di ipotesi.

La distinzione è sostanziale.

Uno studio di questo tipo può indicare una direzione interessante e giustificare trial più grandi. Non è sufficiente, da solo, per modificare la pratica clinica o stabilire che una supplementazione debba essere raccomandata alle persone con depressione.

Cosa dice la meta-analisi più recente

Il passaggio più importante per valutare la solidità dell’ipotesi è arrivato con una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2025.

Gli autori hanno analizzato 11 trial per un totale di 1.093 partecipanti, confrontando la supplementazione con creatina con placebo e valutandone l’effetto sui sintomi depressivi [4].

L’analisi ha rilevato complessivamente un effetto favorevole alla creatina, con una standardized mean difference di −0,34. Traducendo questo risultato nella scala HAM-D a 17 item, gli autori hanno stimato una differenza di circa 2,2 punti.

Qui emerge però il dato decisivo: la differenza media era inferiore ai 3 punti individuati dagli autori come soglia di minima importanza clinica [4].

Inoltre:

  • l’eterogeneità tra gli studi era elevata, con I² pari al 71,3%;
  • gli intervalli di confidenza comprendevano effetti clinicamente poco importanti;
  • alcune analisi suggerivano possibili bias favorevoli alla creatina;
  • la certezza complessiva dell’evidenza secondo il sistema GRADE è stata classificata come molto bassa [4].

Gli stessi autori formulano quindi una conclusione molto più prudente di quanto spesso venga riportato sui social: la creatina potrebbe produrre un beneficio piccolo o moderato sui sintomi depressivi, ma l’effetto medio rilevato non è risultato clinicamente importante e il vero effetto potrebbe essere minimo o persino nullo [4].

Questo probabilmente rappresenta, allo stato attuale, il messaggio più corretto.

La revisione 2026 conferma quanto le evidenze siano ancora limitate

Una revisione sistematica pubblicata online nel 2026 ha ristretto l’analisi agli studi randomizzati controllati nei quali la creatina monoidrato era stata sperimentata in persone con un disturbo psichiatrico diagnosticato [5].

Il risultato aiuta a comprendere le reali dimensioni della letteratura.

Sono stati identificati soltanto cinque RCT, riportati in sei pubblicazioni: quattro riguardavano il disturbo depressivo maggiore e uno la depressione bipolare. Complessivamente, 126 partecipanti avevano ricevuto creatina e 112 placebo [5].

In questi studi le dosi variavano tra 2 e 10 grammi al giorno e la durata tra quattro e otto settimane. In alcuni trial sulla depressione maggiore la supplementazione associata a escitalopram o alla psicoterapia ha prodotto risultati favorevoli; in altri studi non è stata osservata una differenza significativa rispetto al placebo [5].

Gli autori parlano quindi di potenziale della creatina come strategia aggiuntiva nel disturbo depressivo maggiore, ma sottolineano esplicitamente la necessità di trial randomizzati più grandi, metodologicamente rigorosi e di durata adeguata [5].

Questa revisione fornisce anche un’importante correzione rispetto a un’affermazione spesso ripetuta: non esiste al momento un corpo comparabile di RCT che dimostri un’efficacia della creatina nei diversi disturbi di salute mentale.

E per l’ansia?

Qui occorre essere ancora più cauti.

Esistono lavori preclinici, osservazionali e revisioni narrative che discutono possibili rapporti tra sistema della creatina, bioenergetica cerebrale e diversi disturbi psichiatrici [1].

Ma la revisione sistematica 2026 degli studi clinici randomizzati non ha identificato RCT condotti specificamente nei disturbi d’ansia [5].

Non è quindi scientificamente appropriato presentare oggi la creatina come un trattamento dell’ansia.

Dire che una sostanza è oggetto di ricerca in neuropsichiatria è molto diverso dal dire che ne sia stata dimostrata l’efficacia per una determinata patologia.

Creatina, cervello e cognizione: anche qui le prove non sono definitive

L’interesse nei confronti della creatina si è esteso anche alla memoria e ad altre funzioni cognitive.

La possibilità che la supplementazione possa aumentare, almeno in determinate condizioni, il contenuto cerebrale di creatina dispone di alcune evidenze sperimentali. Il passaggio successivo — dimostrare che questo aumento produca un miglioramento cognitivo stabile e clinicamente significativo — è però molto meno definito.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 ha concluso che i risultati relativi alla cognizione rimangono equivoci, pur riconoscendo possibili segnali in condizioni caratterizzate da particolare stress metabolico, come deprivazione di sonno o ipossia [6].

Una valutazione critica pubblicata successivamente ha richiamato proprio il rischio di una distanza crescente tra entusiasmo commerciale e robustezza delle prove disponibili sugli effetti cerebrali della creatina [7].

Per questo sarebbe prematuro descriverla genericamente come un “integratore per il cervello”.

Mitocondri e neuroplasticità: ipotesi interessanti, non risultati clinici acquisiti

Nel racconto divulgativo sulla creatina vengono spesso citati mitocondri, ATP, stress ossidativo, neurotrasmettitori e neuroplasticità.

Sono meccanismi scientificamente interessanti, ma bisogna distinguere il livello delle prove.

Il sistema creatina-fosfocreatina partecipa realmente alla bioenergetica cerebrale [1]. Studi di neuroimaging hanno inoltre osservato modificazioni di alcuni parametri metabolici cerebrali durante il trattamento con creatina in persone con depressione [8].

Da questi risultati non possiamo però dedurre automaticamente che:

“la creatina migliora i mitocondri → aumenta la neuroplasticità → cura la depressione”.

Una catena causale di questo tipo non è stata dimostrata clinicamente.

È più corretto affermare che i meccanismi bioenergetici costituiscono una delle ipotesi attraverso cui si cerca di spiegare i risultati osservati e che gli studi metabolici e di neuroimaging possono aiutare a identificare possibili correlati biologici della risposta.

Sicurezza: un altro motivo per evitare il fai-da-te terapeutico

La creatina monoidrato dispone di una letteratura di sicurezza molto più ampia rispetto a quella relativa alla depressione e, alle dosi comunemente studiate, è generalmente risultata ben tollerata in popolazioni sane [9].

Anche una recente meta-analisi dedicata alla funzione renale ha rilevato che la supplementazione può determinare un modesto aumento della creatinina sierica senza evidenziare una riduzione significativa della filtrazione glomerulare nei dati complessivamente analizzati [10].

Questo non significa, però, che l’assunzione sia appropriata per chiunque o che la sicurezza osservata nello sport possa essere automaticamente trasferita a qualsiasi popolazione clinica.

La questione è particolarmente delicata in psichiatria.

Nella revisione sistematica 2026, due partecipanti su 17 trattati con creatina nello studio relativo alla depressione bipolare hanno manifestato ipomania o mania [5]. Il numero è troppo piccolo per stimare con precisione un rischio, ma è sufficiente per sconsigliare interpretazioni semplicistiche e per sottolineare la necessità di supervisione clinica quando si parla di persone con disturbi dell’umore.

La creatina non dovrebbe quindi essere proposta come sostituto di antidepressivi, psicoterapia o altri trattamenti indicati dal medico.

Cosa possiamo realmente concludere

La creatina sta vivendo un passaggio scientificamente interessante.

Da sostanza studiata prevalentemente nella fisiologia muscolare è diventata anche un oggetto di ricerca nella bioenergetica cerebrale e nella psichiatria.

Nella depressione maggiore esistono alcuni trial randomizzati che hanno osservato risultati favorevoli quando la creatina viene aggiunta a un antidepressivo o alla terapia cognitivo-comportamentale [2,3].

Ma la sintesi dell’intera letteratura ridimensiona inevitabilmente l’entusiasmo: la meta-analisi più recente rileva un possibile beneficio medio, ma inferiore alla soglia di rilevanza clinica utilizzata dagli autori, con certezza dell’evidenza molto bassa [4]. La revisione sistematica del 2026 mostra inoltre che il numero complessivo di trial psichiatrici resta sorprendentemente piccolo [5].

Il messaggio scientificamente corretto, quindi, non è che “la creatina cura la depressione”.

È che esiste un segnale sufficientemente interessante da giustificare ulteriori studi sulla creatina come possibile trattamento aggiuntivo nella depressione maggiore, ma non ancora sufficientemente robusto da considerarla una terapia antidepressiva consolidata.

Per l’ansia le evidenze cliniche sono ancora più insufficienti.

E anche per gli effetti cognitivi e più genericamente per la “salute del cervello”, occorre evitare di trasformare una linea di ricerca promettente in una certezza che la letteratura non ha ancora raggiunto.

Quando si parla di salute mentale, questa distanza tra ipotesi, evidenza preliminare e prova clinica non è un dettaglio: è il punto centrale.

Bibliografia e fonti

Fonti scientifiche e istituzionali

[1] Han ES, Yancey JR, Yurgelun-Todd DA, Kondo DG, Boxer DJ, Renshaw PF. The role of brain creatine in behavioral health conditions. Front Psychiatry. 2025;16:1667639. DOI: 10.3389/fpsyt.2025.1667639. PMID: 41280460. PubMed

[2] Lyoo IK, Yoon S, Kim TS, et al. A randomized, double-blind placebo-controlled trial of oral creatine monohydrate augmentation for enhanced response to a selective serotonin reuptake inhibitor in women with major depressive disorder. Am J Psychiatry. 2012;169(9):937-945. DOI: 10.1176/appi.ajp.2012.12010009. PMID: 22864465. PubMed

[3] Sherpa NN, De Giorgi R, Ostinelli EG, et al. Efficacy and safety profile of oral creatine monohydrate in add-on to cognitive-behavioural therapy in depression: An 8-week pilot, double-blind, randomised, placebo-controlled feasibility and exploratory trial in an under-resourced area. Eur Neuropsychopharmacol. 2025;90:28-35. DOI: 10.1016/j.euroneuro.2024.10.004. PMID: 39488067. PubMed

[4] Eckert I, Lima J, Dariva AA. Creatine supplementation for treating symptoms of depression: a systematic review and meta-analysis. Br J Nutr. 2025;134(11):947-959. DOI: 10.1017/S0007114525105588. PMID: 41189312. PubMed

[5] Fares BJ, Zhou C, Fabiano N, et al. The Effect of Creatine Monohydrate on Mental Disorders: A Systematic Review of Randomized Controlled Trials. Can J Psychiatry. Pubblicato online 2026. DOI: 10.1177/07067437251408171. PMID: 41558805. PubMed

[6] McMorris T, Hale BJ, Pine BS, Williams TB. Creatine supplementation research fails to support the theoretical basis for an effect on cognition: Evidence from a systematic review. Behav Brain Res. 2024;466:114982. DOI: 10.1016/j.bbr.2024.114982. PMID: 38582412. PubMed

[7] Eckert I. Creatine Supplementation for Cognition: A Critical Perspective on Promise, Proof, and Public Perception. J Nutr. 2025. DOI: 10.1016/j.tjnut.2025.07.016. PMID: 40744234. PubMed

[8] Yoon S, et al. Effects of Creatine Monohydrate Augmentation on Brain Metabolic and Network Outcome Measures in Women With Major Depressive Disorder. Biol Psychiatry. PMID: 26822799. PubMed

[9] Antonio J, Candow DG, Forbes SC, et al. Common questions and misconceptions about creatine supplementation: what does the scientific evidence really show? J Int Soc Sports Nutr. 2021;18:13. DOI: 10.1186/s12970-021-00412-w. PMID: 33557850. PubMed

[10] Kabiri Naeini E, Eskandari M, Mortazavi M, Gholaminejad A, Karevan N. Effect of creatine supplementation on kidney function: a systematic review and meta-analysis. BMC Nephrol. 2025;26:622. DOI: 10.1186/s12882-025-04558-6. PMID: 41199218. PubMed

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

[PB1] Paolo Berretta. Doping ed integratori: il focus di Paolo Berretta. Utile per contestualizzare il tema dell’uso consapevole degli integratori e la distinzione tra supplementazione e promessa terapeutica. Articolo su paoloberretta.com

[PB2] Paolo Berretta. Exercise addiction, dieta muscolare e integratori: il ruolo ISS. Approfondimento sul rapporto tra attività fisica, immagine corporea, salute mentale e credenze sugli integratori. Articolo su paoloberretta.com

[PB3] Paolo Berretta. Exercise addiction: il ruolo fondante della ricerca ISS. Approfondimento sul rapporto tra attività fisica compulsiva, caratteristiche psicologiche e salute mentale. Articolo su paoloberretta.com