Sonno e ritmi circadiani possono aiutare a distinguere depressione unipolare e bipolare?
Distinguere una depressione unipolare da una depressione bipolare durante un episodio depressivo può essere clinicamente complesso. I sintomi possono sovrapporsi e, soprattutto nelle prime fasi della malattia, una storia di mania o ipomania può non essere ancora evidente. Un nuovo studio pubblicato nel settembre 2026 su Depression and Anxiety propone una strada interessante: integrare qualità del sonno, insonnia, actigrafia, attività circadiana e polisonnografia in un unico modello predittivo [1]. Il risultato è promettente, con un’area sotto la curva ROC pari a 0,926. Ma il dato richiede una lettura prudente: il modello completo è stato costruito su appena 36 pazienti e non è ancora stato validato in una popolazione indipendente.
Perché distinguere depressione unipolare e bipolare è importante
Un episodio depressivo maggiore non rivela necessariamente, da solo, se ci troviamo di fronte a un disturbo depressivo maggiore o alla fase depressiva di un disturbo bipolare.
La distinzione non è puramente classificatoria. Ha implicazioni prognostiche e terapeutiche importanti.
Le linee guida CANMAT/ISBD, ad esempio, indicano per la depressione bipolare strategie farmacologiche specifiche e, nel disturbo bipolare I, non raccomandano la monoterapia antidepressiva. Gli antidepressivi possono essere utilizzati in circostanze selezionate, generalmente come terapia aggiuntiva e con particolare cautela nei pazienti con precedente viraggio maniacale indotto da antidepressivi, caratteristiche miste o rapid cycling [2].
Da anni si cercano quindi indicatori biologici capaci di supportare il colloquio clinico e la ricostruzione anamnestica.
Sono stati studiati neuroimaging, marcatori infiammatori, BDNF, metabolismo, genetica e parametri neurocognitivi. Una meta-analisi pubblicata nel 2026, comprendente 31 studi e 24.923 pazienti, ha rilevato differenze di gruppo in alcuni biomarcatori periferici, tra cui IL-6, conta leucocitaria, acido urico e BDNF [3]. Questi risultati sono interessanti sul piano fisiopatologico, ma non corrispondono ancora a un test diagnostico utilizzabile individualmente nella normale pratica clinica.
È proprio in questo spazio che si inserisce lo studio del sonno.
Perché il sonno potrebbe contenere informazioni diagnostiche
Sonno, regolazione dell’umore e ritmi circadiani sono strettamente interconnessi.
Insonnia, ipersonnia, variazioni del tempo totale di sonno, cambiamenti dell’attività motoria e alterazioni dell’architettura del sonno sono frequenti nei disturbi dell’umore. Il problema è capire se alcune di queste caratteristiche si distribuiscano diversamente nella depressione unipolare e in quella bipolare.
Questo è un punto importante anche dal punto di vista metodologico: non basta chiedere semplicemente a un paziente «quanto dorme?».
La ricerca moderna può integrare almeno tre livelli differenti:
- la percezione soggettiva del sonno attraverso questionari validati;
- l’actigrafia, che registra per diversi giorni i cicli attività-riposo;
- la polisonnografia, che permette di studiare struttura e stadi del sonno.
Sul sito abbiamo già affrontato quanto il sonno sia un fenomeno complesso, nel quale misure soggettive e oggettive non coincidono necessariamente, nell’analisi sulle differenze del sonno tra uomini e donne [PB1]. Anche il ruolo più generale del sonno nella salute cerebrale è stato discusso nell’approfondimento dedicato a sonno, cervello e rischio di demenza [PB2].
Il nuovo studio del 2026
Jeanne Leseur, Pierre A. Geoffroy e collaboratori hanno pubblicato su Depression and Anxiety uno studio dal titolo A Sleep and Circadian Biomarker-Based Predictive Model for Differentiating Unipolar and Bipolar Depression [1].
Lo studio ha incluso complessivamente 159 pazienti durante un episodio depressivo maggiore:
- 116 con depressione unipolare;
- 43 con depressione bipolare.
La diagnosi era formulata secondo criteri DSM-5-TR. I pazienti provenivano dalla coorte clinica Sompsy dell’ospedale Bichat-Claude Bernard di Parigi ed erano stati valutati tra luglio 2022 e giugno 2025 [1].
La valutazione comprendeva questionari clinici, almeno 14 giorni di actigrafia e, quando disponibile, polisonnografia.
Non tutti i partecipanti disponevano però delle stesse misurazioni:
- 135 avevano dati actigrafici utilizzabili, 93 unipolari e 42 bipolari;
- 64 avevano dati polisonnografici, 44 unipolari e 20 bipolari [1].
Questa differenza diventerà particolarmente importante nell’interpretazione del modello finale.
Quali differenze sono emerse
I pazienti con depressione unipolare riferivano mediamente:
- qualità soggettiva del sonno peggiore, misurata tramite Pittsburgh Sleep Quality Index;
- sintomi di insonnia più pronunciati, misurati mediante Insomnia Severity Index;
- minore efficienza del sonno all’actigrafia [1].
Nei pazienti con depressione bipolare emergevano invece:
- maggiore tempo trascorso a riposo nell’arco delle 24 ore;
- minore attività motoria;
- minore attività durante il periodo L5, cioè le cinque ore meno attive della giornata;
- una percentuale maggiore del tempo totale di sonno trascorsa nello stadio N2;
- una maggiore quota complessiva di sonno NREM [1].
Gli autori descrivono quindi, a livello di gruppo, un profilo relativamente più caratterizzato da insonnia e ridotta efficienza del sonno nella depressione unipolare e da maggiore riposo e rallentamento dell’attività nella depressione bipolare.
È fondamentale, però, non trasformare queste differenze medie in regole diagnostiche individuali.
Una persona con disturbo bipolare può soffrire di insonnia; una persona con depressione unipolare può presentare ipersonnia. I due quadri clinici rimangono eterogenei e largamente sovrapposti.
Sei parametri insieme hanno prodotto un’AUC di 0,926
Gli autori hanno quindi cercato di capire se combinare diversi parametri potesse migliorare la capacità discriminante.
Il modello finale ha integrato sei variabili:
- Pittsburgh Sleep Quality Index;
- Insomnia Severity Index;
- efficienza del sonno misurata con actigrafia;
- percentuale di tempo trascorso a riposo nelle 24 ore;
- attività media durante il periodo L5;
- percentuale di sonno N2 alla polisonnografia [1].
Il modello ha mostrato:
AUC: 0,926
sensibilità: 88,2%
specificità: 89,5%
valore predittivo positivo: 88,3%
valore predittivo negativo: 89,5% [1].
Un’AUC superiore a 0,9 indica, nel campione analizzato, una capacità discriminante molto elevata.
È probabilmente questo il risultato che ha attirato maggiormente l’attenzione.
Ma è anche quello che richiede la maggiore cautela.
Il dato decisivo: il modello completo riguarda soltanto 36 pazienti
La ricerca era partita da 159 partecipanti, ma per costruire il modello multivariato era necessario disporre contemporaneamente di tutti i parametri richiesti.
Alla fine erano disponibili dati completi soltanto per:
19 pazienti con depressione unipolare e 17 con depressione bipolare.
Il modello con AUC 0,926 deriva quindi da 36 persone [1].
Questo aspetto cambia sostanzialmente il peso clinico del risultato.
Non sarebbe corretto concludere che oggi esiste un test basato sul sonno in grado di diagnosticare con circa il 90% di precisione se una depressione sia unipolare o bipolare.
Il risultato corretto è più circoscritto:
in questo piccolo campione, l’integrazione di sei caratteristiche del sonno e dell’attività circadiana ha mostrato un’elevata capacità di discriminare i due gruppi.
Sono due affermazioni molto diverse.
Perché un modello possa diventare uno strumento clinico servono replicazione, validazione esterna e verifica prospettica su popolazioni indipendenti.
Nessun singolo biomarcatore basta da solo
Un altro risultato dello studio merita particolare attenzione.
Quando le sei variabili sono state considerate individualmente nel modello multivariato, nessuna risultava sufficiente, da sola, per classificare con affidabilità i pazienti nei due gruppi [1].
Questo ridimensiona l’idea, spesso suggestiva ma scientificamente problematica, del “biomarcatore della depressione bipolare”.
Il segnale sembra emergere piuttosto dall’integrazione di informazioni differenti:
sintomi riferiti dal paziente, continuità del sonno, attività motoria, organizzazione circadiana e architettura neurofisiologica del sonno.
È un approccio multimodale, non la scoperta di un singolo indicatore diagnostico.
Cosa diceva già la ricerca precedente
Il nuovo risultato non compare nel vuoto.
Nel 2024 lo stesso gruppo aveva pubblicato su Psychiatry Research uno studio su 115 pazienti, 72 con depressione unipolare e 43 con depressione bipolare [4].
Anche in quel caso, la depressione unipolare era associata a qualità del sonno peggiore, maggiori sintomi di insonnia e minore efficienza del sonno, mentre nella depressione bipolare emergevano maggiormente ipersonnia e rallentamento motorio [4].
Nel 2025 Leseur e collaboratori hanno poi pubblicato su Neuroscience & Biobehavioral Reviews una revisione sistematica con meta-analisi degli studi che avevano confrontato oggettivamente il sonno nei due disturbi [5].
La revisione qualitativa comprendeva 11 studi e 666 partecipanti, mentre otto studi erano utilizzabili nella meta-analisi.
In media, i pazienti con depressione unipolare presentavano un tempo totale di sonno inferiore di circa 28 minuti e una minore efficienza del sonno rispetto a quelli con depressione bipolare.
Non emergevano invece differenze statisticamente significative per latenza di addormentamento, latenza REM e percentuale di sonno REM [5].
Questa meta-analisi offre quindi un sostegno indipendente rispetto al singolo campione del 2026 per alcune differenze relative al sonno.
Va però osservato che anche la meta-analisi è stata coordinata dallo stesso gruppo di ricerca. Una futura validazione da parte di gruppi indipendenti rafforzerebbe ulteriormente la solidità del quadro.
Il possibile ruolo dei farmaci
Un’altra questione riguarda i trattamenti farmacologici.
Lo studio è stato condotto in un contesto di pratica clinica reale: molti pazienti assumevano antidepressivi, stabilizzatori dell’umore o altre terapie.
Questo è contemporaneamente un punto di forza e un limite.
È un punto di forza perché la popolazione assomiglia maggiormente ai pazienti incontrati nella pratica clinica.
È un limite perché numerosi psicofarmaci possono modificare durata, continuità e architettura del sonno.
Gli autori specificano che antidepressivi e stabilizzatori dell’umore non sono stati inseriti come covariate nel modello a causa della loro forte associazione con la diagnosi stessa [1]. Rimane pertanto possibile un certo grado di confondimento farmacologico residuo.
Il problema è particolarmente importante per variabili come sonno NREM, stadio N2 e attività motoria.
Dal punto di vista metodologico, cosa manca ancora
Prima che un modello di questo tipo possa essere proposto come strumento diagnostico saranno necessari diversi passaggi.
Il primo è una validazione esterna, cioè applicare esattamente lo stesso modello a pazienti che non hanno partecipato alla costruzione dell’algoritmo.
Il secondo è utilizzare campioni più numerosi e multicentrici.
Il terzo consiste nel verificare quanto il modello aggiunga realmente rispetto a una buona valutazione clinica: anamnesi accurata, storia familiare, età di esordio, episodi ipomaniacali o maniacali precedenti, caratteristiche miste, risposta ai trattamenti e andamento longitudinale.
Infine, bisognerebbe verificare la stabilità dei parametri nel tempo e nelle diverse fasi della malattia.
Un biomarcatore utile non deve semplicemente distinguere due gruppi in un campione sperimentale: deve migliorare decisioni cliniche reali.
Actigrafia e polisonnografia non sono la stessa cosa
Il lavoro ha anche il merito di mostrare il valore complementare di tecnologie differenti.
L’actigrafia utilizza normalmente dispositivi indossabili per registrare movimento e cicli attività-riposo durante più giorni. Permette quindi di osservare il paziente nel proprio ambiente quotidiano.
La polisonnografia, invece, registra parametri neurofisiologici e respiratori durante il sonno e permette di identificare gli stadi NREM e REM.
Sono quindi strumenti che descrivono dimensioni diverse.
Integrare dati provenienti da questionari, wearable e laboratorio del sonno rappresenta una direzione interessante anche per la medicina di precisione.
Ma l’aumento della quantità di dati non elimina automaticamente il rischio di overfitting: quando molte variabili vengono utilizzate in campioni piccoli, le prestazioni del modello possono apparire migliori di quelle che verranno osservate nella popolazione generale.
Il sonno potrebbe diventare parte di una diagnostica multimodale
La prospettiva più interessante dello studio non consiste quindi nell’aver trovato un “test del sonno per il disturbo bipolare”.
È piuttosto l’idea che segnali relativamente accessibili e non invasivi possano, in futuro, essere combinati con dati clinici e biologici.
La ricerca sui ritmi circadiani sta crescendo anche al di fuori della psichiatria strettamente diagnostica. Sul sito abbiamo affrontato, ad esempio, il rapporto tra sincronizzazione circadiana, esposizione alla luce e comportamento nell’analisi dedicata al Soft Clubbing e alla cronobiologia [PB3].
Wearable, actigrafia e monitoraggio longitudinale permettono oggi di osservare sonno e attività per settimane, e non soltanto durante una notte in laboratorio.
È plausibile che i futuri strumenti clinici non dipendano da un singolo biomarcatore, ma da profili integrati comprendenti storia clinica, comportamento, ritmo sonno-veglia, neurofisiologia e forse marcatori biologici periferici.
La meta-analisi del 2026 sui biomarcatori ematici mostra che anche altri segnali biologici possono differire a livello di gruppo tra depressione unipolare e bipolare [3]. Per il momento, però, nessuna di queste misure sostituisce la diagnosi clinica.
Cosa possiamo concludere
Lo studio pubblicato su Depression and Anxiety aggiunge un tassello importante alla ricerca sulla diagnosi differenziale dei disturbi dell’umore.
I dati suggeriscono che depressione unipolare e bipolare possano presentare, mediamente, profili differenti di sonno e attività circadiana e che combinare informazioni soggettive, actigrafiche e polisonnografiche possa aumentare notevolmente la capacità di distinguere i due gruppi [1].
L’AUC di 0,926 è un risultato degno di attenzione.
Ma non è ancora una prestazione diagnostica trasferibile direttamente alla pratica clinica.
Il modello completo deriva da appena 36 pazienti, non dispone ancora di validazione esterna e può essere influenzato da trattamenti farmacologici e altre variabili cliniche.
La conclusione più proporzionata alle evidenze è quindi che sonno e ritmi circadiani rappresentano candidati promettenti per una futura diagnostica multimodale della depressione, non che esista già un biomarcatore capace di separare con certezza depressione unipolare e bipolare.
È probabilmente proprio questa distinzione tra risultato promettente e test clinicamente validato a rappresentare, oggi, il messaggio scientifico più importante.
Bibliografia e fonti
Fonti scientifiche e istituzionali
[1] Leseur J, Geoffroy PA, Perozziello A, et al. A Sleep and Circadian Biomarker-Based Predictive Model for Differentiating Unipolar and Bipolar Depression. Depression and Anxiety. 2026;2026:5556144. doi:10.1155/da/5556144. PMID: 42751051.
PubMed | Full text PMC
[2] Yatham LN, Kennedy SH, Parikh SV, et al. CANMAT and ISBD Guidelines for the Treatment of Bipolar Disorder: summary and 2023 update of evidence. Focus. 2023.
CANMAT/ISBD guideline update
[3] Yang X, Tang Q, Xiang R, Liao Q. Differences in biomarkers between unipolar and bipolar depression: A meta-analysis. Journal of Affective Disorders. 2026;393(Pt B):120365. doi:10.1016/j.jad.2025.120365. PMID: 41072874.
PubMed
[4] Leseur J, Boiret C, Romier A, et al. Comparative study of sleep and circadian rhythms in patients presenting unipolar or bipolar major depressive episodes. Psychiatry Research. 2024;334:115811. doi:10.1016/j.psychres.2024.115811. PMID: 38442480.
PubMed
[5] Leseur J, Maruani J, Palagini L, Lejoyeux M, Geoffroy PA. Objective sleep markers to differentiate unipolar and bipolar depression: A systematic review and meta-analysis. Neuroscience & Biobehavioral Reviews. 2025;171:106070. doi:10.1016/j.neubiorev.2025.106070. PMID: 39978428.
PubMed
Approfondimenti interni – paoloberretta.com
[PB1] Paolo Berretta. Differenze di sonno tra uomini e donne: un’analisi scientifica.
paoloberretta.com
[PB2] Paolo Berretta. Sonno, salute cerebrale e rischio demenza.
paoloberretta.com
[PB3] Paolo Berretta. Analisi del fenomeno Soft Clubbing.
paoloberretta.com