Dalle smart drugs – NPS – alla tossicologia moderna: dieci anni di evoluzione nella ricerca sui consumi giovanili

Nel 2016 uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità, analizzava il consumo di sostanze psicoattive emergenti, energy drink, integratori, steroidi anabolizzanti e farmaci utilizzati per migliorare le prestazioni tra adolescenti e giovani adulti italiani. A dieci anni dalla pubblicazione, quella ricerca offre l’opportunità di comprendere come siano cambiati i comportamenti di consumo e, soprattutto, gli strumenti disponibili per studiarli. L’evoluzione delle nuove sostanze psicoattive, della spettrometria di massa, dell’epidemiologia delle acque reflue e dei sistemi di allerta precoce ha ampliato le possibilità di identificare rischi prima difficilmente osservabili. Ripercorrere il lavoro del 2016 alla luce delle conoscenze disponibili nel 2026 permette di distinguere le intuizioni ancora valide dalle nuove evidenze scientifiche e dalle prospettive future della prevenzione [1–3].

Lo studio del 2016: un approccio multidisciplinare ai consumi emergenti

La ricerca Emerging trends in consuming behaviours for non-controlled substances by Italian urban youth: a cross sectional study fu pubblicata nel volume 52, numero 1, degli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità, alle pagine 104–113, con DOI 10.4415/ANN_16_01_17 e PMID 27033625 [1].

Il progetto, sostenuto dal Fondo per le Politiche Giovanili della Presidenza del Consiglio dei ministri, affrontava un problema di sanità pubblica che non poteva essere descritto adeguatamente attraverso la sola distinzione tra sostanze legali e illegali.

L’ipotesi di lavoro era che prodotti molto differenti per natura farmacologica e status normativo potessero condividere motivazioni di consumo e contesti sociali: ricerca di divertimento, miglioramento delle prestazioni, influenza del gruppo dei pari e accessibilità commerciale.

Disegno, popolazione e metodologia

Lo studio era multicentrico e trasversale, basato su un questionario anonimo di 68 domande.

2.621

Partecipanti

14–35

Fascia d’età, anni

68

Domande del questionario

2013–14

Periodo di rilevazione

Dati dello studio originale. La sezione metodologica descrive sei città, mentre l’abstract ne indica sette: una discrepanza editoriale da considerare quando si descrive il campionamento.

Le informazioni raccolte riguardavano caratteristiche personali e socioeconomiche, relazioni familiari, amicizie, attività ricreative e utilizzo di sostanze.

Il disegno consentiva di esplorare associazioni statistiche, ma non di stabilire rapporti di causalità. Inoltre, le risposte erano autoriferite e non accompagnate da una verifica mediante biomarcatori.

Quali sostanze venivano considerate?

L’indagine comprendeva sei categorie: bevande alcoliche, energy drink, prodotti per il miglioramento delle prestazioni fisiche, smart drugs, farmaci per il potenziamento sessuale e steroidi anabolizzanti androgeni.

La classificazione aveva una funzione epidemiologica e non implicava equivalenza farmacologica o tossicologica. In particolare, proteine, creatina e altri integratori non possono essere considerati automaticamente sostanze d’abuso, né equiparati agli steroidi anabolizzanti.

I principali risultati del 2016 e il loro significato attuale

La tabella 2 della pubblicazione originale riportava le seguenti prevalenze di utilizzo almeno una volta nella vita, riferite esclusivamente ai partecipanti all’indagine.

Prevalenza di consumo nel campione storico

Utilizzo almeno una volta nella vita, indagine 2013–2014. Percentuali non rappresentative della popolazione italiana attuale.

0%20%40%60%80%AlcolEnergy drinkIntegratori prestazionaliSmart drugsSteroidi anabolizzanti

I farmaci per il potenziamento sessuale erano riportati separatamente per i partecipanti maschi, con una prevalenza del 3,3% [1].

Un secondo risultato riguardava la percezione dei possibili danni: il 92,9% dichiarava di conoscere i rischi dell’alcol, contro il 71,4% per le smart drugs, il 61,5% per gli steroidi anabolizzanti e il 57,4% per gli energy drink.

Questi valori misuravano una consapevolezza dichiarata, non la conoscenza effettiva dei meccanismi tossicologici, né la capacità di adottare comportamenti protettivi.

Il ruolo delle relazioni e dei contesti di consumo

Il modello di regressione logistica identificava associazioni particolarmente marcate con l’influenza degli amici e la frequentazione di luoghi ricreativi.

Fattore associato Odds ratio IC 95%
Influenza degli amici 8,8 6,8–11,5
Frequentazione di luoghi ricreativi 5,4 3,2–9,0
Età 25–35 anni 3,0 2,1–4,4
Sesso maschile 2,5 1,9–3,3
Ricerca/acquisto online 2,1 1,6–3,0
Relazione materna riferita come negativa 2,1 1,4–3,2

Questi risultati non significano che gli amici, le discoteche o una specifica relazione familiare provochino il consumo. Gli odds ratio descrivono associazioni nel campione e non devono essere interpretati come incrementi percentuali del rischio individuale.

Anche l’associazione relativa alla relazione materna non può essere generalizzata come caratteristica culturale italiana senza ulteriori verifiche.

Il risultato più interessante, in prospettiva, è che il consumo appariva inserito in una rete di comportamenti, aspettative e relazioni. Questa interpretazione conserva valore per la progettazione di interventi preventivi, pur richiedendo studi longitudinali e valutazioni di efficacia [1].

Dal 2016 al 2026: come è cambiato il mercato delle nuove sostanze psicoattive

Nel lavoro originario, l’espressione smart drugs comprendeva prodotti vegetali con principi psicoattivi e sostanze sintetiche emergenti, talvolta commercializzate come alternative non ancora sottoposte a controllo.

Oggi è scientificamente più appropriato utilizzare, quando pertinente, il termine nuove sostanze psicoattive (NSP o NPS), specificando la classe chimica e il contesto normativo.

Il mercato europeo si è progressivamente diversificato e include cannabinoidi sintetici e semisintetici, catinoni sintetici, nuovi oppioidi e altre classi farmacologiche. La definizione di NPS non implica che una sostanza sia necessariamente innocua, legale in Italia o appena sintetizzata.

Secondo la Relazione europea sulle droghe 2026, l’EUDA monitorava alla fine del 2025 1.050 nuove sostanze psicoattive, delle quali 50 erano state notificate per la prima volta nello stesso anno [2].

L’evoluzione del monitoraggio europeo

1.050

NPS monitorate

Totale cumulativo a fine 2025

50

Nuove notifiche

Prima segnalazione europea nel 2025

Fonte: EUDA, European Drug Report 2026. Si tratta di indicatori di sorveglianza del mercato, non di prevalenze di consumo.

Cannabinoidi sintetici e semisintetici

Un cambiamento rilevante riguarda la disponibilità di prodotti contenenti cannabinoidi sintetici e semisintetici, distribuiti anche sotto forma di liquidi da inalazione, prodotti vegetali trattati e alimenti.

L’EUDA segnala che la composizione e la concentrazione dei cannabinoidi possono variare notevolmente tra prodotti e lotti. La presenza di sostanze non dichiarate può aumentare l’imprevedibilità degli effetti.

I cannabinoidi semisintetici, tra cui composti appartenenti alla famiglia dell’HHC, hanno introdotto ulteriori difficoltà nella caratterizzazione analitica e nella valutazione del rischio [2].

Catinoni sintetici e nuovi oppioidi

L’evoluzione riguarda anche i catinoni sintetici, utilizzati come stimolanti, e gli oppioidi sintetici ad alta potenza.

Nel 2026 l’EUDA ha evidenziato la comparsa di nuovi oppioidi, compresi composti appartenenti alle famiglie dei nitazeni e degli orphines, nonché la presenza di sostanze inattese in prodotti commercializzati come altri farmaci o droghe [2].

È una differenza sostanziale rispetto al contesto osservato nel 2016: oggi la valutazione tossicologica deve considerare non soltanto la sostanza che il consumatore intende assumere, ma anche l’eventuale presenza di composti non dichiarati.

Questo non significa che tutti i prodotti siano adulterati, ma che l’identità chimica del prodotto non può essere dedotta dalla denominazione commerciale.

Per una trattazione del quadro nazionale è pertinente l’approfondimento Droga: il 2025 del NEWS-D [PB2].

Energy drink: dalla percezione del rischio alla sorveglianza epidemiologica

Lo studio del 2016 aveva evidenziato un consumo di energy drink particolarmente frequente tra i partecipanti adolescenti rispetto alle fasce d’età più elevate.

Il dato era interessante perché queste bevande venivano percepite come relativamente meno problematiche rispetto all’alcol e ad altre sostanze.

Le ricerche successive hanno ampliato il quadro.

Una revisione sistematica pubblicata su Public Health nel 2024, comprendente 57 studi, ha documentato associazioni tra consumo di energy drink e diversi comportamenti, tra cui fumo, consumo di alcol e binge drinking. La natura prevalentemente osservazionale delle evidenze impone tuttavia prudenza nell’attribuire un ruolo causale alle bevande energetiche [4].

Il rapporto italiano ESPAD 2024 offre inoltre dati più recenti sulla diffusione del fenomeno tra gli studenti di 15–19 anni.

Energy drink tra gli studenti italiani, ESPAD 2024

Consumo nella vita: 67%

Consumo nell’ultimo anno: 54%

Consumo nell’ultimo mese: 40%

Consumo frequente: 4,1%

Fonte: ESPAD Italia 2024, rapporto pubblicato dal CNR. Le categorie si riferiscono a finestre temporali differenti; il consumo frequente è definito nel rapporto come oltre 20 occasioni nell’ultimo mese.

Questi risultati non possono essere confrontati direttamente con il 20,1% osservato nel campione del 2016: le popolazioni, le età, le modalità di campionamento e gli strumenti di rilevazione sono differenti.

Il collegamento scientifico consiste piuttosto nella persistenza della rilevanza del fenomeno e nella disponibilità di strumenti epidemiologici più estesi per descriverlo [5].

Integratori, steroidi anabolizzanti e potenziamento delle prestazioni

Un altro aspetto importante del lavoro del 2016 era l’analisi congiunta di prodotti assunti per migliorare le prestazioni fisiche e l’aspetto corporeo.

Oggi questa categoria richiede una distinzione più netta tra prodotti nutrizionali, farmaci e sostanze utilizzate illecitamente a fini dopanti.

La creatina, ad esempio, è un integratore con applicazioni studiate nella nutrizione sportiva e non può essere assimilata agli steroidi anabolizzanti androgeni. Analogamente, l’assunzione di proteine o aminoacidi non costituisce di per sé un comportamento patologico.

Diversa è la valutazione dell’utilizzo non terapeutico di steroidi anabolizzanti, che può comportare effetti avversi endocrini, cardiovascolari, riproduttivi e psichiatrici.

La questione scientifica emersa nel 2016 resta però pertinente: il desiderio di modificare rapidamente prestazioni e immagine corporea può costituire una motivazione comune a comportamenti molto differenti per livello di rischio.

Una prospettiva attuale di ricerca dovrebbe quindi distinguere chiaramente l’uso appropriato di integratori, l’uso improprio di farmaci e l’assunzione di sostanze dopanti, evitando categorie eccessivamente generiche.

Dall’autodichiarazione alla tossicologia analitica avanzata

Uno dei progressi più rilevanti rispetto allo studio originario riguarda la possibilità di integrare questionari epidemiologici e verifiche analitiche.

Nel 2016 gli autori riconoscevano espressamente che le informazioni sul consumo provenivano da risposte autoriferite, senza conferma mediante biomarcatori biologici.

Questa limitazione non annulla il valore dello studio, perché motivazioni, percezioni e dinamiche relazionali richiedono necessariamente strumenti di indagine comportamentale.

Tuttavia, un protocollo contemporaneo potrebbe affiancare ai questionari tecniche analitiche più estese, selezionate in funzione degli obiettivi.

LC-MS/MS: identificazione mirata e quantificazione

La cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS) permette di identificare e quantificare analiti selezionati in matrici biologiche, mediante metodi opportunamente validati.

È particolarmente utile quando le sostanze da ricercare sono note e sono disponibili standard, transizioni ioniche e procedure di controllo qualità adeguate.

Il suo limite principale, nei metodi strettamente mirati, è che sostanze non incluse nel pannello possono non essere rilevate.

HRMS: screening più ampio e analisi retrospettiva

La spettrometria di massa ad alta risoluzione (HRMS), anche accoppiata alla cromatografia liquida, consente di acquisire informazioni accurate sulla massa e sui profili di frammentazione.

Rispetto a molti approcci mirati tradizionali, può offrire maggiori opportunità di screening esteso, identificazione sospetta e successiva rielaborazione dei dati acquisiti.

Questo rappresenta un vantaggio significativo nel monitoraggio delle NPS, perché le strutture chimiche cambiano rapidamente.

Una revisione pubblicata nel Journal of Analytical Toxicology nel 2025 descrive il contributo dell’evoluzione strumentale alla rilevazione delle nuove sostanze psicoattive, pur evidenziando la persistente utilità di metodiche tradizionali in specifiche applicazioni [6].

La disponibilità di HRMS, tuttavia, non garantisce automaticamente l’identificazione certa di una molecola sconosciuta: rimangono essenziali librerie spettrali affidabili, materiali di riferimento, criteri di identificazione e validazione.

Le matrici biologiche: informazioni diverse, non intercambiabili

La scelta della matrice biologica deve dipendere dalla domanda clinica o epidemiologica.

Matrice Informazione principale Limite interpretativo
Sangue Esposizione relativamente recente e, per alcuni analiti, quantificazione utile alla valutazione clinica Finestra di rilevazione spesso limitata
Urina Presenza di sostanze o metaboliti eliminati Non misura direttamente lo stato di alterazione
Saliva Esposizione recente per analiti appropriati Variabilità delle concentrazioni e della raccolta
Capelli Ricostruzione retrospettiva dell’esposizione Possibili contaminazioni esterne e incertezza temporale
Acque reflue Indicatori aggregati di consumo nella comunità Non identifica i singoli consumatori

Il passaggio dal questionario a un approccio integrato permette di studiare sia ciò che le persone dichiarano, sia l’esposizione biologicamente documentabile.

Un riferimento nazionale particolarmente pertinente è costituito dalle Linee di indirizzo per la determinazione delle sostanze d’abuso e nuove sostanze psicoattive nelle matrici biologiche, pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2026 [PB3].

Questo documento costituisce un collegamento tecnico diretto con il lavoro del 2016: il primo indagava i comportamenti di consumo, mentre le metodologie tossicologiche contemporanee consentono di approfondire la caratterizzazione dell’esposizione.

Epidemiologia delle acque reflue: osservare i consumi a livello di comunità

Tra gli sviluppi metodologici più interessanti figura l’epidemiologia basata sulle acque reflue (wastewater-based epidemiology).

Questa disciplina utilizza la determinazione di sostanze o metaboliti nelle acque reflue urbane per ottenere informazioni aggregate sui consumi nelle comunità servite dagli impianti di depurazione.

La metodologia non era assente nel 2016: la rete europea SCORE aveva già avviato attività di monitoraggio nel 2011. Negli anni successivi, tuttavia, sono cresciuti l’estensione geografica, la standardizzazione e la continuità delle osservazioni.

Nel monitoraggio europeo pubblicato nel marzo 2026 sono state analizzate acque reflue provenienti da 115 città di 25 Paesi, con campionamenti riferiti al 2025 [7].

Rispetto al 2024, nelle città con dati confrontabili, il monitoraggio ha evidenziato un aumento complessivo dei carichi di metaboliti della cocaina e della ketamina e una diminuzione di quelli dell’MDMA. Questi risultati descrivono le città partecipanti e non possono essere estesi automaticamente a tutta la popolazione europea.

Qual è il collegamento con lo studio del 2016?

L’indagine del 2016 individuava associazioni tra consumo e contesti ricreativi. L’analisi delle acque reflue può oggi contribuire a studiare variazioni territoriali e temporali nei carichi di sostanze.

Le due metodologie sono complementari.

I questionari permettono di analizzare motivazioni, caratteristiche personali e percezione del rischio. Le acque reflue forniscono indicatori oggettivi aggregati, ma non consentono di identificare età, sesso, motivazioni o numero esatto dei consumatori.

L’integrazione delle due prospettive rappresenta quindi una possibilità concreta per studi futuri, senza confondere dati individuali e dati ecologici.

Sistemi di allerta precoce: dalla rilevazione alla risposta sanitaria

Il monitoraggio delle sostanze emergenti ha acquisito negli ultimi anni una dimensione sempre più operativa.

In Europa, l’EUDA coordina attività di monitoraggio e allerta sulle nuove sostanze psicoattive, integrando informazioni provenienti da laboratori, sequestri, casi di intossicazione e reti nazionali [2].

In Italia, il National Early Warning System on Drugs (NEWS-D) rappresenta un elemento importante di questa infrastruttura.

Il collegamento con il lavoro del 2016 è soprattutto concettuale.

Allora l’obiettivo era identificare comportamenti e prodotti emergenti prima che fossero adeguatamente rappresentati nelle rilevazioni epidemiologiche tradizionali. Oggi i sistemi di allerta cercano di riconoscere tempestivamente nuove molecole, segnali tossicologici e situazioni di rischio, così da favorire risposte coordinate.

L’evoluzione non consiste quindi soltanto nell’identificare un numero maggiore di sostanze, ma nel ridurre il tempo tra rilevazione, valutazione scientifica e comunicazione del rischio.

È importante sottolineare che la velocità della risposta dipende dalla qualità dei dati, dalla capacità analitica dei laboratori e dalla collaborazione tra servizi sanitari, istituzioni e sistemi di sorveglianza.

Intelligenza artificiale e identificazione delle sostanze emergenti

L’applicazione di strumenti computazionali avanzati costituisce una delle prospettive più interessanti della tossicologia moderna.

Una revisione del 2026 sulle strategie analitiche per le nuove sostanze psicoattive descrive possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale nella previsione degli spettri, nella classificazione strutturale e nell’interpretazione dei dati analitici [8].

Questi strumenti possono contribuire a selezionare segnali sospetti, migliorare l’elaborazione di grandi quantità di dati e orientare le successive analisi di conferma.

Non sostituiscono però la validazione sperimentale né permettono, da soli, di attribuire con certezza un’identità chimica a un composto.

Il loro impiego richiede dataset affidabili, controllo degli errori, verifiche indipendenti e procedure documentate.

La prospettiva più solida non è quindi una tossicologia automatizzata priva di supervisione, ma un sistema nel quale l’elaborazione computazionale supporti il lavoro degli specialisti.

Prevenzione: dalla semplice informazione agli interventi basati sui contesti

Nel 2016 la ricerca suggeriva di indirizzare le iniziative preventive verso gruppi e ambienti nei quali il consumo risultava più frequentemente associato a determinate caratteristiche.

Oggi questa impostazione può essere sviluppata in una prospettiva più articolata.

La sola conoscenza dei rischi non garantisce necessariamente un comportamento protettivo. La prevenzione deve considerare anche norme sociali, aspettative, disponibilità delle sostanze, condizioni individuali e ambienti digitali.

Una strategia contemporanea può integrare educazione sanitaria, programmi scolastici valutati scientificamente, interventi nei contesti ricreativi, formazione degli operatori e comunicazione tempestiva delle allerte.

Inoltre, il passaggio dalla comunicazione generica alla prevenzione mirata richiede di evitare stigmatizzazioni. Un’associazione statistica osservata in un gruppo non costituisce una diagnosi individuale di vulnerabilità.

Internet e ambienti digitali: un collegamento da approfondire

Già nel lavoro del 2016 Internet era considerato un possibile canale per informarsi e acquistare prodotti.

Oggi la distribuzione online, le piattaforme social e le nuove modalità di commercializzazione ampliano il problema.

Occorre tuttavia distinguere tra esposizione a contenuti, ricerca di informazioni, intenzione di acquisto e consumo effettivo. Non sono comportamenti equivalenti.

Una linea di ricerca futura potrebbe valutare come i messaggi commerciali e le rappresentazioni delle prestazioni fisiche o cognitive influenzino aspettative e percezione del rischio, utilizzando disegni longitudinali anziché affidarsi soltanto a correlazioni trasversali.

Come potrebbe essere progettato oggi uno studio successivo a quello del 2016?

Il valore prospettico della pubblicazione originale emerge soprattutto immaginando un protocollo di ricerca capace di rispondere alle stesse domande con strumenti aggiornati.

Modello di ricerca integrato proposto

Questionari standardizzati

Motivazioni, comportamenti, percezione del rischio e contesto sociale

Biomarcatori

LC-MS/MS e HRMS su matrici selezionate

Dati ambientali

Acque reflue e indicatori territoriali

Integrazione epidemiologica e statistica

Analisi multilivello, controllo dei confondenti e verifica delle associazioni

Prevenzione e sorveglianza

Interventi valutabili, monitoraggio e comunicazione del rischio

Schema concettuale proposto per una ricerca futura; non rappresenta un protocollo già realizzato o validato.

Un progetto di questo tipo dovrebbe prevedere un campionamento rappresentativo o chiaramente definito, strumenti psicometrici validati, raccolta prospettica quando possibile e procedure rigorose per consenso informato e protezione dei dati personali.

La selezione dei biomarcatori dovrebbe essere giustificata dagli obiettivi, evitando analisi invasive o non necessarie.

Sarebbe inoltre importante preregistrare le ipotesi principali, distinguere analisi esplorative e confermative e prevedere la validazione esterna dei modelli predittivi.

L’obiettivo non sarebbe dimostrare retrospettivamente che le associazioni del 2016 erano causali, ma verificare quali risultino riproducibili in popolazioni contemporanee e quali abbiano reale utilità preventiva.

Limiti delle evidenze e questioni ancora aperte

Il confronto tra il 2016 e il 2026 richiede alcune cautele.

Innanzitutto, non esiste in questo articolo una singola serie temporale omogenea che permetta di misurare l’aumento o la diminuzione dei consumi dal campione originario a oggi.

In secondo luogo, i dati sulle NPS derivanti dai sistemi di allerta descrivono principalmente la comparsa e la rilevazione di sostanze, non la loro diffusione nella popolazione generale.

In terzo luogo, le innovazioni analitiche migliorano le possibilità di identificazione, ma non risolvono automaticamente le difficoltà di interpretazione clinica, soprattutto quando mancano dati farmacocinetici e tossicologici.

Infine, l’evoluzione degli ambienti digitali rende plausibili nuovi meccanismi di esposizione e influenza sociale, ma le relative ipotesi devono essere verificate con studi appropriati.

Questi limiti non riducono l’interesse del collegamento storico. Ne definiscono piuttosto il corretto perimetro scientifico.

Conclusioni: cosa rimane del lavoro del 2016 e quali prospettive apre

A dieci anni dalla pubblicazione, il contributo principale dello studio del 2016 risiede nell’aver considerato il consumo di sostanze e prodotti prestazionali come un fenomeno multidimensionale, nel quale caratteristiche individuali, contesti sociali, aspettative e accessibilità commerciale interagiscono.

Le evidenze successive mostrano che il mercato delle nuove sostanze psicoattive si è diversificato e che le capacità di monitoraggio si sono ampliate grazie alla spettrometria di massa avanzata, alle reti di allerta e all’epidemiologia delle acque reflue.

La continuità tra passato e presente non consiste nell’identità delle sostanze o delle prevalenze, ma nella necessità di comprendere fenomeni emergenti prima che diventino pienamente visibili attraverso gli strumenti tradizionali.

La prospettiva più promettente è integrare ricerca comportamentale, tossicologia analitica e sorveglianza di sanità pubblica, senza confondere associazione e causalità e senza attribuire alle tecnologie capacità superiori a quelle effettivamente validate.

Il messaggio scientifico che attraversa questi dieci anni è che comprendere i consumi significa studiare contemporaneamente le sostanze, le persone e i contesti nei quali avviene l’esposizione.

Bibliografia e fonti

Fonti scientifiche e istituzionali

[1] Pacifici R, Palmi I, Vian P, Andreotti A, Mortali C, Berretta P, et al. Emerging trends in consuming behaviours for non-controlled substances by Italian urban youth: a cross sectional study. Ann Ist Super Sanita. 2016;52(1):104–113. DOI: 10.4415/ANN_16_01_17. PubMed PMID 27033625.

[2] European Union Drugs Agency (EUDA). New psychoactive substances – the current situation in Europe. European Drug Report 2026. Fonte ufficiale.

[3] European Union Drugs Agency (EUDA). European Drug Report 2026: Trends and Developments. 2026. Fonte ufficiale.

[4] Consumption of energy drinks by children and young people: a systematic review examining evidence of physical effects and consumer attitudes. Public Health. 2024. DOI: 10.1016/j.puhe.2023.08.024. PubMed PMID 38228408.

[5] Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Fisiologia Clinica. ESPAD Italia 2024. Rapporto nazionale. PDF ufficiale.

[6] Advances in analytical methodologies for detecting novel psychoactive substances: a review. Journal of Analytical Toxicology. 2025;49(3):152–169. DOI: 10.1093/jat/bkae098.

[7] European Union Drugs Agency (EUDA). Wastewater analysis and drugs — a European multi-city study. 18 marzo 2026. Fonte ufficiale.

[8] Detecting the Undetectable: Analytical Strategies for Novel Psychoactive Substances. 2026. DOI: 10.1097/FTD.0000000000001431. PubMed PMID 41508320.

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

[PB1] Paolo Berretta. Giovani e sostanze emergenti: lo studio ISS oltre la distinzione tra droghe legali e illegali. Articolo del 26 luglio 2026.

[PB2] Paolo Berretta. Droga: il 2025 del NEWS-D. Articolo sul monitoraggio delle nuove sostanze psicoattive.

[PB3] Paolo Berretta. Linee di indirizzo per la determinazione delle sostanze d’abuso e nuove sostanze psicoattive nelle matrici biologiche. Articolo del 23 aprile 2026.