L’attività fisica regolare rappresenta uno dei principali strumenti di promozione della salute. Può contribuire al benessere psicologico, alla prevenzione delle patologie croniche e al mantenimento della qualità della vita.
Tuttavia, il valore generalmente positivo dell’esercizio non significa che ogni forma, intensità o frequenza di allenamento sia automaticamente salutare.
In alcune persone, l’attività fisica può assumere caratteristiche progressivamente rigide, compulsive e difficili da controllare.
L’esercizio non viene più praticato in modo flessibile, tenendo conto del recupero, degli infortuni o degli altri impegni, ma diventa una priorità dominante, accompagnata da disagio quando non è possibile allenarsi e dalla prosecuzione del comportamento nonostante le conseguenze negative [1,3].
È in questo spazio di confine che si colloca la cosiddetta dipendenza da esercizio fisico, o exercise addiction.
La quantità di allenamento, considerata isolatamente, non è sufficiente per identificare una condizione problematica.
Un atleta può allenarsi molte ore mantenendo controllo, adattabilità e funzionamento sociale; una persona che svolge un’attività quantitativamente inferiore può invece presentare rigidità, colpa, perdita di controllo e compromissione della vita quotidiana.
La review pubblicata nel 2026 da Chhabra e colleghi ricostruisce criticamente oltre cinquant’anni di ricerca, affrontando definizioni, epidemiologia, eziologia, strumenti psicometrici, comorbilità, conseguenze negative, trattamento e prevenzione.
Gli autori sottolineano che la dipendenza da esercizio è un fenomeno clinicamente rilevante, ma ancora scarsamente definito e non formalmente riconosciuto come diagnosi autonoma nei principali sistemi nosografici [1,3].
La novità della review del 2026
Una valutazione critica della letteratura
Il lavoro di Chhabra e colleghi non è una revisione sistematica con metanalisi, ma una review narrativa focalizzata e orientata alla valutazione.
La finalità non consiste soltanto nel riepilogare le conoscenze esistenti, bensì nell’individuare i problemi concettuali e metodologici che impediscono una definizione clinica condivisa [1].
Una prima criticità è rappresentata dalla terminologia. Nella letteratura vengono utilizzate espressioni come exercise addiction, exercise dependence, esercizio compulsivo, eccessivo, obbligatorio, patologico, disfunzionale o maladattivo.
Questi termini presentano aree di sovrapposizione, ma non sono necessariamente equivalenti. La loro utilizzazione intercambiabile rende difficile confrontare gli studi e stabilire criteri diagnostici uniformi [1].
Gli autori ritengono che il termine exercise addiction sia utile perché comprende sia la componente di dipendenza sia quella compulsiva.
Il costrutto viene descritto attraverso elementi come salienza, modificazione dell’umore, tolleranza, astinenza, conflitto e ricaduta.
Tali dimensioni derivano dal modello delle componenti delle dipendenze comportamentali, ma la loro presenza in un questionario non equivale automaticamente a una diagnosi [1,3].
Il rischio di sovrastimare il fenomeno
Uno dei risultati più importanti della review riguarda l’eterogeneità delle prevalenze. Vengono riportate stime del 6,1% tra ciclisti spagnoli, del 15,4% tra maratoneti italiani e del 7,6% tra atleti danesi di alto livello. In uno studio internazionale su 3.760 persone fisicamente attive appartenenti a 15 Paesi, il 9,5% superava la soglia utilizzata per individuare un possibile rischio [1].
Queste percentuali non rappresentano necessariamente la prevalenza di un disturbo clinicamente diagnosticato.
Dipendono dagli strumenti, dai cut-off, dalle discipline sportive, dalle caratteristiche dei campioni e dal modo in cui gli intervistati interpretano le domande.
Un punteggio elevato può riflettere passione, perfezionismo o forte impegno agonistico senza dimostrare una compromissione patologica.
La review mette quindi in guardia dalla patologizzazione dell’esercizio intenso. Per parlare di una possibile dipendenza occorre documentare perdita di controllo, rigidità, persistenza nonostante il danno e interferenza con il funzionamento personale, sociale, scolastico o professionale [1].
Il valore fondante della ricerca ISS del 2024
Un modello che integra persona, corpo e ambiente digitale
L’articolo ha affrontato un segmento particolarmente innovativo della letteratura: l’interazione tra dipendenza da esercizio, uso dei social media, perfezionismo, immagine corporea, disturbi alimentari e salute mentale [2].
La ricerca bibliografica ha interessato PubMed, Medline, PsycARTICLES, Embase e Web of Science, considerando gli studi pubblicati tra gennaio 2019 e ottobre 2023. La selezione è stata organizzata secondo le indicazioni PRISMA e il protocollo è stato registrato in PROSPERO con il codice CRD42024510767 [2,4].
Inizialmente sono stati identificati 96 record. Dopo la rimozione di 41 duplicati, 55 contributi sono stati sottoposti allo screening di titolo e abstract; 35 sono stati esclusi in questa fase e, dopo la successiva valutazione di eleggibilità, 15 studi sono stati inclusi nella revisione [2].
Gli studi sono stati organizzati intorno a quattro domini principali:
- disfunzioni relative all’immagine corporea;
- disturbi alimentari;
- caratteristiche psicologiche e di personalità;
- uso problematico dei social media.
Questa impostazione ha permesso di superare una lettura esclusivamente quantitativa dell’esercizio. Il problema non è stato ricondotto soltanto a quante ore una persona si allena, ma alle motivazioni, ai processi cognitivi, alle vulnerabilità psicologiche e al contesto sociale e digitale nel quale l’attività viene praticata [2].
Disturbi alimentari, perfezionismo e immagine corporea
Una delle aree maggiormente documentate riguarda il rapporto tra esercizio compulsivo e disturbi alimentari. Gli studi inclusi segnalavano associazioni con preoccupazioni per il peso, perfezionismo clinico, insoddisfazione corporea, depressione, disagio psicologico e insonnia [2,5,6].
In alcuni gruppi vulnerabili, come adolescenti sottopeso o persone con un disturbo alimentare, l’esercizio compulsivo può diventare uno strumento per controllare il peso, modificare la forma corporea o compensare l’assunzione di alimenti. In queste situazioni si parla spesso di dipendenza secondaria da esercizio, perché l’attività fisica eccessiva è funzionale a un’altra condizione psicopatologica [1,3,5].
L’immagine corporea costituisce un nodo centrale. La distanza percepita tra il corpo reale e un ideale estetico può alimentare insoddisfazione, preoccupazione e comportamenti ripetitivi diretti a modificare peso o composizione corporea. L’esercizio rischia così di perdere la propria funzione di benessere e diventare un mezzo rigido di controllo.
Anche il perfezionismo deve essere interpretato con prudenza. Non costituisce di per sé una patologia e non determina inevitabilmente una dipendenza. Tuttavia, forme clinicamente disfunzionali di perfezionismo, caratterizzate da standard estremamente rigidi e autocritica persistente, possono contribuire al mantenimento dell’esercizio compulsivo in soggetti vulnerabili [2,5].
La review ISS ha inoltre evidenziato associazioni con tratti ossessivo-compulsivi, depressione, elevata autoefficacia e difficoltà nel riconoscere o stabilire limiti personali. Si tratta di correlazioni osservate prevalentemente in studi trasversali e non della dimostrazione di una causalità diretta [2,8].
Social media, confronto sociale e fitspiration
La componente maggiormente caratterizzante del lavoro del 2024 è l’attenzione dedicata all’ambiente digitale. I social media possono sostenere la motivazione, facilitare la condivisione di esperienze e promuovere l’attività fisica. Al tempo stesso, possono veicolare rappresentazioni corporee selezionate, idealizzate o non realistiche [2,9].
Il termine fitspiration, derivato dall’unione di fitness e inspiration, indica contenuti digitali destinati a promuovere esercizio, alimentazione, cura del corpo e benessere.
Tali contenuti non sono intrinsecamente dannosi. Possono però diventare problematici quando propongono corpi estremamente magri, muscolosi o definiti come standard generalizzabili, stimolando confronto sociale, senso di inadeguatezza e pressione ad allenarsi [2,10,11].
Il lavoro ISS non ha sostenuto che i social media causino direttamente la dipendenza da esercizio. Al contrario, ha documentato risultati non uniformi. In uno studio, il rischio di dipendenza da esercizio mediava parzialmente la relazione tra uso problematico dei social media e indicatori come disagio psicologico, insonnia, preoccupazioni corporee e alimentazione compulsiva [5].
In un altro studio, invece, la dipendenza da esercizio non risultava associata alla frequenza di utilizzo attivo o passivo dei social network [7].
Questa divergenza è scientificamente rilevante. Indica che non basta misurare il tempo trascorso online.
Occorre considerare il tipo di contenuto visualizzato, le modalità di interazione, il confronto corporeo, la ricerca di approvazione, le motivazioni personali e le eventuali vulnerabilità psicologiche.
Dalla quantità di esercizio alla perdita di libertà comportamentale
Il contributo del lavoro ISS diventa particolarmente evidente nella descrizione dei segnali fenomenologici. L’esercizio problematico viene associato alla difficoltà di interrompere l’attività, al bisogno di aumentarne progressivamente durata o intensità, al disagio durante l’inattività e alla prosecuzione nonostante infortuni o conseguenze negative [2].
Questi indicatori permettono di distinguere due situazioni apparentemente simili. Nel primo caso, una persona si allena frequentemente ma mantiene flessibilità, rispetto del recupero e capacità di modificare il programma in presenza di malattia, infortunio o impegni familiari. Nel secondo caso, l’allenamento assume una priorità rigida e viene proseguito nonostante il danno.
La vera linea di demarcazione non è quindi il numero assoluto di ore, ma la perdita di libertà comportamentale: la persona non sceglie più liberamente di allenarsi, ma percepisce l’esercizio come un obbligo difficile da controllare.
Il ponte scientifico tra il 2024 e il 2026
La review del 2026 utilizza il lavoro di Minutillo, Berretta e coautori in due funzioni precise.
La prima è definitoria: l’articolo ISS sostiene la descrizione della dipendenza da esercizio come comportamento compulsivo che supera i limiti dell’attività salutare.
La seconda è fenomenologica: contribuisce a identificare manifestazioni emotive, comportamentali e fisiche che possono accompagnare il problema, tra cui senso di privazione, colpa, alterazioni del sonno, impulsi persistenti e prosecuzione dell’esercizio nonostante gli infortuni [1,2].
Il trasferimento di conoscenza può essere rappresentato attraverso questa sequenza:
social media, immagine corporea e caratteristiche individuali
→ comprensione del contesto nel quale l’esercizio può diventare compulsivo
→ identificazione dei segnali di perdita di controllo
→ screening prudente e valutazione clinica
→ prevenzione sanitaria, sportiva e digitale.
Non sarebbe scientificamente corretto affermare che l’intera review del 2026 non avrebbe potuto essere elaborata senza il lavoro ISS: Chhabra e colleghi analizzano oltre duecento riferimenti. È però documentabile che l’articolo del 2024 è stato selezionato come fonte recente di supporto diretto per due proposizioni centrali della sezione fenomenologica.
È questo il significato più rigoroso dell’espressione “pietra miliare”: una pubblicazione che non esaurisce il campo, ma che offre una sintesi riconoscibile e sufficientemente autorevole da essere assunta da altri gruppi scientifici come base di ragionamento per lavori successivi.
Trasferimento di conoscenza e indicazioni operative
Lo screening non equivale a una diagnosi
Strumenti come l’Exercise Addiction Inventory e l’Exercise Dependence Scale possono individuare sintomi o un possibile livello di rischio, ma non formulano una diagnosi. La review del 2026 precisa che i punteggi elevati devono essere seguiti da un colloquio clinico e da una valutazione della compromissione funzionale e delle eventuali comorbilità [1].
In ambito sanitario e sportivo, particolare attenzione dovrebbe essere riservata a:
- allenamento nonostante malattia o infortunio;
- colpa o irritabilità quando una sessione viene saltata;
- incapacità di ridurre l’esercizio;
- progressiva interferenza con studio, lavoro o relazioni;
- utilizzo esclusivo dell’attività fisica per regolare emozioni negative;
- forte dipendenza dell’autostima dal peso, dalla forma corporea o dalla prestazione.
La valutazione dovrebbe comprendere disturbi alimentari, depressione, ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, dismorfia corporea o muscolare ed eventuale impiego di sostanze finalizzate all’immagine e alla prestazione [1].
Prevenire senza scoraggiare l’attività fisica
La prevenzione deve evitare due errori opposti: medicalizzare l’impegno sportivo normale oppure sottovalutare i casi nei quali l’esercizio è diventato rigido e dannoso.
Sono utili programmi di allenamento equilibrati, riposo programmato, adattamento in caso di infortunio, supervisione professionale e ambienti sportivi nei quali il benessere dell’atleta abbia priorità rispetto al risultato estetico o agonistico [1].
Alla luce del contributo ISS, la prevenzione dovrebbe includere anche l’alfabetizzazione digitale: riconoscere immagini selezionate o modificate, comprendere i meccanismi del confronto sociale, differenziare l’ispirazione salutare dalla pressione estetica e costruire l’autostima su dimensioni non esclusivamente corporee.
Limiti metodologici da considerare
La review del 2026 è narrativa e valutativa. Non presenta una metanalisi né una procedura di selezione equivalente a quella di una revisione sistematica. L’eterogeneità degli studi e l’assenza di criteri diagnostici condivisi limitano la possibilità di produrre stime epidemiologiche definitive [1].
Gran parte della letteratura utilizza questionari self-report, campioni di convenienza e disegni trasversali. È quindi difficile distinguere in modo certo la passione sportiva dalla patologia o ricostruire la direzione temporale delle associazioni.
Anche il lavoro ISS presenta limiti. Gli studi inclusi erano 15, con strumenti e popolazioni differenti. Soltanto quattro comprendevano almeno mille partecipanti; gli adulti erano più rappresentati degli adolescenti e le evidenze relative ai social media risultavano contrastanti [2].
Non è pertanto possibile stabilire una relazione causale lineare tra social media, perfezionismo, insoddisfazione corporea e dipendenza da esercizio. L’associazione può essere bidirezionale: l’esposizione digitale può influenzare il comportamento, ma le persone già fortemente orientate al fitness possono anche cercare più frequentemente contenuti coerenti con i propri interessi.
Le evidenze sugli interventi rimangono inoltre limitate. La psicoterapia cognitivo-comportamentale e altri approcci possono essere plausibili, soprattutto quando sono presenti comorbilità, ma non esiste ancora una base sufficiente per definire un trattamento standardizzato e specificamente validato per la dipendenza primaria da esercizio [1,3].
Conclusioni
La nuova citazione del primo semestre del 2026 documenta un trasferimento di conoscenza concreto. Il lavoro del 2024, al quale ha partecipato Paolo Berretta insieme ai ricercatori del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, è stato utilizzato da una review internazionale per definire il confine tra esercizio salutare ed esercizio compulsivo e per descriverne i principali segnali fenomenologici.
La crescente rete di citazioni indica che l’articolo è ormai entrato nel circuito internazionale della ricerca sulle dipendenze comportamentali. Il suo contributo distintivo consiste nell’aver collegato l’esercizio compulsivo con l’immagine corporea, il perfezionismo, i disturbi alimentari, la salute mentale e l’ambiente digitale.
Il messaggio di salute pubblica deve restare equilibrato: promuovere l’attività fisica, evitare di patologizzare la normale passione sportiva e, nello stesso tempo, riconoscere tempestivamente le situazioni nelle quali l’esercizio perde la propria funzione protettiva e diventa rigido, incontrollabile e dannoso.
Tabella sinottica delle fonti
| Autori | Titolo | Rivista | Contributo chiave |
|---|---|---|---|
| Chhabra et al., 2026 | Exercise addiction: A review and evaluation of current research and theory | Journal of Behavioral Addictions | Valutazione di definizioni, strumenti, epidemiologia, comorbilità, prevenzione e trattamento |
| Minutillo et al., 2024 | Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction | Frontiers in Psychiatry | Integrazione tra esercizio compulsivo, social media, immagine corporea e tratti psicologici |
| Weinstein e Szabo, 2023 | Exercise addiction: A narrative overview of research issues | Dialogues in Clinical Neuroscience | Critica dei problemi concettuali, diagnostici e metodologici del costrutto |
| Akbari et al., 2024 | The risk of exercise addiction mediates the relationship between social media use and mental health indices | Addiction Research & Theory | Analisi del possibile ruolo mediatore del rischio di dipendenza da esercizio |
| Cresswell et al., 2022 | The role of compulsive exercise in the relationship between perfectionism and eating disorder pathology | Eating Behaviors | Collegamento tra perfezionismo clinico, esercizio compulsivo e disturbi alimentari |
| Mader et al., 2023 | Is disordered social networking sites usage a risk factor for dysfunctional eating and exercise behavior? | IJERPH | Evidenze non univoche sul rapporto tra uso dei social ed esercizio disfunzionale |
| Tang et al., 2023 | The associations between obsessive compulsive personality traits, self-efficacy, and exercise addiction | Behavioral Sciences | Associazioni con tratti ossessivo-compulsivi e autoefficacia |
Bibliografia
- Chhabra B, Demetrovics Z, Griffiths MD, Szabo A. Exercise addiction: A review and evaluation of current research and theory. Journal of Behavioral Addictions. 2026;15(2):540-566. DOI: 10.1556/2006.2025.00336. PubMed PMID 42024448 – Testo completo PMC.
- Minutillo A, Di Trana A, Aquilina V, Ciancio GM, Berretta P, La Maida N. Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction: a literature review. Frontiers in Psychiatry. 2024;15:1392317. DOI: 10.3389/fpsyt.2024.1392317. PubMed PMID 38800058 – Testo completo Frontiers.
- Weinstein A, Szabo A. Exercise addiction: A narrative overview of research issues. Dialogues in Clinical Neuroscience. 2023;25(1):1-13. DOI: 10.1080/19585969.2023.2164841. Testo completo PMC.
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- Akbari M, Seydavi M, Zamani E, Griffiths MD. The risk of exercise addiction mediates the relationship between social media use and mental health indices among young Iranians. Addiction Research & Theory. 2024;32(1):27-37. DOI: 10.1080/16066359.2022.2149742.
- Cresswell C, Watson HJ, Jones E, Howell JA, Egan SJ. The role of compulsive exercise in the relationship between perfectionism and eating disorder pathology in underweight adolescents with eating disorders. Eating Behaviors. 2022;47:101683. DOI: 10.1016/j.eatbeh.2022.101683.
- Ahorsu DK, Imani V, Potenza MN, et al. Mediating roles of psychological distress, insomnia, and body image concerns in the association between exercise addiction and eating disorders. Psychology Research and Behavior Management. 2023;16:2533-2542. DOI: 10.2147/PRBM.S414543.
- Mader L, Müller KW, Wölfling K, Beutel ME, Scherer L. Is disordered social networking sites usage a risk factor for dysfunctional eating and exercise behavior?. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2023;20(4):3484. DOI: 10.3390/ijerph20043484.
- Tang CSK, Gan KQ, Lui WK. The associations between obsessive compulsive personality traits, self-efficacy, and exercise addiction. Behavioral Sciences. 2023;13(10):857. DOI: 10.3390/bs13100857.
- Vandenbosch L, Fardouly J, Tiggemann M. Social media and body image: Recent trends and future directions. Current Opinion in Psychology. 2022;45:101289. DOI: 10.1016/j.copsyc.2021.12.002.
- Klier K, Rommerskirchen T, Brixius K. #fitspiration: a comparison of the sport-related social media usage and its impact on body image in young adults. BMC Psychology. 2022;10:320. DOI: 10.1186/s40359-022-01027-9.
La pubblicazione di Bhavya Chhabra, Zsolt Demetrovics, Mark D. Griffiths e Attila Szabo rappresenta un’ulteriore citazione ricevuta nel primo semestre del 2026 dall’articolo Recent insights in the correlation between social media use, personality traits and exercise addiction: a literature review, pubblicato nel 2024 da Adele Minutillo, Annagiulia Di Trana, Valeria Aquilina, Gerolama Maria Ciancio, Paolo Berretta e Nunzia La Maida [1,2].
La precisazione temporale è rilevante: il nuovo lavoro è stato pubblicato online il 22 aprile 2026 ed è stato successivamente assegnato al volume 15, fascicolo 2, del Journal of Behavioral Addictions, con data di raccolta editoriale giugno 2026. La citazione appartiene quindi pienamente al primo semestre del 2026 [1].
Al momento della notifica allegata, il profilo ResearchGate dell’articolo del 2024 riportava 15 citazioni. Il numero deve essere letto come un dato dinamico: i conteggi possono differire tra ResearchGate, PubMed, Scopus, Web of Science, Crossref e la piattaforma dell’editore, sia per i diversi criteri di indicizzazione sia per i tempi di aggiornamento.
Il dato sostanziale, tuttavia, è che il lavoro ha raggiunto in circa due anni una diffusione scientifica internazionale non trascurabile, venendo ripreso da più gruppi di ricerca per inquadrare il rapporto tra esercizio compulsivo, immagine corporea, perfezionismo, disturbi alimentari e uso dei social media [2].
La nuova review del 2026 costituisce un esempio particolarmente significativo di questo processo. Gli autori risultano affiliati a ELTE Eötvös Loránd University, Flinders University, University of Gibraltar, Nottingham Trent University e Széchenyi István University.
La citazione mostra quindi come il contributo scientifico prodotto con la partecipazione dell’Istituto Superiore di Sanità sia entrato nel ragionamento di una rete accademica che coinvolge università e centri di ricerca di diversi Paesi [1].
Non si tratta, inoltre, di un riferimento collocato marginalmente nella bibliografia. Chhabra e colleghi richiamano Minutillo, Berretta e coautori nella sezione dedicata alla fenomenologia della dipendenza da esercizio, cioè nel punto in cui vengono definite la natura del comportamento e le sue principali manifestazioni.
Il lavoro del 2024 viene impiegato per sostenere che la dipendenza da esercizio comporta un’attività compulsiva che oltrepassa i limiti salutari e per descrivere segnali come disagio emotivo, disturbi del sonno, senso di privazione durante l’inattività, colpa per una sessione saltata, impulso persistente ad allenarsi e prosecuzione dell’esercizio nonostante un infortunio [1,2].
In questo senso, l’articolo ISS del 2024 sta assumendo la funzione di una pietra miliare concettuale: non perché costituisca l’unica fonte disponibile o l’origine esclusiva del costrutto, ma perché viene utilizzato da diversi autori come una delle basi sulle quali organizzare nuove ipotesi, interpretazioni e proposte preventive.
Il suo valore risiede soprattutto nell’aver integrato dimensioni che spesso erano state considerate separatamente: esercizio compulsivo, salute mentale, immagine corporea, perfezionismo e ambiente digitale.