Lo sbiancamento della pelle non può più essere considerato esclusivamente un fenomeno cosmetico. L’impiego ripetuto di creme, sieri e lozioni destinati a rendere più chiara la carnagione può esporre gli utilizzatori a mercurio, corticosteroidi molto potenti, idrochinone ad alte concentrazioni e altre sostanze farmacologicamente attive non sempre dichiarate correttamente in etichetta.
Secondo la comunicazione internazionale da cui prende origine questo approfondimento, la Lega Internazionale delle Società Dermatologiche, International League of Dermatological Societies o ILDS, ha promosso un gruppo multidisciplinare e una campagna denominata Movement for Safe Skin. L’iniziativa si colloca nel percorso già avviato dall’ILDS contro l’abuso di corticosteroidi topici e contro le pratiche di depigmentazione cosmetica non controllata [1].
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rafforzato l’attenzione sul fenomeno. Nel marzo 2026 ha pubblicato uno specifico toolkit destinato a raccogliere dati sui comportamenti, sulle motivazioni sociali e sui percorsi di acquisto dei prodotti schiarenti, con l’obiettivo di costruire interventi preventivi più efficaci e culturalmente appropriati [2].
Sbiancamento della pelle e salute pubblica
La depigmentazione cosmetica consiste nell’applicazione di sostanze che interferiscono con la sintesi, la distribuzione o la degradazione della melanina. Deve essere distinta dal trattamento medico di condizioni come melasma, iperpigmentazione post-infiammatoria o lentigo, che può prevedere l’impiego controllato di farmaci e principi attivi sotto supervisione dermatologica.
Nel trattamento medico l’obiettivo è correggere una specifica alterazione pigmentaria. Nello sbiancamento cosmetico, invece, i prodotti vengono spesso applicati quotidianamente su aree estese del viso o del corpo, per mesi o anni, senza una diagnosi e senza un monitoraggio clinico.
Una meta-analisi comprendente 68 studi e 67.665 partecipanti ha stimato una prevalenza globale nell’arco della vita del 27,7%. La stima era però accompagnata da un’eterogeneità estremamente elevata, pari al 99,6%, segno che la diffusione varia profondamente in relazione al Paese, alla popolazione studiata e al metodo di rilevazione. Il dato non deve quindi essere interpretato come una prevalenza uniforme nella popolazione mondiale [3].
Il fenomeno è alimentato dal colorismo, cioè dalla gerarchizzazione sociale delle persone in base alla tonalità della pelle, ma anche dalla pubblicità, dalle aspettative relative all’aspetto, dalla disinformazione sanitaria e dalla facilità con cui prodotti non conformi possono essere acquistati attraverso e-commerce, social media e mercati informali [3,4].
Quali sostanze possono essere presenti
Le formulazioni illegali o non correttamente etichettate possono contenere diverse sostanze.
Mercurio
I sali inorganici di mercurio possono ridurre la produzione di melanina, ma vengono assorbiti attraverso la cute e si accumulano soprattutto nei reni. L’esposizione può interessare anche i familiari attraverso la contaminazione di asciugamani, superfici, indumenti e ambienti domestici [5,6].
Corticosteroidi topici
Principi attivi molto potenti, come il clobetasolo propionato, provocano vasocostrizione e riducono temporaneamente infiammazione e pigmentazione. Questo effetto può essere interpretato come un miglioramento estetico, favorendone l’uso continuativo.
L’applicazione cronica può tuttavia causare atrofia, teleangectasie, smagliature, acne steroidea, dermatite periorale, alterazioni pigmentarie e infezioni batteriche, fungine o virali [1,7].
Idrochinone
L’idrochinone inibisce la tirosinasi, un enzima coinvolto nella sintesi della melanina. Può avere un ruolo terapeutico nel trattamento di specifiche iperpigmentazioni, ma l’uso prolungato, non controllato o ad alte concentrazioni è associato a irritazione, dermatite da contatto e ocronosi esogena [8].
Il punto centrale non è quindi stabilire che qualsiasi sostanza schiarente sia sempre pericolosa, ma distinguere l’impiego medico appropriato dall’uso cosmetico indiscriminato di prodotti illegali, contraffatti o privi di una composizione affidabile.
Mercurio: dalla cute ai reni e al sistema nervoso
Una revisione sistematica pubblicata su Environmental Health Perspectives ha analizzato 41 studi condotti in 22 Paesi. I ricercatori hanno raccolto dati relativi a 787 prodotti e 1.042 misurazioni biologiche effettuate su 863 persone. I livelli di mercurio variavano ampiamente e alcuni prodotti presentavano concentrazioni molto superiori al limite di 1 parte per milione stabilito dalla Convenzione di Minamata [5].
Il mercurio inorganico può essere assorbito attraverso la cute, entrare nella circolazione sistemica e concentrarsi nei reni. Le manifestazioni documentate comprendono:
- proteinuria;
- danno tubulare;
- nefropatia membranosa;
- malattia a lesioni minime;
- sindrome nefrosica;
- insufficienza renale nei casi più gravi;
- tremori e parestesie;
- cefalea, irritabilità e affaticamento;
- alterazioni della memoria e delle funzioni cognitive.
L’assenza di sintomi non esclude un’esposizione significativa. In una serie comunitaria relativa a una crema contaminata, la maggioranza delle persone con valori elevati di mercurio nel sangue o nelle urine era inizialmente asintomatica [5,6].
Particolare cautela è necessaria durante la gravidanza e nell’infanzia. Il mercurio è una sostanza neurotossica e l’esposizione nelle fasi precoci dello sviluppo può produrre conseguenze più rilevanti rispetto all’esposizione dell’adulto [5,9].
Idrochinone e ocronosi esogena
L’ocronosi esogena è una discromia acquisita caratterizzata dalla comparsa progressiva di aree grigio-bluastre o blu-nere, generalmente sul viso. Si tratta di un effetto paradossale: una sostanza utilizzata per ridurre la pigmentazione finisce per produrre un’iperpigmentazione persistente, spesso difficile da trattare.
Una revisione sistematica di 56 articoli e 126 pazienti ha rilevato che la condizione era riportata più frequentemente dopo l’impiego di idrochinone per periodi prolungati. La durata mediana di utilizzo era di cinque anni e una parte consistente dei casi riguardava concentrazioni superiori al 4% o prodotti di composizione non conosciuta [8].
I dati disponibili derivano prevalentemente da case report e serie cliniche. Non consentono quindi di calcolare con precisione il rischio assoluto per ogni concentrazione o durata, ma confermano un’associazione clinicamente rilevante tra uso cronico e sviluppo dell’ocronosi.
Le persone con fototipo scuro risultano maggiormente rappresentate nella letteratura, ma la condizione è stata descritta anche in persone asiatiche, latinoamericane ed europee [8].
Come gli steroidi topici alterano la funzione surrenalica
I corticosteroidi topici non rimangono necessariamente confinati alla pelle. Una parte del farmaco può attraversare la barriera cutanea e raggiungere la circolazione.
Il rischio di assorbimento aumenta quando:
- viene utilizzato un corticosteroide molto potente;
- il prodotto è applicato su superfici estese;
- l’impiego continua per settimane o mesi;
- la cute è infiammata o danneggiata;
- vengono applicati bendaggi o indumenti che producono occlusione;
- il paziente è molto giovane;
- vengono usati contemporaneamente più prodotti contenenti steroidi.
Una volta assorbito, il corticosteroide esercita un feedback negativo sull’ipotalamo e sull’ipofisi, riducendo la secrezione di corticotropin-releasing hormone e di ACTH. La minore stimolazione delle ghiandole surrenali determina una riduzione della produzione endogena di cortisolo.
Durante l’esposizione possono comparire manifestazioni da eccesso di glucocorticoidi, come iperglicemia, aumento pressorio e sindrome di Cushing iatrogena. Dopo un’interruzione brusca, una persona con asse ipotalamo-ipofisi-surrene soppresso può invece sviluppare insufficienza surrenalica.
Nella documentazione regolatoria del clobetasolo, test anomali di stimolazione con ACTH sono stati osservati anche dopo alcune settimane di applicazione su almeno il 20-25% della superficie corporea.
Questi dati provengono da condizioni sperimentali specifiche e non devono essere trasferiti automaticamente a ogni utilizzatore, ma dimostrano che l’assorbimento sistemico è biologicamente e clinicamente possibile [7].
Come viene valutata la funzione surrenalica
Gli esami utilizzabili comprendono:
- cortisolo sierico mattutino;
- ACTH plasmatico;
- test di stimolazione con ACTH o cosintropina;
- in casi selezionati, cortisolo libero urinario o altri test endocrinologici.
L’interpretazione deve essere affidata al medico. L’interruzione improvvisa di uno steroide molto potente, utilizzato a lungo e su ampie superfici, può essere rischiosa e richiedere una riduzione graduale o una copertura corticosteroidea temporanea.
Quali biomarcatori rilevano il mercurio
Occorre distinguere tra biomarcatori di esposizione e indicatori di danno d’organo.
Mercurio urinario
Per i prodotti contenenti mercurio inorganico, il mercurio nelle urine è generalmente il biomarcatore più utile per stimare l’esposizione protratta e il carico corporeo.
La raccolta delle urine nelle 24 ore è preferibile quando clinicamente indicata. Un campione urinario estemporaneo può essere utilizzato, ma il risultato dovrebbe essere corretto rispetto alla creatinina urinaria [5,6].
Mercurio nel sangue
Il mercurio totale nel sangue è più utile per esposizioni recenti o elevate. La sua concentrazione può diminuire relativamente rapidamente dopo l’interruzione dell’esposizione, risultando meno sensibile del mercurio urinario nelle esposizioni croniche a composti inorganici.
Quando si sospetta un composto organico, può essere necessaria la speciazione del mercurio, perché tossicocinetica e significato clinico variano tra mercurio elementare, inorganico e metilmercurio [6].
Mercurio nei capelli
Il mercurio nei capelli riflette soprattutto l’esposizione al metilmercurio, frequentemente di origine alimentare. Nei prodotti cosmetici esiste inoltre il rischio di contaminazione esterna del capello. Per questo motivo non rappresenta, isolatamente, il test di prima scelta per valutare l’esposizione cronica a creme contenenti sali inorganici [5].
Indicatori di danno renale
La valutazione clinica può comprendere:
- creatinina sierica e filtrato glomerulare stimato;
- esame delle urine;
- rapporto albumina/creatinina o proteine/creatinina;
- proteinuria delle 24 ore nei casi selezionati;
- elettroliti;
- albumina sierica;
- valutazione nefrologica in presenza di edema o proteinuria.
Nessun singolo valore dimostra automaticamente un’intossicazione clinica. I risultati devono essere interpretati considerando la forma chimica del mercurio, la durata dell’esposizione, i sintomi, la funzionalità renale e le possibili fonti alternative.
La terapia chelante non deve essere iniziata autonomamente sulla base di un test isolato, ma valutata da un centro antiveleni o da uno specialista in tossicologia clinica [6].
Quali popolazioni sono maggiormente esposte
Il rischio non dipende da una caratteristica biologica o etnica intrinseca, ma dall’interazione tra disponibilità dei prodotti, pressioni sociali, colorismo, norme culturali, pubblicità e accesso alle cure.
Gli studi indicano una maggiore diffusione documentata:
- in alcune popolazioni dell’Africa subsahariana;
- nell’Asia meridionale e sudorientale;
- nei Caraibi;
- in alcune comunità del Medio Oriente;
- nelle popolazioni della diaspora che mantengono accesso a prodotti importati o acquistati online;
- tra adolescenti e giovani adulti;
- tra persone che cercano di trattare melasma o iperpigmentazioni senza assistenza dermatologica.
Nella meta-analisi globale, gli studi condotti su persone di età non superiore ai 30 anni e in contesti urbani o semiurbani riportavano stime più elevate. Tuttavia, l’eterogeneità era molto ampia e non permette di costruire un profilo universale dell’utilizzatore [3].
Sono particolarmente vulnerabili alle conseguenze tossiche:
- donne in gravidanza;
- lattanti e bambini;
- persone che applicano i prodotti su aree estese;
- soggetti con barriera cutanea compromessa;
- familiari esposti alla contaminazione domestica da mercurio;
- persone con malattie renali;
- utilizzatori di prodotti senza etichetta o acquistati da canali informali.
Alcuni studi condotti nelle comunità africane e afro-caraibiche degli Stati Uniti hanno documentato l’inizio dell’uso già nella tarda adolescenza e, in alcuni casi, il proseguimento durante la gravidanza o l’allattamento [10].
FDA e Unione europea: regole differenti
Nel giugno 2026 la Food and Drug Administration statunitense ha ribadito che negli Stati Uniti non esistono prodotti schiarenti da banco approvati o legalmente commercializzati contenenti idrochinone. L’agenzia ha inoltre riferito di avere identificato, a partire dal 2019, prodotti con elevate concentrazioni di mercurio [11].
Questa affermazione riguarda il mercato statunitense e non deve essere trasformata in una regola mondiale.
Nell’Unione europea il Regolamento CE n. 1223/2009 vieta l’impiego cosmetico del mercurio e limita fortemente l’idrochinone. L’idrochinone è ammesso solo in condizioni molto specifiche nei sistemi professionali per unghie artificiali, a una concentrazione massima dello 0,02% dopo miscelazione. Non è quindi consentito come ingrediente cosmetico per schiarire la pelle [12].
I corticosteroidi sono farmaci e non ingredienti cosmetici. In Italia trovano indicazione nel trattamento di specifiche patologie infiammatorie cutanee. L’AIFA ne riconosce l’utilità, per esempio, in dermatite atopica, psoriasi e altre dermatosi, ma ciò non giustifica il loro impiego non prescritto per modificare il colore costituzionale della pelle [13].
Segnali che richiedono una valutazione medica
Chi ha utilizzato prodotti schiarenti dovrebbe rivolgersi al medico in presenza di:
- pigmentazione grigio-bluastra o più scura;
- assottigliamento della pelle;
- smagliature nuove e diffuse;
- acne grave o follicolite;
- infezioni cutanee ricorrenti;
- ritardo nella cicatrizzazione;
- edema alle gambe o al volto;
- urine schiumose;
- tremori o parestesie;
- debolezza intensa;
- cefalea persistente;
- alterazioni dell’umore o della memoria.
Il prodotto non dovrebbe essere gettato prima della valutazione, perché confezione, etichetta, fotografie e residui possono essere utili per l’identificazione delle sostanze. Deve però essere conservato chiuso, lontano da bambini e gestanti, evitando ulteriori applicazioni e contaminazioni.
Non colpevolizzare chi utilizza questi prodotti
Una strategia fondata esclusivamente sui divieti rischia di essere inefficace. Lo sbiancamento della pelle è legato anche a discriminazione, aspettative sociali, identità, opportunità economiche percepite e rappresentazioni mediatiche.
La risposta sanitaria deve quindi integrare:
- vigilanza sui prodotti e sui canali di vendita;
- controlli doganali;
- accesso a servizi dermatologici;
- alfabetizzazione sanitaria;
- interventi nelle scuole e nelle comunità;
- contrasto alla pubblicità ingannevole;
- coinvolgimento delle persone con esperienza diretta;
- campagne contro il colorismo e gli standard estetici discriminatori.
Chi utilizza prodotti schiarenti necessita di informazioni affidabili e cure accessibili, non di stigma. La prevenzione più efficace combina regolamentazione, assistenza clinica e interventi sulle cause sociali della domanda [1,2,4].
Domande frequenti
Tutti i prodotti contro le macchie sono pericolosi?
No. Il trattamento dermatologico di melasma e iperpigmentazioni è diverso dallo sbiancamento generalizzato della carnagione. Il rischio dipende dalla sostanza, dalla concentrazione, dalla durata, dall’estensione dell’applicazione e dal controllo medico.
Qual è il test più utile per il mercurio delle creme?
Nell’esposizione cronica a mercurio inorganico, il mercurio urinario è generalmente il biomarcatore più informativo. Possono essere necessari anche mercurio ematico, esami renali e speciazione chimica.
È possibile sospendere immediatamente una crema contenente corticosteroidi?
Non sempre. Dopo un uso prolungato, esteso e ad alte dosi può essersi sviluppata una soppressione surrenalica. La sospensione dovrebbe essere valutata da un medico, soprattutto in presenza di debolezza, ipotensione, nausea o alterazioni metaboliche.
Una crema priva di mercurio è necessariamente sicura?
No. Può contenere corticosteroidi, idrochinone, retinoidi o altre sostanze non dichiarate. Anche ingredienti legalmente commercializzati possono causare danni se utilizzati in concentrazioni inappropriate o senza supervisione.
Tabella delle fonti principali
| Autore/anno | Titolo o documento | Rivista/ente | Impact Factor | Contributo |
|---|---|---|---|---|
| ILDS, 2025 | ILDS Warns Against the Misuse of Topical Corticosteroids | ILDS | Non applicabile | Posizione internazionale contro abuso di steroidi e skin-bleaching |
| WHO, 2026 | Understanding the Use of Skin Lightening Products | Organizzazione Mondiale della Sanità | Non applicabile | Toolkit per analizzare fattori comportamentali e sociali |
| Sagoe et al., 2019 | The Global Prevalence and Correlates of Skin Bleaching | International Journal of Dermatology | 3,3 | Meta-analisi sulla diffusione e sui correlati |
| Bastiansz et al., 2022 | A Systematic Review of Mercury Exposures from Skin-Lightening Products | Environmental Health Perspectives | 10,9¹ | Revisione sistematica su prodotti, biomarcatori ed esposizione |
| Pollock et al., 2021 | The Dark Side of Skin Lightening | International Journal of Women’s Dermatology | n.d. | Inquadramento dermatologico e di salute pubblica |
| Ishack e Lipner, 2022 | Exogenous Ochronosis Associated With Hydroquinone | International Journal of Dermatology | 3,3 | Revisione sistematica dell’ocronosi |
| Chan, 2011 | Inorganic Mercury Poisoning Associated With Skin-Lightening Cosmetic Products | Clinical Toxicology | 3,3 | Diagnosi, biomarcatori, tossicocinetica e trattamento |
| Desmedt et al., 2016 | Overview of Skin Whitening Agents… in Europe | JEADV | 8,0² | Prodotti illegali e quadro del mercato europeo |
| FDA, 2026 | FDA Warns Consumers… | Food and Drug Administration | Non applicabile | Avvertenza regolatoria statunitense |
| Unione europea, 2026 | Regolamento CE n. 1223/2009, testo consolidato | EUR-Lex | Non applicabile | Limiti e divieti applicabili ai cosmetici UE |
¹ Valore riportato dalla pagina dell’editore, dati aggiornati al 2025.
² La pagina ufficiale dell’editore consultata riporta un JIF pari a 8,0; il valore può cambiare con i successivi aggiornamenti annuali.
Bibliografia
- International League of Dermatological Societies. ILDS warns against the misuse of topical corticosteroids and calls for global action on skin-bleaching.
- World Health Organization. Understanding the use of skin lightening products: a toolkit for behavioural data collection. 2026.
- Sagoe D, Pallesen S, Dlova NC, Lartey M, Ezzedine K, Dadzie O. The global prevalence and correlates of skin bleaching: a meta-analysis and meta-regression analysis. International Journal of Dermatology. 2019;58:24-44.
- Pollock S, Taylor S, Oyerinde O, et al. The dark side of skin lightening: an international collaboration and review of a public health issue affecting dermatology. International Journal of Women’s Dermatology. 2021;7:158-164.
- Bastiansz A, Ewald J, Rodríguez Saldaña V, Santa-Rios A, Basu N. A systematic review of mercury exposures from skin-lightening products. Environmental Health Perspectives. 2022;130:116002.
- Chan TYK. Inorganic mercury poisoning associated with skin-lightening cosmetic products. Clinical Toxicology. 2011;49:886-891.
- National Library of Medicine–DailyMed. Clobetasol propionate cream: prescribing information.
- Ishack S, Lipner SR. Exogenous ochronosis associated with hydroquinone: a systematic review. International Journal of Dermatology. 2022;61:675-684.
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- Blay YA, et al. Skin bleaching among African and Afro-Caribbean women in New York City. Dermatology and Therapy. 2019.
- Food and Drug Administration. FDA warns consumers of skin products containing mercury and/or hydroquinone. 2026.
- Unione europea. Regolamento CE n. 1223/2009 sui prodotti cosmetici, testo consolidato.
- Agenzia Italiana del Farmaco. Nota 88: corticosteroidi, preparati dermatologici.
- Desmedt B, Courselle P, De Beer JO, et al. Overview of skin whitening agents with an insight into the illegal cosmetic market in Europe. Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology. 2016;30:943-950.