La crescente presenza della xilazina nelle miscele di oppioidi illeciti ha introdotto nuove difficoltà nella diagnosi tossicologica. Non si tratta soltanto di riconoscere gli effetti di una sostanza che non appartiene alla classe degli oppioidi, ma anche di stabilire con quali strumenti sia possibile identificarne l’esposizione nei pazienti.

Uno studio pubblicato il 30 ottobre 2026 su Clinical Toxicology da Ryan Chun e collaboratori affronta direttamente questo secondo problema, valutando le prestazioni diagnostiche di strisce reattive per la xilazina in campioni urinari di pazienti ospedalizzati risultati positivi al fentanyl nello screening di routine [1].

Tra i riferimenti bibliografici del nuovo lavoro compare Pharmacology and toxicology of xylazine: quid novum?, una revisione pubblicata nel 2023 da Sara Malaca, Mauro Pesaresi, Ashita Kapoor, Paolo Berretta, Francesco Paolo Busardò e Filippo Pirani [2].

Le due pubblicazioni affrontano aspetti differenti, ma complementari, dello stesso problema. La prima ricostruiva le conoscenze farmacologiche, cliniche e analitiche disponibili sulla xilazina; la seconda esamina l’affidabilità di un dispositivo rapido utilizzato su una matrice biologica. Il collegamento permette di comprendere perché l’identificazione di una sostanza emergente richieda non soltanto conoscenze tossicologiche, ma anche procedure diagnostiche adeguatamente validate.

Il nuovo studio: quanto sono affidabili le strisce rapide per la xilazina?

L’indagine di Chun e collaboratori nasce da una questione concreta. Le strisce reattive disponibili per la rilevazione della xilazina vengono utilizzate anche nell’analisi preliminare di campioni di sostanze, nell’ambito delle attività di controllo della composizione delle droghe. Tuttavia, le prestazioni ottenute in tali condizioni non possono essere automaticamente trasferite all’esame di campioni biologici umani.

L’urina costituisce infatti una matrice complessa, nella quale la concentrazione della sostanza dipende da diversi fattori: quantità assorbita, tempo trascorso dall’esposizione, metabolismo, eliminazione e caratteristiche del campione.

Inoltre, una striscia sufficientemente sensibile per individuare xilazina in una soluzione preparata a concentrazione nota potrebbe non esserlo quando la sostanza è presente nelle urine in quantità inferiori alla propria soglia analitica.

Per affrontare questa difficoltà, gli autori hanno confrontato i risultati di strisce reattive commerciali con una metodica di cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa, impiegata come riferimento per identificare e quantificare la xilazina [1].

Disegno dello studio e metodologia

La ricerca è uno studio di accuratezza diagnostica condotto in un singolo centro.

Sono stati esaminati 250 campioni urinari residui consecutivi, provenienti da pazienti ospedalizzati risultati positivi al fentanyl mediante lo screening tossicologico urinario di routine.

Ogni campione è stato sottoposto sia al test rapido per la xilazina sia all’analisi cromatografica di riferimento. Il confronto ha permesso di calcolare sensibilità, specificità, valori predittivi e rapporti di verosimiglianza.

Un dettaglio metodologico merita attenzione: la positività iniziale al fentanyl non era stata confermata mediante cromatografia liquida-spettrometria di massa. La popolazione studiata deve quindi essere descritta correttamente come costituita da pazienti positivi al fentanyl allo screening ospedaliero, senza attribuire a tutti una conferma analitica dell’esposizione [1].

Questo limite non invalida il confronto diagnostico effettuato per la xilazina, ma condiziona l’interpretazione della popolazione selezionata.

I risultati: sensibilità limitata e numerosi falsi negativi

L’analisi di riferimento ha identificato xilazina in 71 dei 250 campioni esaminati, corrispondenti al 28,4%.

Le strisce reattive hanno prodotto 19 veri positivi, 139 veri negativi, 40 falsi positivi e 52 falsi negativi.

La sensibilità diagnostica è risultata del 26,8% (IC 95%: 16,9–38,6%), mentre la specificità è stata del 77,7% (IC 95%: 70,8–83,5%).

Il valore predittivo positivo è risultato del 32,2% e quello negativo del 72,8%. I rapporti di verosimiglianza, rispettivamente 1,2 per un risultato positivo e 0,94 per un risultato negativo, indicano una capacità discriminante modesta nelle condizioni esaminate [1].

Il dato più rilevante riguarda i falsi negativi: 52 dei 71 campioni risultati positivi all’analisi di riferimento non sono stati riconosciuti dalle strisce.

In altri termini, il dispositivo ha identificato soltanto una parte minoritaria dei campioni effettivamente contenenti xilazina.

Gli autori riportano inoltre che il 91,5% dei campioni positivi alla spettrometria di massa presentava concentrazioni inferiori alla soglia di rilevazione di 1.000 ng/mL dichiarata dal produttore.

Questa osservazione è coerente con l’ipotesi che una soglia analitica troppo elevata, rispetto alle concentrazioni effettivamente presenti nei campioni clinici, abbia contribuito alla bassa sensibilità osservata.

Non consente, tuttavia, di spiegare da sola tutte le discordanti positività o negatività.

Come interpretare questi risultati

Lo studio documenta prestazioni insufficienti per utilizzare il dispositivo esaminato come strumento autonomo di esclusione dell’esposizione alla xilazina nei pazienti considerati.

Un risultato negativo, nelle condizioni sperimentali descritte, non permette di escludere attendibilmente la presenza della sostanza.

Allo stesso tempo, la presenza di 40 falsi positivi suggerisce cautela nell’interpretazione dei risultati positivi, soprattutto quando questi potrebbero influenzare decisioni cliniche o successive valutazioni tossicologiche.

Non sarebbe invece corretto estendere tali risultati a tutte le strisce commerciali disponibili, né concludere che qualsiasi sistema rapido per la xilazina sia necessariamente inaffidabile.

Il lavoro valuta uno specifico sistema in una particolare popolazione ospedaliera. È proprio questa delimitazione a rendere il risultato scientificamente interpretabile.

Il lavoro del 2023: farmacologia, tossicologia e identificazione della xilazina

Per comprendere il significato della citazione occorre tornare al contesto scientifico nel quale venne pubblicata la revisione di Malaca e collaboratori.

Nel 2023 la xilazina era già riconosciuta come sostanza di crescente interesse tossicologico, soprattutto per la sua presenza nelle miscele di eroina e fentanyl illecito. Rimanevano però numerose incertezze riguardanti gli effetti nell’essere umano, l’interpretazione delle concentrazioni biologiche e l’adeguatezza delle procedure di identificazione.

La revisione Pharmacology and toxicology of xylazine: quid novum? nasceva dall’esigenza di organizzare le conoscenze allora disponibili attraverso l’esame della letteratura sulle intossicazioni umane, fatali e non fatali, e sui metodi analitici utilizzati per la determinazione della xilazina [2].

Una sostanza veterinaria in un contesto di esposizione umana

La xilazina è un agonista dei recettori adrenergici alfa-2, utilizzato in medicina veterinaria per le sue proprietà sedative, analgesiche e miorilassanti.

Non è approvata per l’impiego terapeutico nell’essere umano.

La sua attività farmacologica comprende una riduzione del tono simpatico, con possibili manifestazioni quali sedazione, bradicardia e ipotensione. Nei casi di intossicazione possono comparire alterazioni dello stato di coscienza e compromissione respiratoria.

Il problema diventa più complesso quando la xilazina è presente insieme a oppioidi potenti.

La sostanza, infatti, non agisce attraverso il medesimo meccanismo recettoriale del fentanyl. Tuttavia, la contemporanea esposizione può determinare effetti depressivi sovrapposti, rendendo più difficile interpretare e trattare il quadro clinico [2].

Già allora era importante distinguere l’effetto farmacologico documentato della xilazina dal contributo specifico che essa può esercitare negli eventi di overdose da miscele.

La co-presenza di più sostanze, soprattutto negli episodi fatali, non consente automaticamente di attribuire a ciascuna un ruolo causale quantificabile.

Cosa mostrava la revisione delle intossicazioni

Gli autori hanno esaminato le segnalazioni disponibili nella letteratura internazionale, ricostruendo una casistica di 48 eventi di intossicazione associati alla xilazina, comprendente 25 casi non fatali e 23 fatali.

I casi differivano per circostanze di esposizione, sostanze associate, manifestazioni cliniche e tipologia di accertamento tossicologico [2].

La revisione evidenziava la progressiva rilevanza delle associazioni tra xilazina e altre sostanze psicoattive, in particolare gli oppioidi illeciti.

Il numero dei casi raccolti non rappresentava una stima epidemiologica della frequenza del fenomeno nella popolazione. Si trattava di segnalazioni pubblicate, inevitabilmente condizionate dalla disponibilità delle analisi e dalla probabilità che un evento venisse riconosciuto e descritto.

Anche le concentrazioni riportate richiedevano cautela. La revisione sottolineava la sovrapposizione tra concentrazioni osservate in eventi fatali e non fatali, rendendo inappropriato individuare una soglia universale capace di distinguere con certezza esposizioni innocue, tossiche e letali.

Questa osservazione rimane importante: rilevare una sostanza non equivale a stabilire il suo contributo causale al quadro clinico.

Il contributo analitico della revisione

Uno degli aspetti più pertinenti rispetto allo studio del 2026 riguarda la sezione dedicata ai metodi di determinazione della xilazina nelle matrici biologiche.

Malaca e collaboratori hanno raccolto e confrontato approcci analitici impiegati in diversi contesti tossicologici.

La revisione descriveva metodiche basate sulla gascromatografia accoppiata alla spettrometria di massa (GC-MS), sulla cromatografia liquida-spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS) e su sistemi cromatografici associati alla spettrometria di massa ad alta risoluzione.

Le matrici considerate comprendevano urine, sangue, plasma, siero e, in specifici casi, contenuto gastrico [2].

La tabella analitica del lavoro riportava, quando disponibili, parametri quali intervallo di linearità, limite di rilevazione e limite di quantificazione.

Questi elementi non sono semplici caratteristiche strumentali: definiscono le condizioni entro le quali un metodo può identificare o misurare una sostanza con prestazioni documentate.

Un limite di rilevazione adeguato è particolarmente rilevante quando l’analita si trova a basse concentrazioni, mentre selettività, precisione e accuratezza devono essere valutate in relazione alla matrice utilizzata.

La revisione riconosceva anche che i parametri completi di validazione non erano disponibili per tutti i metodi descritti.

Non si trattava quindi di uno studio di validazione comparativa delle strisce rapide, né di una dimostrazione della superiorità universale di una tecnica. Il contributo consisteva piuttosto nell’organizzare le evidenze analitiche esistenti e nel rendere visibili alcune lacune metodologiche.

Il problema della sottodiagnosi

Un altro punto rilevante riguardava la possibilità che la presenza della xilazina rimanesse non identificata quando i protocolli tossicologici non includevano questa sostanza.

La revisione richiamava la necessità di ampliare e migliorare le procedure di monitoraggio, sia nei casi clinici sia nell’ambito della tossicologia post mortem [2].

Si trattava di una considerazione legata alla copertura dei pannelli analitici e alla capacità dei laboratori di riconoscere sostanze emergenti.

La domanda affrontata nel 2026 è più specifica, ma appartiene alla stessa area problematica: anche quando si decide di ricercare la xilazina, il dispositivo utilizzato deve possedere prestazioni adeguate alle concentrazioni presenti nella matrice.

Dove nasce il ponte scientifico tra il 2023 e il 2026

Il collegamento tra i due lavori può essere individuato nella relazione fra conoscenza tossicologica e affidabilità dell’accertamento analitico.

Nel 2023 l’attenzione era rivolta a comprendere quali effetti e quali caratteristiche tossicologiche rendessero la xilazina rilevante, insieme alle modalità disponibili per identificarla nelle diverse matrici biologiche.

Nel 2026 il problema viene tradotto in una domanda operativa: uno strumento rapido è sufficientemente sensibile e specifico per essere utilizzato sulle urine di pazienti ospedalizzati?

La citazione della revisione del 2023 da parte di Chun e collaboratori documenta che quel contributo rientra nel quadro bibliografico utilizzato dagli autori [1,2].

Il passaggio preciso del testo nel quale compare il riferimento non è stato tuttavia verificato. Non sarebbe quindi corretto sostenere che gli autori abbiano utilizzato direttamente uno specifico parametro analitico, una procedura sperimentale o una conclusione metodologica di Malaca e collaboratori.

La relazione può essere descritta più rigorosamente come continuità scientifica tra l’inquadramento farmacotossicologico di una sostanza emergente e la successiva verifica dell’accuratezza dei test destinati a rilevarla.

È un collegamento sostanziale, ma non equivale a una dimostrazione di dipendenza causale tra le due ricerche.

Dalla prestazione analitica alla validazione clinica

La letteratura più recente aiuta a contestualizzare ulteriormente il risultato di Chun e collaboratori.

Nel febbraio 2026, Wu e colleghi hanno pubblicato su Harm Reduction Journal uno studio sulle prestazioni analitiche di diverse strisce commerciali per fentanyl e xilazina [3].

Utilizzando standard di sostanza disciolti in acqua, hanno confrontato tre dispositivi per la xilazina, osservando differenze di sensibilità tra prodotti. Una striscia riusciva a rilevare la sostanza a 50 ng/mL, mentre altre due raggiungevano la positività a 250 ng/mL nelle condizioni sperimentali esaminate.

Questi risultati non contraddicono quelli di Chun.

Le prove condotte su soluzioni a concentrazione nota servono a caratterizzare il comportamento analitico dei dispositivi, ma non equivalgono a uno studio di accuratezza diagnostica effettuato su campioni biologici clinici.

Anche dispositivi che mostrano buone prestazioni in condizioni controllate possono richiedere ulteriori valutazioni prima dell’applicazione a popolazioni di pazienti.

Un’altra ricerca, pubblicata nel luglio 2026 su JAMA Network Open da Sugarman e collaboratori, ha analizzato campioni urinari sottoposti a determinazione di fentanyl e xilazina mediante LC-MS/MS negli Stati Uniti [4].

Lo studio ha documentato variazioni geografiche e temporali sia della positività alla xilazina sia delle concentrazioni osservate.

Si tratta di dati ottenuti in una popolazione selezionata di persone sottoposte a test nell’ambito dell’assistenza sanitaria, non rappresentativi di tutta la popolazione.

Il loro interesse, rispetto al lavoro di Chun, riguarda soprattutto la variabilità delle concentrazioni biologiche: un sistema diagnostico deve essere valutato considerando la distribuzione delle concentrazioni effettivamente osservate nel contesto nel quale sarà utilizzato.

Le implicazioni per la tossicologia clinica

Il principale insegnamento del nuovo studio non riguarda l’abbandono dei test rapidi, ma la necessità di verificarne l’appropriatezza rispetto alla finalità prevista.

Un test destinato all’identificazione preliminare di una sostanza in un campione di droga non può essere considerato automaticamente equivalente a un dispositivo diagnostico validato per l’analisi delle urine.

I risultati possono essere influenzati dalle caratteristiche della matrice, dai limiti di rilevazione, dalla selettività del metodo e dalla presenza di composti potenzialmente interferenti.

Nel caso della xilazina, questi aspetti diventano particolarmente importanti perché lo screening tossicologico convenzionale può non includerla.

La Food and Drug Administration statunitense ha già richiamato l’attenzione sulla necessità di tecniche analitiche aggiuntive quando si sospetta un’esposizione alla xilazina non rilevabile dai pannelli di routine [5].

L’interpretazione clinica deve comunque restare distinta dal risultato tossicologico.

La presenza della xilazina nelle urine documenta la rilevazione dell’analita, ma non determina da sola la gravità dell’intossicazione, la dose assunta o la responsabilità della sostanza rispetto ai sintomi.

Allo stesso modo, un risultato negativo ottenuto con un test di sensibilità insufficiente non permette di escludere l’esposizione.

Nella gestione di una sospetta overdose da oppioidi, la somministrazione di naloxone rimane indicata anche quando è possibile la presenza di xilazina. Il naloxone contrasta gli effetti degli oppioidi, non quelli della xilazina; possono quindi essere necessari ulteriori interventi di supporto, soprattutto respiratorio e cardiovascolare [6].

L’accertamento di laboratorio contribuisce a chiarire il quadro tossicologico, ma non deve ritardare gli interventi clinici urgenti.

I limiti dello studio e le domande ancora aperte

La ricerca del 2026 presenta diversi elementi di interesse, ma anche limiti che devono essere considerati per evitare generalizzazioni.

Il primo riguarda il disegno monocentrico. Le prestazioni rilevate in un ospedale non possono essere automaticamente estese a strutture differenti, popolazioni con altre caratteristiche o contesti territoriali con diversa diffusione della xilazina.

Il secondo riguarda la selezione dei campioni, limitata a pazienti risultati positivi al fentanyl nello screening urinario ospedaliero. Inoltre, tale positività non era confermata mediante spettrometria di massa.

Il terzo limite riguarda il dispositivo. Le prestazioni diagnostiche osservate appartengono al sistema esaminato, nelle condizioni sperimentali riportate, e non all’intera categoria dei test rapidi per la xilazina.

Un ulteriore aspetto riguarda i valori predittivi. Essi dipendono anche dalla frequenza della condizione ricercata nella popolazione esaminata: non possono quindi essere trasferiti senza cautela a popolazioni con una diversa prevalenza di esposizione.

La percentuale del 28,4% di campioni positivi alla xilazina non rappresenta, pertanto, una stima della prevalenza della sostanza nella popolazione generale o tra tutte le persone che utilizzano fentanyl.

Infine, l’abstract disponibile non consente di approfondire tutti i possibili fattori associati ai risultati discordanti. Non è possibile attribuire specifiche cause ai falsi positivi oppure stabilire quanto le differenze individuali di metabolismo e di tempo dall’esposizione abbiano influenzato le prestazioni osservate.

Per queste ragioni, lo studio deve essere considerato una valutazione diagnostica circoscritta, utile per orientare nuove validazioni e per richiamare la cautela nell’impiego clinico di dispositivi non sufficientemente caratterizzati.

Conclusioni

Il collegamento tra la revisione di Malaca e collaboratori del 2023 e lo studio di Chun e collaboratori del 2026 documenta due momenti complementari della ricerca sulla xilazina.

Il primo lavoro ha ricostruito il quadro farmacologico e tossicologico della sostanza, includendo i metodi disponibili per la sua determinazione nelle matrici biologiche. Il secondo ha valutato l’accuratezza diagnostica di strisce reattive su campioni urinari di pazienti ospedalizzati, evidenziando una sensibilità limitata nelle condizioni esaminate [1,2].

La citazione bibliografica conferma la presenza del lavoro precedente tra i riferimenti della nuova pubblicazione. Il significato preciso attribuito dagli autori a quella fonte resta da verificare nel testo integrale.

Il contributo scientifico del collegamento risiede soprattutto in una considerazione metodologica: riconoscere un rischio tossicologico e disporre di uno strumento affidabile per identificarlo sono due passaggi distinti, entrambi necessari.

Le evidenze disponibili non giustificano conclusioni generalizzate contro tutti i test rapidi. Sostengono, piuttosto, la necessità di validare i dispositivi nella matrice e nel contesto clinico per i quali si intende utilizzarli, integrando i risultati analitici con il quadro complessivo del paziente.

Bibliografia e approfondimenti

Fonti scientifiche e istituzionali

[1] Chun R, Mattu K, Lee S, Wilkerson RG. Diagnostic performance of xylazine test strips in urine from fentanyl-positive hospitalized patients. Clin Toxicol (Phila). 2026 Oct 30. Online ahead of print. DOI: 10.1080/15563650.2026.2752134. PubMed PMID: 42960873.

[2] Malaca S, Pesaresi M, Kapoor A, Berretta P, Busardò FP, Pirani F. Pharmacology and toxicology of xylazine: quid novum? Eur Rev Med Pharmacol Sci. 2023;27(15):7337–7345. DOI: 10.26355/eurrev_202308_33305. PubMed PMID: 37606142.

[3] Wu AHB, Ong CM, Alamillo M, Farias S, Barbosa L. Analytical performance and visual evaluation of fentanyl and xylazine test strips. Harm Reduct J. 2026;23:67. DOI: 10.1186/s12954-026-01415-z. PubMed PMID: 41721315.

[4] Sugarman OK, Marks C, Whitley P, Saloner B, German D. Xylazine-Fentanyl Positivity and Concentration in Urine Drug Tests. JAMA Netw Open. 2026;9(7). DOI: 10.1001/jamanetworkopen.2026.22473. PubMed PMID: 42424081.

[5] US Food and Drug Administration. FDA alerts health care professionals of risks to patients exposed to xylazine in illicit drugs. Fonte ufficiale FDA.

[6] Centers for Disease Control and Prevention. Xylazine. Overdose Prevention. Fonte ufficiale CDC.

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

[PB1] Paolo Berretta. Farmacologia e tossicologia della xilazina: cosa c’è di nuovo. 25 agosto 2023.

[PB2] Paolo Berretta. Xilazina: la revisione 2026 valorizza lo studio 2023. 4 agosto 2026.

[PB3] Paolo Berretta. Fentanyl e test rapidi: il risperidone può causare falsi positivi. 27 ottobre 2026.

[PB4] Paolo Berretta. Recommended procedures for the determination of drugs of abuse and new psychoactive substances NPS in biological matrices. 9 settembre 2026.