Una nuova revisione sistematica pubblicata l’8 luglio 2026 su Forensic Science, Medicine and Pathology aggiorna il quadro delle conoscenze sulle intossicazioni umane associate alla xilazina, distinguendo gli eventi fatali da quelli non fatali e analizzando criticamente la qualità e la comparabilità dei dati disponibili.

Il lavoro, firmato da Mohammed Sait, della Taibah University di Medina, e Faisal Mudhaffar, della Forensic Medical Services Administration del Ministero della Salute saudita, è intitolato Toxicological evidence of xylazine in fatal and non-fatal human intoxication: a systematic review.

Gli autori hanno esaminato le evidenze osservazionali disponibili fino a giugno 2025, consultando PubMed, Web of Science, Scopus e Cochrane Library. [1]

Tra le fonti scientifiche utilizzate dalla revisione figura anche il lavoro del 2023 Pharmacology and toxicology of xylazine: quid novum?, realizzato da Sara Malaca, Mauro Pesaresi, Ashita Kapoor, Paolo Berretta, Francesco Paolo Busardò e Filippo Pirani.

Il contributo è riportato come riferimento bibliografico numero 19 nel nuovo articolo. [2]

La citazione stabilisce una linea di continuità tra due fasi della ricerca: il lavoro del 2023 aveva ricostruito il profilo farmacologico, clinico, tossicologico e analitico della xilazina; la revisione del 2026 ha sottoposto a una valutazione sistematica i successivi dati osservazionali su morbilità e mortalità.

Che cos’è la xilazina

La xilazina è un agonista dei recettori adrenergici α₂ sviluppato come sedativo, analgesico e miorilassante veterinario. Non è approvata per l’impiego terapeutico nell’essere umano.

La stimolazione dei recettori α₂ riduce il rilascio di noradrenalina e l’attività simpatica centrale, producendo sedazione, bradicardia, ipotensione e depressione del sistema nervoso centrale.

Il principale problema di sanità pubblica deriva dalla sua presenza come adulterante nel mercato illegale degli oppioidi, soprattutto insieme al fentanyl prodotto clandestinamente.

La persona può quindi assumere xilazina senza esserne consapevole, all’interno di una miscela la cui composizione e concentrazione risultano imprevedibili. [2]

La xilazina non è un oppioide. La sua azione farmacologica, tuttavia, può sommarsi agli effetti depressivi del fentanyl e di altre sostanze, aggravando sedazione, compromissione respiratoria e instabilità cardiovascolare.

Le principali novità del lavoro del 2026

La revisione di Sait e Mudhaffar ha incluso 28 studi:

  • 12 riguardavano esclusivamente intossicazioni non fatali o conseguenze associate alla morbilità;
  • 15 analizzavano eventi fatali o dati di mortalità;
  • uno comprendeva entrambe le categorie.

Gli autori hanno incluso esposizioni confermate mediante analisi tossicologiche, clinicamente sospettate, definite attraverso sistemi di sorveglianza, segnalate alla farmacovigilanza oppure riferite direttamente dalle persone esposte. L’ampiezza dei criteri ha consentito di rappresentare molteplici contesti, ma ha prodotto una forte eterogeneità metodologica. Per questa ragione non è stato possibile effettuare una metanalisi quantitativa affidabile e i risultati sono stati sintetizzati narrativamente. [1]

Una frequenza impossibile da riassumere in un unico dato

Negli studi relativi agli eventi non fatali, la percentuale di esposizioni alla xilazina variava dallo 0,69% all’80,7%.

Una differenza così ampia non indica necessariamente una crescita uniforme della prevalenza. Riflette piuttosto popolazioni, territori, criteri di selezione e metodi di identificazione profondamente differenti. Alcuni studi analizzavano campioni tossicologici ospedalieri, altri persone che facevano uso di sostanze, programmi di riduzione del danno, sistemi di farmacovigilanza o segnalazioni autoriferite.

Il nuovo lavoro corregge quindi una possibile interpretazione semplicistica: non esiste ancora una stima globale e direttamente trasferibile della prevalenza dell’esposizione alla xilazina. [1]

Il legame dominante con il fentanyl

Il risultato più coerente riguarda la compresenza di fentanyl. In diversi studi sulle intossicazioni fatali, il fentanyl è stato rilevato nel 98-100% dei casi positivi alla xilazina.

Il dato rafforza l’interpretazione della xilazina non tanto come sostanza consumata isolatamente, quanto come componente di un mercato illegale caratterizzato da miscele sintetiche e policonsumo. Nella maggior parte delle casistiche, i decessi sono stati classificati come overdose accidentali o involontarie, anche se un grande dataset ha riportato prevalentemente modalità di morte indeterminate. [1]

L’associazione quasi costante con il fentanyl rende difficile stabilire quale quota dell’esito fatale sia attribuibile alla xilazina, quale all’oppioide e quale all’interazione tra sostanze.

Le concentrazioni post mortem non definiscono una soglia letale

Le concentrazioni ematiche post mortem riportate negli studi inclusi erano limitate e molto eterogenee, con intervalli complessivi approssimativamente compresi tra 5 e 610 ng/mL.

Questi valori non permettono di stabilire una concentrazione universalmente tossica o letale. Il risultato dipende dal momento del prelievo, dalla matrice biologica, dalla sensibilità del metodo analitico, dalla redistribuzione post mortem e dalla presenza di fentanyl, cocaina, benzodiazepine, alcol o altre sostanze. [1]

La revisione del 2023 aveva già evidenziato la sovrapposizione tra concentrazioni osservate nei casi fatali e non fatali, concludendo che non fosse possibile identificare una soglia netta di sicurezza, tossicità o letalità. Il lavoro del 2026 conferma questa difficoltà su una base osservazionale più ampia e metodologicamente strutturata. [2]

I due intervalli numerici riportati nei lavori del 2023 e del 2026 non devono essere confrontati direttamente: derivano da selezioni di studi, periodi, matrici biologiche e criteri di inclusione differenti.

Un problema ancora prevalentemente documentato negli Stati Uniti

Quasi tutte le evidenze raccolte provengono dagli Stati Uniti. La concentrazione geografica dei dati limita la possibilità di estendere automaticamente i risultati ad altri Paesi.

Ciò non significa che il fenomeno sia esclusivamente statunitense. Indica piuttosto che i sistemi di sorveglianza, i protocolli di screening e la capacità di identificazione della xilazina non sono uniformemente sviluppati a livello internazionale. La mancata ricerca della sostanza nei pannelli tossicologici ordinari può determinare una sottostima. [1,2]

Perché la revisione del 2026 cita il lavoro del 2023

Il lavoro di Malaca, Pesaresi, Kapoor, Berretta, Busardò e Pirani non è uno dei 28 studi osservazionali utilizzati per calcolare le frequenze riportate nella revisione del 2026. È una revisione narrativa e svolge una funzione bibliografica differente.

La sua utilità scientifica può essere ricondotta a cinque punti di contatto fondamentali.

1. Ha definito il quadro farmacologico

Il lavoro del 2023 descriveva la xilazina come agonista α₂-adrenergico, spiegandone gli effetti sul sistema nervoso centrale e sull’apparato cardiovascolare: sedazione, bradicardia, ipotensione, riduzione della portata cardiaca e depressione respiratoria.

Questa base farmacologica è necessaria per comprendere perché la xilazina possa modificare e aggravare il quadro clinico di un’overdose da fentanyl. [2]

2. Aveva identificato precocemente il passaggio verso il fentanyl

La revisione del 2023 aveva osservato un cambiamento storico: i casi meno recenti riguardavano soprattutto esposizioni accidentali, volontarie o isolate, mentre le pubblicazioni più nuove descrivevano sempre più frequentemente la xilazina come adulterante di eroina, fentanyl e cocaina.

Gli autori avevano inoltre riportato casistiche nelle quali oltre il 98% dei decessi positivi alla xilazina presentava anche fentanyl o suoi analoghi. Il nuovo lavoro ha trasformato questa osservazione in uno dei risultati centrali della propria sintesi sistematica. [1,2]

3. Aveva organizzato i casi fatali e non fatali

Il lavoro del 2023 aveva ricostruito 48 casi complessivi, distinti in 25 intossicazioni non fatali e 23 casi fatali. Aveva descritto modalità di esposizione, sostanze associate, sintomi clinici, matrici biologiche e concentrazioni rilevate.

La revisione del 2026 adotta una struttura concettualmente analoga, ma la amplia passando dai singoli casi raccolti nella letteratura a 28 studi osservazionali, separando sistematicamente morbilità e mortalità. [1,2]

4. Aveva evidenziato i problemi della tossicologia analitica

Uno dei contributi più specifici dell’articolo del 2023 riguardava i metodi utilizzati per identificare e quantificare la xilazina in sangue, plasma, siero, urine e contenuto gastrico.

Gli autori avevano confrontato tecniche quali GC-MS, LC-MS/MS e UHPLC-QTOF, mostrando differenze nei limiti di rilevazione, nei limiti di quantificazione e nella preparazione dei campioni. Avevano anche sottolineato che la xilazina non veniva ricercata sistematicamente in molte giurisdizioni. [2]

Questo tema è essenziale per interpretare la nuova revisione. Una prevalenza più bassa può infatti riflettere una minore diffusione della sostanza, ma anche protocolli analitici meno sensibili o l’assenza della xilazina nei pannelli tossicologici standard.

5. Aveva formulato le lacune che il nuovo studio ha cercato di affrontare

Nel 2023 gli autori concludevano che fossero necessari:

  • un ampliamento dei test post mortem;
  • una maggiore sorveglianza delle sostanze associate;
  • una migliore definizione del contributo della xilazina ai decessi;
  • studi sul rapporto tra concentrazione ematica ed effetti;
  • una maggiore consapevolezza tra clinici, patologi e tossicologi.

La revisione del 2026 risponde direttamente a questa esigenza, raccogliendo in modo sistematico le evidenze sulle esposizioni fatali e non fatali. Allo stesso tempo, dimostra che molte delle lacune individuate nel 2023 rimangono aperte: test non uniformi, denominatori incompatibili, concentrazioni poco confrontabili e dati internazionali insufficienti. [1,2]

Il contributo scientifico del gruppo italiano

Il lavoro del 2023 è stato realizzato da Sara Malaca, Mauro Pesaresi, Ashita Kapoor, Paolo Berretta, Francesco Paolo Busardò e Filippo Pirani.

La dichiarazione dei contributi contenuta nell’articolo documenta la partecipazione del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità (con Paolo Berretta) alla ricerca bibliografica, alla stesura del manoscritto e alla sua revisione critica. [2]

Il lavoro era inoltre collegato a progetti dedicati all’identificazione e allo studio delle nuove sostanze psicoattive, al potenziamento dell’Osservatorio nazionale sulle dipendenze e al Sistema nazionale di allerta precoce sulle droghe, sostenuti dal Dipartimento per le politiche antidroga. [2]

La citazione nella revisione di Sait e Mudhaffar non costituisce una semplice menzione formale.

Mostra che il lavoro del gruppo italiano è stato considerato pertinente nella costruzione del quadro scientifico utilizzato da una successiva revisione sistematica internazionale.

Più precisamente, il contributo del 2023 ha fornito:

  • l’inquadramento farmacologico della xilazina;
  • la ricostruzione dei primi casi fatali e non fatali;
  • l’identificazione del legame emergente con fentanyl e altri oppioidi;
  • la descrizione dei metodi tossicologici;
  • la segnalazione del rischio di sottodiagnosi;
  • la definizione delle principali lacune nella sorveglianza.

La pagina pubblica dell’articolo Springer non mostra il periodo completo nel quale è inserita la citazione numero 19.

Non sarebbe quindi corretto attribuire al lavoro del 2023 uno specifico dato del nuovo studio senza consultare il testo integrale. Il ruolo generale della fonte è però ricostruibile con elevata affidabilità dal contenuto dei due lavori, dai criteri di inclusione della revisione e dalla posizione bibliografica della citazione.

Dal segnale di allerta alla verifica sistematica

Il principale valore del nuovo lavoro risiede nel passaggio da una letteratura inizialmente basata su case report, serie forensi e segnalazioni territoriali a una sintesi strutturata degli studi osservazionali.

Il lavoro del 2023 aveva riconosciuto il segnale di allerta, organizzato le informazioni disponibili e indicato le domande ancora irrisolte. La revisione del 2026 ha verificato quanto quelle preoccupazioni fossero sostenute dai dati accumulati negli anni successivi.

La conclusione è prudente ma rilevante: la xilazina è sempre più identificata nei contesti clinici e forensi, soprattutto insieme al fentanyl, ma l’eterogeneità dei metodi non permette ancora di misurare con precisione il suo contributo indipendente a morbilità e mortalità.

Servono protocolli tossicologici standardizzati, denominatori epidemiologici condivisi, studi prospettici, dati provenienti da Paesi diversi dagli Stati Uniti e una migliore integrazione tra medicina d’urgenza, tossicologia forense, servizi per le dipendenze e sistemi di allerta precoce.


 

Bibliografia essenziale

  1. Sait M, Mudhaffar F. Toxicological evidence of xylazine in fatal and non-fatal human intoxication: a systematic review. Forensic Science, Medicine and Pathology. Pubblicato online l’8 luglio 2026. DOI: 10.1007/s12024-026-01308-4.
  2. Malaca S, Pesaresi M, Kapoor A, Berretta P, Busardò FP, Pirani F. Pharmacology and toxicology of xylazine: quid novum?. European Review for Medical and Pharmacological Sciences. 2023;27(15):7337-7345. DOI: 10.26355/eurrev_202308_33305.
  3. Friedman J, Montero F, Bourgois P, et al. Xylazine spreads across the US: a growing component of the increasingly synthetic and polysubstance overdose crisis. Drug and Alcohol Dependence. 2022;233:109380.
  4. Copeland CS, Rice K, Rock KL, et al. Broad evidence of xylazine in the UK illicit drug market beyond heroin supplies. Addiction. 2024;119(7):1301-1309.

Tabella delle fonti principali

Autore/anno Titolo Rivista Impact Factor Contributo al testo
Sait, Mudhaffar, 2026 Toxicological evidence of xylazine in fatal and non-fatal human intoxication Forensic Science, Medicine and Pathology Dato JCR 2026 non verificato Revisione sistematica di 28 studi; risultati su eventi fatali, non fatali, fentanyl e limiti metodologici
Malaca, Pesaresi, Kapoor, Berretta, Busardò, Pirani, 2023 Pharmacology and toxicology of xylazine: quid novum? European Review for Medical and Pharmacological Sciences Dato corrente non riportato per evitare valori non verificati Inquadramento farmacologico e tossicologico; casi clinici; metodi analitici; lacune nella sorveglianza
Friedman et al., 2022 Xylazine spreads across the US Drug and Alcohol Dependence Dato corrente non riportato Diffusione geografica e ruolo della xilazina nella crisi da policonsumo
Copeland et al., 2024 Broad evidence of xylazine in the UK illicit drug market Addiction Dato corrente non riportato Documentazione dell’espansione del fenomeno oltre gli Stati Uniti