Un nuovo studio pubblicato il 24 settembre 2026 su JAMA Network Open riporta un dato significativo: negli Stati Uniti, quasi una persona su due tra quelle che avevano consumato sia alcol sia cannabis nell’ultimo mese riferiva di aver utilizzato le due sostanze contemporaneamente, o a breve distanza, durante l’ultimo episodio di consumo alcolico. La ricerca, condotta da studiosi del National Institute on Drug Abuse (NIDA), riapre la discussione sui rischi del policonsumo e sulle strategie per riconoscerlo precocemente [1].

Ma quanto possono essere utili questi risultati per l’Italia? I contesti normativi, culturali e sociali dei due Paesi sono profondamente diversi. Proprio per questo, il valore della ricerca non consiste nel trasferire automaticamente i numeri americani alla nostra popolazione, quanto piuttosto nel comprendere quali approcci di prevenzione e strumenti di valutazione possano essere adattati alla realtà italiana.

Lo studio americano: 14,1 milioni di adulti consumano insieme alcol e cannabis

Lo studio Simultaneous Cannabis and Alcohol Use From Nationally Representative Data, firmato da Beth Han, Jennifer A. Hobin e Wilson M. Compton, analizza i dati delle indagini statunitensi National Survey on Drug Use and Health (NSDUH) raccolti dal 2021 al 2024 [1].

Gli autori hanno esaminato un campione di 186.823 adulti, rappresentativo della popolazione civile non istituzionalizzata degli Stati Uniti.

La ricerca distingue due comportamenti: il consumo di entrambe le sostanze in occasioni separate e il consumo simultaneo, definito come assunzione di cannabis mentre si beve alcol oppure entro un paio d’ore dal consumo alcolico, durante l’ultimo episodio di consumo di alcol del mese precedente.

Il dato del 49% non significa, quindi, che metà degli americani consumi alcol e cannabis insieme. Si riferisce esclusivamente agli adulti che avevano utilizzato entrambe le sostanze nell’ultimo mese.

Disturbo da uso di cannabis: l’associazione più rilevante

Uno dei risultati più interessanti riguarda il disturbo da uso di cannabis (Cannabis Use Disorder, CUD).

Tra le persone che avevano consumato entrambe le sostanze, la prevalenza aggiustata del consumo simultaneo era sensibilmente più elevata in presenza di CUD.

Elaborazione dei dati della tabella 1 dello studio [1]. Si tratta di associazioni statistiche, non di effetti causali.

Il risultato è particolarmente evidente negli adulti di almeno 50 anni con CUD, tra i quali la prevalenza aggiustata raggiunge l’82%, contro il 39,3% dei co-consumatori della stessa fascia d’età senza CUD.

L’associazione tra CUD e consumo simultaneo rimane statisticamente significativa nelle tre fasce d’età analizzate. Questo suggerisce che la valutazione del consumo di cannabis non dovrebbe limitarsi alla frequenza d’uso, ma considerare anche la presenza di altre sostanze e il contesto nel quale vengono assunte.

Gli autori rilevano inoltre associazioni con il sesso maschile nelle fasce d’età superiori ai 30 anni e con precedenti episodi depressivi maggiori negli adulti dai 30 anni in su. Non è però possibile stabilire se queste condizioni favoriscano il consumo simultaneo o siano legate ad altri fattori condivisi [1].

Stati Uniti e Italia: due contesti che non possono essere sovrapposti

La legalizzazione dell’uso ricreativo della cannabis in numerosi Stati americani ha modificato il contesto nel quale questa sostanza viene commercializzata, percepita e consumata. In Italia, invece, il quadro normativo è differente e il consumo ricreativo di cannabis non è legalizzato.

Anche il rapporto con le bevande alcoliche presenta caratteristiche culturali specifiche.

In Italia, vino e altre bevande alcoliche sono storicamente associati all’alimentazione, alla convivialità e alle occasioni sociali. Questa tradizione non rende il consumo privo di rischi, ma contribuisce a definirne significati e modalità.

Il consumo episodico eccessivo, l’assunzione fuori pasto, le differenze generazionali e il policonsumo costituiscono, tuttavia, aspetti che richiedono una lettura più articolata rispetto alla semplice distinzione fra modelli nazionali.

Secondo l’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia nel 2024 si stimavano circa 8,2 milioni di consumatori di alcol a rischio. Si tratta di un indicatore costruito con definizioni e obiettivi differenti rispetto alla ricerca statunitense e, pertanto, non direttamente confrontabile con le prevalenze dello studio NSDUH [2].

Il punto non è stabilire quale Paese presenti comportamenti più problematici sulla base di numeri eterogenei. È comprendere come le differenze normative, culturali e di accessibilità possano influenzare i comportamenti e le strategie di prevenzione.

Cosa sappiamo del policonsumo in Italia

Il consumo di più sostanze psicoattive non è un fenomeno esclusivamente americano.

Uno studio pubblicato sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità, basato su indagini condotte tra il 2020 e il 2023 su campioni rappresentativi della popolazione adulta italiana, ha esaminato i profili di policonsumo comprendenti alcol, tabacco, cannabis, prodotti a tabacco riscaldato, sigarette elettroniche e altre sostanze psicotrope [3].

Questo lavoro conferma la rilevanza di un approccio epidemiologico che consideri le combinazioni di sostanze e non soltanto i singoli consumi.

Va però mantenuta una distinzione metodologica: il policonsumo può comprendere assunzioni separate nel tempo, mentre il consumo simultaneo studiato da Han e colleghi riguarda una finestra temporale specifica.

Non sarebbe quindi corretto confrontare direttamente le prevalenze dei due studi senza armonizzarne definizioni, popolazioni e strumenti di rilevazione.

Una lettura più ampia della situazione italiana emerge anche dalla Relazione 2026 sulle dipendenze in Italia, nella quale il fenomeno viene affrontato considerando la crescente complessità dei comportamenti di consumo [PB1].

Perché assumere alcol e cannabis insieme può aumentare i rischi

Il consumo simultaneo solleva interrogativi importanti sul piano clinico e tossicologico.

Alcol e THC agiscono attraverso meccanismi differenti, ma possono entrambi compromettere attenzione, coordinazione motoria, tempi di reazione e capacità di giudizio.

Una revisione pubblicata su Alcohol Research nel 2022 ha esaminato la letteratura sul consumo simultaneo tra i giovani adulti, evidenziando associazioni con conseguenze negative e comportamenti a rischio [4].

Evidenze sperimentali più recenti provengono da uno studio crossover pubblicato nel maggio 2026 su JAMA Network Open. In condizioni controllate, la combinazione di cannabis orale contenente THC e alcol ha prodotto un peggioramento delle prestazioni di guida simulata e una maggiore intossicazione soggettiva rispetto alle stesse dosi assunte separatamente [5].

Questo risultato rafforza la rilevanza della prevenzione dei rischi alla guida, pur non consentendo di generalizzare gli effetti osservati a tutte le modalità di consumo, dosi o popolazioni.

Occorre anche distinguere i rischi associati al THC da quelli legati ad altri cannabinoidi, alle concentrazioni dei prodotti e alle differenti vie di somministrazione. La standardizzazione delle unità di consumo della cannabis rappresenta, in questo senso, un ambito di ricerca utile per migliorare la misurazione dell’esposizione [PB2].

Cosa possiamo imparare dagli approcci statunitensi

L’aspetto più utile della ricerca americana, per il contesto italiano, non è necessariamente il dato di prevalenza, ma il modo in cui viene analizzato il fenomeno.

La distinzione tra consumo separato e simultaneo permette di formulare domande più precise nella valutazione dei comportamenti individuali.

In una prospettiva di prevenzione e sanità pubblica, si possono individuare tre ambiti di particolare interesse.

Identificazione precoce del consumo combinato

Nei servizi sanitari e nei contesti di prevenzione, la valutazione dell’uso di alcol e cannabis potrebbe includere domande specifiche sulla loro assunzione nella stessa occasione.

Sapere che una persona consuma entrambe le sostanze non permette infatti di conoscere automaticamente quando, quanto frequentemente e in quali circostanze le utilizzi insieme.

Interventi differenziati per età e caratteristiche individuali

I risultati dello studio suggeriscono che alcuni fattori associati al consumo simultaneo variano con l’età.

Questa osservazione può orientare nuove ricerche e contribuire alla progettazione di interventi mirati, ma non dimostra di per sé l’efficacia di un particolare programma preventivo.

Migliorare gli strumenti di rilevazione

Un’altra possibile applicazione riguarda l’integrazione di domande sul policonsumo nei sistemi di sorveglianza epidemiologica.

L’Italia dispone già di strumenti di monitoraggio e prevenzione. La sfida non è sostituirli con modelli stranieri, ma valutare se alcune metodologie possano contribuire a una descrizione più accurata dei comportamenti.

Questa prospettiva è coerente con il lavoro di analisi della dimensione delle dipendenze da sostanze in Italia e in Europa [PB3].

I limiti scientifici dello studio

La ricerca presenta punti di forza importanti: un campione molto ampio, dati rappresentativi a livello nazionale e analisi statistiche stratificate per età.

Esistono però limiti da considerare.

Innanzitutto, il disegno trasversale non permette di stabilire relazioni causali. Non è possibile concludere che il disturbo da uso di cannabis determini il consumo simultaneo o viceversa.

In secondo luogo, i comportamenti sono autoriferiti e quindi potenzialmente soggetti a errori di memoria e sottodichiarazione.

Inoltre, il questionario rileva il consumo simultaneo in relazione all’ultimo episodio alcolico, non a tutte le occasioni del mese precedente. Alcuni soggetti che hanno consumato le sostanze insieme in altre occasioni potrebbero non essere stati identificati.

La popolazione studiata esclude anche alcune categorie, come le persone detenute e quelle senza dimora non ospitate in strutture.

Infine, lo studio non misura direttamente gli effetti acuti della combinazione, né confronta i modelli di prevenzione statunitensi con quelli italiani.

Questi aspetti sono essenziali per evitare interpretazioni eccessive dei risultati.

Una riflessione per la prevenzione italiana

Il dibattito che emerge da questa ricerca merita attenzione anche al di fuori degli Stati Uniti.

La realtà americana, caratterizzata dalla legalizzazione della cannabis in numerosi Stati, non è sovrapponibile a quella italiana. Analogamente, il rapporto culturale con le bevande alcoliche e le modalità di consumo presentano differenze che rendono poco appropriato trasferire automaticamente i dati epidemiologici da un Paese all’altro.

Ritengo tuttavia che proprio queste differenze rendano utile il confronto internazionale.

Studiare le esperienze di altri Paesi non significa adottarne automaticamente i modelli, ma comprenderne gli approcci, valutarne gli strumenti e individuare quelli che potrebbero essere utili anche nel nostro contesto.

La ricerca sulle dipendenze non dovrebbe limitarsi a misurare quante persone consumano una determinata sostanza. È altrettanto importante comprendere come le sostanze vengono utilizzate, in quali circostanze, con quali combinazioni e in presenza di quali fattori di vulnerabilità.

Lo studio di Han e colleghi non fornisce risposte definitive su come prevenire il policonsumo in Italia. Offre però un contributo utile alla discussione: osservare meglio i comportamenti è un presupposto fondamentale per progettare interventi di prevenzione più appropriati e mirati.


Bibliografia e fonti

[1] Han B, Hobin JA, Compton WM. Simultaneous Cannabis and Alcohol Use From Nationally Representative Data. JAMA Network Open. 2026;9(9):e2635815. DOI – PubMed.

[2] Istituto Superiore di Sanità, Osservatorio Nazionale Alcol. Alcohol Prevention Day 2026. Fonte ufficiale ISS.

[3] Tobacco, heated tobacco products, e-cigarette, alcohol, cannabis and other psychotropic substances. Polysubstance use during the COVID-19 pandemic in Italy. Annali dell’Istituto Superiore di Sanità. PubMed.

[4] Lee CM, Calhoun BH, Abdallah DA, et al. Simultaneous alcohol and marijuana use among young adults: a scoping review of prevalence, patterns, psychosocial correlates, and consequences. Alcohol Research. 2022. DOI.

[5] Zamarripa CA, Lin S, Klausner M, et al. Impact of Cannabis Edibles Combined With Alcohol on Driving, Field Sobriety Performance, and Subjective Effects: A Within-Participant Crossover Trial. JAMA Network Open. 2026;9(5):e269842. DOI.

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

[PB1] Paolo Berretta. Dipendenze in Italia: la Relazione 2026 racconta un fenomeno più complesso.

[PB2] Paolo Berretta. Uso di cannabis: misura standard.

[PB3] La Maida N, Minutillo A, Pichini S, Berretta P, et al. Dipendenza da sostanza: dimensione del fenomeno