L’alcol, pur essendo una sostanza legale e ampiamente presente nella vita quotidiana – dalle celebrazioni familiari ai contesti lavorativi e ricreativi – rappresenta oggi una delle principali sfide per la salute pubblica, in particolare tra adolescenti e giovani adulti.

In Trentino, nel corso dell’ultimo anno, circa 700 minori e giovani hanno fatto richiesta di supporto ai Servizi per le Dipendenze (Serd), un dato che evidenzia una crescente preoccupazione non solo per il consumo occasionale, ma anche per modelli di uso intensivo e potenzialmente dannosi.

Due fenomeni stanno emergendo con particolare intensità tra i più giovani: il cosiddetto “binge eating” – termine tecnico che indica l’ingestione rapida di elevata quantità di alcol con l’intento di raggiungere velocemente uno stato di ubriachezza – e il consumo combinato di alcol con altre sostanze psicoattive, sono esse legali (come farmaci da prescrizione o da banco) o illegali.

Questa pratica, nota anche come “poliassunzione”, amplifica in modo esponenziale gli effetti negativi sul sistema nervoso centrale e aumenta in modo significativo il rischio di danni acuti (come intossicazioni o incidenti) e cronici (tra cui disturbi psichiatrici, epatopatie e deficit cognitivi).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’EUDA (Agenzia dell’Unione Europea per le Droghe) hanno più volte sottolineato come questa combinazione sia particolarmente pericolosa per lo sviluppo cerebrale in età adolescenziale, una fase in cui il cervello è ancora in fase di maturazione.

I dati raccolti dal Servizio per le Dipendenze della Provincia Autonoma di Trento rivelano che il primo contatto con l’alcol avviene spesso prima dei 18 anni, talvolta addirittura all’interno dell’ambiente domestico.

In molte famiglie, infatti, l’alcol viene introdotto in modo informale – ad esempio durante i pasti o le feste – contribuendo a normalizzarne l’uso ea ridurne la percezione di rischio.

Questa familiarità precoce, unita ad una diffusa sottovalutazione dei pericoli legati al consumo eccessivo, crea un terreno fertile per comportamenti a rischio.

Questo atteggiamento non riguarda soltanto i ragazzi, ma coinvolge spesso anche i genitori, che possono faticare a riconoscere i segnali di un uso problematico o preferire evitare discussioni difficili per non generare tensioni.

Una parte significativa dei giovani che accedono ai servizi specializzati lo fa in seguito a provvedimenti amministrativi, come la sospensione della patente per guida in stato di alterazione dell’alcol.

Tuttavia, la maggioranza dei casi rimane “sommersa”: molti adolescenti e le loro famiglie tendono a negare, minimizzare o giustificare il consumo, ritardando così l’accesso a interventi efficaci.

Questo ritardo può compromettere la possibilità di intervenire in una fase precoce, quando le strategie di prevenzione e supporto hanno maggiori probabilità di successo.

In questo contesto, gli esperti insistono sull’urgenza di attuazione di programmi di prevenzione scolastica basati su evidenze scientifiche.

Iniziative come il progetto europeo “European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs” (ESPAD), attivo dal 1995 e condotto in oltre 40 Paesi, hanno dimostrato che interventi educativi mirati – che includono informazioni accurate, sviluppo di competenze socio-emotive e promozione di stili di vita sani – possono influenzare positivamente le scelte dei giovani.

Parallelamente, è fondamentale rafforzare il ruolo dei genitori, non come figure di controllo, ma come interlocutori empatici.

Studi recenti, tra cui quelli pubblicati dalla rivista Addiction (2022), indicano che un dialogo aperto, privo di giudizio e basato sull’ascolto attivo, favorisce una maggiore apertura da parte degli adolescenti e riduce la tendenza a nascondere comportamenti a rischio.

Anche le reti di supporto comunitario, come Alcolisti Anonimi (AA), incontrano difficoltà nel coinvolgere i giovani. Secondo il referente regionale per il Trentino, molti adolescenti non effettuano il proprio consumo un problema, convinti di avere il controllo della situazione.

Questa convinzione, spesso alimentata da un senso di invincibilità tipico dell’età, ritarda il riconoscimento della dipendenza e ostacola la partecipazione regolare agli incontri.

Sebbene AA offra un ambiente riservato e non stigmatizzante, i suoi programmi sono stati storicamente progettati per un pubblico adulto, il che può rendere difficile per i giovani identificarsi con le esperienze condivise o sentirsi pienamente compresi.

Per affrontare efficacemente questa “emergenza silenziosa”, è necessario adottare una strategia integrata e multisettoriale. Ciò implica:

  • l’introduzione tempestiva di programmi di educazione alla salute nelle scuole,
  • il sostegno alle famiglie attraverso percorsi di formazione e consulenza,
  • l’adattamento dei servizi di cura alle specifiche esigenze dei giovani (ad esempio con approcci digitali, peer support o modelli flessibili),
  • e una campagna di sensibilizzazione pubblica che contrasta la normalizzazione del consumo eccessivo, soprattutto in contesti sociali giovanili.
 

Solo attraverso una rete coordinata – che unisca scuola, famiglia, servizi sanitari e comunità – sarà possibile ridurre l’impatto a lungo termine dell’abuso di alcol in età adolescenziale, proteggendo non solo la salute individuale, ma anche il benessere collettivo delle future generazioni.

 

 

Fonti consultate:

  • Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Rapporto sullo stato globale dell’alcol e della salute , 2024.
  • Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA), Poliassunzione di droghe tra i giovani in Europa , 2023.
  • Gruppo ESPAD, Rapporto ESPAD 2023: Risultati del progetto di indagine scolastica europea su alcol e altre droghe .
  • Provincia Autonoma di Trento, Relazione annuale del Servizio per le Dipendenze , 2023.
  • Journal Addiction , “Comunicazione genitore-adolescente e consumo di alcol negli adolescenti: una revisione sistematica”, 2022.
  • Istituto Superiore di Sanità (ISS), Linee guida per la prevenzione dei comportamenti a rischio in età evolutiva , 2021.

 

 

 

1. Dati e rapporti internazionali sull’alcol ei giovani

 

 

2. Dati regionali: Trentino e Servizi per le Dipendenze

 

 

3. Ricerche scientifiche e linee guida

 

 

4. Supporto e auto-aiuto

 

 

Foto di Dirk Wohlrabe da Pixabay