Secondo la Relazione europea sulla droga 2026, pubblicata dall’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (EUDA), circa 25 milioni di adulti europei hanno consumato cannabis negli ultimi dodici mesi, pari all’8,7% della popolazione di riferimento. Un’infografica diffusa dall’Agenzia mostra inoltre importanti differenze tra i Paesi nella percentuale di persone che hanno sperimentato cannabis almeno una volta nella vita. La Francia registra il valore più elevato (50,4%), seguita da Spagna (43,7%) e Danimarca (37,6%). L’Italia si colloca al quarto posto, con il 34,8%. Per interpretare correttamente questi numeri è però necessario distinguere la sperimentazione occasionale dal consumo recente e frequente, considerando anche le differenze metodologiche delle indagini nazionali [1].
Cannabis in Europa: cosa mostra la classifica EUDA 2026
L’infografica EUDA mette a confronto la prevalenza del consumo di cannabis nell’arco della vita (lifetime prevalence) nella popolazione adulta.
La posizione dell’Italia è rilevante: secondo il dato riportato nell’infografica, più di un adulto su tre nella popolazione esaminata dichiara di aver utilizzato cannabis almeno una volta.
Il dato, tuttavia, non indica quanti italiani continuino a consumare la sostanza. Comprende infatti persone che possono averla sperimentata una sola volta, consumatori occasionali e utilizzatori più frequenti.
All’estremo opposto della graduatoria figurano Romania (6,7%), Malta (5,9%) e Türkiye (2,7%). Le differenze sono ampie, ma non devono essere interpretate automaticamente come differenze equivalenti nei danni sanitari o nei disturbi da uso di cannabis.
Quanti europei consumano cannabis oggi?
Per descrivere la diffusione della sostanza, il rapporto EUDA utilizza diversi periodi di riferimento.
Queste stime mostrano perché la prevalenza nella vita, da sola, sia insufficiente a descrivere il fenomeno.
Il dato dei 25 milioni riguarda infatti chi ha consumato cannabis almeno una volta nell’ultimo anno; quello dei 4,5 milioni identifica invece una popolazione caratterizzata da una frequenza d’uso molto più elevata, per la quale diventa particolarmente importante valutare possibili conseguenze sanitarie e sociali.
La frequenza di consumo è un indicatore epidemiologico di esposizione e non costituisce, isolatamente, una diagnosi di dipendenza.
Perché la classifica dei Paesi deve essere interpretata con prudenza
I dati presentati nella Relazione EUDA 2026 derivano dalle ultime indagini nazionali disponibili, effettuate in anni diversi, compresi tra il 2015 e il 2024.
Inoltre, le fasce d’età non sono del tutto omogenee. Per l’Italia, ad esempio, le stime della popolazione adulta si riferiscono alla fascia 18–64 anni, mentre il quadro generale europeo utilizza la fascia 15–64 anni [2].
Esistono anche possibili differenze nei metodi di campionamento, nelle modalità di intervista e nella disponibilità delle persone a dichiarare il consumo di una sostanza illecita.
Di conseguenza, il 34,8% attribuito all’Italia non rappresenta una misurazione effettuata nel 2026, ma il valore dell’ultima indagine nazionale disponibile nella base informativa utilizzata dall’EUDA.
La graduatoria è quindi utile per confrontare gli ordini di grandezza, ma non deve essere trattata come una misurazione perfettamente sincronizzata dei consumi europei.
L’Italia tra consumo di cannabis e prevenzione giovanile
Il dato italiano acquisisce particolare interesse se confrontato con la Relazione 2026 sulle dipendenze in Italia, che descrive i consumi e le problematiche correlate alle sostanze nella popolazione studentesca.
Secondo i dati riportati nella Relazione nazionale, la prevalenza del consumo di cannabis tra gli studenti di 15–19 anni è passata dal 21% nel 2024 al 18% nel 2025 [3].
Il confronto non è diretto: il 34,8% europeo riguarda la sperimentazione nella vita tra gli adulti italiani, mentre il 18% riguarda il consumo nell’ultimo anno tra gli studenti.
Entrambi, tuttavia, contribuiscono alla comprensione del fenomeno, evidenziando la necessità di analizzare separatamente popolazioni, periodi di riferimento e comportamenti di consumo.
Questa impostazione era già stata affrontata nell’articolo scientifico Dipendenza da sostanza: dimensione del fenomeno, pubblicato nel Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità nel 2024, che esaminava la diffusione delle principali dipendenze in Italia e in Europa [PB1].
Frequenza, potenza del THC e possibili conseguenze sanitarie
Il rapporto EUDA 2026 richiama l’attenzione non soltanto sul numero di persone che utilizzano cannabis, ma anche sull’evoluzione dei prodotti disponibili.
Nel 2024, il contenuto medio di THC nella resina di cannabis sequestrata nell’Unione europea era pari al 24,6%, rispetto al 12% della cannabis erbacea. Rispetto al 2014, la potenza media della resina risultava aumentata del 66% [1].
Sono inoltre disponibili estratti ad alta concentrazione, prodotti commestibili contenenti cannabinoidi e preparazioni che possono contenere cannabinoidi sintetici o semisintetici.
L’esposizione al THC dipende quindi non soltanto dalla frequenza del consumo, ma anche dalla quantità assunta, dalla concentrazione del principio attivo e dalla modalità di somministrazione.
Questi aspetti sono collegati all’approfondimento Uso di cannabis: misura standard, dedicato alla proposta di utilizzare unità standardizzate di THC per quantificare meglio l’esposizione [PB3].
Dal punto di vista sanitario, l’EUDA segnala che il consumo frequente, l’inizio precoce e l’utilizzo di prodotti ad alta potenza sono associati a una maggiore probabilità di conseguenze problematiche, comprese dipendenza e manifestazioni psicotiche [1].
Questo non significa che tutti i consumatori sviluppino disturbi, ma che il rischio non può essere valutato esclusivamente attraverso un indicatore di prevalenza.
Dal consumo dichiarato alla valutazione scientifica dell’esposizione
Le indagini epidemiologiche si basano prevalentemente su informazioni autoriferite, fondamentali per stimare la diffusione del consumo nella popolazione.
Gli strumenti di tossicologia analitica rispondono invece a domande differenti: possono documentare l’esposizione a cannabinoidi o loro metaboliti in matrici biologiche, entro i limiti interpretativi di ciascuna matrice e metodo.
Ad esempio, la determinazione del THC e dei suoi metaboliti nel sangue, nelle urine o nei capelli richiede procedure analitiche validate e un’interpretazione coerente con il contesto clinico o forense.
Su questo tema è disponibile l’approfondimento Linee guida per la determinazione delle sostanze d’abuso nella matrice pilifera, che illustra le principali fasi analitiche e le criticità interpretative [PB4].
Indagini di popolazione e analisi tossicologiche non sono strumenti alternativi: contribuiscono, con finalità differenti, a costruire un quadro più completo dell’esposizione alle sostanze.
Conclusioni: cosa raccontano davvero i numeri sulla cannabis
Il grafico EUDA 2026 documenta l’ampia diffusione della sperimentazione di cannabis in Europa e colloca l’Italia tra i Paesi con le prevalenze più elevate nell’arco della vita.
Ma il principale significato epidemiologico non risiede soltanto nella posizione della classifica.
Per comprendere la rilevanza sanitaria del consumo di cannabis è necessario integrare prevalenza, frequenza d’uso, età di inizio, caratteristiche dei prodotti e indicatori di danno.
Il monitoraggio dei consumi deve inoltre tenere conto dell’evoluzione della potenza dei prodotti e delle trasformazioni dei mercati, evitando di utilizzare la sperimentazione nella vita come indicatore diretto della dipendenza.
Le statistiche descrivono la dimensione del fenomeno; la loro corretta interpretazione permette di orientare ricerca, prevenzione e politiche di sanità pubblica.
Bibliografia
Fonti scientifiche e istituzionali
[1] European Union Drugs Agency (EUDA). Cannabis – the current situation in Europe. European Drug Report 2026. Aggiornamento 9 giugno 2026. Fonte EUDA.
[2] European Union Drugs Agency (EUDA). European Drug Report 2026: Trends and Developments – Source data. 2026. Dati e note metodologiche.
[3] Dipartimento per le politiche contro la droga e le altre dipendenze. Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia 2026. Dati 2025. Richiamata nell’approfondimento nazionale [PB2].
[4] European Union Drugs Agency (EUDA). European Drug Report 2026: Trends and Developments. 2026. DOI: 10.2810/8266522.
Approfondimenti interni – paoloberretta.com
[PB1] Paolo Berretta. Dipendenza da sostanza: dimensione del fenomeno. 2024.
[PB2] Paolo Berretta. Dipendenze in Italia: la Relazione 2026. 2026.
[PB3] Paolo Berretta. Uso di cannabis: misura standard. 2026.
[PB4] Paolo Berretta. Linee guida per la determinazione delle sostanze d’abuso nella matrice pilifera. 2024.

