La vendita regolamentata di cannabis in farmacia, associata a consulenza professionale e strategie di riduzione del danno, può modificare le modalità di consumo senza determinare, almeno nei primi sei mesi, un aumento della frequenza d’uso. È il principale dato che emerge dai risultati intermedi dello studio svizzero SCRIPT – The Safer Cannabis Research In Pharmacies Trial, condotto nelle città di Berna, Bienne e Lucerna [1].
Il dato più interessante riguarda il passaggio dal fumo a modalità prive di combustione. Tuttavia, parlare semplicemente di “successo della legalizzazione” sarebbe scientificamente prematuro: SCRIPT valuta un modello molto specifico, fortemente regolamentato, non profit e rivolto ad adulti già consumatori abituali. Inoltre, i risultati diffusi il 7 settembre 2026 sono analisi intermedie non ancora sottoposte a peer review [1].
Che cos’è lo studio svizzero SCRIPT
SCRIPT è uno studio pilota promosso principalmente dal Berner Institut für Hausarztmedizin (BIHAM) dell’Università di Berna, con la partecipazione dell’Università di Lucerna e di altre strutture scientifiche e sanitarie [1-3].
Lo studio nasce nel quadro dei progetti pilota resi possibili dalla modifica della legislazione svizzera sugli stupefacenti entrata in vigore nel 2021. L’obiettivo non è semplicemente osservare cosa accade quando la cannabis diventa legalmente disponibile, ma valutare sperimentalmente un preciso modello di regolamentazione.
In particolare, SCRIPT confronta:
- un gruppo autorizzato ad acquistare immediatamente cannabis controllata nelle farmacie partecipanti, ricevendo anche consulenza sulla riduzione dei rischi;
- un gruppo di controllo che, durante i primi sei mesi, non dispone di tale accesso e continua presumibilmente ad approvvigionarsi attraverso il mercato illegale [1-3].
La randomizzazione dei partecipanti rappresenta un punto metodologico particolarmente importante. Molte valutazioni degli effetti della regolamentazione della cannabis disponibili a livello internazionale derivano infatti da studi osservazionali, confronti geografici o analisi prima-dopo. SCRIPT permette invece di confrontare, almeno nella fase iniziale, due gruppi costituiti mediante randomizzazione [1].
Lo studio è registrato su ClinicalTrials.gov con identificativo NCT06120855 [3].
Chi partecipa allo studio
Il rapporto intermedio del settembre 2026 comprende 1.177 partecipanti, suddivisi in 588 persone nel gruppo con accesso immediato e 589 nel gruppo di controllo [1].
La popolazione studiata presenta però una caratteristica fondamentale per interpretare correttamente i risultati: non si tratta di persone che hanno iniziato a consumare cannabis in seguito alla disponibilità legale.
Per essere ammessi allo studio era necessario essere adulti e consumatori regolari di cannabis.
Quasi tutti i partecipanti riferivano infatti un consumo quotidiano o settimanale all’inizio dello studio [1]. L’età media era di circa 34 anni e la popolazione era prevalentemente maschile.
Questo elemento limita fortemente una possibile generalizzazione dei risultati. SCRIPT può fornire informazioni importanti su cosa accade quando consumatori adulti già abituali passano da un mercato illegale a un sistema regolamentato. Non permette invece, almeno sulla base di questi dati, di stabilire quale sarebbe l’effetto della disponibilità legale sull’iniziazione al consumo nella popolazione generale o tra i giovani.
Il risultato principale: diminuisce il consumo esclusivamente attraverso il fumo
Uno dei risultati più interessanti riguarda la via di somministrazione della cannabis.
All’inizio dello studio, il 78% delle persone appartenenti al gruppo autorizzato all’acquisto in farmacia e l’82% del gruppo di controllo dichiaravano di consumare cannabis esclusivamente fumandola [1].
Dopo sei mesi, nel gruppo con accesso regolamentato la percentuale di consumatori che utilizzavano esclusivamente cannabis fumata era scesa dal 78% al 58%. Parallelamente aumentavano le persone che utilizzavano modalità non fumate oppure combinavano modalità differenti [1].
Nel gruppo di controllo il cambiamento era invece molto più contenuto.
Gli autori ritengono quindi probabile che almeno una parte della variazione osservata sia attribuibile all’intervento, cioè alla disponibilità di prodotti alternativi e alla consulenza ricevuta nelle farmacie [1].
È probabilmente questo il risultato che merita maggiore attenzione dal punto di vista della riduzione del danno.
Perché evitare la combustione può ridurre alcuni rischi
Fumare cannabis significa esporre l’apparato respiratorio non soltanto ai cannabinoidi, ma anche ai prodotti generati dalla combustione.
Le evidenze disponibili associano il fumo di cannabis a irritazione bronchiale, tosse, produzione di espettorato e sintomi compatibili con bronchite cronica, sebbene per alcune patologie respiratorie a lungo termine le associazioni epidemiologiche rimangano meno definite rispetto a quelle documentate per il tabacco [4-6].
Da questo punto di vista, favorire il passaggio dalla combustione a modalità che la evitano costituisce un obiettivo plausibile di riduzione dell’esposizione ad alcuni tossici.
Occorre però introdurre una distinzione essenziale: “meno rischioso” non significa “sicuro”.
Anche la vaporizzazione della cannabis comporta rischi propri. Una recente revisione del 2026 conclude che il vaping può ridurre l’esposizione ai tossici derivanti dalla combustione rispetto al fumo, ma non è privo di effetti respiratori e cardiovascolari e mancano ancora dati sufficientemente solidi sui rischi comparativi a lungo termine [6].
Analogamente, l’assunzione orale elimina l’esposizione respiratoria alla combustione, ma presenta una farmacocinetica differente, con insorgenza degli effetti più lenta e durata più prolungata, fattori che devono essere considerati per evitare un’assunzione eccessiva.
Pertanto, i risultati SCRIPT devono essere letti nell’ambito della harm reduction, non come dimostrazione dell’innocuità delle modalità alternative.
La frequenza del consumo non aumenta
Un secondo risultato particolarmente rilevante riguarda la quantità di consumo.
Nei primi sei mesi la frequenza d’uso della cannabis è rimasta sostanzialmente stabile in entrambi i gruppi e non è emerso un incremento attribuibile all’accesso regolamentato [1].
Il rapporto segnala anzi lievi tendenze alla diminuzione, ma queste non giustificano la conclusione che la vendita regolamentata determini una riduzione del consumo.
La formulazione scientificamente più corretta è quindi un’altra: nei primi sei mesi dello studio non è stato osservato un aumento evidente della frequenza di consumo associato all’accesso regolamentato in farmacia [1].
Anche il consumo di tabacco è rimasto sostanzialmente stabile, con differenze modeste tra i gruppi [1].
Questo dato è importante perché una delle principali preoccupazioni associate ai modelli di regolamentazione riguarda la possibilità che una maggiore accessibilità o una riduzione della percezione del rischio possano favorire un incremento del consumo.
SCRIPT, per il momento, non rileva questo fenomeno nella popolazione studiata. Ma sei mesi rappresentano un periodo relativamente breve e la popolazione è costituita da persone che consumavano già cannabis regolarmente.
La farmacia come luogo di riduzione del danno
SCRIPT non consiste semplicemente nella vendita legale di un prodotto.
L’intervento comprende una componente professionale di counselling.
Dopo sei mesi, l’87% dei partecipanti del gruppo con accesso regolamentato descriveva positivamente l’esperienza di acquisto in farmacia; il 71% dichiarava di essere soddisfatto della consulenza e il 79% riteneva adeguati anonimato e privacy [1].
Le consulenze riguardavano principalmente i prodotti disponibili e le modalità di consumo. Particolarmente interessante è un possibile effetto di diffusione delle informazioni: 390 dei 546 partecipanti intervistati, pari al 71%, dichiaravano di aver trasmesso ad altre persone informazioni sulla riduzione dei rischi ricevute nelle farmacie [1].
La farmacia, in questo modello, diventa quindi non soltanto punto di distribuzione, ma possibile luogo di contatto tra consumatori e professionisti sanitari.
Questo aspetto distingue nettamente SCRIPT da modelli commerciali di liberalizzazione della cannabis.
Qualità e composizione conosciuta: una differenza sostanziale rispetto al mercato illegale
Un altro elemento interessante emerge dalle analisi chimico-tossicologiche.
Nel mercato regolamentato il consumatore dispone di informazioni standardizzate sulla composizione dei prodotti, compresi i contenuti di THC e CBD.
SCRIPT ha analizzato anche 127 campioni provenienti dal mercato illegale: 104 campioni di infiorescenze, 21 di resina e due prodotti liquidi [1].
Le analisi sono state effettuate mediante UHPLC-DAD presso l’Istituto di medicina legale dell’Università di Berna.
Nove campioni sono risultati sospetti per la presenza di cannabinoidi sintetici [1].
Ancora più interessante è la discordanza tra ciò che i consumatori ritenevano di avere acquistato e ciò che il laboratorio misurava. Tra i campioni per i quali era disponibile una stima dichiarata della concentrazione di THC, il rapporto segnala una corrispondenza estremamente limitata tra concentrazione attesa e misurata [1].
Questo dato evidenzia uno dei problemi strutturali del mercato illegale: il consumatore può non conoscere con sufficiente precisione potenza e composizione del prodotto utilizzato.
La disponibilità di informazioni quantitative sul THC è invece rilevante per sviluppare strategie di consumo più consapevole. Su questo tema è utile anche il precedente approfondimento dedicato alla proposta di una misura standard del consumo di cannabis basata sul THC [PB1].
Quali prodotti vengono acquistati
Nonostante la disponibilità di modalità alternative, le infiorescenze rimangono il prodotto predominante.
Nel complesso delle vendite SCRIPT:
- circa il 65% era costituito da infiorescenze;
- il 21% da e-liquid;
- l’11% da resina di cannabis;
- circa il 3% da tinture [1].
Il passaggio verso modalità senza combustione è quindi reale ma parziale.
Anche tra i partecipanti autorizzati alle farmacie continuava inoltre a esistere un approvvigionamento dal mercato illegale. Nei sette giorni precedenti la visita dei sei mesi, il 40% dei prodotti fumati utilizzati dal gruppo con accesso regolamentato proveniva ancora dal mercato illegale, mentre il 51% proveniva dallo studio [1].
Questo dato è particolarmente importante perché dimostra che l’apertura di un canale legale non determina automaticamente la scomparsa del mercato illegale.
Il prezzo come strumento regolatorio
I prodotti SCRIPT non vengono deliberatamente venduti a prezzi molto inferiori rispetto al mercato illegale.
I prezzi incorporano infatti una tassazione simulata, parte della quale serve anche a finanziare l’attività di consulenza delle farmacie [1].
I partecipanti più giovani, tra 18 e 25 anni, risultano maggiormente sensibili al prezzo rispetto alle fasce di età superiori.
Questo risultato è coerente con un principio ben conosciuto nelle politiche di sanità pubblica applicate ad altre sostanze: il prezzo può essere utilizzato come strumento per modulare accessibilità e domanda.
Occorre tuttavia trovare un equilibrio. Prezzi eccessivamente bassi potrebbero aumentare l’accessibilità e incentivare il consumo; prezzi troppo elevati potrebbero invece mantenere competitivo il mercato illegale.
SCRIPT offre quindi un interessante laboratorio anche per studiare questa tensione regolatoria.
Sicurezza: una precisazione importante rispetto alle prime notizie
Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno riferito che non sarebbero stati osservati episodi di vendita a terzi.
Il rapporto scientifico intermedio richiede una precisazione.
Tra l’inizio dello studio e la visita dei sei mesi sono stati registrati 51 eventi avversi gravi (SAE) in 45 partecipanti, distribuiti in maniera sostanzialmente simile tra gruppo con accesso regolamentato e gruppo di controllo [1].
La maggior parte riguardava ricoveri, interventi chirurgici, patologie croniche o problematiche psichiatriche. Per un evento non è stato ancora possibile escludere una relazione con l’intervento e la valutazione definitiva è ancora in corso [1].
Inoltre, il rapporto documenta un episodio di rivendita non autorizzata di prodotti dello studio. Il partecipante coinvolto è stato sottoposto alle misure previste dal protocollo. Non risultavano invece altri episodi di rilevanza per la polizia [1].
È quindi più corretto parlare di un numero molto limitato di violazioni documentate, non di totale assenza di rivendita.
Cosa SCRIPT non dimostra
Questo è probabilmente il punto più importante nell’interpretazione dello studio.
I risultati non dimostrano che la “legalizzazione della cannabis” sia complessivamente benefica.
SCRIPT studia qualcosa di molto più circoscritto: un accesso regolamentato, non profit, riservato ad adulti già consumatori, attraverso farmacie, con prodotti controllati, restrizioni, monitoraggio scientifico e counselling professionale [1-3].
Non si tratta quindi di un mercato commerciale liberalizzato.
Inoltre, i risultati intermedi presentati il 7 settembre 2026 non sono ancora stati sottoposti a peer review. Gli stessi ricercatori lo dichiarano esplicitamente nel rapporto e precisano che seguiranno pubblicazioni scientifiche sottoposte alla normale revisione tra pari [1].
Il follow-up disponibile è inoltre ancora relativamente breve per valutare molte conseguenze sanitarie.
Non possiamo quindi utilizzare questi risultati per stabilire con certezza gli effetti a lungo termine su:
- disturbo da uso di cannabis;
- salute mentale;
- funzione cognitiva;
- patologie cardiovascolari e respiratorie;
- incidenti;
- produttività;
- consumo nella popolazione generale;
- iniziazione tra adolescenti e giovani;
- dimensioni complessive del mercato illegale.
Sono domande diverse da quella alla quale risponde questa prima fase dello studio.
Un esperimento interessante di sanità pubblica, non una prova definitiva sulla legalizzazione
Il valore scientifico di SCRIPT risiede proprio nella possibilità di separare concetti che nel dibattito pubblico vengono spesso sovrapposti.
Proibizione, depenalizzazione, legalizzazione commerciale e regolamentazione sanitaria non sono modelli equivalenti.
SCRIPT studia un sistema nel quale la disponibilità legale è accompagnata da controllo della qualità, tracciabilità, restrizioni pubblicitarie, prezzi regolamentati, consulenza sanitaria e strategie di riduzione del danno.
I primi dati suggeriscono che, tra consumatori adulti già abituali, questo modello può favorire il passaggio da modalità esclusivamente fumate a modalità prive di combustione senza produrre, nei primi sei mesi, un evidente incremento della frequenza di consumo [1].
Sono risultati rilevanti.
Ma il termine corretto resta “risultati intermedi”.
La vera forza dello studio emergerà quando saranno disponibili le analisi definitive, il follow-up più lungo e soprattutto le pubblicazioni sottoposte a peer review.
La disponibilità dei prodotti nelle farmacie è stata autorizzata fino al 31 ottobre 2028, mentre il progetto scientifico e il follow-up proseguiranno nel 2029 [1,7].
Per la politica sulle droghe, il messaggio più interessante non è quindi che la cannabis legale sia “sicura”, né che SCRIPT abbia definitivamente dimostrato la superiorità della legalizzazione. Il dato più rigoroso è un altro: un mercato strettamente regolamentato può creare strumenti di riduzione del danno, controllo della composizione e contatto sanitario che il mercato illegale, per sua natura, non può garantire.
La misura in cui questi vantaggi si tradurranno in migliori esiti di salute pubblica nel lungo periodo rimane una domanda scientifica aperta.
Bibliografia
Fonti scientifiche e istituzionali
[1] Tomaschek R, Aellen C, Metry B, Bieri K, Kaufmann N, Jakob J, Zwicker L, Auer R. The Safer Cannabis Research In Pharmacies Trial (SCRIPT): Zwischenbericht 2026. Versione 8, 6 settembre 2026. Universität Bern / Universität Luzern. Rapporto intermedio SCRIPT 2026
[2] Federal Office of Public Health (BAG/UFSP). SCRIPT – Städte Bern, Biel, Luzern. Descrizione ufficiale del progetto pilota. Ufficio federale della sanità pubblica – SCRIPT
[3] University of Bern. Study on Regulated Cannabis Sales in Pharmacies (SCRIPT). ClinicalTrials.gov Identifier: NCT06120855. ClinicalTrials.gov – NCT06120855
[4] Vásconez-González J, Delgado-Moreira K, López-Molina B, et al. Effects of Smoking Marijuana on the Respiratory System: A Systematic Review. Subst Abus. 2023;44(3):249-260. doi:10.1177/08897077231186228. PMID: 37728136. PubMed – PMID 37728136
[5] Khoj L, Zagà V, Amram DL, et al. Effects of cannabis smoking on the respiratory system: A state-of-the-art review. Respir Med. 2024;221:107494. doi:10.1016/j.rmed.2023.107494. PMID: 38056532. PubMed – PMID 38056532
[6] Chaiton M, Kundu A, Nathwani AA. Health impacts of cannabis: focus on smoking vs. vaping effects on the respiratory and cardiovascular systems. Curr Opin Pulm Med. 2026;32(2):93-97. doi:10.1097/MCP.0000000000001239. PMID: 41355516. PubMed – PMID 41355516
[7] Universität Luzern. Cannabis-Studie: Zwischenbericht zeigt positive Ergebnisse. 7 settembre 2026. Università di Lucerna – risultati intermedi SCRIPT
Approfondimenti interni – paoloberretta.com
[PB1] Paolo Berretta. Uso di cannabis: misura standard. 19 gennaio 2026. Uso di cannabis: misura standard