Un recente studio ha rivelato che l’età biologica del cervello potrebbe essere un indicatore significativo della durata complessiva della vita.
Contrariamente a quanto comunemente si crede, non tutti i tessuti e gli organi del corpo invecchiano alla stessa velocità, e il cervello sembra giocare un ruolo chiave in questo processo.
La ricerca, condotta da un gruppo di scienziati dell’Università di Stanford, ha analizzato i dati sanitari di oltre 44.000 persone tra i 40 ei 70 anni, provenienti da una banca dati medici del Regno Unito.
Utilizzando un test del sangue che misura i livelli di determinate proteine, i ricercatori hanno stimato l’età biologica di 11 organi fondamentali, tra cui il cervello.
Successivamente, hanno confrontato queste informazioni con i dati clinici dei partecipanti, monitorati per un periodo che ha raggiunto i 17 anni.
È emerso che chi presentava organi con un’età biologica superiore a quella cronologica aveva un rischio maggiore di mortalità durante l’arco del tempo osservato.
Tra tutti gli organi analizzati, il cervello si è rivelato il più indicativo: una sua età biologica più bassa è stata associata a una maggiore aspettativa di vita.
Secondo il neuroscienziato Tony Wyss-Coray, uno dei responsabili dello studio, il cervello svolge una funzione centrale nel regolare la longevità.
Chi presenta segni di invecchiamento cerebrale avanzato ha una probabilità maggiore di morire prima, mentre chi ha un cervello biologicamente più giovane tende a vivere più a lungo.
Il test del sangue impiegato nell’analisi si basa sull’identificazione di proteine prodotte da organi specifici.
Monitorando i loro livelli, è possibile valutare lo stato di salute e il grado di invecchiamento di ciascun organo.
Questo approccio permette di capire se un organo funziona come un sistema efficiente oppure se mostra segni di deterioramento.
I risultati hanno mostrato una correlazione diretta tra l’invecchiamento di un organo e la probabilità di sviluppo di malattie.
In particolare, le persone con cervello “estremamente invecchiato” avevano circa il doppio delle probabilità di morire entro 15 anni rispetto a chi aveva un cervello con un invecchiamento nella norma. Al contrario, coloro con un cervello “molto giovane” avevano un rischio di mortalità ridotto del 40%.
Lo studio ha inoltre evidenziato legami con il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer.
I partecipanti con cervelli biologicamente molto vecchi avevano una probabilità 3,1 volte superiore di ammalarsi rispetto a chi aveva un invecchiamento normale.
Chi possedeva un cervello biologicamente più giovane, invece, aveva il 74% di probabilità in meno di sviluppare questa forma di demenza.
Sebbene l’età cerebrale sia un indicatore importante, essa rappresenta solo uno dei molti fattori che influenzano la salute e la durata della vita.
Elementi come lo stato socioeconomico, il peso corporeo e l’attività fisica giocano anch’essi un ruolo cruciale.
Inoltre, il rapporto tra invecchiamento cerebrale e salute è probabilmente bidirezionale: le condizioni di salute possono accelerare l’invecchiamento del cervello, così come un cervello più anziano può aumentare il rischio di malattie.
Secondo i ricercatori, approfondire la comprensione di questi fattori può aiutare a identificare interventi utili per migliorare la salute con l’avanzare dell’età.
Wyss-Coray ha suggerito che questa metodologia potrebbe essere utilizzata in futuro per testare interventi mirati alla longevità, analizzando il loro impatto sull’invecchiamento specifico di organi chiave come il cervello, il cuore e il sistema immunitario.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Medicine , apre la strada a nuove strategie per valutare e potenzialmente modificare il processo di invecchiamento, migliorando la qualità della vita.
Fonte: ricerca pubblicata su Nature Medicine