Nei giorni scorsi ancora un abbordaggio da parte dei militari della nostra Guardia di Finanza ad un veliero di 12 metri battente bandiera spagnola a circa 80 miglia a sud delle coste siciliane. A bordo tre cittadini spagnoli, tutti arrestati dopo il rinvenimento di un carico di oltre sei tonnellate di hashish, di diversa qualità, contenuto in 231 sacchi di iuta. Alcuni loghi– uno di una nota casa automobilistica tedesca – impressi sui sacchi indicavano la “proprietà” dei diversi esportatori partecipanti alla spedizione del carico destinato ai mercati italiano ed europeo. Si è trattato della quinta imbarcazione con ingenti carichi di hashish e di marijuana sequestrate nel corso di operazioni in mare dai finanzieri negli ultimi otto mesi nel canale di Sicilia e in acque internazionali. A gennaio scorso, 650kg di marijuana erano state sequestrate, sempre in acque internazionali, nel canale di Otranto trasportate a bordo di un gommone proveniente dalla vicina Albania.

E’, dunque, in mare che bisogna intensificare l’azione di contrasto al narcotraffico proveniente dai paesi africani (in particolare dal Marocco) e dall’area balcanica, se si vogliono conseguire risultati più soddisfacenti. E non solo per hashish e marijuana ma anche per la cocaina. L’Italia è, infatti, insieme alla Spagna, all’Olanda, e al Belgio, l’approdo prediletto per le navi portacontainer che trasportano cocaina proveniente dai vari porti del Sud America (già oltre tre le tonnellate sequestrate solo nei primi tre mesi del 2019). Hashish e marijuana restano, tuttavia, le due droghe di maggiore consumo in ambito nazionale. Per avere un’idea dei volumi globali immessi sul mercato nazionale si pensi che nel 2017sono state sequestrate oltre 90ton di marijuana e più di 18 ton di hashish sul totale di 114 ton di stupefacenti complessivi (dati DCSA). Nel 2018, secondo dati ancora ufficiosi, si parla di oltre 65 ton di hashish e poco più di 33 ton di marijuana tolti dal mercato grazie al lavoro di polizia e dogane. Un giro di affari che frutta diversi miliardi di euro (con “ricadute positive”, lo ricordo, anche sul Pil nazionale) considerato che i sequestri, di norma, rappresentano soltanto una percentuale bassa (stimata in circa il 15-20%) sul totale degli stupefacenti commercializzati (che includono anche droghe sintetiche, droghe “etniche” e altre sostanze psicoattive).

Se, allora, “…circa il 95% dello stupefacente sequestrato alle frontiere viene intercettato negli specchi di acqua prospicienti alle coste, in acque internazionali o all’interno del mare territoriale, e lungo la frontiera marittima…” (relazione annuale DCSA), l’azione di contrasto va potenziata strategicamente lungo le rotte marittime, nella fase antecedente l’ingresso dei carichi di stupefacenti nel territorio nazionale, prima ancora che, con la parcellizzazione nelle piazze di spaccio, diventi più problematica la repressione che colpisce, alla fine, in gran parte la manovalanza degli spacciatori che tornano presto in libertà. I porti maggiormente interessati ai traffici di cocaina, hashish e marijuana sono, da anni, quelli di Gioia Tauro, Genova, Livorno, Palermo, Pozzallo, Lecce, Brindisi, Bari, Otranto, Ancona. A nessuno è venuto mai in mente di “chiuderli” per impedire gli arrivi di decine e decine di tonnellate di droghe causa di tanti problemi per la sicurezza pubblica e per cercare di arrestare quel processo di narcotizzazione che prosegue nel generale disinteresse della classe politica dirigente. La stessa che ha “chiuso i porti” alle navi che hanno soccorso gente in mare considerando gli equipaggi “mercanti di esseri umani”.

 

Per il sito paoloberretta.com – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).