Si è concluso ieri, dopo tre giornate intense di lavori, il decimo Congresso Nazionale della Società Italiana Patologie da Dipendenza (SIPaD).
L’evento, che ha richiamato centinaia di professionisti del settore — tra medici, psicologi, operatori sociali, ricercatori e rappresentanti del Terzo settore — si è distinto per la sua capacità di unire rigore scientifico, sensibilità clinica e visione strategica, consolidando il ruolo della società come punto di riferimento nazionale per lo studio, la prevenzione e la cura delle dipendenze patologiche.
Secondo fonti interne all’organizzazione, il bilancio dell’evento è stato estremamente positivo, non solo per la partecipazione — superiore alle 1.200 presenze registrate, con un incremento del 18% rispetto all’edizione del 2022 — ma soprattutto per il livello qualitativo dei contributi presentati e per la vivacità del dibattito interdisciplinare che ne è scaturito.
Il programma ha spaziato dai disturbi correlati all’uso di sostanze (alcol, oppioidi, stimolanti, cannabinoidi) alle cosiddette “dipendenze comportamentali” — tra cui il gioco d’azzardo patologico, le dipendenze digitali e i disturbi legati al controllo degli impulsi — tematiche che, secondo una recente analisi dell’Osservatorio Nazionale sulle Dipendenze Patologiche (2024), stanno subendo una significativa trasformazione per effetto dei cambiamenti socio-tecnologici in atto.
Il congresso ha messo in luce una tendenza ormai consolidata: la transizione da modelli di intervento esclusivamente terapeutici a paradigmi di cura orientati alla recovery, ovvero al recupero globale della persona, con attenzione alle sue dimensioni sociali, occupazionali e relazionali.
In questo senso, si è rafforzata la centralità del lavoro di rete tra servizi pubblici territoriali (SERT e Dipartimenti di Salute Mentale), organizzazioni del Terzo settore accreditate e realtà del volontariato, in linea con le indicazioni contenute nel Piano Nazionale per le Dipendenze Patologiche 2023–2027, approvato dal Ministero della Salute.
Particolare attenzione è stata dedicata alle nuove frontiere della ricerca.
Tra i temi di spicco, l’impiego di strumenti digitali per il monitoraggio clinico (come le app terapeutiche validate e i sistemi di telemedicina), l’uso sperimentale di psicofarmaci ad azione modulatrice in combinazione con la psicoterapia, e lo sviluppo di protocolli di brief intervention rivolti ai contesti non specialistici — ad esempio i Pronto Soccorso e i servizi di medicina generale — per intercettare precocemente i comportamenti a rischio.
Non sono mancati momenti di riflessione critica: diversi interventi hanno sottolineato le criticità ancora presenti nel sistema nazionale — come il divario tra Nord e Sud Italia nella disponibilità di servizi, la carenza di figure formate in neuropsicofarmacologia delle dipendenze, e la mancanza di integrazione tra percorsi di cura e politiche abitative, lavorative e penitenziarie.
Proprio su quest’ultimo aspetto, è emersa la proposta di costituire un tavolo tecnico permanente, in collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, per migliorare i percorsi di transizione post-detentiva e ridurre il tasso di recidiva tra persone con disturbi da uso di sostanze.
La chiusura dei lavori ha fatto emergere un messaggio condiviso: il progresso clinico e organizzativo non può prescindere da un impegno continuo nella formazione, nella ricerca applicata e nella disseminazione delle buone pratiche.
A tal proposito, è stato annunciato ufficialmente l’avvio di un nuovo progetto nazionale “Recovery in Action” che prevede la selezione di cinque centri pilota (uno per macro-area geografica) per sperimentare modelli integrati di presa in carico, con valutazione indipendente dei risultati entro il 2027.
Un plauso unanime è stato rivolto al team organizzativo, ai relatori provenienti da 12 Paesi europei e extra-europei, ai coordinatori dei workshop e al personale tecnico, il cui lavoro — spesso svolto in condizioni di emergenza logistica — ha garantito la fluidità di un programma ambizioso, articolato in oltre 80 sessioni tra simposi, comunicazioni orali e poster.
Come dichiarato in chiusura dal presidente della SIPaD, il congresso non rappresenta soltanto un momento di confronto accademico, ma un motore di cambiamento concreto: ogni ipotesi discussa, ogni dato presentato, ogni critica costruttiva costituisce il primo passo verso nuove linee guida, nuovi percorsi assistenziali e, in ultima analisi, verso una maggiore equità nell’accesso alle cure.
Il prossimo appuntamento nazionale è previsto fra 24 mesi, ma già nel corso del 2026 è in programma una serie di incontri regionali e webinar tematici, finalizzati a tradurre in pratica le indicazioni emerse a Roma perché, come ha ricordato uno dei moderatori nella sessione conclusiva, «la conoscenza, se non diventa cura, rischia di restare solo un archivio».
Rassegna stampa
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- www.ansa.it – Droga, la nuova frontiera delle dipendenze è il policonsumo Congresso nazionale Società italiana patologie da dipendenza
- www.sanitainformazione.it – Policonsumo, la nuova frontiera delle dipendenze: “Ogni anno nel mondo 600mila decessi evitabili”
- www.vocedellasanita.it – Policonsumo, l’allarme S.I.Pa.D.: 600mila vittime all’anno da mix di alcol e droghe, sempre più diffuso
- www.doctor33.it – Dipendenze, cinque milioni di italiani a rischio: un’emergenza sanitaria silenziosa
