«Una Coca-Cola toglie 12 minuti di vita». È una di quelle frasi costruite per essere ricordate: semplice, precisa, inquietante. Negli ultimi anni è comparsa su giornali e social network ed è stata attribuita a uno studio dell’Università del Michigan. Ma lo studio scientifico dice davvero questo?
La risposta richiede qualche distinzione. Il numero dei 12 minuti non è semplicemente inventato, ma la frase che oggi circola online non corrisponde al significato originario del risultato scientifico. Lo studio, pubblicato nel 2021 su Nature Food, parla di minuti stimati di “healthy life”, cioè di vita in buona salute, utilizza un indice epidemiologico denominato Health Nutritional Index (HENI) e considera le sugar-sweetened beverages nell’ambito dei fattori di rischio dietetici [1]. Il passaggio da questo modello a «ogni Coca-Cola ti toglie 12 minuti di vita» è il risultato di una progressiva semplificazione comunicativa.
Ricostruirne la storia è interessante perché rappresenta un caso quasi didattico di come un risultato scientifico possa cambiare significato passando dall’articolo originale ai media e, infine, ai social network.
Lo studio dell’Università del Michigan da cui nasce la notizia
Il punto di partenza è il lavoro di Katerina S. Stylianou, Victor L. Fulgoni III e Olivier Jolliet, pubblicato online il 18 agosto 2021 su Nature Food con il titolo Small targeted dietary changes can yield substantial gains for human health and the environment [1].
I ricercatori svilupparono un indice chiamato Health Nutritional Index (HENI) con l’obiettivo di confrontare l’impatto nutrizionale di migliaia di alimenti consumati negli Stati Uniti e, parallelamente, valutarne diversi indicatori ambientali.
L’analisi riguardava 5.853 alimenti della dieta statunitense [1].
La frase fondamentale compare già nell’abstract. HENI viene utilizzato per quantificare gli effetti marginali sulla salute in:
“minutes of healthy life gained or lost”
cioè minuti di vita in buona salute guadagnati o persi [1].
Nel complesso, i valori ottenuti variavano da circa 74 minuti persi a 80 minuti guadagnati per porzione [1].
Questa formulazione è essenziale per interpretare correttamente tutto ciò che avverrà dopo.
Gli autori non stanno misurando con un cronometro quanto si accorcia la vita di una persona dopo aver mangiato un determinato alimento. HENI traduce invece in un’unità intuitiva il carico sanitario marginale associato ai fattori di rischio dietetici, sulla base di evidenze epidemiologiche e dei dati del Global Burden of Disease [1,2].
Che cosa misura realmente HENI
La comunicazione ufficiale della University of Michigan School of Public Health, pubblicata il 19 agosto 2021, aiuta a comprendere il significato dell’indice [3].
L’università spiega che HENI calcola il carico sanitario netto, favorevole o sfavorevole, associato a una porzione di alimento e lo esprime in “minutes of healthy life” [3].
Per costruirlo, i ricercatori hanno utilizzato 15 fattori di rischio dietetici, combinandoli con le stime del carico di malattia del Global Burden of Disease e con i profili nutrizionali degli alimenti consumati negli Stati Uniti [1,3].
Fra i fattori dietetici sfavorevoli sono comprese anche le sugar-sweetened beverages (SSB), cioè le bevande zuccherate [1].
Il concetto di “healthy life” non coincide però semplicemente con la durata cronologica della vita.
Alla base del modello vi sono misure epidemiologiche del carico di malattia che incorporano sia la mortalità prematura sia gli anni vissuti con disabilità o malattia. Trasformare quindi “healthy life” in “life” sembra linguisticamente innocuo, ma modifica il significato scientifico del risultato.
L’hot dog da 36 minuti: il messaggio originario dell’Università
È interessante osservare come la stessa University of Michigan comunicò inizialmente lo studio.
Il 19 agosto 2021, l’università apriva la propria notizia con un esempio destinato a diventare celebre: mangiare un hot dog poteva essere associato a circa 36 minuti di vita sana persi, mentre una porzione di frutta secca era associata a circa 26 minuti guadagnati [3].
La terminologia rimaneva prudente:
“36 minutes of healthy life” [3].
Non “36 minuti della tua vita”.
L’università spiegava inoltre chiaramente che si trattava di un indice epidemiologico e descriveva la metodologia utilizzata per arrivare a quelle stime [3].
Questo dettaglio permette di individuare con precisione ciò che accadde immediatamente dopo.
Già nell’agosto 2021 compaiono i 12 minuti delle “soda”
Il numero associato alle bevande non nasce nel 2024 con Coca-Cola.
Fonti giornalistiche contemporanee allo studio mostrano che già il 20 agosto 2021 i risultati venivano divulgati indicando che i soft drinks erano associati a circa 12,4 minuti di vita sana persi [4].
Tre giorni dopo la pubblicazione di Nature Food, quindi, il dato era già entrato nella comunicazione giornalistica.
Il 23 agosto 2021, The Food Institute compì però un ulteriore passaggio linguistico. L’articolo si apriva affermando:
“Drinking just one soda could shorten your life by 12 minutes”
[5].
Sono poche parole, ma contengono due trasformazioni decisive.
La categoria epidemiologico-nutrizionale delle sugar-sweetened beverages è diventata la più immediata “soda”.
E soprattutto i “minutes of healthy life” sono diventati semplicemente minuti di “your life”.
È probabilmente questo il passaggio più importante dell’intera storia.
Da “healthy life” a “life”: perché la differenza conta
Dire che un alimento è associato, all’interno di un modello epidemiologico, a una determinata variazione dei minuti di vita sana non equivale a dire che ogni volta che quell’alimento viene consumato la morte di quella persona si anticiperà esattamente dello stesso numero di minuti.
HENI rappresenta una stima marginale a livello epidemiologico [1,3].
Il valore dipende da relazioni statistiche tra fattori dietetici e carico di malattia e viene successivamente applicato alla composizione degli alimenti.
La frase:
“12 minuti di healthy life persi per porzione”
può quindi essere utilizzata per rendere intuitiva una differenza statistica tra alimenti.
La frase:
“questa bevanda ti accorcia la vita di 12 minuti”
suggerisce invece un rapporto individuale, immediato e deterministico che il disegno dello studio non ha dimostrato.
Ma da dove vengono esattamente i 12 minuti?
Un’ulteriore verifica è arrivata nel 2025 dall’University of Leicester, quando Amelia Milton ha esaminato proprio l’affermazione ormai diventata virale secondo cui bere una Coke farebbe perdere 12 minuti di vita [6].
L’analisi ha ricondotto il valore ai Supplementary Data del lavoro di Stylianou e colleghi.
Il punto è particolarmente importante: nella tabella supplementare il prodotto non viene identificato come Coca-Cola, ma attraverso descrizioni del tipo “soft drink, cola” [6].
L’analisi di Leicester riporta che il valore medio HENI delle diverse cole considerate corrisponde a circa 12 minuti persi per porzione e sottolinea che il dato riguarda le cole zuccherate considerate nel modello, non specificamente il marchio Coca-Cola [6].
Pertanto il numero 12 ha una base riconducibile ai dati HENI.
Ciò che non è giustificato è trasformarlo automaticamente in:
Coca-Cola = −12 minuti di vita per ogni lattina consumata.
“Sugar-sweetened beverage”, “soft drink”, “soda” e “Coca-Cola” non sono la stessa cosa
Questa distinzione è centrale.
Sugar-sweetened beverages è una categoria utilizzata nella ricerca epidemiologica e nutrizionale.
Soft drink è una categoria merceologica più colloquiale.
Soda è il termine comunemente utilizzato negli Stati Uniti per numerose bibite gassate.
Coca-Cola è invece un prodotto e un marchio specifico.
Il percorso della notizia può quindi essere ricostruito così:
sugar-sweetened beverages → soft drink/cola → soda → Coke → Coca-Cola.
Ad ogni passaggio il messaggio diventa più semplice e riconoscibile, ma anche più specifico di quanto fosse la categoria scientifica di partenza.
Nel dicembre 2024 la “soda” diventa definitivamente “Coke”
A distanza di oltre tre anni dalla pubblicazione dello studio, il risultato torna improvvisamente a circolare.
Il 13 dicembre 2024, il claim “Coke = 12 minuti” risulta già diffuso sui social e viene successivamente documentato nell’analisi dell’University of Leicester [6].
Il 15 dicembre 2024, Hindustan Times pubblica un titolo ormai inequivocabile:
“Coke takes 12 minutes, hot dog 36 minutes off your life” [7].
A questo punto sono scomparse quasi tutte le cautele metodologiche originarie.
Non si parla più di healthy life.
Non si parla più di sugar-sweetened beverages.
Non si spiega più immediatamente che HENI è una stima epidemiologica.
E “Coke” sostituisce la categoria più ampia delle bevande zuccherate/cole considerate nel modello.
Un ulteriore elemento problematico è che alcune riprese del 2024 presentano come “nuovo” uno studio pubblicato nell’agosto 2021 [7].
Nel 2025 la frase è ormai un fenomeno virale
Il 14 marzo 2025, l’University of Leicester pubblica l’analisi How Deadly is a Can of Coke? [6].
L’abstract parte proprio dalla frase ormai diffusa online:
“you lose 12 minutes of your life every time you drink a Coke”
[6].
Il fatto stesso che sia necessario un lavoro dedicato a ricostruire l’origine della cifra mostra quanto il messaggio si fosse ormai allontanato dalla terminologia dell’articolo scientifico originale.
L’autrice conclude che il numero deriva effettivamente dai dati HENI, ma evidenzia che si tratta di un’approssimazione e che la tabella originaria non identifica specificamente Coca-Cola [6].
Nel 2026 compare persino la parola “esattamente”
La trasformazione comunicativa raggiunge una forma ancora più estrema nel giugno 2026.
Un articolo pubblicato il 24 giugno titola:
“Every Coca-Cola you drink takes exactly 12 minutes off your life” [8].
L’avverbio “exactly”, esattamente, è particolarmente problematico.
Un indice epidemiologico costruito sulla base di stime di rischio di popolazione è diventato una sorta di cronometro biologico individuale.
La trasformazione completa può essere sintetizzata così:
“marginal health effects” → effetto certo
“healthy life” → vita
“sugar-sweetened beverages” → Coca-Cola
“circa 12 minuti” → esattamente 12 minuti
È difficile trovare un esempio più chiaro di progressiva perdita del contesto scientifico.
Questo significa che le bevande zuccherate sono innocue? No
Correggere una notizia sensazionalistica non significa capovolgerla.
Esiste una letteratura epidemiologica consistente sugli effetti sfavorevoli associati al consumo elevato e abituale di bevande zuccherate. Una grande analisi prospettica pubblicata su Circulation, ad esempio, ha riscontrato associazioni tra maggiore consumo di sugar-sweetened beverages e mortalità totale e cardiovascolare [9].
Il punto scientifico è un altro: l’esistenza di rischi associati alle bevande zuccherate non dimostra che ogni singola lattina sottragga deterministicamente 12 minuti alla durata della vita di chi la beve.
Sono due affermazioni differenti.
Allo stesso modo, la questione si inserisce nel più ampio dibattito sul consumo di prodotti ultra-processati e sui loro possibili effetti sulla salute. Su questo sito abbiamo già analizzato, ad esempio, le evidenze relative ad alimenti ultra-processati e funzioni cognitive [PB1].
Anche in questo campo è necessario distinguere associazioni epidemiologiche, plausibilità biologica e dimostrazione di causalità.
I limiti da ricordare quando interpretiamo HENI
HENI ha un indubbio valore comunicativo: permette di tradurre misure epidemiologiche complesse in un’unità immediatamente comprensibile.
Questa stessa caratteristica rappresenta però anche il principale rischio nella divulgazione.
Il risultato relativo a un singolo alimento non tiene conto, a livello individuale, dell’intero profilo alimentare di una persona, della sua attività fisica, della predisposizione genetica, delle patologie preesistenti e di numerosi altri determinanti della salute.
Soprattutto, il modello non è stato progettato per prevedere il momento della morte di un individuo dopo l’assunzione di una singola porzione.
Lo stesso studio originale parla prudentemente di “marginal health effects” [1].
È questa espressione, più che il numero 12, che dovrebbe guidarne l’interpretazione.
Cosa possiamo realmente concludere
Il fact-checking permette di arrivare a una conclusione più interessante del titolo virale.
Il numero dei 12 minuti non è inventato. La Coca-Cola, però, non è ciò che lo studio originale dimostra faccia perdere “esattamente 12 minuti di vita”.
Il lavoro dell’Università del Michigan del 2021 ha sviluppato HENI per esprimere il carico sanitario marginale degli alimenti in minuti stimati di vita in buona salute guadagnati o persi [1]. Nei dati utilizzati per le cole zuccherate emerge un valore medio dell’ordine dei 12 minuti per porzione [6].
Già pochi giorni dopo la pubblicazione, però, “healthy life” diventa semplicemente “life” e le bevande considerate dal modello diventano “soda” [4,5]. Tre anni più tardi “soda” diventa “Coke” [7]. Nel 2026 si arriva persino ad affermare che ogni Coca-Cola sottrarrebbe “esattamente” 12 minuti [8].
È quindi un caso emblematico di compressione dell’incertezza scientifica: un modello epidemiologico complesso viene progressivamente trasformato in una relazione apparentemente causale, individuale e precisa.
La lezione non riguarda soltanto Coca-Cola. Riguarda il modo in cui leggiamo la scienza.
Quando un risultato epidemiologico viene condensato in una cifra sorprendentemente precisa — “12 minuti”, “36 minuti”, “30% in più” — la domanda più utile non è soltanto se quel numero sia vero.
È chiedersi che cosa misura realmente quel numero, da quale popolazione deriva, quale modello lo ha prodotto e quali informazioni sono state perse prima che arrivasse nel titolo che stiamo leggendo.
Bibliografia e fonti
Fonti scientifiche e istituzionali
[1] Stylianou KS, Fulgoni VL III, Jolliet O. Small targeted dietary changes can yield substantial gains for human health and the environment. Nature Food. 2021;2(8):616–627. DOI: 10.1038/s43016-021-00343-4. PMID: 37118177. Pubblicato online il 18 agosto 2021.
[2] Afshin A, Sur PJ, Fay KA, et al. Health effects of dietary risks in 195 countries, 1990–2017: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2017. Lancet. 2019;393(10184):1958–1972. DOI: 10.1016/S0140-6736(19)30041-8.
[3] University of Michigan School of Public Health. Small Changes in Diet Could Help You Live Healthier, More Sustainably. 19 agosto 2021.
[4] Lau E. New study suggests eating a hot dog may shorten your lifespan by 36 minutes. The National. 20 agosto 2021. La fonte riporta per i soft drinks un valore di circa 12,4 minuti e mantiene nel testo il concetto di “healthy life”.
[5] Wiklund J. Dietitians Weigh in on Reducing Ultra-Processed Foods in Children’s Diets. The Food Institute. 23 agosto 2021. La formulazione iniziale diventa: “one soda could shorten your life by 12 minutes”.
[6] Milton A. How Deadly is a Can of Coke? Journal of Interdisciplinary Science Topics. University of Leicester. 2025;12. Pubblicato il 14 marzo 2025.
[7] Agnihotri A. Coke takes 12 minutes, hot dog 36 minutes off your life: Which other foods are shortening your lifespan? Hindustan Times. 15 dicembre 2024.
[8] Molina A. Every Coca-Cola you drink takes exactly 12 minutes off your life, according to a University of Michigan study. 24 giugno 2026. Citato esclusivamente per documentare l’evoluzione mediatica del claim, non come fonte scientifica.
[9] Malik VS, Li Y, Pan A, et al. Long-Term Consumption of Sugar-Sweetened and Artificially Sweetened Beverages and Risk of Mortality in US Adults. Circulation. 2019;139(18):2113–2125. DOI: 10.1161/CIRCULATIONAHA.118.037401.
Approfondimenti interni – paoloberretta.com
[PB1] Paolo Berretta. Alimenti ultra-processati e cervello. paoloberretta.com, 30 aprile 2026.