Il consumo di cocaina rappresenta oggi, anche in Italia, un problema crescente di sanità pubblica.
La sua dimensione si evince solo in parte dai dati provenienti dalle fonti ufficiali di riferimento in base alle quali, ad esempio, già 4 utenti su 10 nei Servizi pubblici per le dipendenze presentano problemi significativi connessi al consumo di cocaina (7 su 10 tra i nuovi utenti); tra i ragazzi 14-19 anni nelle scuole superiori, la quota di coloro che non sono più sperimentatori, ma consumatori presenta una tendenza all’incremento; tra i decessi droga-correlati registrati dal Ministero dell’Interno, era attribuito alla cocaina il 2.5% nel 2002, il 14.2% nel 2005, 9%nel 2006.
Tra il 2001 ed il 2006, in termini assoluti, si è registrato un incremento di circa tre volte dei decessi attribuiti a cocaina. Questo dato è certamente sottostimato in quanto basato su elementi circostanziali e non su riscontri analitico-tossicologici che consentono di definire la causa con certezza.
L’analisi più attenta di alcuni indicatori suggerisce una dimensione molto più ampia, complicata dalla associazione nel consumo con vecchie e nuove sostanze (ad es. alcol, ketamina, THC, eroina), dalla giovane età di buona parte dei consumatori (in una indagine condotta dall’ISS in collaborazione con le Regioni in 220 servizi territoriali per le dipendenze, oltre il 40% dell’utenza per cocaina aveva meno di 24 anni contro appena il 17% del resto dell’utenza), dalla ancora insufficiente specifica adeguatezza dei Servizi specialistici (esperienza consolidata prevalentemente nel campo degli oppiacei), dalle ripercussioni sanitarie (incremento delle intossicazioni acute con ricorso alla Medicina d’Urgenza e di problemi psichiatrici), sociali (comportamenti aggressivi, autolesionistici, asociali), di sicurezza (crescente coinvolgimento negli incidenti stradali), dalla crescente complessità dei problemi che coinvolgono gli accertamenti.
A quest’ultimo riguardo, sono da sottolineare alcune considerazioni: – la varietà di nuove sostanze psicoattive utilizzate può rendere vano un accertamento con gli usuali metodi di screening utili per le classi più tradizionali di sostanze; – la poliassunzione, in aggiunta, comporta la presenza contemporanea di più sostanze ciascuna delle quali con buona possibilità di essere sotto soglia rispetto ai cutoff routinariamente utilizzati. Ciò comporta la perdita di diversi campioni risultati per tale ragione negativi e quindi non sottoposti a conferma.
Nel panorama generale che esprime problemi sanitari legati non solo alla dipendenza, ma anche al consumo più o meno sistematico di cocaina si deve orientare il laboratorio con attenzione, per adeguare le scelte alle diverse esigenze, e con cognizione data la opportunità di conoscenze specifiche su metabolismo della sostanza, farmacocinetica, peculiarità della via di assunzione.
Centreremo l’attenzione su alcuni aspetti tecnici che condizionano le scelte procedurali e strumentali del laboratorio.
In particolare aspetti che riguardano la scelta della matrice biologica, l’adeguatezza dei cut-off, le caratteristiche dei campioni analitici, il contributo qualitativo e quantitativo dell’accertamento, le difficoltà in caso di poliassunzione, la stabilità degli analiti nelle diverse matrici, le finestre di rilevabilità analitica, l’utilizzo e l’idoneità di dispositivi on-site su urine e matrici alternative come fluido orale e traspirato, utilizzati da un numero crescente di laboratori nel mondo anche a seguito della loro idoneità “regolamentata” nelle proposte della SAMHSA-HHS e valutata in numerosi lavori scientifici.
Una attenta valutazione di questi elementi è necessaria per una corretta scelta ed utilizzazione delle procedure analitiche.
Si richiama infine l’opportunità che il laboratorio sia periodicamente informato circa le sostanze utilizzate sul proprio territorio ricordando come le performance dei motori analitici, soprattutto di screening, siano influenzate dalla prevalenza del fattore che con essi si intende rilevare.