La mortalità associata all’uso di sostanze rappresenta uno degli indicatori più importanti, ma anche più complessi, per valutare l’impatto delle droghe sulla salute pubblica.
Parlare di decessi droga-correlati (DDC) può sembrare intuitivo, ma dietro questa espressione si nascondono problemi metodologici rilevanti: quali morti devono essere attribuite direttamente alla droga? Come vengono considerate le intossicazioni acute? Che ruolo hanno incidenti, suicidi, malattie cardiovascolari o infezioni nelle quali il consumo di sostanze ha contribuito al decesso? E perché fonti diverse possono riportare numeri differenti riferiti allo stesso Paese e allo stesso anno?
Queste domande, centrali già quando questo articolo fu pubblicato per la prima volta nel 2011, rimangono attualissime. Anzi, l’arrivo di nuovi oppioidi sintetici, nitazeni, fentanyl e nuove sostanze psicoattive, insieme alla crescente diffusione del policonsumo, rende oggi ancora più difficile interpretare correttamente la mortalità associata alle droghe.
L’European Union Drugs Agency – EUDA, che dal 2024 ha sostituito il precedente Osservatorio europeo EMCDDA/OEDT – considera la mortalità droga-correlata attraverso un indicatore epidemiologico articolato, che comprende in particolare i decessi direttamente indotti dalle droghe (drug-induced deaths) e la mortalità complessiva tra le persone che usano droghe [1].
Cosa significa realmente “decesso droga-correlato”
È importante distinguere il concetto generale di mortalità correlata alla droga da quello più ristretto di decesso direttamente indotto dalla droga.
Secondo l’EUDA, i drug-induced deaths sono decessi direttamente attribuibili all’uso di droghe e comprendono soprattutto le intossicazioni acute, comunemente indicate come overdose o avvelenamenti [1].
Questa definizione non esaurisce però tutta la mortalità associata alle sostanze.
Una persona che usa droghe può morire anche per:
- malattie cardiovascolari;
- infezioni;
- patologie epatiche o respiratorie;
- incidenti stradali o sul lavoro;
- suicidio;
- violenza;
- complicanze legate alla modalità di assunzione;
- patologie croniche aggravate dal consumo di sostanze.
L’EUDA sottolinea infatti che i decessi direttamente indotti dalle droghe rappresentano solo una parte dell’intera mortalità attribuibile all’uso di sostanze. Restano fuori, per esempio, molte morti per incidenti, violenza, malattie croniche o suicidi nei quali l’uso di droga può avere avuto un ruolo causale o concausale [2].
Questa distinzione è essenziale per evitare un errore frequente: interpretare il numero delle overdose registrate come se rappresentasse l’intera mortalità causata dalle droghe.
Overdose e intossicazione acuta: non sono sinonimo di tutta la mortalità da droga
Nel linguaggio comune, morte per droga e overdose vengono spesso utilizzate come espressioni equivalenti.
Dal punto di vista epidemiologico non è così.
L’overdose fatale rappresenta tipicamente un’intossicazione acuta successiva all’assunzione di una o più sostanze. Tuttavia, la presenza di una sostanza nel sangue o nei tessuti non significa automaticamente che quella sostanza sia stata la causa esclusiva del decesso.
Il problema è particolarmente rilevante nel policonsumo.
Alcol, benzodiazepine, oppioidi, cocaina, psicofarmaci e altre sostanze possono essere presenti contemporaneamente e interagire tra loro. La valutazione tossicologica deve quindi ricostruire non soltanto quali sostanze erano presenti, ma quale ruolo abbiano avuto nel processo che ha determinato la morte.
L’European Drug Report 2026 evidenzia infatti che la maggior parte delle overdose mortali coinvolge più di una sostanza e che la crescente complessità dei modelli di policonsumo rende più difficile attribuire il decesso a una singola droga [2].
I principali fattori di rischio per overdose
Il rischio di overdose non dipende esclusivamente dalla quantità assunta.
Tra i fattori più importanti vi sono la riduzione della tolleranza, il policonsumo, la potenza e la composizione non conosciuta della sostanza e la presenza di oppioidi particolarmente potenti.
Un momento particolarmente delicato è rappresentato dalla ripresa del consumo dopo un periodo di astinenza. Una persona precedentemente tollerante a un oppioide può perdere parte della tolleranza e utilizzare successivamente una dose simile a quella assunta in passato, con un rischio molto maggiore di depressione respiratoria.
Anche la composizione del mercato illegale costituisce un fattore critico.
Il consumatore non dispone normalmente di informazioni affidabili sulla concentrazione del principio attivo e può non sapere che il prodotto contiene sostanze differenti da quelle attese.
Questo problema è diventato ancora più importante con la comparsa di oppioidi sintetici ad elevata potenza, compresi fentanyl, nitazeni e altri composti emergenti.
Per approfondire la gestione dell’overdose da oppioidi e il ruolo dell’antidoto, sul sito è disponibile l’approfondimento “Overdose e Naloxone: come salvare vite”. Overdose e Naloxone: come salvare vite
Come vengono rilevati i decessi droga-correlati
Uno degli aspetti più importanti per interpretare correttamente i dati è conoscere la fonte da cui provengono.
L’EUDA utilizza due grandi tipologie di sistemi informativi:
Registri generali di mortalità
I General Mortality Registers – GMR raccolgono i decessi della popolazione generale sulla base dei certificati di morte.
In Italia questo ruolo è svolto dal sistema statistico di mortalità dell’ISTAT.
La causa iniziale di morte viene codificata secondo la International Classification of Diseases – ICD, utilizzando procedure standardizzate.
La qualità del dato dipende quindi da numerosi passaggi:
certificazione medica → eventuale indagine medico-legale → informazioni tossicologiche → codifica → selezione epidemiologica.
Un’informazione incompleta in uno di questi passaggi può ridurre la capacità del sistema di identificare correttamente il ruolo delle sostanze.
Registri speciali di mortalità
I Special Mortality Registers – SMR raccolgono invece informazioni specificamente dedicate alle morti associate alle droghe attraverso fonti medico-legali, tossicologiche, forensi o di polizia.
Questi sistemi possono disporre di informazioni molto più dettagliate sulle sostanze rilevate.
L’EUDA raccomanda, quando possibile, di utilizzare entrambe le fonti, confrontando registri generali e registri speciali per migliorare qualità e completezza dell’informazione [3].
ICD-10 e identificazione dei decessi direttamente indotti dalle droghe
Rispetto al 2011, quando la transizione dall’ICD-9 all’ICD-10 rappresentava ancora un elemento relativamente recente della statistica italiana, oggi l’utilizzo dell’ICD-10 è pienamente consolidato.
La definizione EUDA applicata ai registri generali di mortalità utilizza gruppi specifici di codici.
Sono considerati, tra gli altri, disturbi mentali e comportamentali dovuti all’uso di oppioidi, cannabinoidi, cocaina, altri stimolanti, allucinogeni o uso multiplo di droghe, oltre alle intossicazioni accidentali, intenzionali o di intenzionalità indeterminata associate a specifiche sostanze [3].
La codifica può comprendere, per esempio, categorie relative a:
- oppio ed eroina;
- altri oppioidi;
- metadone;
- narcotici sintetici;
- cocaina;
- cannabis;
- allucinogeni;
- psicostimolanti.
L’ISTAT dispone di specifiche istruzioni per la codifica delle cause di morte e per la selezione della causa iniziale nei casi di avvelenamento da sostanze [4].
Nel 2026 l’EUDA segnala inoltre che la futura transizione verso ICD-11 è in preparazione, un passaggio che richiederà nuovamente attività di armonizzazione metodologica [3].
Perché fonti diverse possono fornire numeri differenti
Questo è probabilmente il punto metodologico più importante.
Due statistiche apparentemente riferite ai “decessi per droga” possono produrre valori differenti senza che una delle due sia necessariamente sbagliata.
Cambiano infatti:
- definizione di caso;
- fonte informativa;
- copertura territoriale;
- criteri di inclusione;
- disponibilità dell’esame tossicologico;
- tempi di consolidamento;
- classificazione della causa iniziale di morte;
- modalità con cui vengono trattati i casi di policonsumo.
L’EUDA richiama espressamente questa cautela e considera i numeri dei decessi direttamente indotti dalle droghe stime minime, sottolineando le differenze metodologiche esistenti tra i Paesi [2].
Questo principio è importante anche nell’interpretazione dei dati italiani.
Per esempio, la Relazione al Parlamento 2025 riportava 231 decessi da sostanze stupefacenti nel 2024 secondo la fonte nazionale utilizzata, mentre specifiche tabelle EUDA basate su registri speciali riportano per l’Italia numeri differenti per lo stesso periodo [5][6].
Non si tratta quindi di confrontare meccanicamente due cifre, ma di chiedersi sempre:
“Che cosa misura esattamente questa fonte?”
È una regola fondamentale dell’epidemiologia delle dipendenze.
I decessi droga-correlati in Italia: i dati più recenti
La Relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026, riferita ai dati raccolti nel 2025, segnala un aumento dei decessi direttamente rilevati rispetto all’anno precedente.
I casi passano infatti da 231 nel 2024 a 249 nel 2025, con un incremento del 7,8% [7].
Nel 2025 aumenta anche il peso degli oppiacei/opioidi, mentre cocaina e crack mantengono un ruolo molto rilevante nella mortalità associata alle sostanze.
Il dato deve essere interpretato insieme agli altri indicatori sanitari: nello stesso periodo sono aumentati anche gli accessi ai Pronto Soccorso droga-correlati.
Per un’analisi completa del quadro nazionale è disponibile l’approfondimento “Dipendenze in Italia: la Relazione 2026”. Dipendenze in Italia: la Relazione 2026
La fonte istituzionale primaria rimane la Relazione annuale del Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze [7].
Il quadro europeo nel 2026
La Relazione europea sulla droga 2026 dell’EUDA stima che nel 2024 si siano verificati almeno 7.589 decessi per overdose nell’Unione europea.
Il tasso stimato è pari a circa 25 decessi per milione di abitanti tra 15 e 64 anni [2].
Gli oppioidi, spesso associati ad altre sostanze, risultano coinvolti in circa sette overdose fatali su dieci.
L’eroina rimane importante, ma il panorama si è progressivamente diversificato.
Sono coinvolti anche:
- metadone;
- buprenorfina;
- farmaci analgesici oppioidi;
- fentanyl e derivati;
- nuovi oppioidi sintetici;
- cocaina;
- benzodiazepine;
- pregabalin;
- stimolanti e nuove sostanze psicoattive.
Nel 2024 la cocaina è risultata coinvolta in oltre mille overdose mortali nei Paesi europei che hanno fornito dati comparabili, nella maggior parte dei casi insieme ad altre sostanze [2].
Il concetto storico secondo cui la mortalità da droga sarebbe sostanzialmente sinonimo di overdose da eroina è quindi oggi definitivamente insufficiente.
Fentanyl, nitazeni e nuovi oppioidi: perché la sorveglianza deve evolvere
Una delle principali sfide del sistema di monitoraggio contemporaneo è rappresentata dalla rapidità con cui può cambiare il mercato.
Nel 2024 fentanyl e derivati sono stati associati a oltre 200 overdose fatali nei Paesi dell’Unione europea con informazioni disponibili, mentre i nitazeni hanno avuto un impatto particolarmente rilevante in alcuni Paesi baltici [2].
Questi dati non indicano che tutta l’Europa stia attraversando una situazione paragonabile alla crisi statunitense del fentanyl.
Indicano però che piccoli cambiamenti nella disponibilità di sostanze molto potenti possono modificare rapidamente il rischio di mortalità.
Per questo motivo l’analisi dei decessi non può essere separata dai sistemi di allerta precoce, dalla tossicologia forense e dalla sorveglianza del mercato.
Sul tema è disponibile anche l’approfondimento “Nuovi oppioidi sintetici: la mutazione del mercato e la risposta della sanità pubblica”. Nuovi oppioidi sintetici: la mutazione del mercato e la risposta della sanità pubblica
La tossicologia post-mortem è decisiva
Un sistema informativo sulla mortalità droga-correlata è tanto affidabile quanto sono affidabili le informazioni che lo alimentano.
Le indagini tossicologiche post-mortem hanno quindi un ruolo centrale.
La sola identificazione di una sostanza non permette automaticamente di attribuire la morte a quella sostanza, ma l’assenza di un’adeguata analisi tossicologica può impedire di riconoscere completamente il fenomeno.
Questo problema diventa ancora più rilevante quando:
- vengono assunte più sostanze;
- compaiono nuove molecole;
- una sostanza è presente a basse concentrazioni;
- non viene inclusa nei normali pannelli analitici;
- il decesso deriva da effetti cardiovascolari o neurologici non immediatamente attribuiti all’assunzione.
La qualità dell’informazione epidemiologica dipende quindi strettamente dal collegamento tra clinica, medicina legale, tossicologia analitica, statistica sanitaria e sorveglianza epidemiologica.
Mortalità e policonsumo: il problema della causalità
Il policonsumo modifica profondamente la lettura dei dati.
Supponiamo che in un campione post-mortem vengano identificati eroina, cocaina, alcol e benzodiazepine.
Quale sostanza ha determinato il decesso?
La risposta può non essere univoca.
In alcuni casi una sostanza può essere il principale agente tossico. In altri può essersi verificata un’interazione farmacologica. In altri ancora ciascuna sostanza può avere contribuito in misura differente.
Per questo il dato:
“sostanza rilevata nel campione”
non equivale necessariamente a:
“sostanza responsabile della morte”.
È un principio essenziale nella lettura delle statistiche sulla mortalità per droga e una delle ragioni per cui i dati devono essere accompagnati dalla descrizione della metodologia utilizzata.
Prevenire le morti: dal dato epidemiologico all’intervento
Misurare correttamente i decessi non costituisce soltanto un esercizio statistico.
L’obiettivo è utilizzare i dati per prevenire nuove morti.
L’analisi della mortalità consente infatti di identificare:
- sostanze emergenti;
- gruppi maggiormente vulnerabili;
- modificazioni dell’età dei deceduti;
- territori con aumento improvviso dei casi;
- combinazioni di sostanze particolarmente pericolose;
- cambiamenti nella disponibilità e potenza degli oppioidi.
Nel caso degli oppioidi, tra gli strumenti di prevenzione più importanti vi è la disponibilità del naloxone, insieme alla formazione delle persone che possono trovarsi ad assistere a un’overdose.
La sorveglianza epidemiologica, la riduzione del danno, i sistemi di allerta precoce, l’accesso ai servizi e la tossicologia non sono quindi attività separate: costituiscono componenti complementari della stessa strategia di sanità pubblica.
Dal 2011 al 2026: cosa è cambiato
Rispetto alla prima versione di questo articolo, pubblicata nel 2011, sono cambiate molte cose.
L’ICD-10 è ormai uno strumento consolidato; l’OEDT/EMCDDA è diventato European Union Drugs Agency – EUDA; sono migliorati i sistemi di sorveglianza; la tossicologia dispone di strumenti analitici molto più sensibili e il mercato delle droghe è diventato considerevolmente più complesso.
È cambiata soprattutto la natura del rischio.
Alla tradizionale mortalità associata a eroina e altri oppiacei si affiancano oggi cocaina, psicofarmaci, policonsumo, fentanyl, nuovi oppioidi sintetici, nitazeni e nuove sostanze psicoattive.
Ma un principio rimane invariato:
un numero di decessi non può essere interpretato correttamente senza conoscere la definizione, la fonte e il metodo con cui quel numero è stato costruito.
È questo il motivo per cui la qualità e la standardizzazione dei dati sulla mortalità droga-correlata continuano a essere una componente fondamentale della sanità pubblica e delle politiche sulle dipendenze.
Bibliografia e fonti istituzionali
[1] European Union Drugs Agency – EUDA. Drug-related deaths and mortality.
EUDA – Drug-related deaths and mortality
[2] European Union Drugs Agency – EUDA. Drug-induced deaths – the current situation in Europe. European Drug Report 2026. Aggiornamento 9 giugno 2026.
EUDA – Decessi da stupefacenti, Relazione europea 2026
[3] European Union Drugs Agency – EUDA. Statistical Bulletin 2026 – Methods and definitions for drug-induced deaths.
EUDA – Metodi e definizioni sui decessi droga-indotti
[4] ISTAT. Codifica delle cause di morte con l’ICD-10.
ISTAT – Codifica delle cause di morte ICD-10
[5] Dipartimento per le Politiche Antidroga. Relazione al Parlamento 2025 – dati 2024.
Relazione al Parlamento 2025
[6] European Union Drugs Agency – EUDA. Statistical Bulletin 2026 – Drug-induced deaths.
EUDA Statistical Bulletin 2026
[7] Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze. Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026 – dati 2025.
Relazione al Parlamento 2026 – fonte ufficiale
Approfondimenti interni – paoloberretta.com
Dipendenze in Italia: la Relazione 2026.
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