Il totale generale dei delitti denunciati in Italia negli ultimi dieci anni è andato diminuendo passando dai 2.709.88 del 2008 ai 2.232.552 del 2017, con il picco di 2.982.155 del 2013. Si tratta dei delitti che vengono comunicati dai vari uffici e comandi delle forze di polizia agli archivi centrali interforze ed elaborati dal Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale (Dipartimento della Pubblica Sicurezza). Resta ignoto il numero reale dei delitti commessi perché, come noto, per motivi diversi, in alcune zone del nostro Paese, i cittadini non vanno più a denunciarli mentre non hanno rilevanza statistica quelli tentati (ad eccezione degli omicidi). Le analisi e le considerazioni fatte nel tempo, anche da autorevoli esperti, sulla cosiddetta cifra oscura dei delitti, non hanno consentito sinora di apprezzare concretamente la discrepanza esistente tra i delitti consumati e quelli denunciati. Il dato particolarmente significativo è che sul totale dei delitti denunciati ogni anno, più della metà è costituito dai furti che negli elaborati polizieschi vengono inseriti nella “finestra” dei furti in generale e suddivisi in quattro tipologie e cioè i furti con strappo, con destrezza, in abitazione, di autovetture.
Quelli nelle case, inutile dirlo, sono quelli che avvengono con maggiore frequenza almeno negli ultimi dieci anni. Ed è un tasto dolente anche per tutte le nove province emiliano-romagnole che, relativamente a questa tipologia di furti, occupano tutte la parte bassa della classifica stilata negli ultimi giorni (19 novembre scorso) sulla qualità della vita da ItaliaOggi. Con Modena, in particolare, che con 631 furti/100mila abitanti in appartamenti, occupa la terz’ultima posizione (108^) a livello nazionale, seguita da Bologna (106^) con 599 furti/100mila abitanti, Reggio Emilia (103^) con 555, Forlì/Cesena (100^) con 547, Rimini (97^) con 532, Ravenna (95^) con 523, Parma (85^) con 457, Piacenza (82^) con 449 e Ferrara (79^) con 433. Con l’”aggravante” per alcune province (Piacenza, Reggio Emilia, Bologna, Modena), di aver perso posizioni rispetto alla graduatoria del 2017. La criminalità predatoria, d’altronde, lo sanno bene gli operatori di polizia, è itinerante ed è “attratta” dai territori dove ritiene ci siano condizioni maggiori di benessere e di ricchezza. In tema di furti di autovetture ( sconsigliabili le province di Barletta-Andria-Trani, Bari, Foggia, Catania e Napoli dove se ne rubano, in media, oltre 500 per 100mila ab.), il tasso oscilla dalle 89 auto/100mila ab. di Bologna alle 40 di Forlì/Cesena, passando per le 68 di Piacenza, le 55 di Parma e Modena, le 53 di Reggio Emilia, le 48 di Ferrara.
Anche nella più vasta categoria degli “altri furti”, tute le province dell’Emilia Romagna, occupano la parte bassa della classifica con Rimini ultima. L’altro aspetto negativo per la regione è rappresentato dagli scippi e borseggi che vedono Rimini e Bologna in fondo alla graduatoria nazionale, rispettivamente con 1.107 e 857 denunce per 100mila abitanti. Seguono, a breve distanza, Parma (102^ posizione) con 499, quindi Modena (97^) con 369, Ravenna (94^) con 299, Ferrara (89^) con 266, Piacenza (88^) con 255, Reggio Emilia (87^) con 247 e Forlì/Cesena ((82^) con 215. Discorso a parte, invece, per la classifica relativa ai delitti accertati per traffico/ spaccio di stupefacenti. Qui, infatti, il maggior numero di delitti coincide con una più accentuata attività di repressione delle forze di polizia. Così, Ravenna è “prima” con 94 delitti/100mila ab., seguita da Bologna con 79, Rimini con 73, Piacenza con 69, Parma con 47, Forlì/Cesena con 45, Ferrara con 42, Modena con 38 e Reggio Emilia con 33. Si tratta, naturalmente, solo della punta dell’iceberg di un fenomeno divenuto incontrollabile.
Per “paoloberretta.com” – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).