Negli Stati Uniti è un integratore, in Italia le regole sono diverse. Cosa dice davvero la scienza
Negli Stati Uniti il DHEA, o deidroepiandrosterone, può essere commercializzato come dietary supplement e acquistato senza prescrizione. In Italia e nell’Unione europea il quadro è molto diverso. Questa differenza viene talvolta presentata come un paradosso: la stessa sostanza che oltreoceano può trovarsi tra gli integratori, nel nostro Paese rientra invece nel complesso sistema normativo che riguarda gli steroidi anabolizzanti androgeni e il doping.
Il confronto è interessante, ma richiede qualche cautela. Il DHEA non è una vitamina: è un ormone steroideo endogeno, precursore di androgeni ed estrogeni. E soprattutto, il fatto che un prodotto possa essere legalmente venduto come integratore non dimostra né che sia efficace come trattamento anti-aging né che sia privo di effetti biologici o rischi.
Le evidenze scientifiche disponibili consentono oggi di distinguere abbastanza chiaramente tra ciò che sappiamo, ciò che rimane incerto e ciò che appartiene soprattutto alla comunicazione commerciale [1].
Che cos’è il DHEA e perché è diventato un prodotto anti-aging
Il deidroepiandrosterone viene prodotto principalmente dalla corteccia surrenalica. Nel sangue è presente anche nella forma solfata, DHEA-S, e costituisce un importante precursore per la sintesi periferica di ormoni sessuali.
Le concentrazioni di DHEA e DHEA-S raggiungono valori elevati nella prima età adulta e tendono successivamente a diminuire con l’avanzare degli anni. È proprio questa osservazione fisiologica ad aver alimentato, negli ultimi decenni, un ragionamento apparentemente intuitivo: se il DHEA diminuisce con l’età, reintegrarlo potrebbe rallentare alcuni fenomeni dell’invecchiamento.
Ma in endocrinologia il ragionamento non è così semplice.
La diminuzione di un ormone associata all’età non significa necessariamente che quella diminuzione sia la causa dell’invecchiamento, né che riportarne artificialmente le concentrazioni ai livelli osservati in età più giovane produca un beneficio clinico.
Lo sottolinea anche lo Scientific Statement dell’Endocrine Society dedicato a ormoni e invecchiamento: la relazione tra variazioni endocrine legate all’età e interventi di “replacement” è complessa e non autorizza a considerare automaticamente la supplementazione ormonale una terapia anti-aging [1].
Il DHEA rallenta davvero l’invecchiamento?
Questa è probabilmente la domanda centrale.
Nel corso degli anni al DHEA sono stati attribuiti effetti molto diversi: miglioramento della memoria, aumento della massa muscolare, riduzione della massa grassa, maggiore energia, miglioramento della libido, benessere psicologico e, più genericamente, contrasto all’invecchiamento.
Alcune di queste ipotesi hanno una plausibilità biologica. Ma la plausibilità non equivale alla dimostrazione clinica.
Uno degli studi più utili per comprendere la questione è il DAWN Trial, uno studio randomizzato, controllato e in doppio cieco nel quale 225 uomini e donne sani tra 55 e 85 anni hanno ricevuto 50 mg di DHEA al giorno oppure placebo per un anno.
I ricercatori hanno valutato memoria e altre funzioni cognitive, sintomi depressivi, qualità della vita, soddisfazione personale e funzione sessuale. Al termine dello studio non sono emerse differenze significative tra DHEA e placebo per la funzione cognitiva, il benessere o la funzione sessuale [2].
È un risultato importante perché ridimensiona uno dei messaggi più frequenti associati alla vendita del DHEA: non ci sono prove solide che la supplementazione migliori memoria e benessere generale negli adulti anziani sani.
Massa muscolare, metabolismo e funzione sessuale: cosa mostrano gli studi
Un’altra promessa frequente riguarda il miglioramento della composizione corporea.
Una meta-analisi pubblicata sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism ha riunito 25 studi randomizzati controllati, per complessivi 1.353 uomini anziani. Gli autori hanno riscontrato una piccola riduzione della massa grassa, ma l’effetto perdeva significatività quando venivano considerate le variazioni dei metaboliti del DHEA, tra cui testosterone ed estradiolo.
Soprattutto, non sono stati rilevati benefici significativi per metabolismo glucidico e lipidico, salute ossea, funzione sessuale o qualità della vita [3].
Anche nelle donne in postmenopausa le conclusioni richiedono prudenza.
Una revisione sistematica e meta-analisi di 23 trial randomizzati, comprendenti 1.188 donne con normale funzione surrenalica, non ha riscontrato un miglioramento statisticamente significativo della libido o della funzione sessuale e non ha osservato effetti significativi su peso, indice di massa corporea, glicemia, lipidi o densità minerale ossea. Gli stessi autori hanno però sottolineato la bassa affidabilità complessiva di parte delle evidenze, per imprecisione, rischio di bias ed eterogeneità degli studi [4].
La conclusione, quindi, non deve essere “il DHEA non ha alcun effetto”.
Una formulazione scientificamente più corretta è che le evidenze disponibili non supportano l’impiego sistematico del DHEA nelle persone sane come trattamento generale anti-aging.
Il DHEA migliora la prestazione sportiva?
Anche in questo campo il marketing si è spinto più avanti delle evidenze.
Il National Institutes of Health, attraverso l’Office of Dietary Supplements, classifica il DHEA come ormone steroideo che può essere convertito dall’organismo in testosterone ed estradiolo. Tuttavia, gli studi disponibili non mostrano un aumento convincente di forza muscolare, capacità aerobica, massa magra o concentrazioni di testosterone negli uomini che assumono DHEA con l’obiettivo di migliorare la prestazione [5].
È un punto particolarmente rilevante nel mondo delle palestre e della nutrizione sportiva, dove il confine tra integrazione nutrizionale, prodotti proposti come “naturali” e sostanze con una reale attività endocrina può essere percepito in maniera poco chiara.
Su paoloberretta.com questo problema è stato affrontato anche negli articoli dedicati alle campagne antidoping e all’uso consapevole degli integratori [PB1] e alle relazioni tra exercise addiction, alimentazione orientata alla muscolarità e credenze sugli integratori sportivi [PB2].
DHEA ed effetti indesiderati: cosa possiamo affermare con sicurezza
Anche sul versante della sicurezza è importante evitare affermazioni eccessive.
Il DHEA viene trasformato nell’organismo in ormoni sessuali biologicamente attivi. Non può quindi essere considerato, dal punto di vista farmacologico, un prodotto neutro.
Le evidenze disponibili segnalano soprattutto effetti di tipo androgenico.
La revisione Cochrane dedicata all’impiego del DHEA nelle donne in peri- e postmenopausa ha incluso 28 studi randomizzati per complessive 1.273 partecipanti. Non ha documentato un miglioramento significativo della qualità di vita rispetto al placebo e ha evidenziato un aumento degli effetti collaterali androgenici, in particolare dell’acne [6].
Anche il National Institutes of Health segnala che l’assunzione protratta nelle donne può aumentare le concentrazioni di testosterone e favorire acne e crescita di peli facciali [5].
E la caduta dei capelli?
Qui è necessaria una correzione rispetto a molti contenuti divulgativi presenti online.
Il rapporto tra androgeni e alopecia androgenetica è biologicamente ben noto, e un aumento dell’attività androgenica può teoricamente avere rilevanza nei soggetti predisposti. Tuttavia, le prove cliniche sul DHEA documentano molto meglio acne, irsutismo e altri effetti androgenici rispetto all’alopecia.
Presentare quindi la caduta dei capelli come uno dei principali o più frequenti effetti collaterali del DHEA andrebbe oltre ciò che gli studi clinici permettono di sostenere.
Il messaggio più corretto è che il DHEA può modificare l’esposizione dell’organismo agli ormoni sessuali e produrre effetti androgenici; il profilo di sicurezza a lungo termine della supplementazione non è inoltre definito con la stessa solidità richiesta per un trattamento farmacologico destinato all’impiego cronico [5,6].
Cosa accadde negli Stati Uniti nel 1985
La storia regolatoria del DHEA aiuta a comprendere la situazione attuale.
Il 9 aprile 1985 la Food and Drug Administration statunitense comunicò ai produttori e ai distributori di interrompere la commercializzazione del DHEA, che all’epoca veniva promosso, tra le altre cose, per il controllo del peso, il miglioramento della vita sessuale e la longevità.
La motivazione era molto precisa: il DHEA veniva commercializzato come nuovo farmaco non approvato e non erano state presentate alla FDA prove sufficienti di sicurezza ed efficacia a sostegno delle indicazioni promosse [7].
Questo passaggio viene talvolta sintetizzato dicendo che il DHEA “fu vietato perché pericoloso”.
Non è esattamente ciò che affermava la FDA.
Il problema regolatorio era che veniva venduto con indicazioni farmacologiche senza aver seguito il percorso di valutazione richiesto per un nuovo medicinale e senza prove adeguate a sostegno dei claim.
Il 1994 e la legge che cambiò il mercato degli integratori negli Stati Uniti
Nel 1994 il Congresso statunitense approvò il Dietary Supplement Health and Education Act, più noto come DSHEA.
La legge modificò profondamente il quadro normativo dei dietary supplements e ridefinì anche l’autorità della FDA nei loro confronti.
La FDA spiega oggi con chiarezza che, nell’attuale sistema statunitense, non approva preventivamente gli integratori per sicurezza ed efficacia prima della loro commercializzazione, come invece avviene per i medicinali. La responsabilità di garantire la conformità del prodotto e della sua etichettatura ricade in primo luogo sull’azienda che lo immette sul mercato [8].
La FDA mantiene naturalmente poteri di sorveglianza e può intervenire nei confronti di integratori adulterati, non sicuri o commercializzati in violazione della normativa.
La distinzione è fondamentale.
Il fatto che il DHEA possa essere commercializzato come dietary supplement negli Stati Uniti non significa che la FDA lo abbia approvato come trattamento anti-aging.
La commercializzazione e l’approvazione di un’indicazione terapeutica sono due concetti completamente diversi.
In Italia il DHEA è davvero “vietato anche ai medici”?
Questa è probabilmente la frase che richiede maggiore precisione.
Il Decreto del Ministero della Salute del 1° giugno 2021 stabilisce che ai medici è vietato prescrivere e ai farmacisti eseguire preparazioni galeniche contenenti sostanze classificate come steroidi anabolizzanti androgeni.
Il decreto prevede però specifiche eccezioni per le preparazioni contenenti testosterone o nandrolone, alle condizioni previste per i corrispondenti medicinali, e per preparazioni destinate esclusivamente all’uso topico senza possibilità di impiego sistemico [9].
Il prasterone, cioè DHEA, compare nella classe S1 degli agenti anabolizzanti nella lista italiana delle sostanze vietate per doping [10].
Di conseguenza è corretto affermare che la prescrizione e l’allestimento di preparazioni galeniche sistemiche di DHEA ricadono nel quadro restrittivo previsto dal decreto.
Non sarebbe invece corretto trasformare questa disposizione nella frase più generale “in Italia il DHEA è vietato ai medici”.
Esiste infatti un’importante eccezione che dimostra perché sia necessario distinguere sostanza, formulazione e indicazione terapeutica.
Il prasterone è anche un medicinale autorizzato nell’Unione europea
L’European Medicines Agency identifica espressamente il prasterone come dehydroepiandrosterone, DHEA.
Nell’Unione europea è autorizzato Intrarosa, medicinale contenente 6,5 mg di prasterone in formulazione vaginale, indicato per il trattamento dell’atrofia vulvare e vaginale nelle donne in postmenopausa con sintomi moderati o gravi.
Si tratta di un medicinale soggetto a prescrizione [11].
Questa informazione cambia significativamente il modo corretto di raccontare il confronto tra Stati Uniti e Italia.
Non abbiamo, da una parte, un Paese dove il DHEA è “libero” e, dall’altra, un Paese dove “neppure un medico può usarlo”.
Abbiamo sistemi regolatori differenti e, soprattutto, usi differenti della stessa sostanza.
Negli Stati Uniti il DHEA può essere commercializzato per via orale come dietary supplement.
Nell’Unione europea il prasterone è anche il principio attivo di un medicinale autorizzato per una specifica indicazione, in una specifica dose e attraverso una specifica via di somministrazione.
In Italia, nello stesso tempo, esiste un divieto relativo alle preparazioni galeniche contenenti steroidi anabolizzanti androgeni, con le eccezioni previste dalla norma.
È un quadro più complesso dello slogan iniziale, ma anche scientificamente molto più interessante.
DHEA e doping: qui la classificazione è inequivocabile
Nel sistema antidoping internazionale il quadro è invece molto più netto.
La Prohibited List WADA 2026, in vigore dal 1° gennaio 2026, inserisce il prasterone — specificando espressamente dehydroepiandrosterone, DHEA — nella classe S1 degli agenti anabolizzanti [12].
Il DHEA è quindi una sostanza proibita nello sport soggetto al Codice mondiale antidoping.
Anche in questo caso occorre però evitare una semplificazione: l’affermazione secondo cui “un atleta che prende DHEA viene automaticamente squalificato” non descrive correttamente la procedura antidoping.
L’assunzione o la presenza di una sostanza proibita può integrare una violazione delle norme antidoping; accertamento, responsabilità, eventuali autorizzazioni terapeutiche e sanzioni vengono poi valutati secondo il Codice WADA e le circostanze del singolo caso.
Il dato essenziale, comunque, rimane: un prodotto commercializzato negli Stati Uniti come integratore contiene una sostanza classificata dalla WADA come agente anabolizzante proibito.
È un esempio particolarmente efficace di quanto la parola “integratore” dica poco, da sola, sulla farmacologia di una sostanza.
Integratore non significa automaticamente innocuo
Questo è probabilmente il punto di maggiore interesse per la salute pubblica.
Categorie commerciali e proprietà farmacologiche non coincidono.
Una sostanza può essere venduta come integratore in una determinata giurisdizione e possedere comunque attività endocrina. Può avere effetti biologici, interazioni, effetti indesiderati e implicazioni particolari per determinate popolazioni, compresi gli sportivi.
Il problema non riguarda esclusivamente il DHEA.
Anche nel settore degli integratori per l’attività fisica è importante distinguere tra prodotti nutrizionali utili in specifiche condizioni, sostanze per le quali l’efficacia è poco documentata e composti che interferiscono direttamente con sistemi ormonali o farmacologici.
È lo stesso problema di percezione affrontato negli approfondimenti dedicati agli integratori sportivi e alla prevenzione del doping [PB1], al Tribulus terrestris e alle evidenze sulla sua efficacia e sicurezza [PB3] e agli studi sui comportamenti di consumo di prodotti destinati al miglioramento della prestazione fisica [PB4].
Cosa possiamo concludere sul DHEA
Il caso del DHEA è più interessante se lo si sottrae agli slogan.
È vero che negli Stati Uniti può essere commercializzato come dietary supplement.
È vero che la normativa americana non prevede per questi prodotti la stessa approvazione preventiva di sicurezza ed efficacia richiesta per un nuovo farmaco [8].
È vero che nel 1985 la FDA intervenne contro la commercializzazione del DHEA come farmaco non approvato, in assenza di prove adeguate a sostegno dei claim promossi [7].
È vero che in Italia le preparazioni galeniche contenenti steroidi anabolizzanti androgeni sono sottoposte al divieto stabilito dal decreto del 2021, salvo le eccezioni previste [9].
È altrettanto vero che il prasterone/DHEA esiste nell’Unione europea come principio attivo di un medicinale autorizzato per una precisa indicazione ginecologica [11].
E nello sport il DHEA è incluso dalla WADA tra gli agenti anabolizzanti proibiti [12].
Sul piano strettamente scientifico, però, la conclusione forse più importante è un’altra.
La riduzione fisiologica del DHEA con l’età non dimostra che la sua supplementazione possa rallentare l’invecchiamento.
Gli studi randomizzati e le meta-analisi disponibili non forniscono evidenze convincenti di un beneficio anti-aging generale su memoria, qualità della vita, funzione sessuale, metabolismo, salute ossea o prestazione fisica nelle persone sane [1-6].
Questo non significa che il DHEA sia una molecola priva di interesse medico. Il prasterone ha, infatti, un impiego farmacologico autorizzato in una precisa condizione clinica.
Significa qualcosa di più semplice e, probabilmente, più importante per chi legge: un ormone biologicamente attivo non diventa automaticamente efficace, sicuro o appropriato soltanto perché viene venduto con l’etichetta di integratore.
È questa, più che la differenza tra uno scaffale americano e una farmacia italiana, la vera lezione del caso DHEA.
Bibliografia e fonti
Fonti scientifiche e istituzionali
[1] Cappola AR, Auchus RJ, El-Hajj Fuleihan G, et al. Hormones and Aging: An Endocrine Society Scientific Statement. J Clin Endocrinol Metab. 2023;108(8):1835-1874. doi:10.1210/clinem/dgad225. PMID: 37326526. PubMed
[2] Kritz-Silverstein D, von Mühlen D, Laughlin GA, Bettencourt R. Effects of dehydroepiandrosterone supplementation on cognitive function and quality of life: the DHEA and Well-Ness (DAWN) Trial. J Am Geriatr Soc. 2008;56(7):1292-1298. doi:10.1111/j.1532-5415.2008.01768.x. PMID: 18482290. PubMed
[3] Corona G, Rastrelli G, Giagulli VA, et al. Dehydroepiandrosterone supplementation in elderly men: a meta-analysis study of placebo-controlled trials. J Clin Endocrinol Metab. 2013;98(9):3615-3626. doi:10.1210/jc.2013-1358. PMID: 23824417. PubMed
[4] Elraiyah T, Sonbol MB, Wang Z, et al. The benefits and harms of systemic dehydroepiandrosterone (DHEA) in postmenopausal women with normal adrenal function: a systematic review and meta-analysis. J Clin Endocrinol Metab. 2014;99(10):3536-3542. doi:10.1210/jc.2014-2261. PMID: 25279571. PubMed
[5] National Institutes of Health, Office of Dietary Supplements. Dietary Supplements for Exercise and Athletic Performance – Health Professional Fact Sheet. Sezione Dehydroepiandrosterone. NIH Office of Dietary Supplements
[6] Scheffers CS, Armstrong S, Cantineau AEP, Farquhar C, Jordan V. Dehydroepiandrosterone for women in the peri- or postmenopausal phase. Cochrane Database Syst Rev. 2015. PMID: 25879093. PubMed
[7] U.S. Food and Drug Administration. FDA instructs manufacturers and distributors of DHEA to discontinue selling the unapproved drug. HHS News, 9 April 1985. Documento storico FDA
[8] U.S. Food and Drug Administration. Information for Consumers on Using Dietary Supplements; FDA 101: Dietary Supplements. FDA – Dietary Supplements
[9] Ministero della Salute. Decreto 1 giugno 2021. Divieto di preparazione di medicinali galenici contenenti le sostanze classificate steroidi anabolizzanti androgeni. GU Serie Generale n.143 del 17 giugno 2021. Gazzetta Ufficiale
[10] Ministero della Salute. Lista delle sostanze e metodi proibiti. Classe S1, agenti anabolizzanti: prasterone (deidroepiandrosterone, DHEA). Ministero della Salute
[11] European Medicines Agency. Intrarosa – prasterone. European Public Assessment Report. Informazioni sul prodotto aggiornate al 20 luglio 2026. EMA – Intrarosa
[12] World Anti-Doping Agency. The 2026 Prohibited List – International Standard. In vigore dal 1° gennaio 2026. S1 Anabolic Agents: prasterone/dehydroepiandrosterone (DHEA). WADA – Prohibited List 2026
Approfondimenti interni – paoloberretta.com
[PB1] Paolo Berretta. Campagne antidoping e chiarezza sugli integratori: l’impegno dell’Istituto Superiore di Sanità. paoloberretta.com
[PB2] Paolo Berretta. Exercise addiction, dieta muscolare e integratori: il ruolo ISS. paoloberretta.com
[PB3] Paolo Berretta. Il Tribulus terrestris, efficacia e controindicazioni: il nuovo Progetto dell’Istituto Superiore di Sanità. paoloberretta.com
[PB4] Paolo Berretta. Giovani e sostanze emergenti: lo studio ISS oltre la distinzione tra droghe legali e illegali. paoloberretta.com