Dipendenza da Internet e alessitimia nei giovani adulti: dal Rapporto ISS del 2022 a un nuovo studio del 2026

Un lavoro pubblicato il 31 agosto 2026 su Frontiers in Psychiatry riporta l’attenzione su un tema che negli ultimi anni ha assunto crescente rilevanza nella ricerca sulle dipendenze comportamentali: il rapporto tra uso problematico di Internet, regolazione delle emozioni e vulnerabilità psicologiche nei giovani adulti [1].

Lo studio, firmato da Daniele Mollaioli, Clara Lombardo, Barbara Salvo, Maria Imbesi, Luana Sorrenti, Federica Zuccalà e Carmela Mento, esamina in particolare il possibile ruolo delle diverse componenti dell’alessitimia nella relazione tra gravità dell’Internet Addiction e inflessibilità psicologica.

All’interno dell’introduzione gli autori richiamano, come riferimento n. 12, il Rapporto ISTISAN 22/5 “Dipendenze da Internet”, pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2022 e curato da Adele Minutillo, Paolo Berretta, Pietro Canuzzi, Liliana La Sala e Roberta Pacifici [2].

La citazione è interessante soprattutto per il punto preciso nel quale viene inserita. Il documento ISS viene utilizzato a sostegno dell’osservazione secondo cui l’uso compulsivo di Internet può essere associato al tentativo di regolare emozioni e umore.

È proprio qui che si costruisce il ponte scientifico tra il lavoro del 2022 e quello del 2026.

Dalla descrizione del comportamento ai suoi possibili meccanismi psicologici

Nel Rapporto ISTISAN 22/5, la regolazione dell’umore mediante Internet compare nell’ambito della descrizione dei comportamenti che possono accompagnare un uso problematico della Rete. Il nuovo studio compie un passo differente: cerca di comprendere quali caratteristiche psicologiche possano contribuire alle associazioni osservate.

La domanda non è quindi più soltanto: Internet viene utilizzato per modificare o regolare uno stato emotivo?

Diventa: quali difficoltà nell’identificazione e nell’elaborazione delle emozioni possono inserirsi nel rapporto fra uso problematico della Rete e capacità di rispondere in maniera psicologicamente flessibile alle esperienze interne?

Per affrontare il problema, Mollaioli e colleghi utilizzano il modello Interaction of Person-Affect-Cognition-Execution, I-PACE, sviluppato da Brand e collaboratori per descrivere l’interazione fra vulnerabilità individuali, risposte affettive e cognitive e funzioni esecutive nello sviluppo e nel mantenimento dei comportamenti di tipo addictive [3].

Non si tratta quindi di considerare Internet come causa automatica di disagio psicologico. Il modello cerca piuttosto di comprendere perché, nelle stesse condizioni tecnologiche, alcuni individui sviluppino comportamenti problematici e altri no.

Cosa mostra il nuovo studio

La ricerca ha coinvolto 224 giovani adulti italiani, con età media di 23,76 anni. Il 75,4% del campione era costituito da donne. I partecipanti avevano un’età compresa tra 18 e 30 anni e presentavano un punteggio all’Internet Addiction Test, IAT, pari o superiore a 30 [1].

Gli autori hanno utilizzato tre strumenti principali.

L’Internet Addiction Test (IAT) è stato impiegato per quantificare la gravità dei comportamenti problematici associati a Internet. L’Acceptance and Action Questionnaire-II (AAQ-II) è stato utilizzato per valutare l’inflessibilità psicologica, mentre la Toronto Alexithymia Scale-20 (TAS-20) ha consentito di analizzare l’alessitimia nelle sue tre componenti principali [1].

Queste sono:

Difficulty Identifying Feelings (DIF), cioè difficoltà nell’identificare i propri sentimenti;

Difficulty Describing Feelings (DDF), difficoltà nel descrivere verbalmente ciò che si prova;

Externally-Oriented Thinking (EOT), uno stile cognitivo prevalentemente orientato verso eventi e informazioni esterne piuttosto che verso l’esperienza emotiva interna.

L’analisi statistica è stata costruita come modello di mediazione parallela: il punteggio IAT rappresentava la variabile indipendente, il punteggio AAQ-II l’esito e le tre dimensioni dell’alessitimia i mediatori analizzati simultaneamente.

Gli autori hanno inoltre controllato numerose variabili potenzialmente confondenti, tra cui genere, istruzione, tempo trascorso sui social media, evitamento sociale, difficoltà sociali e stato relazionale. Gli effetti indiretti sono stati valutati utilizzando 5.000 campioni bootstrap [1].

I risultati: l’alessitimia non si comporta come un costrutto unitario

Uno dei risultati più solidi è l’associazione positiva tra gravità dell’Internet Addiction e tutte e tre le dimensioni dell’alessitimia.

Punteggi IAT più elevati erano associati a maggiore DIF, maggiore DDF e maggiore EOT [1].

Il risultato diventa però più complesso quando vengono analizzati gli effetti indiretti sull’inflessibilità psicologica.

Il percorso mediato dalla Difficulty Identifying Feelings risultava statisticamente significativo ma di segno negativo. Al contrario, il percorso mediato dall’Externally-Oriented Thinking risultava positivo. Il percorso attraverso la Difficulty Describing Feelings non raggiungeva invece la significatività statistica [1].

Gli autori parlano per questo di un possibile fenomeno di “pseudo-flexibility”.

Il termine richiede particolare cautela interpretativa. I risultati non dimostrano che una maggiore dipendenza da Internet renda le persone psicologicamente più flessibili. Una possibile spiegazione proposta dagli autori è quasi opposta: una marcata difficoltà nell’identificare le proprie emozioni potrebbe ridurre la capacità stessa della persona di riconoscere e riportare correttamente la propria rigidità psicologica.

In altri termini, un punteggio apparentemente favorevole in uno strumento self-report non corrisponde necessariamente a una migliore capacità adattativa.

È un risultato interessante proprio perché impedisce una lettura lineare dei dati.

Il Rapporto ISTISAN 22/5: il lavoro storico citato

Il Rapporto Dipendenze da Internet fu pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità nel marzo 2022 con l’obiettivo di offrire una panoramica delle principali problematiche associate all’uso di Internet, contribuendo alla costruzione di definizioni condivise e alla confrontabilità degli studi [2].

Il documento, di 118 pagine, non affrontava soltanto una generica “dipendenza da Internet”.

La prima parte passava in rassegna differenti manifestazioni: Internet Addiction Disorder, dipendenza dalle relazioni virtuali, sovraccarico cognitivo, cybersex, Net Compulsion, Computer Addiction, trattamento, prevenzione e ritiro sociale.

La seconda parte descriveva il progetto “Rete senza fili. Salute e Internet Addiction Disorder: tante connessioni possibili”, sviluppato con il supporto tecnico e finanziario del Ministero della Salute – CCM, mentre la terza raccoglieva esperienze provenienti dai servizi territoriali [2].

Paolo Berretta, oltre a essere uno dei curatori dell’intero rapporto, è insieme ad Adele Minutillo autore di diversi capitoli della sezione scientifica, tra cui quello dedicato all’Internet Addiction Disorder, oltre ai contributi su dipendenza dalle relazioni virtuali, sovraccarico cognitivo, cybersex, Net Compulsion, Computer Addiction, trattamenti e prevenzione.

Il rapporto va quindi interpretato come un documento istituzionale di sintesi e trasferimento delle conoscenze, non come un singolo studio sperimentale.

Uno dei passaggi oggi più interessanti riguarda proprio la funzione che Internet può assumere rispetto agli stati emotivi.

Fra i comportamenti descritti compare infatti l’affidarsi a Internet per regolare o migliorare il proprio umore [2]. Lo stesso quadro comprende la difficoltà nel ridurre l’utilizzo, la crescente priorità attribuita all’attività online e l’interferenza con relazioni e attività quotidiane.

Questa impostazione fu successivamente ripresa anche nei materiali istituzionali ISS dedicati all’Internet Addiction Disorder e nella piattaforma informativa sviluppata per facilitare l’accesso alle risorse territoriali.

Sul tema è disponibile anche l’approfondimento dedicato al Rapporto ISTISAN 22/5 sulle dipendenze da Internet, che ricostruisce struttura e contenuti del documento.

Dove nasce esattamente il ponte scientifico

Nel nuovo articolo di Frontiers in Psychiatry, il Rapporto ISTISAN compare nella prima parte dell’introduzione.

Gli autori osservano che l’Internet Addiction ha ricevuto crescente attenzione per la sua associazione con difficoltà emotive e cognitive e richiamano i riferimenti 11 e 12 per sostenere il possibile ricorso compulsivo a Internet nella regolazione delle emozioni e dell’umore [1].

Il riferimento n. 12 è precisamente:

Minutillo A, Berretta P, Canuzzi P, La Sala L, Pacifici R. Dipendenze da Internet. Rome: Istituto Superiore di Sanità (2022) [2].

È importante delimitare correttamente la portata della citazione.

Il Rapporto ISS non viene citato come prova dell’alessitimia, né come precedente del modello statistico di mediazione utilizzato nel 2026.

Viene richiamato per un passaggio precedente e più fondamentale: l’inquadramento dell’uso di Internet come comportamento che, in alcuni soggetti, può essere funzionale alla gestione o modificazione dell’esperienza emotiva.

È su questo punto che il lavoro del 2026 costruisce una domanda più specifica.

Dal concetto di regolazione dell’umore all’alessitimia

L’alessitimia riguarda difficoltà nel riconoscere, differenziare e comunicare gli stati emotivi. La relazione con l’uso problematico di Internet era già stata analizzata nella letteratura precedente.

Una scoping review pubblicata da Mahapatra e Sharma nel 2018 aveva esaminato 12 studi, riscontrando in tutti un’associazione positiva tra punteggi di alessitimia e gravità dell’Internet Addiction, pur sottolineando che i disegni prevalentemente trasversali non permettevano di determinarne la direzione causale [4].

Studi successivi hanno approfondito questo rapporto.

Una ricerca del 2024 su 1.076 adolescenti e giovani adulti ha analizzato contemporaneamente uso problematico di Internet, alessitimia e consapevolezza interocettiva, indicando una possibile relazione fra difficoltà nella percezione degli stati corporei ed emotivi e ricorso alla dimensione digitale come strategia di coping [5].

Lo stesso gruppo di ricerca che firma il nuovo articolo aveva inoltre pubblicato nel 2025 uno studio sulla relazione fra temperamenti affettivi, regolazione emotiva e gravità dell’Internet Addiction in adolescenti e giovani adulti italiani [6].

Il passaggio dal Rapporto ISS del 2022 allo studio del 2026 appare quindi coerente con l’evoluzione complessiva del settore: da una descrizione dei comportamenti e delle funzioni attribuite all’utilizzo della Rete verso modelli che cercano di distinguere specifici meccanismi emotivi e cognitivi.

Il ruolo del modello I-PACE

Il modello I-PACE è particolarmente utile per comprendere questo avanzamento.

Nella sua formulazione aggiornata, il modello considera i comportamenti addictive come prodotto dell’interazione dinamica tra caratteristiche predisponenti della persona, risposte affettive e cognitive agli stimoli e processi esecutivi come controllo inibitorio e decision making [3].

Da questa prospettiva, l’uso problematico di Internet non può essere spiegato semplicemente attraverso il numero di ore trascorse online.

Occorre considerare perché la persona utilizza Internet, quali stati emotivi precedono il comportamento, quali gratificazioni vengono ottenute, come si modifica il controllo sull’attività e quali caratteristiche psicologiche individuali intervengono nel processo.

È esattamente in questo spazio teorico che la regolazione dell’umore descritta nel rapporto ISS acquisisce oggi un nuovo significato.

L’intuizione descrittiva — Internet può essere utilizzato per modificare uno stato emotivo — viene trasformata in un problema sperimentabile: quali dimensioni della capacità di riconoscere ed elaborare le emozioni intervengono in questa relazione?

Implicazioni cliniche e preventive

Le implicazioni del nuovo studio devono essere mantenute entro i limiti dei risultati.

Gli autori suggeriscono che programmi preventivi e interventi rivolti all’uso problematico di Internet potrebbero beneficiare di una maggiore attenzione alla consapevolezza emotiva e alla flessibilità psicologica [1].

Questa indicazione è coerente anche con studi precedenti che avevano osservato associazioni fra inflessibilità psicologica, evitamento esperienziale e maggiore gravità dell’Internet Addiction [7].

Non significa però che l’alessitimia sia una causa dimostrata della dipendenza da Internet o che intervenire sull’alessitimia garantisca automaticamente una riduzione dei comportamenti problematici.

La direzione delle relazioni rimane da chiarire.

Sul piano della sanità pubblica, questo orientamento rafforza comunque la necessità di non ridurre la prevenzione digitale alla sola quantificazione dello “screen time”.

Il progetto Rete senza fili. Salute e Internet Addiction Disorder aveva già adottato una prospettiva più ampia, collegando informazione, prevenzione, servizi e monitoraggio territoriale.

La successiva piattaforma interattiva ISS dedicata alla dipendenza da Internet ha ulteriormente rafforzato questa dimensione operativa, facilitando l’individuazione dei servizi sociosanitari disponibili sul territorio.

Più recentemente, anche il progetto Educatamente 2.0 sulla prevenzione del cyberbullismo e dei rischi digitali richiama l’importanza di riconoscere precocemente disagio psicologico, competenze socio-emotive e modalità problematiche di utilizzo delle piattaforme digitali.

Limiti metodologici da non trascurare

Lo studio di Mollaioli et al. presenta alcuni limiti importanti, riconosciuti dagli stessi autori.

Il primo è il disegno trasversale. Le variabili sono state osservate nello stesso periodo e questo impedisce di stabilire una sequenza temporale certa. Una mediazione statistica in uno studio cross-sectional non dimostra quindi un meccanismo causale [1].

Il secondo riguarda il ricorso a strumenti self-report. Il problema è particolarmente rilevante quando si studia l’alessitimia: una persona con difficoltà a riconoscere i propri stati interni potrebbe avere anche difficoltà a valutarli attraverso un questionario.

Il terzo limite è la composizione del campione: circa tre partecipanti su quattro erano donne e il reclutamento è avvenuto attraverso un campione di convenienza. Questo riduce la possibilità di generalizzare automaticamente i risultati all’intera popolazione dei giovani adulti.

Infine, il concetto stesso di Internet Addiction generalizzata rimane oggetto di discussione. Gli stessi autori precisano che non costituisce attualmente una diagnosi autonoma nei principali sistemi classificativi, mentre la letteratura tende sempre più a distinguere il problematic Internet use generale da specifici comportamenti online problematici [1].

Queste cautele sono essenziali anche per evitare la patologizzazione di comportamenti digitali comuni.

Conclusioni

La citazione del Rapporto ISTISAN 22/5 nello studio pubblicato nel 2026 su Frontiers in Psychiatry documenta un trasferimento di conoscenza scientifica preciso e circoscritto.

Nel 2022 il rapporto curato da Minutillo, Berretta, Canuzzi, La Sala e Pacifici collocava, all’interno di un più ampio quadro sulle dipendenze da Internet, il ricorso alla Rete per regolare o migliorare l’umore fra gli elementi da considerare nella comprensione dell’uso problematico [2].

Quattro anni dopo, Mollaioli e colleghi utilizzano quel riferimento nell’introduzione di una ricerca che prova a scomporre ulteriormente il processo: non si limita alla regolazione emotiva in generale, ma esamina le diverse componenti dell’alessitimia e la loro relazione con l’inflessibilità psicologica [1].

Il ponte è quindi soprattutto concettuale e traslazionale.

Il lavoro ISS fornisce uno dei riferimenti utilizzati per descrivere la funzione emotiva che Internet può assumere nei comportamenti problematici; la ricerca del 2026 porta quella domanda sul piano dei meccanismi psicologici, mostrando che le diverse componenti dell’alessitimia non sembrano comportarsi nello stesso modo.

È una continuità scientifica significativa, ma da interpretare correttamente: non una dimostrazione retrospettiva che il Rapporto del 2022 avesse già previsto i risultati del 2026, bensì la conferma che alcune delle questioni individuate allora — in particolare il rapporto tra attività online e gestione degli stati emotivi — continuano a generare nuove domande di ricerca.


Fonti scientifiche e istituzionali

[1] Mollaioli D, Lombardo C, Salvo B, Imbesi M, Sorrenti L, Zuccalà F, Mento C. Internet addiction and psychological inflexibility in young adults: a parallel mediation analysis of alexithymia facets within an I-PACE framework. Front Psychiatry. 2026;17:1922964. DOI: 10.3389/fpsyt.2026.1922964. Articolo Frontiers

[2] Minutillo A, Berretta P, Canuzzi P, La Sala L, Pacifici R, editors. Dipendenze da Internet. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2022. Rapporti ISTISAN 22/5. Scheda ufficiale ISS

[3] Brand M, Wegmann E, Stark R, Müller A, Wölfling K, Robbins TW, Potenza MN. The Interaction of Person-Affect-Cognition-Execution (I-PACE) model for addictive behaviors: update, generalization to addictive behaviors beyond internet-use disorders, and specification of the process character of addictive behaviors. Neurosci Biobehav Rev. 2019;104:1-10. DOI: 10.1016/j.neubiorev.2019.06.032. PMID: 31247240. PubMed

[4] Mahapatra A, Sharma P. Association of Internet addiction and alexithymia – A scoping review. Addict Behav. 2018;81:175-182. DOI: 10.1016/j.addbeh.2018.02.004. PMID: 29429757. PubMed

[5] Di Carlo F, Vicinelli MC, Pettorruso M, et al. Connected minds in disconnected bodies: Exploring the role of interoceptive sensibility and alexithymia in problematic use of the internet. Compr Psychiatry. 2024;129:152446. DOI: 10.1016/j.comppsych.2023.152446. PMID: 38159504. PubMed

[6] Mento C, Mollaioli D, La Barbiera C, et al. The moderating role of internet addiction severity on the relationship between affective temperaments and emotion regulation in adolescents and young adults. Front Psychol. 2025;16:1682156. DOI: 10.3389/fpsyg.2025.1682156. PMID: 41064171. PubMed

[7] Chou WP, Lee KH, Ko CH, et al. Relationship between psychological inflexibility and experiential avoidance and internet addiction: Mediating effects of mental health problems. Psychiatry Res. 2017;257:40-44. DOI: 10.1016/j.psychres.2017.07.021. PMID: 28719830. PubMed

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

[PB1] Paolo Berretta. Rapporti ISTISAN: Dipendenze da Internet. Leggi l’approfondimento

[PB2] Paolo Berretta. Rete senza fili. Salute e Internet Addiction Disorder (IAD): tante connessioni possibili. Leggi l’approfondimento

[PB3] Paolo Berretta. Dipendenza da Internet: piattaforma interattiva dell’ISS. Leggi l’approfondimento

[PB4] Paolo Berretta. Educatamente 2.0: prevenzione del cyberbullismo. Leggi l’approfondimento

[PB5] Paolo Berretta. Social media e personalità: dal 2024 al 2026. Leggi l’approfondimento