L’epidemiologia è, per usare una definizione facilmente comprensibile, una disciplina che studia la diffusione e i determinanti delle malattie e di altre condizioni particolari nella popolazione.
L’applicazione dell’epidemiologia alle tossicodipendenze è relativamente recente. Verso la fine degli anni ’60 il termine epidemia viene utilizzato per descrivere la diffusione dell’uso/abuso di sostanze stupefacenti (Kozel et al., 1986) ed inizia un dibattito specifico relativamente ad un possibile approccio epidemiologico specifico al problema (Landolfi et al., 1986).
Negli anni, con lo sviluppo di tecniche epidemiologiche più sofisticate e col crescere dell’interesse epidemiologico in questo campo, è diventato evidente che anche la tossicodipendenza può essere descritta in termine di incidenza, prevalenza e mortalità.
Data la frequenza con la quale questi termini, tipici del linguaggio “epidemiologico”, ricorreranno in questo paragrafo dedicato all’epidemiologia delle tossicodipendenze, è necessario chiarire il loro significato.
Si intende per incidenza il numero di nuovi “casi” di una malattia o condizione (quale appunto la tossicodipendenza) che si sviluppano in una popolazione durante uno specifico intervallo di tempo.
L’incidenza è quindi una misura della numerosità dei casi che fanno il loro ingresso in una popolazione in un certo periodo di tempo.
Per prevalenza si intende il numero di soggetti con una certa condizione che è presente in una popolazione in uno specifico momento (prevalenza di punto) o periodo di tempo (prevalenza di periodo).
E’ quindi una misura, relativa a quello specifico istante o intervallo di tempo, del numero di soggetti con quella condizione in una determinata popolazione.
La diffusione del fenomeno tossicodipendenza: metodi e fonti di dati
La prima difficoltà nel valutare le dimensioni del fenomeno droga è legato al problema della definizione di tossicodipendenza.
Diverse possono essere le sostanze d’uso, le modalità di assunzione e gli effetti sulla salute o sulla società. Esiste l’uso di droga occasionale, l’abuso o la dipendenza.
La tossicodipendenza è un fenomeno complesso che si è modificato nel tempo.
Il consumo di eroina, per esempio, considerato quasi un fenomeno proprio di ceti sociali e culturali elevati negli anni ’70, viene oggi considerato un fenomeno che interessa gli strati sociali più emarginati.
Diverso sembra essere il caso per il consumo di cocaina, diverso ancora quello delle droghe sintetiche, ecc.
Le informazioni epidemiologiche disponibili sono spesso limitate a quelle sostanze il cui consumo richiede, con alta probabilità, durante l’intera storia di consumo, una qualche forma di intervento sanitario.
Per questo motivo negli ultimi dieci anni abbiamo acquisito una grossa mole di conoscenza epidemiologica riguardo alla frequenza di consumo di eroina ed ai suoi effetti, mentre scarsa è l’evidenza epidemiologica disponibile su frequenza d’uso ed effetti delle droghe sintetiche.
Tale restrizione in realtà è tutt’oggi così giustificata:
- raramente si è in grado di acquisire informazioni su coloro che usano droghe saltuariamente;
- l’eroina è la sostanza che provoca una dipendenza più riconoscibile;
- esiste una forte associazione fra uso di eroina per via endovenosa e complicanze sanitarie gravi e di ampio impatto quali l’overdose, l’AIDS e altre malattie infettive.
Per questo motivo in questo capitolo ci riferiremo soprattutto a persone che fanno abuso principalmente di eroina, cercando comunque di riportare le informazioni disponibili riguardo all’uso di altre sostanze.
Per valutare le dimensioni del fenomeno e sorvegliarne l`evoluzione, si ricorre a strumenti condivisi a livello internazionale definiti `indicatori` con l`obiettivo di consentire una comparabilità dei dati tra paesi diversi.
Ciascun indicatore è stato costruito per studiare e descrivere aspetti particolari che fanno parte del fenomeno.
Esistono diversi indicatori potenzialmente utilizzabili per descrivere l’andamento del fenomeno tossicodipendenza e metodi atti a stimarne la diffusione.
Purtroppo, nessuno di questi, singolarmente, garantisce una sicura approssimazione della realtà.
Di conseguenza l’uso di indicatori multipli e di diversi approcci è raccomandabile al fine di ottenere la miglior stima possibile.
Si distinguono metodi diretti ed indiretti per la stima di prevalenza dei tossicodipendenti.
I metodi diretti si basano sulla misurazione dell’entità del fenomeno così come viene osservato dai diversi sistemi disponibili:
- numero di persone in trattamento presso i servizi;
- numero dei decessi per overdose;
- quantità e tipologie delle sostanze stupefacenti sequestrate dalle forze dell’ordine;
- numero di persone denunciate o segnalate per spaccio o traffico;
- numero di detenuti tossicodipendenti;
- numero di tossicodipendenti individuati al momento delle selezioni di leva;
- studi di prevalenza sulla presenza di metaboliti urinari;
- indagini di popolazione sulla prevalenza del consumo di sostanze stupefacenti.
I metodi indiretti, formula del moltiplicatore, metodo di cattura-ricattura e tecnica di nominazione) utilizzano tecniche spesso mutuate da altri campi di applicazione, con l’obiettivo di stimare anche la quota di tossicodipendenti non nota e quindi non osservabile con i comuni metodi diretti.
Numero di persone in trattamento presso i servizi
Il metodo più semplice e pertanto maggiormente utilizzato per valutare le dimensioni e l’andamento temporale del fenomeno tossicodipendenza consiste nel misurare il numero di soggetti che afferiscono ai servizi di assistenza pubblici e privati.
La prevalenza di tossicodipendenti in trattamento (cioè il numero di persone con problemi di tossicodipendenza presenti in un determinato momento di tempo presso i servizi di assistenza) è però solo in parte funzione del numero di tossicodipendenti presenti in un certo territorio.
La principale variabile che influenza il numero ed anche le caratteristiche dei tossicodipendenti che si rivolgono ai servizi è la disponibilità e la qualità dei servizi stessi.
Inoltre, poiché non tutti i tossicodipendenti si trovano in trattamento in un determinato intervallo di tempo, il numero di soggetti trattati rappresenta una sottostima del numero totale di persone che usa sostanze stupefacenti.
Pertanto, i sistemi di sorveglianza basati sull’andamento dell’affluenza ai servizi dovrebbero avere come principale obiettivo lo studio dell’impatto della tossicodipendenza sul sistema sanitario, piuttosto che la stima dell’entità del fenomeno.
La definizione di caso, che è cardine di ogni sistema di sorveglianza, dovrebbe quindi far riferimento ai soggetti “presi in carico”, ovverosia a coloro i quali sono stati sottoposti a trattamento presso i servizi di assistenza pubblici o privati.
In Italia esistono due sistemi di rilevazione di questi dati, uno gestito dal Ministero della Sanità, l’altro dal Ministero dell’Interno. Il primo fornisce il numero di tossicodipendenti presi in carico dai servizi pubblici (SerT) durante il corso di un anno; il secondo raccoglie trimestralmente dati sul numero di soggetti in carico ai servizi in un determinato giorno.
I decessi per overdose
I dati relativi ai decessi per overdose vengono raccolti da due fonti distinte:
- Il Servizio Centrale Antidroga del Ministero dell’Interno, che raccoglie i dati relativi ai decessi correlati all’uso di stupefacenti comunicati dalle Forze di Polizia operanti sul territorio.
- L’ISTAT che raccoglie i dati direttamente dai certificati di morte codificati con il codice 304 della IX Revisione della Classificazione Internazionale delle Malattie e Cause di Morte.
Esistono dei problemi di sensibilità e specificità dei due sistemi che rendono difficoltosa l’interpretazione di questi dati.
Le procedure di rilevazione e classificazione dei decessi secondo l’ISTAT avvengono tramite un protocollo standardizzato e con finalità specificamente mirate alla rilevazione statistico-epidemiologica delle cause di morte nella popolazione generale.
La rilevazione del Ministero dell’Interno ha finalità specifiche dell’ambito giudiziario e quindi segue procedure e metodi che ne limitano l’uso in campo epidemiologico.
Purtroppo il ritardo col quale sono disponibili i dati ISTAT costringe spesso all’utilizzo, anche in campi non appropriati, dei dati forniti dalla Direzione Centrale Antidroga; i limiti di questo impiego dovrebbero comunque essere tenuti in considerazione.
In ogni caso, i dati sull’andamento dei decessi per overdose non necessariamente rappresentano una misura di prevalenza dei tossicodipendenti.
Il numero di decessi per overdose dipende si dal numero di tossicodipendenti presenti sul territorio, ma anche dall’incidenza di overdose e dalla letalità dei casi di overdose.
A parità di prevalenza di tossicodipendenti sul territorio, una diminuzione dei decessi per overdose può rappresentare il risultato di un intervento efficace di prevenzione dell’incidenza o della letalità dei casi di overdose e viceversa per quanto riguarda un aumento dei decessi per overdose.
Indicatori “non sanitari” forniti dal Ministero dell’Interno
Si tratta di dati concernenti il numero, la quantità e la tipologia delle sostanze stupefacenti sequestrate, il numero delle denunce per spaccio o traffico, il numero delle persone segnalate dalle Forze di Polizia alle autorità sanitarie o giudiziarie in quanto consumatori di droga (art. 96-100 Legge 685/75) o in quanto sorpresi in possesso di modiche quantità (art. 80-98 Legge 685/75), i furti e le rapine legate alla droga.
Questa serie di indicatori è scarsamente riproducibile in quanto dipende dal variare delle leggi e dall’attitudine/efficienza dell’apparato repressivo. Comunque, può fornire indicazioni indirette sull’andamento del fenomeno, e soprattutto su variazioni relative nel pattern di circolazione/uso delle differenti sostanze stupefacenti.
Altri indicatori
Il Ministero di Grazia e Giustizia fornisce informazioni relative al numero di tossicodipendenti reclusi nelle Case Circondariali e negli Istituti di Pena.
Anche per questi dati valgono le considerazioni fatte sopra. Infine, il Ministero della Difesa rileva dati sul numero di tossicodipendenti individuati al momento delle selezioni di leva o, in seguito, nei reparti operativi.
Studi di prevalenza sulla presenza di metaboliti urinari
Si tratta di indagini volte a stimare la prevalenza di tossicodipendenti in campioni rappresentativi della popolazione generale.
Un limite di questo tipo di studi è rappresentato dalla natura stessa del campione che può risultare selezionato (ad esempio, nel caso di indagini condotte al momento della selezione di leva, la popolazione in studio è costituita da soggetti di sesso maschile appartenenti ad una determinata fascia di età).
Indagini di popolazione sulla prevalenza del consumo di sostanze
Si tratta di indagini effettuate mediante questionari auto-somministrati od interviste, particolarmente adatti per essere usati nelle scuole.
Negli Stati Uniti questa metodologia è stata applicata per studiare i fattori di rischio per l’infezione da HIV (compreso l’uso di droga), ed una indagine è stata recentemente condotta a Roma.
I limiti maggiori di questa metodologia risiedono nella attendibilità e riproducibilità delle risposte.
Link e risorse utili per approfondire il tema dell’epidemiologia delle tossicodipendenze in Italia.
Relazioni e Osservatori Nazionali:
- Relazione Annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia: Questa è una delle fonti più autorevoli e complete, prodotta dal Dipartimento per le Politiche Antidroga (DPA). Contiene dati epidemiologici, sanitari, giudiziari e di prevenzione aggiornati. Puoi trovare le ultime relazioni sul sito ufficiale:
- Osservatorio Europeo sulle Droghe e le Tossicodipendenze (EMCDDA): L’EMCDDA fornisce dati e analisi a livello europeo, con report specifici per ogni paese membro, inclusa l’Italia. È una risorsa fondamentale per confronti internazionali.
Istituti di Ricerca e Studi Specifici:
- Istituto Superiore di Sanità (ISS): L’ISS pubblica regolarmente studi, rapporti e dati sull’uso di sostanze e sulle dipendenze, anche attraverso il suo Centro Nazionale Dipendenze e Doping.
- https://www.iss.it/
- A tal proposito, è un’ottima fonte di informazioni il lavoro del Dott. Paolo Berretta, che è “Primo Ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità” e “Head of communication of the National Center on Addictions and Doping”, oltre che autore di articoli su temi di salute e dipendenze.
- CNR – Istituto di Fisiologia Clinica (IFC): Il CNR-IFC conduce studi epidemiologici di rilievo sulle dipendenze, in particolare tra la popolazione giovanile (ad es. l’indagine ESPAD®Italia).
- ISTAT: L’Istituto Nazionale di Statistica include nelle sue indagini (es. “Aspetti della vita quotidiana”) dati e statistiche sui comportamenti a rischio e sul consumo di alcol e tabacco, offrendo un quadro utile per l’epidemiologia delle dipendenze in un contesto più ampio.
Altri Osservatori e Risorse Regionali/Locali:
- Osservatori Epidemiologici Regionali: Molte regioni, come il Piemonte, hanno propri osservatori che offrono dati più dettagliati a livello locale.
- Fondazioni e Organizzazioni Sanitarie: Organizzazioni come la Fondazione Umberto Veronesi pubblicano articoli e analisi basati sui dati ufficiali, rendendo le informazioni più accessibili al grande pubblico.