Introduzione: misurare l’esposizione prenatale oltre l’autodichiarazione

La valutazione dell’esposizione prenatale all’alcol rappresenta un problema nel quale tossicologia analitica, epidemiologia e prevenzione devono necessariamente dialogare. Conoscere se e in quale misura il feto sia stato esposto all’etanolo è infatti più complesso di quanto possa suggerire una semplice anamnesi materna. Il consumo riferito durante la gravidanza può essere sottostimato per ricordo incompleto, desiderabilità sociale, timore dello stigma o riluttanza a dichiarare comportamenti considerati incompatibili con le raccomandazioni sanitarie [1].

Il problema non è secondario. Una revisione sistematica con meta-analisi aveva rilevato che la prevalenza dell’esposizione prenatale stimata attraverso biomarcatori del meconio poteva risultare sostanzialmente superiore a quella ottenuta mediante self-report materno [2]. Una più recente indagine su 478 coppie madre-neonato ha nuovamente evidenziato la discordanza fra questionario retrospettivo e biomarcatori, indicando l’utilità dell’impiego combinato di etilglucuronide (EtG) ed etilsolfato (EtS) [3].

È in questo quadro che si colloca il lavoro pubblicato nel maggio 2026 su Toxics, Anonymous Diaper-Based Meconium Collection for Ethyl Glucuronide Analysis: A Pilot Feasibility Study [4]. Lo studio affronta una domanda apparentemente semplice, ma metodologicamente impegnativa: è possibile utilizzare il meconio recuperato da normali pannolini, raccolti anonimamente, per una determinazione quantitativa affidabile dell’EtG?

La questione acquisisce particolare interesse perché nella Discussion il nuovo articolo cita, come riferimento [20], il lavoro italiano Reduced prevalence of fetal exposure to alcohol in Italy: a nationwide survey, pubblicato nel 2023 e realizzato con la partecipazione del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità [5]. Tra gli autori figura Paolo Berretta.

Il valore della citazione non risiede tuttavia nel semplice richiamo bibliografico. Per comprenderlo occorre ricostruire quale conoscenza viene trasferita dal precedente studio alla nuova domanda di ricerca.

Perché il meconio è una matrice importante

Il meconio è una matrice biologica particolare. Inizia a formarsi durante la gestazione e accumula progressivamente sostanze e metaboliti eliminati dal compartimento fetale. Questa caratteristica offre una finestra temporale diversa da quella di sangue o urine e rende il meconio particolarmente interessante per lo studio retrospettivo di alcune esposizioni intrauterine.

Tra i biomarcatori diretti dell’etanolo, l’etilglucuronide deriva dalla coniugazione dell’etanolo con acido glucuronico. A differenza dei fatty acid ethyl esters (FAEEs), l’EtG presenta caratteristiche che ne hanno favorito l’impiego negli studi di esposizione prenatale. Già nel 2010 Morini e collaboratori avevano studiato EtG ed EtS nel meconio, insieme ai FAEEs, in 99 coppie madre-neonato italiane e spagnole, evidenziando il potenziale dei metaboliti diretti dell’etanolo in questa matrice [6].

Successivamente Himes e collaboratori hanno esaminato la relazione fra consumo materno riferito e biomarcatori del meconio. In quella popolazione, un valore di EtG ≥30 ng/g mostrava la migliore concordanza tra le soglie considerate e il consumo materno dalla diciannovesima settimana di gestazione [7]. Questo valore è divenuto un cutoff largamente utilizzato negli studi sul meconio.

È però importante chiarire cosa rappresenta.

30 ng/g è un cutoff interpretativo di esposizione, non una soglia tossicologica al di sotto della quale l’alcol possa essere considerato sicuro per il feto. Non deve quindi essere trasformato in una “dose sicura” né in un criterio diagnostico di FASD. Le più recenti revisioni sottolineano infatti che non è stata stabilita una quantità di alcol sicura durante la gravidanza e che l’effetto dell’esposizione dipende anche da dose, pattern di consumo, fase gestazionale e suscettibilità materno-fetale [8].

La raccomandazione preventiva resta pertanto l’astensione dall’alcol in gravidanza. Nel 2026 OMS Europa ha nuovamente dedicato un factsheet alla FASD; l’ISS, nel presentarlo in Italia, ha ribadito che non è considerata sicura alcuna quantità o fase di consumo durante la gestazione [9].

Cosa ha fatto concretamente lo studio del 2026

Il nuovo lavoro è uno studio pilota di fattibilità, non uno studio progettato primariamente per determinare la prevalenza dell’esposizione prenatale nella popolazione finlandese.

Le madri ricoverate presso il Women’s Hospital dell’Helsinki University Hospital potevano raccogliere autonomamente il primo pannolino contenente meconio. Il campione veniva quindi recuperato dal pannolino, suddiviso in aliquote tecniche e conservato a −80 °C. Per difficoltà logistiche e amministrative, i campioni furono successivamente trasportati congelati in Italia, dove vennero analizzati in un laboratorio con esperienza specifica nella determinazione dell’EtG nel meconio.

La metodica impiegata era una GC-MS/MS, derivata da un metodo precedentemente validato da La Maida e collaboratori, con alcune modifiche e con limite di quantificazione fissato a 10 ng/g [4,10]. Il metodo originario del 2019 aveva mostrato linearità fino a 200 ng/g, recuperi superiori al 70% e precisione e accuratezza intra- e inter-assay migliori del 10% [10].

Questo dettaglio è importante per una corretta interpretazione del ponte scientifico: il riferimento metodologico diretto della GC-MS/MS è il lavoro del 2019, non l’articolo del 2023 citato come [20].

I risultati: 178 campioni raccolti, ma solo 137 analizzabili

Lo studio ha raccolto 178 campioni derivati da 105 neonati. Prima dell’analisi, tuttavia, 41 campioni sono stati esclusi per quantità insufficiente o eccessivo essiccamento: in totale, quindi, solo 137/178, pari al 77%, erano analiticamente utilizzabili. Il 23% perso nella fase pre-analitica costituisce uno dei risultati più rilevanti dello studio, perché dimostra concretamente il costo analitico di una strategia di raccolta molto vicina alla pratica reale.

Tra i 137 campioni analizzati, 126 avevano EtG <10 ng/g, 9 erano compresi tra 10 e <30 ng/g e 2 superavano 30 ng/g. I due campioni sopra cutoff appartenevano alla stessa coppia di aliquote, quindi allo stesso neonato.

Occorre pertanto evitare di confondere tre denominatori differenti.

Circa 8,0% dei campioni analizzabili, 11/137, conteneva EtG quantificabile ≥10 ng/g. Considerando invece i soggetti per i quali era disponibile almeno un campione analizzabile e identificabile, 7/81, pari all’8,6%, presentavano almeno un risultato ≥LOQ. Infine, soltanto due aliquote appartenenti allo stesso neonato superavano 30 ng/g.

Questi valori non autorizzano a concludere che l’8,6% dei neonati presentasse esposizione prenatale significativa all’alcol. Ancora meno autorizzano a stimare la prevalenza nella popolazione finlandese.

Un risultato analitico particolarmente interessante: la concordanza del 97,8%

Tra le 46 coppie di aliquote tecniche analizzabili, 45 erano concordanti, corrispondenti a una concordanza intra-pair del 97,8%. L’unica discordanza riguardava un’aliquota con 10,4 ng/g, quindi appena sopra il limite di quantificazione, mentre la seconda risultava sotto LOQ. Gli autori considerano la differenza compatibile con le prestazioni analitiche del metodo.

Il risultato suggerisce una distinzione fondamentale: la criticità principale osservata non sembra essere la riproducibilità della determinazione dell’EtG una volta ottenuto un campione idoneo, bensì la capacità di ottenere e preservare un campione sufficientemente integro prima dell’analisi.

In altre parole, analitica e pre-analitica non vanno confuse.

Una misurazione può essere tecnicamente robusta e, nello stesso tempo, essere applicata a un sistema di raccolta che perde una quota rilevante di campioni.

Il lavoro italiano del 2023: dalla sorveglianza multicentrica al dato nazionale

È qui che entra in gioco il precedente lavoro italiano.

Reduced prevalence of fetal exposure to alcohol in Italy: a nationwide survey coinvolse 53 reparti di neonatologia e 47 reparti di maternità, con raccolta effettuata tra il 2020 e il 2022. Furono ottenuti 1.489 campioni di meconio e 1.279 campioni di capelli materni non appaiati, nell’ambito di un disegno multicentrico nazionale [5]. Il lavoro è indicizzato in PubMed con PMID 36972834 ed è seguito da un erratum pubblicato nello stesso anno [5,11].

L’EtG nei capelli materni veniva utilizzato per caratterizzare il consumo durante la gravidanza, mentre il meconio forniva una misura oggettiva dell’esposizione prenatale.

Il dato di maggiore interesse epidemiologico fu una prevalenza di esposizione rilevata mediante EtG nel meconio pari allo 0,74%. L’ISS ha successivamente contestualizzato questo valore confrontandolo con il 7,9% rilevato nello studio multicentrico italiano del 2011 [9,12].

Il confronto deve comunque essere letto con prudenza. Il 7,9% derivava da uno studio precedente condotto su 607 neonati in sette città italiane, con distribuzione geografica e criteri analitici propri [12]. Una diminuzione numerica fra studi separati nel tempo non equivale automaticamente alla dimostrazione causale che un determinato intervento preventivo abbia prodotto quella riduzione.

Nel contesto italiano, tuttavia, la successione degli studi mostra chiaramente l’evoluzione da indagini multicentriche territoriali a un biomonitoraggio più ampio e organizzato su scala nazionale.

Sul sito è già disponibile un approfondimento dedicato al lavoro nazionale del 2023 Reduced prevalence of fetal exposure to alcohol in Italy: a nationwide survey, che può costituire il principale collegamento interno di questo articolo. Un secondo approfondimento utile riguarda specificamente l’etilglucuronide e il suo impiego nel biomonitoraggio dell’alcol Etilglucuronide.

Dove nasce esattamente il ponte scientifico

Il nodo decisivo è nella Discussion del nuovo articolo.

Dopo aver osservato che il 23% dei campioni era inutilizzabile, Jolma e collaboratori confrontano la propria esperienza con studi biomarker di maggiori dimensioni condotti nei Paesi nordici e in altre aree europee. In quel passaggio affermano che tali studi riportano generalmente maggiore successo analitico in presenza di raccolta standardizzata e processamento tempestivo, citando i riferimenti [18–20]. Il lavoro italiano del 2023 è precisamente il riferimento [20].

Qui va applicata una lettura bibliometrica rigorosa.

Il paper italiano non viene citato da solo per dimostrare sperimentalmente che il processamento immediato aumenta una specifica percentuale di successo. I tre riferimenti [18–20] sono richiamati collettivamente per rappresentare esperienze biomarker condotte in condizioni più strutturate.

Il trasferimento di conoscenza è quindi più sottile ma scientificamente significativo.

Lo studio italiano dimostra che il biomonitoraggio dell’EtG nel meconio può essere organizzato su larga scala all’interno di una rete multicentrica. Il lavoro finlandese sposta la domanda verso un modello più anonimo, semplice e potenzialmente meno invasivo, recuperando il campione direttamente dal pannolino. Nel farlo incontra però un costo: quantità insufficienti, essiccamento, ritardi, problemi di etichettatura e perdita di materiale.

Il ponte può essere rappresentato così:

biomarcatore validato → protocolli standardizzati → studio epidemiologico nazionale → semplificazione della raccolta → verifica della robustezza nel mondo reale.

È un passaggio dalla validità analitica alla scalabilità epidemiologica, e da questa alla fattibilità operativa.

Il paradosso della raccolta anonima

Il progetto finlandese cerca di risolvere un problema reale: più la procedura è percepita come invasiva o giudicante, maggiore può essere il rischio di mancata partecipazione proprio tra i soggetti che interessano maggiormente una sorveglianza epidemiologica.

La raccolta anonima dal pannolino tenta quindi di ridurre la barriera comportamentale.

Ma il risultato è istruttivo: la partecipazione stimata è stata soltanto circa il 9% degli eleggibili, con intervallo di confidenza 95% 7–11%. Gli autori riconoscono esplicitamente il rischio di selection bias. È plausibile, per esempio, che le donne più attente alla salute fossero maggiormente propense a partecipare; tuttavia, proprio perché lo studio era anonimo, non era possibile caratterizzare in dettaglio i non partecipanti.

L’anonimato può dunque ridurre una barriera, ma non garantisce automaticamente rappresentatività.

Questa è forse una delle lezioni più utili dello studio per la sanità pubblica: un protocollo epidemiologico deve ottimizzare contemporaneamente accettabilità, copertura, qualità pre-analitica e validità analitica. Migliorare una dimensione sacrificandone un’altra può ridurre l’utilità complessiva del sistema.

Il ritardo nel congelamento: un segnale, non una prova

Un ulteriore dato riguarda i campioni raccolti il lunedì, che potevano essere rimasti refrigerati nel pannolino fino a tre giorni.

La quota di campioni non analizzabili risultava numericamente più alta, 28,6% contro 21,4%, mentre la presenza di EtG quantificabile era inferiore, 5,4% contro 9,9%. Tuttavia, nessuna delle due differenze raggiungeva la significatività statistica: p=0,192 e p=0,419.

Non è quindi scientificamente corretto affermare che il ritardo abbia “dimostrato” di degradare l’EtG.

Gli stessi autori adottano una formulazione prudente: un bias da degradazione differenziale non può essere escluso. Lo studio, inoltre, non era progettato come esperimento controllato sulla stabilità dell’EtG e nelle conclusioni specifica di non avere valutato direttamente la degradazione dell’analita.

La tesi sostenibile è diversa: i dati rafforzano l’importanza di minimizzare la variabilità pre-analitica negli studi futuri.

Oltre il cutoff: perché un solo biomarcatore non risolve tutto

Il meconio non documenta in modo uniforme l’intera gravidanza. Di conseguenza, un risultato negativo non può essere tradotto automaticamente in “assenza di qualsiasi esposizione all’alcol dall’inizio del concepimento”.

Anche l’interpretazione dicotomica basata esclusivamente sul cutoff di 30 ng/g presenta limiti. La concentrazione è una variabile continua e valori inferiori alla soglia non equivalgono necessariamente ad assenza biologica di esposizione.

La letteratura recente sta infatti esplorando strategie multimarker. Lo studio del 2026 di Wiergowski e collaboratori, comprendente 478 madri, indica che l’integrazione di EtG ed EtS può fornire informazioni più robuste rispetto al solo questionario [3]. Parallelamente sono stati sviluppati metodi capaci di estrarre e misurare contemporaneamente FAEEs, EtG ed EtS dalla stessa aliquota di meconio [13].

Questo non ridimensiona l’EtG. Al contrario, colloca il biomarcatore nel suo contesto appropriato: uno strumento analiticamente potente, la cui interpretazione epidemiologica migliora quando viene integrata con altre informazioni e quando la fase pre-analitica è strettamente controllata.

Significato traslazionale: cosa passa dal 2023 al 2026

Il vero valore della citazione può quindi essere sintetizzato in un principio generale: un biomarcatore diventa uno strumento di sanità pubblica soltanto quando l’intera catena che precede e segue la misura è sufficientemente robusta.

Nel 2023 il lavoro italiano aveva mostrato la possibilità di coordinare una rilevazione dell’EtG su scala nazionale. Nel 2026 il nuovo studio esplora una modalità di raccolta ancora più semplice e anonima, ma dimostra anche quanto la semplificazione possa introdurre nuove vulnerabilità.

Il riferimento italiano fornisce quindi uno dei termini di confronto metodologici attraverso i quali interpretare la perdita di campioni osservata in Finlandia.

Non significa che lo studio finlandese dipenda causalmente dal lavoro italiano, né che il precedente studio abbia ideato la raccolta da pannolino. Significa, più precisamente, che il lavoro del 2023 contribuisce al corpus di evidenze utilizzato per definire quali caratteristiche deve possedere un biomonitoraggio dell’esposizione prenatale per produrre informazioni analiticamente affidabili e epidemiologicamente interpretabili.

È proprio questa la natura del ponte scientifico: non una continuità retorica fra due pubblicazioni, ma il trasferimento di un problema metodologico da un contesto nazionale strutturato a una sperimentazione di raccolta real-world.

Limiti da mantenere in primo piano

Lo studio del 2026 resta esplorativo. La partecipazione del 9%, la perdita del 23% dei campioni, l’impossibilità di caratterizzare i non partecipanti, il congelamento non sempre immediato, la lunga conservazione, il trasporto internazionale e i limiti temporali propri del biomarcatore impediscono di utilizzare i risultati come stima della prevalenza dell’esposizione prenatale all’alcol in Finlandia. Gli stessi autori lo dichiarano espressamente.

Merita inoltre attenzione una formulazione della Conclusion del paper: viene menzionata una “prevalence (1.5%) of quantifiable EtG”. La Tabella 2 mostra però che il 1,5% corrisponde ai campioni ≥30 ng/g, mentre i campioni complessivamente quantificabili, ≥10 ng/g, sono 11/137, circa l’8%. Per evitare ambiguità, è quindi preferibile riferirsi al 1,5% come quota di campioni sopra il cutoff di 30 ng/g, non come quota complessiva con EtG quantificabile.

È una distinzione quantitativa apparentemente piccola, ma essenziale in un articolo che vuole conservare precisione tossicologica ed epidemiologica.

Conclusioni

Lo studio pubblicato nel 2026 non dimostra che la raccolta anonima del meconio dal pannolino possa già sostituire i protocolli standardizzati utilizzati nelle grandi indagini epidemiologiche. Dimostra qualcosa di più circoscritto e, proprio per questo, utile: la strategia è tecnicamente possibile, la determinazione dell’EtG nei campioni idonei mostra elevata concordanza, ma la fase pre-analitica e la partecipazione costituiscono ancora ostacoli sostanziali.

Il precedente studio italiano del 2023 assume significato nel punto esatto in cui questi ostacoli vengono interpretati. La sua esperienza di biomonitoraggio multicentrico standardizzato viene richiamata, insieme ad altri studi, come termine di confronto rispetto alla maggiore perdita di campioni osservata in un sistema di raccolta più pragmatico e anonimo.

Il ponte scientifico può quindi essere letto come un passaggio dalla capacità di misurare l’EtG, alla capacità di misurarlo su scala epidemiologica, fino alla domanda oggi più avanzata: come rendere tale sorveglianza meno invasiva e più accettabile senza compromettere qualità del campione, validità analitica e rappresentatività?

È questa tensione fra rigore di laboratorio e applicabilità nel mondo reale, più che il semplice dato di prevalenza, a rendere ancora attuale il lavoro italiano citato nel 2026.


Fonti scientifiche e istituzionali

  1. Lange S, Shield K, Koren G, Rehm J, Popova S. A comparison of the prevalence of prenatal alcohol exposure obtained via maternal self-reports versus meconium testing: a systematic literature review and meta-analysis. BMC Pregnancy Childbirth. 2014;14:127. DOI: 10.1186/1471-2393-14-127. PubMed
  2. Lange S, et al. Meta-analisi sulla discordanza tra self-report e biomarcatori del meconio. BMC Pregnancy Childbirth. 2014;14:127. DOI
  3. Wiergowski M, Jańczewska I, Wierzba J, et al. Estimation of Prenatal Alcohol Exposure: Comparison of Retrospective Survey and Measurement of Fatty Acid Ethyl Esters, Ethyl Sulfate, and Ethyl Glucuronide Concentrations in Neonatal Meconium. Toxics. 2026;14(2):155. DOI: 10.3390/toxics14020155. PMID: 41745829. PubMed
  4. Jolma M, Koivu-Jolma M, La Maida N, Pichini S, Minutillo A, Autti-Rämö I, Kahila H. Anonymous Diaper-Based Meconium Collection for Ethyl Glucuronide Analysis: A Pilot Feasibility Study. Toxics. 2026;14(5):413. DOI: 10.3390/toxics14050413. PMID: 42198539. PubMed
  5. La Maida N, Di Giorgi A, Pellegrini M, et al. Reduced prevalence of fetal exposure to alcohol in Italy: a nationwide survey. Am J Obstet Gynecol MFM. 2023;5(6):100944. DOI: 10.1016/j.ajogmf.2023.100944. PMID: 36972834. PubMed
  6. Morini L, Marchei E, Vagnarelli F, et al. Ethyl glucuronide and ethyl sulfate in meconium and hair-potential biomarkers of intrauterine exposure to ethanol. Forensic Sci Int. 2010;196(1-3):74-77. DOI: 10.1016/j.forsciint.2009.12.035. PMID: 20060246. PubMed
  7. Himes SK, Dukes KA, Tripp T, et al. Clinical sensitivity and specificity of meconium fatty acid ethyl ester, ethyl glucuronide, and ethyl sulfate for detecting maternal drinking during pregnancy. Clin Chem. 2015;61(3):523-532. DOI: 10.1373/clinchem.2014.233718. PMID: 25595440. PubMed
  8. Popova S, Charness ME, Burd L, et al. Fetal alcohol spectrum disorders. Nat Rev Dis Primers. 2023;9:11. DOI: 10.1038/s41572-023-00420-x. PMID: 36823161. PubMed
  9. World Health Organization Regional Office for Europe. Child and adolescent health in the WHO European Region: fetal alcohol spectrum disorder fact sheet. 9 June 2026. WHO Europe
  10. La Maida N, Di Trana A, Mannocchi G, Zaami S, Busardò FP. Sensitive and reliable gas chromatography tandem mass spectrometry assay for ethyl glucuronide in neonatal meconium. J Pharm Biomed Anal. 2019;175:112743. DOI: 10.1016/j.jpba.2019.06.040. PMID: 31330282. PubMed
  11. La Maida N, Di Giorgi A, Pellegrini M, et al. Erratum to Reduced prevalence of fetal exposure to alcohol in Italy: a nationwide survey. Am J Obstet Gynecol MFM. 2023;5(9):101059. DOI: 10.1016/j.ajogmf.2023.101059. PMID: 37481461. PubMed
  12. Pichini S, Marchei E, Vagnarelli F, et al. Assessment of prenatal exposure to ethanol by meconium analysis: results of an Italian multicenter study. Alcohol Clin Exp Res. 2012;36(3):417-424. DOI: 10.1111/j.1530-0277.2011.01647.x. PMID: 22168178. PubMed
  13. Woźniak MK, Banaszkiewicz L, Aszyk J, et al. Development and validation of a method for the simultaneous analysis of fatty acid ethyl esters, ethyl sulfate and ethyl glucuronide in neonatal meconium. Anal Bioanal Chem. 2021;413:3093-3105. DOI: 10.1007/s00216-021-03248-0. PMID: 33758986. PubMed

Nota istituzionale aggiornata

L’ISS ha pubblicato il 30 luglio 2026 un aggiornamento dedicato al nuovo factsheet OMS/UNICEF, nel quale ricostruisce anche l’evoluzione dei dati italiani sull’esposizione prenatale all’alcol, dal 7,9% dello studio precedente allo 0,74% rilevato nel lavoro nazionale più recente.

Approfondimenti interni – paoloberretta.com

Codice Approfondimento
PB1 Paolo Berretta. Reduced prevalence of fetal exposure to alcohol in Italy: a nationwide survey. Apri l’articolo
PB2 Paolo Berretta, Simona Pichini. Etilglucuronide. Inquadramento del biomarcatore e delle applicazioni nel meconio. Apri l’approfondimento
PB3 Prevention, early diagnosis, targeted treatment of FASD. Progetto ISS sulla prevenzione, diagnosi precoce e trattamento della FASD. Apri la pagina
PB4 Paolo Berretta. Paolo Berretta Web of Science May 2026. Pagina che segnala anche la nuova citazione del lavoro sull’esposizione fetale all’alcol. Apri l’articolo