Nel febbraio 2018, in un articolo pubblicato da Wired Italia, Simona Pichini e Paolo Berretta, da sempre entrambi impegnati presso il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, hanno richiamato l’attenzione sui rischi legati alla diffusione illecita del fentanyl e dei suoi analoghi.

Il tema non nasceva da un allarme esclusivamente mediatico. Pochi mesi prima avevamo partecipato, insieme ad altri ricercatori, alla realizzazione di una revisione scientifica dedicata alle intossicazioni acute e ai decessi provocati dal fentanyl illecito e dai suoi derivati.

Il lavoro, pubblicato su Therapeutic Drug Monitoring, documentava già allora un fenomeno caratterizzato da sostanze estremamente potenti, mercati difficili da controllare e consumatori spesso inconsapevoli di ciò che stavano assumendo.

La prospettiva tossicologica di Simona Pichini

Nell’intervista, Simona Pichini sottolineava innanzitutto l’elevata pericolosità farmacologica del fentanyl. Si tratta di un oppioide sintetico sviluppato per finalità mediche, impiegato come analgesico e anestetico, ma dotato di una potenza molto superiore a quella della morfina.

Quando viene utilizzato in contesti clinici, il dosaggio è controllato e il paziente è sottoposto a sorveglianza. Nel mercato illecito, invece, differenze anche minime nella quantità assunta possono provocare una grave depressione respiratoria, perdita di coscienza e morte.

Il rischio aumenta ulteriormente quando il fentanyl o i suoi analoghi vengono mescolati con eroina, cocaina, benzodiazepine, alcol o altri depressori del sistema nervoso centrale.

Le intossicazioni sono spesso il risultato di poliassunzioni e non dell’effetto isolato di una sola sostanza.

Pichini evidenziava inoltre un problema che conserva piena attualità: la difficoltà di identificare rapidamente nuove molecole nei campioni biologici.

Una sostanza che non viene ricercata attraverso specifiche metodiche analitiche può non essere rilevata durante gli accertamenti tossicologici.

Di conseguenza, alcuni decessi possono essere attribuiti genericamente a overdose da oppioidi senza individuare il composto effettivamente coinvolto.

La sorveglianza epidemiologica dipende quindi non soltanto dalla raccolta dei dati, ma anche dalla capacità dei laboratori di aggiornare continuamente standard analitici, librerie spettrali e procedure diagnostiche.

L’analisi del mercato delle nuove droghe di Paolo Berretta

L’intervento era incentrato soprattutto sulla velocità con cui le nuove sostanze psicoattive possono essere progettate, commercializzate e distribuite attraverso internet.

Nel mercato delle NPS, piccole modificazioni della struttura chimica possono dare origine a nuove molecole, talvolta non ancora identificate dai laboratori e non immediatamente sottoposte a controllo normativo.

Ne deriva una continua competizione tra chi sviluppa e vende queste sostanze e le istituzioni incaricate di individuarle, valutarne la pericolosità e proporne l’inserimento nelle tabelle delle sostanze stupefacenti.

Nel 2018 descrivevo questo meccanismo come una rincorsa permanente. Il problema non riguardava soltanto i fentanyl, ma l’intero mercato delle nuove sostanze psicoattive:

  • cannabinoidi sintetici,
  • catinoni, stimolanti,
  • allucinogeni e nuovi oppioidi

Che potevano essere presentati online come prodotti apparentemente innocui o destinati a usi diversi dal consumo umano.

L’apparente legalità del prodotto non costituiva una garanzia di sicurezza. Una molecola non ancora sottoposta a controllo poteva essere farmacologicamente attiva, imprevedibile e potenzialmente letale.

Il ruolo del Sistema nazionale di allerta precoce

La risposta istituzionale richiedeva — e richiede ancora oggi — un sistema capace di mettere in comunicazione laboratori, servizi sanitari, pronto soccorso, centri antiveleni, forze dell’ordine e autorità competenti.

Il Sistema nazionale di allerta precoce aveva il compito di raccogliere le segnalazioni, analizzare le nuove sostanze, valutarne i rischi e predisporre informazioni tecniche utili per gli interventi sanitari e normativi.

Non era sufficiente vietare una molecola dopo la sua comparsa. Occorreva ridurre il tempo intercorrente tra la prima identificazione, la valutazione tossicologica e l’adozione delle misure di prevenzione e controllo.

Negli anni successivi anche la normativa italiana si è evoluta. Nel 2020 sono stati inseriti nella Tabella I non soltanto singoli composti, ma anche la classe degli analoghi e dei derivati del fentanyl, rafforzando la capacità di contrastare la comparsa di molecole strutturalmente correlate.

Un rischio che ha assunto nuove forme

L’Europa non ha conosciuto una crisi del fentanyl uniforme e sovrapponibile a quella osservata negli Stati Uniti. Questo, tuttavia, non rende superato l’allarme formulato nel 2018.

Il mercato europeo degli oppioidi sintetici è diventato più diversificato. Accanto al fentanyl e ai suoi derivati sono comparsi i nitazeni e altri oppioidi ad alta potenza, alcuni dei quali possono essere presenti in polveri, miscele o medicinali contraffatti senza che il consumatore ne sia consapevole.

L’European Union Drugs Agency segnala che dal 2019 i nitazeni sono stati rilevati nei mercati di almeno 21 Stati membri. Nel 2025 sono stati inoltre notificati al sistema europeo di allerta sette nuovi oppioidi sintetici.

La previsione più corretta non era quindi quella di una semplice “invasione” del fentanyl, ma di un mercato capace di adattarsi continuamente, introducendo oppioidi sintetici sempre diversi e difficili da intercettare.

Informazione, monitoraggio e prevenzione

A distanza di anni, le considerazioni formulate nell’intervista restano fondate su tre elementi essenziali:

  • l’elevata potenza degli oppioidi sintetici;
  • il rischio di consumo inconsapevole;
  • la necessità di una sorveglianza tossicologica e normativa rapida.

La risposta non può limitarsi alla repressione dell’offerta. Servono laboratori adeguatamente attrezzati, sistemi di allerta tempestivi, formazione degli operatori, disponibilità del naloxone, interventi di riduzione del danno e una comunicazione pubblica scientificamente corretta.

Il fentanyl deve essere distinto dal farmaco utilizzato legittimamente nella terapia del dolore. Il problema sanitario riguarda soprattutto la produzione clandestina, la diversione dal circuito medico, l’adulterazione delle droghe e la vendita di sostanze dalla composizione sconosciuta.

L’esperienza maturata negli ultimi anni conferma un principio che avevamo già indicato nel 2018: di fronte a mercati chimici tanto rapidi, la prevenzione deve essere capace di anticipare il rischio, non soltanto di registrare i danni dopo che si sono verificati.

 


Fonti

 

 

 

 

laboratory Foto di Paolo Berretta da Pixabay