Dopo decenni di ricerche, gli scienziati hanno finalmente identificato un fungo finora sconosciuto che vive in simbiosi con la pianta della gloria del mattino (Ipomoea tricolor – Ipomoea violacea).

Questo fungo è notevole perché produce elevate quantità di composti che sono chimicamente simili all’LSD (dietilamide dell’acido lisergico).

L’interesse per questa pianta risale a quasi un secolo fa, quando il chimico svizzero Albert Hofmann, lo scopritore e primo sintetizzatore dell’LSD, ipotizzò che le piante di gloria del mattino potessero ospitare un fungo della famiglia dell’ergot.

Hofmann, con la sua profonda conoscenza della chimica degli alcaloidi, era molto interessato a capire meglio la biologia e la chimica degli organismi che producevano questi composti.

Sebbene le analisi biochimiche avessero già suggerito la presenza di un fungo simbiontico nella Ipomoea tricolor, la specie fungina in sé non era mai stata osservata direttamente.

La svolta è avvenuta grazie a Corinne Hazel, una microbiologa ambientale della West Virginia University.

Mentre studiava come le piante trasferiscono gli alcaloidi prodotti da funghi elusivi attraverso le loro radici, Hazel ha notato un sottile strato di peluria sui semi di Ipomoea tricolor.

Questa osservazione ha fornito la prova visiva che mancava.

La gente ha cercato questo fungo per anni, e un giorno, ho guardato nel posto giusto, ed eccolo lì“, ha spiegato Hazel. “Avevamo un sacco di piante in giro, con questi minuscoli rivestimenti dei semi. Abbiamo notato una leggera peluria nel rivestimento. Era il nostro fungo“.

Dopo approfondite analisi microscopiche e genetiche, Hazel e il suo collaboratore, il botanico Daniel Panaccione, hanno confermato che si trattava di una specie fungina finora sconosciuta alla scienza.

L’hanno battezzata Periglandula clandestina, un nome che riflette la sua natura “nascosta” e la sua associazione con le ghiandole della pianta.

Le analisi biochimiche indicano che questo fungo è in grado di produrre notevoli quantità di alcaloidi dell’ergot.

Questa scoperta apre nuove strade per la ricerca genetica, che potrebbe rivelare informazioni preziose sull’evoluzione di questi composti e, potenzialmente, permettere di sfruttare i segreti del fungo per la produzione di nuovi farmaci.

Come sottolineato da Panaccione, “Le ipomee contengono elevate concentrazioni di derivati dell’acido lisergico simili, che conferiscono loro le loro attività psichedeliche”. Ha aggiunto che “molte cose sono tossiche. Ma se somministrate nel dosaggio corretto o modificate, possono essere farmaci utili. Studiandole, potremmo trovare modi per aggirare gli effetti collaterali. Questi sono grandi problemi per la medicina e l’agricoltura”.

Questa ricerca potrebbe quindi portare a nuove scoperte nel campo farmaceutico, offrendo potenzialmente nuove strategie per sviluppare farmaci a partire da composti naturali complessi.

Questa scoperta rivoluzionaria non solo risolve un mistero botanico di lunga data, ma apre anche nuove e stimolanti prospettive per la ricerca scientifica e le sue applicazioni pratiche.

 

La ricerca è pubblicata su Mycologia

 

Foto di Daniel Kirsch da Pixabay