Negli ultimi cinque anni i minorenni denunciati dalle forze di polizia all’a.g. per spaccio di stupefacenti sono andati aumentando passando dai 1.066 del 2014 ai 1.334 del 2017 secondo dati contenuti nelle relazioni annuali della DCSA. I dati del 2018 ancora ufficiosi e non consolidati, in fase di elaborazione per la redazione del rapporto della DCSA ( sarà pubblicato a metà anno), confermano il trend in aumento. Sono aumentati anche i giovani infraquindicenni coinvolti nello spaccio passati dai 44 del 2014 ai 54 del 2017. Ancor più rilevante la forbice che si rileva dei giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni denunciati per spaccio, passati dai 2.976 del 2014 ai 3.852 del 2017 ( sul totale di 35.190 persone denunciate), con un distribuzione sul territorio nazionale maggiore nel nord (1.670), seguita dal sud e isole (1.144) e dal centro (1.038). Nel 2018, i minori denunciati sono stati 1.149 (dato provvisorio) e 212 quelli nei primi due mesi del 2019.
Se, dunque, il consumo di droghe da parte dei giovani è diventato un serio problema come ci ricordano i rapporti annuali di importanti istituzioni nazionali come il Dipartimento delle Politiche Antidroga (DAP), europee come l’Osservatorio delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA) e mondiali come il World Drug Report dell’UNODC, anche lo spaccio da parte dei giovani ( e giovanissimi) ha assunto aspetti molto preoccupanti. Uno degli ultimi episodi in ordine di tempo è di un paio di giorni fa,a Torino, dove i poliziotti hanno denunciato un pusher di 15 anni, senegalese, recidivo, dopo che aveva ceduto alcune dosi di crack ad un uomo. Ma non è purtroppo, soltanto lo spaccio di stupefacenti che vede coinvolti sempre di più i giovani. Ci sono segnali ancor più allarmanti di devianza giovanile come si rileva dagli ultimissimi episodi di cronaca di Roma e di Ragusa. Nella capitale la polizia ha arrestato due romeni e due egiziani, tutti quindicenni, indagati per una quarantina di episodi di estorsioni, rapine, minacce e furti commessi nell’arco di cinque mesi ad Acilia e nella zona dell’Eur. In Sicilia, invece, un diciassettenne marocchino è stato arrestato dalla squadra mobile dopo aver collezionato diverse estorsioni, furti e rapine in danno di giovani e giovanissimi. Molteplici le cause di questa violenza giovanile e tra queste, quasi certamente, il contesto familiare problematico, la mancanza di opportunità educative, una cultura della violenza diffusa nello stesso ambito familiare, la esclusione dal sistema educativo formale.
Giovani, spesso, figli di migranti, giunti in Italia per ricongiungersi con i genitori che inseriti in un contesto sociale nuovo in cui si sentono emarginati e con evidenti difficoltà di inserimento, isolati culturalmente, non trovano altra possibilità di affermazione se non nella forza del gruppo etnico o nella pratica della violenza. Torna, allora, ad essere fondamentale il tema che l’aumento della criminalità e della devianza giovanile va affrontato di pari passo con una politica ed una prassi di reale integrazione dei migranti e delle seconde generazioni. Il vero problema, alla fine, continua ad essere “..quell’assenza di diritti fondamentali che genera insicurezza e sofferenza per gli immigrati, con conseguenze su noi stessi..” come rimarcava Franco Bentivogli nel Dossier Caritas/Migrantes di nove anni fa. Tema sul quale, da anni, la politica in generale continua a fare “le orecchie da mercante” salvo diventare superattiva e puntigliosa quando si parla di espulsioni e rimpatri di stranieri irregolari.
Per il sito paoloberretta.com – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).