Nel novembre del 2008 partecipai, in qualità di relatore su invito, alla presentazione del 9° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza, realizzato da Eurispes e Telefono Azzurro.

Era un appuntamento particolarmente significativo perché metteva al centro dell’attenzione le trasformazioni che stavano interessando il mondo dei bambini e, soprattutto, degli adolescenti: comportamenti, relazioni, nuovi media, condizioni di disagio, esposizione ai rischi e cambiamenti negli stili di vita.

Il 9° Rapporto Eurispes-Telefono Azzurro raccoglieva i risultati di un’indagine condotta nelle scuole che aveva coinvolto quasi 6.000 bambini e ragazzi tra i 7 e i 19 anni, offrendo una fotografia articolata della condizione delle giovani generazioni italiane.

Il mio intervento partiva proprio da questo scenario, concentrandosi su un tema al quale lavoravo da anni presso l’Istituto Superiore di Sanità: il rapporto tra giovani e uso di sostanze psicoattive, con particolare attenzione agli ambienti ricreativi e ai luoghi di aggregazione giovanile.

Giovani, sostanze psicoattive e ambienti ricreativi

All’epoca era già evidente come parlare di droghe tra i giovani richiedesse di andare oltre una lettura esclusivamente centrata sulla dipendenza.

Una parte importante del fenomeno riguardava infatti l’uso di sostanze psicoattive in contesti ricreativi, frequentemente associato alla vita notturna, alle discoteche, ai locali, agli eventi musicali e, più in generale, agli spazi nei quali i giovani costruivano occasioni di incontro, socializzazione e divertimento.

Il punto di partenza della mia relazione era quindi il mondo dei giovani.

Comprendere il fenomeno significava osservare non soltanto quali sostanze venissero utilizzate, ma anche dove, quando, perché e secondo quali nuove modalità di consumo.

Questa prospettiva era strettamente collegata al lavoro che conducevo già da diversi anni all’Istituto Superiore di Sanità.

Dal 2003 la mia attività di ricerca aveva infatti riguardato specificamente la prevenzione dell’uso di sostanze stupefacenti e psicotrope tra i giovani, attraverso lo studio di differenti modalità di comunicazione per diffondere i risultati della ricerca scientifica negli ambiti di aggregazione giovanile, in particolare nelle discoteche, e attraverso l’individuazione di indicatori utili a valutare l’efficacia degli interventi di tutela della salute negli ambienti ricreativi.

Era un’impostazione che considerava il luogo del consumo e il contesto sociale non come elementi accessori, ma come parti essenziali per comprendere il fenomeno.

Il consumo ricreativo non è un fenomeno statico

Uno degli aspetti più importanti riguardava la continua trasformazione delle modalità di consumo.

Il mercato delle sostanze psicoattive non era statico e, parallelamente, non lo erano i comportamenti dei consumatori.

Accanto alle sostanze tradizionalmente conosciute potevano comparire nuove formulazioni, nuove associazioni, sostanze adulterate o modalità di assunzione differenti. Cambiavano inoltre i linguaggi, i circuiti di diffusione delle informazioni e le rappresentazioni del rischio.

Per questo motivo diventava fondamentale osservare i trend emergenti.

Proprio nel 2008 avevo partecipato, come membro del comitato scientifico, alla realizzazione del prodotto multimediale “Emerging Trends, Cocaina-Atropina”, finanziato all’Istituto Superiore di Sanità dal Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga. Il progetto affrontava il consumo di cocaina e i rischi connessi anche alle nuove formulazioni presenti sul mercato illecito, ed era stato pensato anche come strumento destinato a studenti, insegnanti e operatori impegnati negli ambiti di aggregazione giovanile.

Il problema, quindi, non era soltanto conoscere le droghe già note.

Occorreva costruire strumenti capaci di accorgersi rapidamente dei cambiamenti.

Dall’osservazione dei giovani alla necessità dell’early warning

È proprio da questa riflessione che la mia relazione passava alla seconda parte: il Sistema Nazionale di Allerta Precoce e Risposta Rapida per le Droghe.

Il collegamento era diretto.

Se i consumi giovanili e ricreativi possono modificarsi rapidamente, se nuove sostanze possono comparire sul mercato e se una sostanza conosciuta può essere venduta con composizioni o concentrazioni differenti, la sanità pubblica deve disporre di meccanismi capaci di individuare tempestivamente questi segnali.

Il concetto di early warning nasce da questa esigenza: ridurre quanto più possibile la distanza temporale tra la comparsa di un nuovo rischio e la capacità delle istituzioni di riconoscerlo, valutarlo e comunicarlo.

Nel 2008 il sistema italiano si trovava proprio in una fase importante della propria costruzione e organizzazione.

Il 2 settembre 2008 fui designato come membro di staff presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Politiche Antidroga per l’attuazione del programma “Sistema di allerta precoce”.

L’11 settembre 2008 partecipai quindi all’incontro sul Sistema di Allerta Precoce promosso congiuntamente dal Dipartimento Politiche Antidroga e dall’Istituto Superiore di Sanità. Nello stesso periodo fui nominato componente del gruppo di lavoro, con funzioni di supporto tecnico-scientifico, del Sistema di Allerta Precoce e Risposta Rapida per le Droghe.

Tra ottobre e dicembre dello stesso anno collaborai inoltre alla sistematizzazione del network nazionale Early Warning System – EWS e, nell’ambito del progetto REITOX 2, alla diffusione del sistema “Geo Drugs Alert”, sviluppato per contribuire all’individuazione di nuove droghe e nuove modalità di consumo e ridurre il rischio di intossicazioni acute di carattere diffusivo.

Perché un sistema di allerta era importante per i giovani

Presentare il Sistema di Allerta all’interno di un appuntamento dedicato alla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza aveva quindi una precisa coerenza.

L’early warning non rappresentava un argomento separato rispetto al tema dei giovani.

Era, al contrario, una delle possibili risposte istituzionali alla crescente complessità dei comportamenti di consumo.

Osservare i contesti ricreativi, individuare precocemente nuove modalità di assunzione, intercettare la comparsa di sostanze sconosciute o particolarmente pericolose e far circolare rapidamente l’informazione tra laboratori, servizi sanitari e istituzioni significava rafforzare concretamente la capacità di prevenzione.

Non basta infatti sapere che una determinata sostanza esiste.

Occorre sapere quando compare, dove viene rilevata, come viene utilizzata, con quali altre sostanze viene associata e quali effetti sanitari vengono osservati.

È questo passaggio dall’informazione alla sorveglianza che rende un sistema di allerta uno strumento di salute pubblica.

Il valore della comunicazione nella prevenzione

Esisteva poi un secondo elemento centrale nella mia attività: la comunicazione scientifica.

Intercettare un rischio ha valore soltanto se l’informazione riesce successivamente a raggiungere in modo tempestivo e comprensibile chi deve utilizzarla.

In quegli anni avevo già lavorato a lungo proprio sulla comunicazione della prevenzione negli ambienti del divertimento e dell’aggregazione giovanile, studiando modalità e linguaggi in grado di trasferire conoscenze scientifiche senza ricorrere a messaggi semplicemente allarmistici.

Il giovane non può essere considerato esclusivamente il destinatario passivo di un divieto.

Una strategia di prevenzione efficace deve cercare di comprenderne i comportamenti, i linguaggi, la percezione del rischio e il contesto sociale nel quale vengono prese determinate decisioni.

Questa impostazione aveva caratterizzato anche il precedente Studio Cariddi, nel quale avevo coordinato il gruppo di lavoro dedicato alla “Comunicazione scientifica per la tutela della salute nei luoghi di divertimento”, e sarebbe rimasta negli anni una componente importante della mia attività nel settore delle dipendenze.

Dal 2008 a un sistema nazionale sempre più strutturato

Il Sistema di Allerta si sarebbe successivamente evoluto e strutturato attraverso differenti fasi organizzative e istituzionali.

Oggi l’Istituto Superiore di Sanità rappresenta il riferimento nazionale nel network europeo di allerta precoce sulle nuove sostanze psicoattive e il sistema consente la raccolta e la condivisione delle informazioni provenienti dalla rete nazionale. Informazioni istituzionali sul sistema sono disponibili nella pagina dell’ISS dedicata allo SNAP – Sistema Nazionale di Allerta Precoce contro la droga.

Ma per comprendere pienamente il significato di questi strumenti occorre ricordare la domanda dalla quale si partiva già allora: come proteggere meglio la salute dei giovani in uno scenario nel quale sostanze, comportamenti e modalità di consumo possono cambiare rapidamente?

Una riflessione che conserva la sua attualità

Rileggere oggi quell’intervento del 2008 significa soprattutto riconoscere come alcune questioni fossero già chiaramente individuabili.

Il rapporto tra giovani, divertimento e sostanze psicoattive richiedeva un approccio multidisciplinare capace di unire ricerca, prevenzione, tossicologia, epidemiologia, comunicazione e capacità di osservare tempestivamente i nuovi fenomeni.

Il Sistema di Allerta rappresentava uno degli strumenti attraverso i quali tradurre questa impostazione in una risposta operativa.

Ma il punto di partenza rimaneva — e rimane ancora oggi — la comprensione del mondo giovanile.

Prevenire significa conoscere i contesti nei quali i comportamenti si sviluppano, evitare letture semplicistiche, osservare le trasformazioni del fenomeno e riuscire a trasferire informazioni scientificamente corrette alle persone e alle istituzioni prima che un rischio emergente possa produrre conseguenze più ampie.

La partecipazione su invito alla presentazione del 9° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza rappresentò, in questo senso

, un’occasione importante per mettere in relazione due dimensioni che non possono essere separate: la conoscenza dei comportamenti giovanili e la capacità della sanità pubblica di anticipare i nuovi rischi correlati alle droghe.

 

 

 

 


Fonti e approfondimenti