Nel 2016 un gruppo multidisciplinare dell’Istituto Superiore di Sanità pubblicò una ricerca dedicata a comportamenti di consumo che sfuggivano alle tradizionali classificazioni epidemiologiche.

Il lavoro, intitolato Emerging trends in consuming behaviours for non-controlled substances by Italian urban youth: a cross sectional study, esaminava l’impiego di alcol, energy drink, prodotti destinati al miglioramento delle prestazioni fisiche, steroidi anabolizzanti, farmaci per la funzione sessuale e sostanze psicoattive emergenti.

La ricerca fu firmata da Roberta Pacifici, Ilaria Palmi, Paolo Vian, Alessandra Andreotti, Claudia Mortali, Paolo Berretta, Luisa Mastrobattista e Simona Pichini.

Lo studio fu finanziato attraverso il Fondo per le Politiche Giovanili della Presidenza del Consiglio dei ministri.

La pubblicazione apparve sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità, rivista peer reviewed, indicizzata in MEDLINE, Scopus e Web of Science. Il Journal Impact Factor dichiarato dalla rivista per il 2025 è pari a 2,1.

Come fu realizzata l’indagine

Lo studio adottò un disegno multicentrico e trasversale. Furono raccolti 2.621 questionari compilati da adolescenti e giovani adulti tra 14 e 35 anni: 1.315 uomini e 1.306 donne.

Il questionario anonimo comprendeva 68 domande, articolate in cinque aree:

  1. caratteristiche personali e livello di istruzione;
  2. situazione socioeconomica e lavorativa;
  3. relazioni familiari e gruppo dei pari;
  4. tempo libero e stili di vita;
  5. consumo di sostanze e prodotti prestazionali.

Per ciascuna categoria furono esaminate le esperienze di consumo almeno una volta nella vita, le motivazioni, la conoscenza dei possibili danni, le modalità di approvvigionamento e la relazione con sport, vita notturna, Internet, amici e famiglia. Per i minorenni era previsto il consenso scritto dei genitori; il protocollo era stato approvato dal comitato etico istituzionale.

L’elemento innovativo consisteva nel non considerare ogni prodotto isolatamente. L’indagine cercava di ricostruire l’ecosistema sociale nel quale il consumo prendeva forma: la palestra, la discoteca, il gruppo di amici, il web e le aspettative di miglioramento dell’immagine o delle prestazioni.

I principali risultati

L’alcol risultò il prodotto più frequentemente sperimentato, con una prevalenza complessiva del 70,9%. Seguivano:

  • energy drink: 20,1%;
  • prodotti per migliorare la prestazione fisica: 14,3%;
  • prodotti allora classificati come smart drugs: 3,1%;
  • farmaci o prodotti per il potenziamento sessuale: 3,3% tra gli uomini;
  • steroidi androgeni anabolizzanti: 1,2% nel campione complessivo.

I dati non indicavano necessariamente un uso abituale o una dipendenza: la domanda riguardava infatti l’assunzione almeno una volta nella vita.

Questa distinzione è essenziale per evitare di trasformare una misura di sperimentazione in una stima di consumo problematico.

L’età modificava sensibilmente i profili. L’uso di energy drink era più elevato tra i ragazzi di 14-17 anni, mentre l’alcol raggiungeva valori maggiori nelle fasce successive.

I farmaci per il miglioramento della funzione sessuale erano riportati esclusivamente dagli uomini e soprattutto dal gruppo più adulto. Gli integratori e i prodotti per la prestazione fisica erano collegati prevalentemente all’attività sportiva.

Una percezione del rischio molto diseguale

Oltre nove partecipanti su dieci riconoscevano i possibili danni dell’alcol. La consapevolezza era invece sensibilmente più bassa per altri prodotti:

  • smart drugs: 71,4%;
  • farmaci per il potenziamento sessuale: 62,4%;
  • steroidi anabolizzanti: 61,5%;
  • energy drink: 57,4%;
  • prodotti per la prestazione fisica: 56,1%.

Il dato più rilevante non era quindi soltanto la frequenza d’uso, ma il divario tra disponibilità commerciale e consapevolezza sanitaria.

Un prodotto venduto in modo legale, presentato come integratore o pubblicizzato attraverso richiami a energia, vitalità e performance poteva essere percepito come intrinsecamente sicuro.

La letteratura successiva ha confermato che il consumo di energy drink è particolarmente diffuso tra adolescenti e giovani adulti.

Una meta-analisi internazionale ha stimato una prevalenza aggregata di consumo almeno una volta nella vita del 54,7%, sebbene con un’eterogeneità molto elevata tra studi, definizioni e Paesi; questi valori non sono quindi direttamente confrontabili con il campione italiano del 2013-2014.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 ha inoltre rilevato associazioni tra energy drink, disturbi del sonno, sintomi psicologici e diversi comportamenti a rischio.

Gran parte delle evidenze rimane però osservazionale: non è possibile concludere che le bevande energetiche siano la causa unica o diretta di tali esiti.

Il ruolo decisivo dei pari e dei contesti ricreativi

La regressione logistica individuò come associazione più forte l’influenza degli amici che conoscevano o utilizzavano quei prodotti. L’odds ratio era pari a 8,8. Seguivano:

  • frequentazione di discoteche o altri luoghi ricreativi: OR 5,4;
  • età compresa tra 25 e 35 anni: OR 3,0;
  • sesso maschile: OR 2,5;
  • utilizzo di Internet per informarsi o acquistare: OR 2,1;
  • relazione negativa con la madre: OR 2,1;
  • vita al di fuori del nucleo familiare: OR 1,4.

Questi valori non significano che gli amici, la discoteca o una relazione familiare difficile “causino” automaticamente il consumo. Indicano che, nel campione esaminato, tali caratteristiche erano statisticamente associate a una maggiore probabilità di riferire l’uso dei prodotti considerati.

Il dato sui pari aveva una chiara rilevanza preventiva. Il consumo non appariva come una scelta esclusivamente individuale, ma come un comportamento modellato dalle norme del gruppo, dall’imitazione, dalla disponibilità delle sostanze e dai contesti nei quali il loro impiego veniva normalizzato.

La poliassunzione come segnale di vulnerabilità

Lo studio rilevò associazioni significative tra consumo di alcol, energy drink e smart drugs. L’uso di steroidi anabolizzanti risultava inoltre associato all’assunzione di alcol, energy drink e sostanze psicoattive emergenti.

Non era quindi sufficiente valutare un singolo prodotto. La coesistenza di più consumi poteva aumentare l’imprevedibilità degli effetti e rendere meno efficace una prevenzione costruita per compartimenti separati.

Questa impostazione resta attuale. L’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe sottolinea che i giovani possono accedere a una gamma sempre più ampia di sostanze e utilizzarle insieme all’alcol, mentre le nuove sostanze psicoattive sono progressivamente integrate nei mercati delle droghe tradizionali.

Internet come nuovo spazio di approvvigionamento

Tra gli aspetti più lungimiranti del lavoro vi era l’attenzione dedicata al web. Già allora gli autori osservavano che farmaci, integratori, prodotti psicoattivi e presunti potenziatori potevano essere cercati e acquistati in modo anonimo, con il rischio di ricevere sostanze contraffatte, non dichiarate o di composizione diversa da quella attesa.

Oggi questo rischio è ancora più evidente. L’EUDA documenta la vendita delle nuove sostanze psicoattive attraverso siti web, social media, darknet, negozi fisici e prodotti presentati come alternative “legali”.

Internet e la globalizzazione delle filiere chimiche hanno favorito produzione, commercializzazione e distribuzione su scala industriale.

Nel 2025 sono state segnalate per la prima volta in Europa 50 nuove sostanze psicoattive; alla fine dello stesso anno l’EUDA ne monitorava complessivamente 1.050.

Nel 2024 furono rilevate circa 400 sostanze già note e furono segnalate oltre 55 tonnellate di materiali contenenti nuove sostanze psicoattive.

Questi dati confermano la validità dell’intuizione originaria: il controllo normativo non riesce da solo a eliminare un mercato capace di sostituire rapidamente una molecola con un’altra.

Il rischio legato agli steroidi anabolizzanti

Nel campione italiano la prevalenza dichiarata di steroidi anabolizzanti era numericamente contenuta, ma il dato assumeva rilievo per la giovane età dei partecipanti, per l’associazione con l’attività sportiva e per la contemporanea esposizione ad altre sostanze.

Le revisioni successive hanno descritto possibili conseguenze cardiovascolari, endocrine, riproduttive, epatiche e neuropsichiatriche dell’uso improprio di steroidi androgeni anabolizzanti.

La qualità delle evidenze non è uniforme, soprattutto per gli effetti a lunghissimo termine, ma il rischio multi-organo è sufficientemente documentato da configurare il fenomeno come un problema di sanità pubblica.

Una revisione sistematica del 2024 ha inoltre evidenziato che, tra le donne, la prevalenza è molto più elevata nei sottogruppi di bodybuilder e frequentatrici di palestre rispetto alla popolazione generale.

Anche questo risultato sostiene la necessità di interventi specifici negli ambienti sportivi e del fitness, senza limitare la prevenzione agli atleti professionisti.

Cosa produsse concretamente per la salute pubblica

Il lavoro non era una sperimentazione clinica né una campagna preventiva. Non è quindi corretto attribuirgli una riduzione diretta dei consumi o degli eventi avversi. Il suo contributo alla salute pubblica fu principalmente epidemiologico, conoscitivo e programmatorio.

La ricerca:

  • ampliò la sorveglianza oltre le sostanze illegali tradizionali;
  • identificò una ridotta percezione del rischio per prodotti commercialmente accessibili;
  • mostrò il ruolo del gruppo dei pari, dei luoghi del divertimento, delle palestre e di Internet;
  • segnalò la presenza di poliassunzione;
  • individuò popolazioni e contesti nei quali concentrare prevenzione e intervento precoce;
  • mise in evidenza la necessità di integrare farmacologia, epidemiologia, psicologia, sociologia e comunicazione sanitaria;
  • contribuì a spostare l’attenzione dalla semplice legalità del prodotto alla modalità concreta con cui viene usato.

Il valore del lavoro risiede soprattutto nell’avere rappresentato il consumo come un comportamento inserito in sistemi sociali e commerciali, non come un problema riconducibile soltanto alla volontà individuale.

Come aggiornare oggi le indicazioni preventive

La conclusione originaria richiamava campagne informative e iniziative di sensibilizzazione. La ricerca contemporanea impone però una precisazione: la sola trasmissione di informazioni sui danni raramente modifica in modo stabile i comportamenti.

Il portale europeo delle buone pratiche sottolinea che gli interventi più solidi agiscono su competenze personali, norme sociali, regolazione emotiva, influenza dei pari, ambiente scolastico, relazioni familiari e caratteristiche dei luoghi del divertimento.

Le strategie possono comprendere programmi di life skills, correzione delle convinzioni normative, formazione del personale dei locali, interventi brevi, disponibilità di acqua, gestione degli spazi, controllo della vendita e misure rivolte ai gruppi vulnerabili.

Alla luce dei risultati dello studio ISS, una prevenzione moderna dovrebbe quindi articolarsi in più ambienti:

Scuole: educazione critica alla pubblicità, alle pressioni del gruppo e alle false promesse di prestazione.

Luoghi del divertimento: formazione degli operatori, interventi ambientali, riduzione dei rischi e identificazione precoce delle situazioni problematiche.

Palestre e centri sportivi: informazione indipendente su integratori, doping, immagine corporea e steroidi anabolizzanti.

Famiglie: rafforzamento della comunicazione, del monitoraggio appropriato e delle competenze genitoriali.

Ambiente digitale: sorveglianza delle offerte online, contrasto alla vendita illecita e comunicazione rapida sui nuovi rischi.

Servizi sanitari: domande sistematiche e non giudicanti su integratori, farmaci per la prestazione, energy drink e prodotti acquistati sul web.

Gli standard UNODC e OMS raccomandano analogamente programmi fondati sullo sviluppo positivo dei bambini e degli adolescenti, sull’evidenza scientifica e sull’integrazione tra famiglia, scuola, comunità e servizi.

Un lavoro ancora attuale

A distanza di anni, alcune categorie e definizioni utilizzate nello studio devono essere aggiornate. Il problema scientifico individuato, invece, è diventato ancora più rilevante.

La disponibilità di nuove sostanze, integratori, farmaci utilizzati senza indicazione clinica e prodotti venduti online rende sempre meno efficace la semplice distinzione tra “droga illegale” e “prodotto legale”.

La sanità pubblica deve valutare composizione, modalità d’uso, dose, combinazioni, contesto sociale, vulnerabilità individuali e qualità delle informazioni disponibili.

Lo studio ISS contribuì a rendere visibile questa zona intermedia. Il suo messaggio più duraturo è che la prevenzione deve seguire l’evoluzione reale dei comportamenti giovanili, intervenendo prima che un prodotto apparentemente innocuo o socialmente accettato diventi parte di un modello più ampio di consumo rischioso.


Tabella delle fonti scientifiche

Autore/Anno Titolo Rivista o istituzione Impact Factor Contributo al testo
Pacifici et al., 2016 Emerging trends in consuming behaviours for non-controlled substances by Italian urban youth Annali dell’Istituto Superiore di Sanità 2,1, dato 2025 Studio originale, campione, prevalenze, fattori associati e ruolo degli autori
Ajibo et al., 2024 Consumption of energy drinks by children and young people Public Health Non riportato: dato corrente non verificato in fonte aperta ufficiale Aggiornamento sugli effetti e sui correlati del consumo di energy drink
Aonso-Diego et al., 2024 Prevalence of energy drink consumption world-wide Addiction 5,9 Meta-analisi sulla diffusione globale degli energy drink
Albano et al., 2021 Adverse Effects of Anabolic-Androgenic Steroids Healthcare 3,3 Rischi sistemici connessi all’uso improprio di steroidi anabolizzanti
Piatkowski et al., 2024 What is the prevalence of anabolic-androgenic steroid use among women? Addiction 5,9 Prevalenza nei sottogruppi di bodybuilder, atlete e frequentatrici di palestre
EFSA, 2015 Scientific Opinion on the Safety of Caffeine Autorità europea per la sicurezza alimentare Non applicabile Soglie di riferimento e valutazione della caffeina in adolescenti e adulti
EUDA, 2026 European Drug Report 2026: New psychoactive substances Agenzia dell’Unione europea sulle droghe Non applicabile Aggiornamento su NPS, sequestri, nuove molecole e rischi emergenti
EMCDDA–Europol, 2024 EU Drug Market: New psychoactive substances Agenzie dell’Unione europea Non applicabile Mercati online, social media, filiere e sistemi di allerta
UNODC–WHO, 2018 International Standards on Drug Use Prevention Nazioni Unite e OMS Non applicabile Principi per una prevenzione multicomponente basata sull’evidenza
EUDA, aggiornamento 2023 Prevention Toolkit Agenzia dell’Unione europea sulle droghe Non applicabile Limiti delle campagne solo informative e interventi efficaci

L’Impact Factor è un indicatore riferito alla rivista e non costituisce una misura diretta della qualità del singolo articolo.


Bibliografia e link cliccabili

  1. Pacifici R, Palmi I, Vian P, et al. Emerging trends in consuming behaviours for non-controlled substances by Italian urban youth. Ann Ist Super Sanità. 2016;52(1):104-113. PubMedDOI.
  2. Ajibo C, Van Griethuysen A, Visram S, Lake AA. Consumption of energy drinks by children and young people: a systematic review. Public Health. 2024;227:274-281.
  3. Aonso-Diego G, et al. Prevalence of energy drink consumption world-wide: a systematic review and meta-analysis. Addiction. 2024;119:438-463.
  4. Albano GD, Amico F, Cocimano G, et al. Adverse Effects of Anabolic-Androgenic Steroids: A Literature Review. Healthcare. 2021;9:97.
  5. Piatkowski T, Whiteside B, Robertson J, et al. What is the prevalence of anabolic-androgenic steroid use among women?. Addiction. 2024.
  6. European Food Safety Authority. Scientific Opinion on the Safety of Caffeine. EFSA Journal. 2015;13(5):4102.
  7. European Union Drugs Agency. European Drug Report 2026: New psychoactive substances.
  8. EMCDDA, Europol. EU Drug Market: New psychoactive substances. 2024.
  9. UNODC, World Health Organization. International Standards on Drug Use Prevention. Second updated edition.
  10. European Union Drugs Agency. Prevention Toolkit.