Una nuova citazione scientifica, pubblicata nei primi giorni di settembre 2026, offre l’occasione per tornare su un aspetto dell’analisi tossicologica che negli ultimi anni sta assumendo un’importanza crescente: non sempre conoscere la concentrazione totale di una sostanza chirale è sufficiente per descriverne il comportamento nell’organismo.

Il 2 settembre 2026 Journal of Chromatography B ha pubblicato la review Chiral HPLC in biomedical and pharmaceutical analysis: Method development challenges and application–oriented strategies, di Jakanovski e colleghi [1]. Il lavoro analizza la cromatografia liquida chirale da una prospettiva deliberatamente applicativa: non si limita cioè a descrivere le fasi stazionarie disponibili o a catalogare separazioni ottenute sperimentalmente, ma affronta il problema più difficile del passaggio da una separazione cromatografica promettente a un metodo realmente utilizzabile.

Tra i 115 riferimenti bibliografici selezionati dagli autori compare il lavoro pubblicato online nell’ottobre 2023 e successivamente incluso nel volume 238 del Journal of Pharmaceutical and Biomedical Analysis: Development of enantioselective high-performance liquid chromatography-tandem mass spectrometry method for the quantitative determination of 3,4-methylenedioxy-methamphetamine (MDMA) and its phase-1 metabolites in human biological fluids [2]. Si tratta del lavoro, di cui sono coautore, dedicato allo sviluppo di un metodo LC-MS/MS capace di separare e quantificare in maniera enantioselettiva MDMA e alcuni dei suoi principali metaboliti in differenti fluidi biologici.

È un’ulteriore citazione nel 2026 di questo filone di ricerca. Più interessante del semplice dato bibliometrico, tuttavia, è capire perché uno studio focalizzato su MDMA possa essere pertinente all’interno di una review generale sullo sviluppo della HPLC chirale.

Cosa affronta la nuova review sulla HPLC chirale

Il punto di partenza di Jakanovski e colleghi è apparentemente semplice: ottenere due picchi distinti per due enantiomeri non significa avere automaticamente sviluppato un buon metodo bioanalitico.

Nella ricerca farmaceutica e biomedica le condizioni sono molto più impegnative. Gli analiti possono essere presenti a basse concentrazioni, devono essere misurati in matrici complesse, possono coesistere con metaboliti e sostanze interferenti e, sempre più frequentemente, la separazione cromatografica deve essere compatibile con una rivelazione mediante spettrometria di massa [1].

La review concentra quindi l’attenzione su una serie di elementi che devono funzionare insieme: selettività cromatografica, preparazione del campione, effetti di matrice, scelta del sistema di rivelazione, ordine di eluizione degli enantiomeri, stabilità stereochimica e validazione del metodo. Gli autori pongono particolare enfasi sul passaggio dallo screening iniziale delle colonne chirali a metodi validati, destinati a settori quali controllo di qualità farmaceutico, farmacocinetica stereoselettiva, studi di legame farmaco-proteina, tossicologia forense e metabolomica chirale [1].

È precisamente in questo passaggio che il lavoro su MDMA assume un significato metodologico.

Il lavoro su MDMA: cosa era stato realmente sviluppato

MDMA, HMA, HMMA e MDA pongono un problema analitico che va oltre la semplice identificazione della molecola.

Il lavoro del 2023/2024 aveva sviluppato metodi HPLC accoppiati alla spettrometria di massa tandem per la determinazione quantitativa ed enantioselettiva di MDMA e dei principali metaboliti di fase 1 HMA, HMMA e MDA, considerando quattro differenti matrici biologiche umane: plasma, sudore, fluido orale e urina [2].

Questa scelta è importante. Un metodo sperimentato esclusivamente con standard in solvente dimostra la possibilità teorica della separazione; un metodo applicato a campioni biologici deve invece confrontarsi con proteine, sali, metaboliti endogeni, componenti cellulari e numerose altre sostanze che possono interferire con l’estrazione, la cromatografia o la ionizzazione in spettrometria di massa.

Per affrontare la separazione degli enantiomeri furono utilizzate due colonne chirali basate su selettori polisaccaridici.

La colonna Lux AMP consentiva la separazione alla linea di base degli enantiomeri di MDMA, HMA e HMMA, mentre, nelle condizioni sperimentali adottate, non permetteva di separare adeguatamente gli enantiomeri di MDA. La Lux i-Amylose-3, basata su amylose tris(5-chloro-3-methylphenylcarbamate), mostrava invece una diversa selettività: consentiva la separazione di MDMA, HMMA e MDA, ma non quella di HMA [2].

Questa complementarità è uno degli aspetti metodologicamente più interessanti dello studio. Mostra infatti un principio ben noto nello sviluppo dei metodi chirali: non esiste necessariamente una singola fase stazionaria ottimale per tutti gli analiti strutturalmente correlati.

I campioni venivano quindi analizzati alternativamente mediante le due colonne, utilizzando una fase mobile costituita da acetonitrile contenente il 25% di tampone bicarbonato d’ammonio 5 mM a pH 11,0. I tempi di analisi erano inferiori a quattro minuti con Lux AMP e a sei minuti con Lux i-Amylose-3 [2].

Il passaggio decisivo, però, era successivo alla separazione: entrambi i metodi furono validati e applicati alla determinazione enantioselettiva nei fluidi biologici umani. L’applicazione consentì inoltre di confermare un metabolismo enantioselettivo della MDMA nelle condizioni dello studio [2].

Dal “separare” al “misurare”: dove nasce il ponte scientifico

Il collegamento con la review del 2026 diventa più evidente se si distingue tra tre livelli.

Il primo è l’enantioriconoscimento: una fase stazionaria deve interagire diversamente con i due enantiomeri.

Il secondo è l’enantioseparazione cromatografica: questa differenza deve produrre una risoluzione sufficiente affinché i due componenti possano essere misurati separatamente.

Il terzo, decisamente più complesso, è la bioanalisi quantitativa applicata: il metodo deve continuare a funzionare quando gli analiti si trovano a concentrazioni realistiche all’interno di matrici biologiche e deve produrre risultati sufficientemente affidabili e riproducibili.

È quest’ultimo passaggio che la review del 2026 mette al centro del proprio ragionamento [1].

Le attuali linee guida sulla validazione bioanalitica ribadiscono lo stesso principio generale. L’ICH M10 sottolinea che un metodo destinato alla quantificazione di farmaci o metaboliti in matrici biologiche deve essere adeguatamente caratterizzato, validato e documentato affinché i dati prodotti siano affidabili per il loro specifico scopo [6].

Il lavoro su MDMA fornisce quindi un caso sperimentale pertinente: la scelta della fase stazionaria non costituisce il punto di arrivo, ma una componente di un workflow più ampio che comprende selettività, compatibilità con LC-MS/MS, prestazioni nelle diverse matrici e validazione.

Questo è il nodo di congiunzione scientificamente più solido tra i due lavori.

Va tuttavia mantenuta una distinzione importante. La presenza del riferimento bibliografico nella review è verificata. Il full text attualmente accessibile non permette invece di controllare la frase esatta nella quale il lavoro è citato. Attribuire agli autori una formulazione specifica — per esempio affermare che abbiano indicato il metodo MDMA come “modello” o “standard” — andrebbe oltre ciò che le fonti consentono di documentare.

Perché l’enantioselettività può aggiungere informazione tossicologica

La spettrometria di massa offre elevata sensibilità e specificità, ma due enantiomeri possiedono la stessa massa molecolare. Per distinguerli occorre introdurre nel percorso analitico un meccanismo capace di discriminare la loro configurazione stereochimica.

Questa distinzione non costituisce necessariamente un esercizio puramente chimico. In farmacologia e tossicologia gli enantiomeri di una stessa molecola possono differire per interazione con bersagli biologici, metabolismo, distribuzione ed eliminazione.

Una review pubblicata nel 2024 su TrAC Trends in Analytical Chemistry ha evidenziato proprio il valore aggiunto delle tecniche enantioselettive nella tossicologia clinica e forense: quando correttamente progettate, possono fornire informazioni che un’analisi non enantioselettiva non è in grado di ottenere [4]. Per le sostanze chirali, conoscere soltanto la concentrazione complessiva dei due enantiomeri può quindi risultare meno informativo rispetto alla ricostruzione del loro andamento separato [4].

Naturalmente questo non significa che l’analisi chirale sia necessaria per ogni quesito tossicologico. È una metodologia più complessa e deve essere utilizzata quando l’informazione stereochimica risponde a una domanda clinica, farmacocinetica, forense o di ricerca precisa.

È proprio questa logica “application-oriented” a caratterizzare anche la review del 2026.

Il ruolo delle fasi stazionarie polisaccaridiche

Un ulteriore elemento di continuità riguarda le fasi stazionarie chirali basate su polisaccaridi.

Nel metodo MDMA vengono utilizzate Lux AMP e Lux i-Amylose-3 [2]. Una recente panoramica di Chankvetadze sulle fasi stazionarie polisaccaridiche, pubblicata nel 2026 in Methods in Molecular Biology, descrive l’evoluzione di questi materiali, la loro stabilità in differenti condizioni di pH, i meccanismi di riconoscimento chirale e le applicazioni bioanalitiche più recenti [5].

È significativo che anche questa rassegna del 2026 riporti tra i propri riferimenti il lavoro su MDMA del 2023/2024 [5]. Non significa che una specifica tecnologia sia diventata universalmente preferibile, ma mostra come quel lavoro si collochi all’interno di una linea di ricerca più ampia sull’uso di selettori polisaccaridici per l’analisi enantioselettiva di sostanze psicoattive.

Il successivo lavoro di Sprega e colleghi, pubblicato nel 2024, ha inoltre proseguito l’ottimizzazione del metodo LC-MS/MS enantioselettivo per MDMA e metaboliti [3]. Anche questo sviluppo indica che il metodo originario non rappresentava un risultato statico, ma una base suscettibile di ulteriore ottimizzazione sperimentale.

Dalla ricerca analitica alla pratica di laboratorio

La rilevanza applicativa diventa ancora più evidente se il problema viene collocato nella tossicologia di laboratorio.

L’analisi di una sostanza d’abuso in una matrice biologica non coincide con la semplice capacità strumentale di rilevarne la presenza. Occorre considerare il tipo di campione, la finalità dell’accertamento, la fase preanalitica, la preparazione del campione, i controlli di qualità, le procedure di conferma e la corretta interpretazione del risultato.

Questo quadro è approfondito anche nelle linee di indirizzo per la determinazione delle sostanze d’abuso e delle nuove sostanze psicoattive nelle matrici biologiche, dove le tecniche cromatografiche accoppiate alla spettrometria di massa costituiscono uno degli strumenti centrali per l’identificazione e la conferma analitica.

Allo stesso cluster appartiene il contributo dedicato alle procedure operative standard per la determinazione di sostanze d’abuso in matrici biologiche, nel quale tracciabilità, accuratezza, validazione e qualità dell’intero processo assumono particolare rilevanza soprattutto nelle applicazioni cliniche e forensi.

Il capitolo dedicato alla liquid chromatography in forensic toxicology permette invece di collocare LC-MS/MS nel quadro più generale dell’analisi tossicologica di campioni biologici complessi, includendo preparazione del campione, sostanze d’abuso, farmaci e nuove sostanze psicoattive.

Il filo conduttore è lo stesso: la tecnologia analitica acquista significato soltanto quando viene inserita in un procedimento affidabile, verificabile e adeguato alla domanda alla quale deve rispondere.

Significato traslazionale della nuova citazione

Il concetto di “trasferimento di conoscenza” va utilizzato qui in senso preciso.

Il lavoro del 2023/2024 non viene semplicemente riutilizzato per ribadire che la HPLC può separare gli enantiomeri. Fornisce piuttosto un esempio della trasformazione di un problema di stereoselettività in una procedura quantitativa applicata a matrici umane.

Il percorso può essere schematizzato così:

selezione della fase chirale → valutazione della selettività → ottimizzazione delle condizioni → accoppiamento con MS/MS → validazione → applicazione a campioni biologici → interpretazione stereoselettiva.

È questa sequenza a rendere il lavoro pertinente alla domanda posta nel 2026.

La review di Jakanovski e colleghi sposta infatti l’attenzione dalla domanda “quale colonna separa questi enantiomeri?” a una domanda metodologicamente più completa: “come si costruisce un metodo chirale che continui a essere affidabile quando viene applicato a un problema farmaceutico o biomedico reale?” [1].

Il metodo su MDMA contribuisce a questo quadro delle evidenze perché affronta concretamente diversi dei passaggi critici indicati dalla review.

Limiti da mantenere espliciti

La nuova citazione non deve essere sovrainterpretata.

In primo luogo, una review utilizza la letteratura disponibile per costruire e discutere un quadro scientifico. La presenza di un articolo tra i riferimenti non equivale a una nuova validazione indipendente dei suoi risultati.

In secondo luogo, non è attualmente possibile verificare il paragrafo esatto della review nel quale il lavoro su MDMA viene richiamato. È quindi corretto parlare di citazione verificata e forte coerenza metodologica, non di un giudizio testuale degli autori che non abbiamo potuto leggere.

In terzo luogo, lo stesso studio del 2023/2024 mostra uno dei limiti caratteristici della cromatografia chirale: nessuna delle due colonne impiegate separava, nelle condizioni sperimentali adottate, tutti gli enantiomeri dei quattro analiti. Fu necessario sfruttare la complementarità di Lux AMP e Lux i-Amylose-3 [2].

Questo dato non indebolisce il metodo. Al contrario, costituisce un esempio realistico della complessità dello sviluppo analitico: la scelta della fase stazionaria non può essere trattata come una soluzione universale.

Infine, l’osservazione di un metabolismo enantioselettivo della MDMA deve essere interpretata nel contesto dei campioni e delle condizioni analizzate nello studio. Non può essere automaticamente estesa a qualsiasi popolazione, dose o scenario clinico senza ulteriori evidenze.

Conclusioni

La citazione apparsa nel settembre 2026 su Journal of Chromatography B aggiunge un nuovo elemento alla traiettoria scientifica del metodo enantioselettivo sviluppato per MDMA e metaboliti.

Il suo significato più interessante non è quantitativo, cioè il semplice incremento del numero di citazioni. È qualitativo.

Una review dedicata alle sfide dello sviluppo della HPLC chirale e alla trasformazione dell’enantioseparazione in metodi applicabili include oggi il lavoro su MDMA nel proprio quadro bibliografico [1]. Il collegamento è coerente con le caratteristiche dello studio originario: utilizzo di fasi stazionarie chirali differenti e complementari, accoppiamento LC-MS/MS, analisi di più matrici biologiche, validazione e applicazione alla valutazione del metabolismo enantioselettivo [2].

È quindi appropriato parlare di un ponte metodologico e bioanalitico.

La ricerca precedente non viene trasformata retrospettivamente nel presupposto indispensabile della review del 2026. Più prudentemente, e scientificamente, costituisce uno dei riferimenti utilizzati nel percorso che oggi porta la cromatografia chirale dalla capacità di separare due enantiomeri alla possibilità di misurarli in modo affidabile all’interno di problemi biomedici e tossicologici reali.


Fonti scientifiche e istituzionali

[1] Jakanovski MV, Lazović MČ, Mosić MD, Jović MD, Milojković-Opsenica DM, Šegan SB. Chiral HPLC in biomedical and pharmaceutical analysis: Method development challenges and application-oriented strategies. J Chromatogr B Analyt Technol Biomed Life Sci. 2026;1284:125289. DOI: 10.1016/j.jchromb.2026.125289. ScienceDirect – articolo

[2] Lo Faro AF, Sprega G, Beradinelli D, Tini A, Poyatos L, Papaseit E, Berretta P, Di Giorgi A, Farre M, Takaishvili N, Farkas T, Busardò FP, Chankvetadze B. Development of enantioselective high-performance liquid chromatography-tandem mass spectrometry method for the quantitative determination of 3,4-methylenedioxy-methamphetamine (MDMA) and its phase-1 metabolites in human biological fluids. J Pharm Biomed Anal. 2024;238:115768. Epub 2023 Oct 5. DOI: 10.1016/j.jpba.2023.115768. PMID: 37979525. PubMed

[3] Sprega G, Kobidze G, Lo Faro AF, Pichini S, Farkas T, Tini A, Mskhiladze A, Busardò FP, Chankvetadze B. Optimization of enantioselective high-performance liquid chromatography-tandem mass spectrometry method for the quantitative determination of 3,4-methylenedioxy-methamphetamine (MDMA) and its phase-1 metabolites in human biological fluids. J Pharm Biomed Anal. 2024;243:116076. DOI: 10.1016/j.jpba.2024.116076. PMID: 38430614. PubMed

[4] Busardò FP, Tini A, Lo Faro AF, Basile G, Farkas T, Chankvetadze B. Enantioselective separation techniques in forensic analysis and clinical toxicology. TrAC Trends Anal Chem. 2024;175:117733. DOI: 10.1016/j.trac.2024.117733. ScienceDirect

[5] Chankvetadze B. Polysaccharide-Based Chiral Stationary Phases for Enantioseparations in Liquid-Phase Techniques: An Overview. Methods Mol Biol. 2026;2994:99-117. DOI: 10.1007/978-1-0716-5023-3_5. PMID: 41273509. PubMed

[6] International Council for Harmonisation. ICH guideline M10 on bioanalytical method validation and study sample analysis. EMA/CHMP/ICH/172948/2019. In vigore nell’UE dal 21 gennaio 2023. European Medicines Agency – ICH M10


Approfondimenti interni – paoloberretta.com

[PB1] Paolo Berretta. Development of enantioselective high-performance liquid chromatography-tandem mass spectrometry method for the quantitative determination of MDMA and its phase-1 metabolites in human biological fluids. Leggi l’articolo

[PB2] Paolo Berretta. Liquid Chromatography (third edition) Applications, Chapter 27 – Liquid chromatography in forensic toxicology. Leggi l’approfondimento

[PB3] Paolo Berretta. Procedure operative standard per la determinazione di sostanze d’abuso in matrici biologiche. Leggi l’approfondimento

[PB4] Paolo Berretta. Linee di indirizzo per la determinazione delle sostanze d’abuso e nuove sostanze psicoattive nelle matrici biologiche. Leggi l’approfondimento