Nel trattato di Maastricht, l’Art. K3 poneva le basi di una Azione Congiunta (Joint Action) europea sulle nuove droghe di sintesi, sostanze psicoattive che alla fine degli anni ’90 si stavano diffondendo nell’abuso e negli ambiti ricreazionali. Si ponevano essenzialmente tre problemi: l’individuazione di molecole in parte ancora sconosciute anche dal punto di vista analitico, la valutazione dei possibili rischi per la salute, la difficoltà nella cooperazione internazionale sul controllo dal momento che determinate nuove sostanze erano sotto controllo in alcuni paesi, ma non in altri. Gli Stati membri della UE hanno quindi ritenuto indispensabile procedere ad un accordo, ratificato a Strasburgo nel 1997, con un impegno formale per uno scambio rapido di informazioni, per stabilire una procedura di valutazione dei rischi e definire un meccanismo per un eventuale controllo su tutto il territorio UE. A tale decisione contribuisce il parere dell’EMEA (Agenzia Europea di valutazione e controllo dei Medicinali), della Commissione e del Consiglio. Il primo passo, indispensabile per l’intera procedura, è costituito dal monitoraggio e lo scambio di informazioni. L’Early Warning System rappresenta lo strumento concepito per la realizzazione nei diversi paesi di questa fase della Joint Action.
Recentemente, il Consiglio d’Europa, con la Decisione 2005/387/JHA, ha esteso l’ambito di interesse della Joint Action alle nuove sostanze psicoattive (farmaci compresi) e non più solo di sintesi. Tale rettifica si è resa necessaria a causa dell’ingresso, sia nel mercato illecito che nel consumo, di nuove sostanze non necessariamente sintetiche, come la Salvia Divinorum, o di prodotti utilizzati come farmaci nell’uomo o in veterinaria, vedi la Ketamina che entrano nel consumo voluttuario. Importante e’ anche sottolineare che si richiama l’attenzione al monitoraggio dei trends emergenti, sia in termini di specificita’ di sostanze, sia in termini di modalita’ di consumo. Questa attenzione ai trend emergenti era stata sollecitata proprio dall’Italia e recepita a livello Europeo già’ dal 1997.
Quindi, l’EWS mira all’identificazione, il piu’ precoce possibile, di nuove sostanze psicoattive circolanti sul mercato illecito e che divengono oggetto di consumo, nel tentativo di arginarne la diffusione e gli eventuali danni a livello di salute pubblica e di sicurezza sociale.
Una delle peculiarità’ rilevanti di un EWS è la continua e necessaria interazione tra l’informazione quantitativa e l’informazione qualitativa. I dati provenienti dai flussi informativi dello Stato non sono di per sé utili allo scopo sia in termini temporali sia in termini di contenuto informativo essendo focalizzati sulle sostanze più tradizionali. Anche l’epidemiologia classica risulta inadeguata. Infatti, l’adozione di una strategia di allerta/ intervento richiede un’oggettivazione del fenomeno per la quale i soli strumenti epidemiologici risultano o troppo lenti o decisamente inefficaci.
Occorre quindi far ricorso a metodologie sviluppate in campo sociologico ed etnografico, in particolare utilizzare principi ed approcci di epidemiologia “etnografica”. Quest’ultimo approccio è tanto più necessario quanto più “inaccessibili” risultano i sotto-gruppi di popolazione e quanto più velocemente cambiano i consumi in termini di sostanze ed in termini di abitudini assuntive (es. tipologie, setting). In altri termini, i dati quantitativi ufficiali andrebbero letti, interpretati e confrontati con un complementare qualitativo che tenga conto del contesto in cui sono prodotti, che consideri situazioni, abitudini, variazioni delle pratiche assuntive, motivazioni di consumo e di richiesta di intervento, caratteristiche personali e relazionali dell’assuntore nel contesto sociale, familiare, lavorativo.
L’informazione quantitativa può’ essere rappresentata dai dati provenienti dai servizi specialistici per le dipendenze, dal riscontro analitico in reperti del traffico illecito o in osservazioni cliniche tossicologiche, rappresentate dal Pronto Soccorso o dal Centro Antiveleni. L’Informazione qualitativa, pur se di per se’ inizialmente grossolana, perché’ priva di riscontri oggettivi, e’ quella proveniente dal territorio, quindi dal prezioso lavoro, in tal senso, degli operatori che lavorano a stretto contatto con i potenziali consumatori e con i consumatori stessi. Informazioni su nuove sostanze circolanti possono provenire anche dagli stessi consumatori.
Informazioni quantitative e qualitative, se opportunamente messe in relazione, sono fondamentali per tracciare il punto di attenzione o di allerta vera e propria, in base a cui attivare un’osservazione piu’ specifica. L’insieme quindi di osservazioni quanti-qualitative e’ alla base di un EWS che funzioni davvero. La realizzazione di questa sinergia non e’ però immediata da realizzare, dal momento che questi mondi corrono da sempre, per tradizione, su binari paralleli, senza punti di contatto e di analisi comune. Sarebbe necessario, pertanto, che tali sinergie nascessero come esigenza e come valore aggiunto a livello del territorio (con le sue specificità’), a livello Regionale (attraverso le politiche di monitoraggio e di intervento) ed entrambe direttamente collegate a livello centrale, che si occupa in tempo reale di redistribuire tutta l’informazione e di interagire con il livello europeo.