JWH-018 nella miscela “Genie”: il poster dell’Istituto Superiore di Sanità presentato alla 5ª Conferenza Nazionale sulle Droghe di Trieste

La comparsa sul mercato di nuove sostanze psicoattive, spesso commercializzate attraverso Internet o negli smart shop sotto forma di prodotti apparentemente innocui, rappresenta una delle nuove sfide che nel corso del 2009 hanno richiamato l’attenzione della comunità scientifica e delle istituzioni impegnate nel settore delle dipendenze.

Un esempio particolarmente significativo è rappresentato dall’identificazione del JWH-018, sostanza sintetica dotata di attività cannabimimetica, all’interno di una miscela vegetale commercializzata con il nome “Genie”.

Il risultato dell’attività analitica svolta presso l’Istituto Superiore di Sanità è stato presentato pochi mesi fa nell’ambito della 5ª Conferenza Nazionale sulle Droghe, svoltasi a Trieste dal 12 al 14 marzo 2009, attraverso il poster scientifico:

“Identificazione del principio attivo JWH-018 nella miscela vegetale ‘Genie’”.

Il lavoro è firmato da Gustavo Merola, Stefano Gentili, Paolo Berretta e Teodora Macchia, del Dipartimento del Farmaco – Reparto Farmacodipendenza, Tossicodipendenza e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità.

La sua presentazione durante la Conferenza di Trieste assume particolare significato perché inserisce un dato analitico di laboratorio all’interno di una discussione nazionale molto più ampia sulla capacità di intercettare tempestivamente nuove sostanze, nuovi prodotti e nuove modalità di consumo.

La 5ª Conferenza Nazionale sulle Droghe di Trieste

La Conferenza Nazionale sulle Droghe, organizzata a Trieste dal 12 al 14 marzo 2009, ha rappresentato uno dei principali momenti istituzionali dell’anno per il confronto sulle politiche italiane in materia di droghe e dipendenze.

La manifestazione ha riunito rappresentanti istituzionali, ricercatori, operatori dei servizi, professionisti sanitari ed esperti, affiancando alle sessioni plenarie e ai gruppi di lavoro una specifica attività di comunicazione scientifica attraverso la presentazione di poster.

Particolare attenzione è stata dedicata proprio alle trasformazioni del mercato delle sostanze e alla necessità di sviluppare strumenti capaci di riconoscere tempestivamente nuovi fenomeni.

Tra le attività congressuali è stata infatti prevista una sessione dedicata al Sistema di Allerta Precoce, con attenzione anche alla diffusione delle droghe attraverso Internet, ai nuovi mercati e alle nuove modalità di commercializzazione.

Il lavoro dell’Istituto Superiore di Sanità sul JWH-018 si colloca pienamente all’interno di questo scenario.

Dalle segnalazioni sugli “herbal mix” alla ricerca del principio attivo

Il poster presentato dall’ISS parte da un problema che ha iniziato a emergere con particolare evidenza negli ultimi mesi del 2008.

Sono state infatti raccolte segnalazioni relative a manifestazioni tossiche successive all’assunzione di miscele vegetali commercializzate liberamente come “herbal mix”, tra le quali i prodotti appartenenti al fenomeno denominato genericamente “Spice”.

Come viene spiegato nell’introduzione del poster, gli effetti riferiti dopo l’assunzione di questi prodotti non apparivano compatibili con la semplice composizione vegetale dichiarata sulle confezioni.

È stata quindi avanzata l’ipotesi della presenza di principi farmacologicamente attivi non dichiarati.

Proprio in questo periodo diversi laboratori europei stanno arrivando alla stessa conclusione: dietro alcune miscele pubblicizzate come prodotti vegetali o incensi possono essere presenti sostanze sintetiche capaci di agire sui recettori cannabinoidi.

Nel novembre di quest’anno, l’European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction – EMCDDA ha dedicato al fenomeno un apposito documento, Understanding the “Spice” phenomenon, nel quale vengono esaminate anche l’identificazione forense, la farmacologia e la tossicologia del JWH-018 e di altri cannabinoidi sintetici.

Il fenomeno “Spice” è dunque ormai riconosciuto come un problema emergente a livello europeo.

L’analisi della miscela vegetale “Genie”

Nell’ambito dell’attività dell’Istituto Superiore di Sanità è stata analizzata una confezione della miscela denominata “Genie”, acquistata presso uno smart shop dell’area romana.

Il prodotto era commercializzato come una miscela vegetale.

Il poster descrive dettagliatamente il percorso analitico utilizzato dal laboratorio ISS. Il campione, macroscopicamente eterogeneo, è stato preliminarmente ridotto manualmente in frammenti di dimensioni omogenee. Una quantità di circa 0,3 grammi è stata sottoposta a estrazione con etanolo e successivamente analizzata mediante gascromatografia accoppiata alla spettrometria di massa, GC-MS.

L’analisi cromatografica ha evidenziato due segnali principali, riferibili alla vitamina E e al JWH-018.

È stata inoltre utilizzata una seconda procedura analitica mediante microestrazione in fase solida nello spazio di testa, HS-SPME, seguita ancora da analisi GC-MS.

La possibilità di utilizzare approcci analitici differenti ha assunto particolare rilievo perché, trattandosi di sostanze nuove o comunque non routinariamente ricercate, i laboratori devono confrontarsi con la disponibilità ancora limitata di standard e metodologie specificamente validate.

JWH-018: una sostanza sintetica nascosta in un prodotto vegetale

Il risultato ottenuto dall’ISS solleva una questione rilevante dal punto di vista tossicologico e di sanità pubblica.

Il prodotto presentato all’acquirente come miscela vegetale conteneva in realtà JWH-018, sostanza sintetica dotata di attività sui recettori cannabinoidi.

Il problema non riguarda quindi soltanto l’effetto farmacologico della molecola.

L’aspetto particolarmente preoccupante è rappresentato dalla mancata corrispondenza tra ciò che viene presentato al consumatore e la reale composizione chimica del prodotto.

Il consumatore potrebbe ritenere di utilizzare esclusivamente un insieme di componenti vegetali mentre assume, inconsapevolmente, una sostanza sintetica farmacologicamente attiva.

Lo stesso poster dell’Istituto Superiore di Sanità sottolinea nelle conclusioni come il quadro risulti preoccupante proprio perché un prodotto liberamente commercializzato come herbal mix contiene un principio attivo di origine sintetica dotato di attività farmacologica.

Il caso Genie nel più ampio fenomeno europeo degli “Spice”

Quello individuato dall’Istituto Superiore di Sanità non costituisce un fenomeno isolato.

Nel corso di quest’anno l’attenzione europea verso gli “Spice” è aumentata considerevolmente. L’EMCDDA segnala che, entro ottobre 2009, nove cannabinoidi sintetici, compreso JWH-018, sono già stati identificati in prodotti appartenenti a questa categoria in Europa.

Il monitoraggio europeo delle nuove sostanze ha dedicato particolare attenzione proprio ai cannabinoidi sintetici, e JWH-018 è diventato uno dei principali composti attraverso i quali è possibile comprendere la rapidità con la quale il mercato può modificarsi.

Le miscele “Spice” risultano disponibili soprattutto attraverso Internet e negozi specializzati, spesso accompagnate da presentazioni commerciali che non ne rendono immediatamente evidente il possibile utilizzo psicoattivo.

È quindi evidente come il tradizionale sistema di osservazione basato esclusivamente sulle droghe già conosciute non sia più sufficiente.

Dalla ricerca di laboratorio all’Early Warning

È proprio questo uno degli aspetti che rendono importante la presentazione del poster durante la Conferenza Nazionale sulle Droghe.

L’identificazione chimico-tossicologica non costituisce infatti un’attività separata rispetto al sistema di sorveglianza.

Al contrario, rappresenta uno dei passaggi attraverso i quali una segnalazione può essere trasformata in informazione scientificamente verificata.

Nel caso di una sostanza emergente, il processo può essere schematicamente ricostruito attraverso una sequenza:

segnalazione di un fenomeno anomalo → acquisizione del prodotto → analisi di laboratorio → identificazione della sostanza → valutazione del rischio → diffusione dell’informazione alla rete.

È la logica stessa di un sistema di early warning.

Da questo punto di vista, la presenza del lavoro ISS nella sessione scientifica della Conferenza di Trieste non può essere considerata un semplice elemento espositivo.

Il poster rappresenta infatti un esempio concreto di ciò che il Sistema di Allerta Precoce deve essere in grado di fare: riconoscere quanto prima un fenomeno emergente e trasformare il dato analitico in informazione utile per la sanità pubblica.

La relazione dell’Istituto Superiore di Sanità alla Conferenza

Questo collegamento diventa ancora più evidente considerando l’attività congressuale dell’Istituto Superiore di Sanità durante le giornate di Trieste.

Il tema delle nuove sostanze e dell’allerta precoce non è rimasto confinato alla sessione poster.

Durante la Conferenza sono stati infatti affrontati espressamente i problemi connessi alla comparsa di nuove molecole, alla commercializzazione online e alla necessità di sviluppare una rete informativa capace di raccogliere rapidamente segnali provenienti da laboratori, strutture sanitarie e altre fonti.

La ricerca sul JWH-018 e la discussione sul Sistema di Allerta risultano quindi due componenti complementari della medesima attività scientifica e istituzionale.

Da una parte viene mostrato il dato concreto: una miscela vegetale acquistabile in commercio contiene una sostanza sintetica non dichiarata.

Dall’altra viene affrontato il problema organizzativo: come fare in modo che identificazioni di questo tipo possano diventare rapidamente patrimonio della rete nazionale e supportare le necessarie attività di prevenzione e controllo.

È proprio questo il ponte tra laboratorio e sorveglianza, tra ricerca scientifica e politiche sanitarie, che la Conferenza di Trieste ha consentito di mettere in evidenza.

Paolo Berretta tra gli autori del poster ISS

Tra gli autori del lavoro figura Paolo Berretta, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità, insieme a Gustavo Merola, Stefano Gentili e Teodora Macchia.

Il poster documenta l’attività scientifica dell’ISS dedicata a un fenomeno che sta assumendo, proprio nel corso del 2009, crescente rilevanza internazionale: l’emergere di nuove sostanze psicoattive non immediatamente riconoscibili attraverso i tradizionali strumenti di monitoraggio.

La presentazione del documento all’interno della 5ª Conferenza Nazionale sulle Droghe assume ulteriore rilevanza perché consente di associare l’attività scientifica alla dimensione congressuale e istituzionale della manifestazione.

Non si tratta soltanto di produrre un risultato di laboratorio.

È necessario anche comunicarlo, contestualizzarlo e inserirlo in una rete di professionisti e istituzioni capace di utilizzarlo.

Un problema destinato a richiedere sempre maggiore attenzione

A pochi mesi dalla Conferenza di Trieste, gli sviluppi registrati a livello europeo confermano la rilevanza del problema.

Il 5 novembre 2009, in occasione della presentazione del rapporto annuale europeo sulle droghe, l’EMCDDA ha affiancato alla documentazione annuale specifici materiali dedicati proprio ai cannabinoidi sintetici e al fenomeno Spice.

La questione non appare pertanto limitata a uno specifico prodotto o a una singola sostanza.

Si sta delineando un mercato capace di modificare rapidamente formulazioni, molecole e strategie commerciali, rendendo più complessa l’attività dei laboratori e dei sistemi di sorveglianza.

La risposta dovrà necessariamente integrare ricerca analitica, tossicologia, clinica, epidemiologia, monitoraggio del mercato e scambio rapido delle informazioni.

Dal poster scientifico alla sanità pubblica

Il poster “Identificazione del principio attivo JWH-018 nella miscela vegetale ‘Genie’”, presentato a Trieste nel marzo scorso, rappresenta quindi qualcosa di più della descrizione di un risultato analitico.

Mostra concretamente uno dei nuovi problemi con cui la sanità pubblica è chiamata a confrontarsi: sostanze sintetiche farmacologicamente attive possono essere incorporate in prodotti apparentemente vegetali e raggiungere rapidamente il mercato attraverso canali commerciali nuovi e difficili da monitorare.

La tempestiva capacità dei laboratori di identificare questi composti diventa pertanto uno degli elementi fondamentali di una strategia efficace di allerta precoce.

La 5ª Conferenza Nazionale sulle Droghe di Trieste ha offerto un contesto particolarmente appropriato per presentare questo risultato: nello stesso luogo sono state infatti messe a confronto evidenze scientifiche, attività di sorveglianza, esperienze dei servizi e politiche nazionali sulle droghe.

È proprio nell’integrazione tra questi elementi che si gioca una delle principali sfide dei prossimi anni: riuscire a ridurre il più possibile il tempo che separa la comparsa di una nuova sostanza dalla capacità del sistema sanitario di riconoscerla e valutarne i rischi.


Bibliografia e approfondimenti

1. Merola G, Gentili S, Berretta P, Macchia T. Identificazione del principio attivo JWH-018 nella miscela vegetale “Genie”. Poster presentato alla 5ª Conferenza Nazionale sulle Droghe, Trieste, 12-14 marzo 2009.

2. Auwärter V, Dresen S, Weinmann W, Müller M, Pütz M, Ferreirós N. “Spice” and other herbal blends: harmless incense or cannabinoid designer drugs? J Mass Spectrom. 2009;44:832-837.

3. European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction. Understanding the “Spice” phenomenon. Lisbon: EMCDDA; novembre 2009. Il rapporto affronta espressamente il JWH-018, l’identificazione forense e la farmacologia dei cannabinoidi sintetici.
EMCDDA – Understanding the Spice phenomenon

4. European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction. Annual report 2009 e documentazione di supporto sui cannabinoidi sintetici e Spice, presentati il 5 novembre 2009.

5. Bazzi A. Nuova cannabis venduta come incenso. Corriere della Sera, 14 marzo 2009. La cronaca da Trieste documentò immediatamente la rilevanza attribuita all’identificazione effettuata dall’ISS durante la Conferenza.
Corriere della Sera – Nuova cannabis venduta come incenso