La Corte Costituzionale con la sentenza n°129 del 7 novembre scorso ha annullato la disposizione adottata dal Governo-Renzi, con il D.Lgs. n.177/2016, all’art.18, comma 5, che aveva stabilito un percorso per la polizia giudiziaria , notoriamente alle dipendenze dell’autorità giudiziaria, per far “risalire le notizie di reato attraverso la scala gerarchica fino al Vertice della Forza di Polizia”. Toccherà al Capo della Polizia riscrivere completamente ( o annullare definitivamente) le “istruzioni per la comunicazione di notizie relative ad informazioni di reato all’Autorità Giudiziaria” impartite alla Polizia di Stato nell’ottobre del 2016, poiché  La Corte, investita della questione con un ricorso presentato, nel luglio 2017, dal Procuratore della Repubblica di Bari secondo cui la norma suddetta era illegittima in quanto avrebbe parzialmente abrogato il segreto investigativo disciplinato dall’art. 329 del codice di procedura penale, imponendo, ai responsabili dei vari presidi di polizia sul territorio, l’obbligo di trasmettere alla propria scala gerarchica le notizie relative all’inoltro delle informative di reato all’a.g., indipendentemente dagli obblighi previsti dalle norme di procedura penale.

Il decreto legislativo sopra indicato era stato emanato in virtù della legge delega124/2015 ed era destinato a razionalizzare l’organizzazione e l’esercizio delle funzioni demandate alle forze di polizia. Nello stesso provvedimento era stato previsto l’assorbimento, poi avvenuto, del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri, con tutte le polemiche che ne sono seguite e che proseguono). La norma abrogata dalla Corte, in realtà, aveva destato subito non poche perplessità tra gli operatori del diritto, i magistrati e gli organismi di polizia giudiziaria, per gli equilibri, garantiti da norme costituzionali, che si andavano a toccare tra il potere Esecutivo e quello Giudiziario, in particolare spettante al pubblico ministero da cui dipende direttamente la polizia giudiziaria. Ma, tant’è e le istruzioni sono state emanate anche dai vertici delle altre due forze di polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. E la Consulta, nella sentenza in questione, non poteva non sottolineare come una eventuale deroga al segreto investigativo doveva essere prevista entro precisi confini, non desunti, né affidati alla “definizione di circolari interne, adottate dalle stesse amministrazioni interessate” (cfr. il comunicato stampa della Corte Costituzionale del 6 dicembre 2018).

Tutto questo, nonostante la particolare cautela con cui erano state scritte le istruzioni per la Polizia di Stato secondo cui le comunicazioni superiori dovevano “essere circoscritte ai soli dati e notizie indispensabili a garantire un adeguato coordinamento informativo..” e riguardare “..situazioni di particolare rilievo anche se non necessariamente concernenti dinamiche di livello nazionale”. Il pericolo, ha ritenuto la Corte, è che l’ambiguità della disposizione impugnata potesse favorire, con la concentrazione di dati e informazioni di significato investigativo presso i vertici delle forze di polizia, “..lo sviluppo di forme di coordinamento investigativo alternative a quelle di competenza del pubblico ministero”. La Corte, alla fine, è convinta di come vi possano essere “le connessioni per il migliore utilizzo tra le funzioni di coordinamento informativo e organizzativo da un lato e le funzioni di coordinamento investigativo..” per un impiego ottimale delle forze di polizia sul territorio, ma questo presuppone che resti “..in capo all’autorità giudiziaria il potere di stabilire il quando, il quomodo ed il quantum delle notizie riferibili”. E sul punto, dopo la recente polemica scaturita con il Procuratore di Torino dalle notizie date dal Ministro dell’Interno, mentre era in corso un’operazione contro esponenti della c.o nigeriana, la cautela dovrà essere sempre massima.

 

Per “paoloberretta.com” – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).