Il cosiddetto “latte di riso” — più correttamente bevanda vegetale a base di riso — viene spesso percepito come un prodotto leggero, facilmente digeribile e adatto a chi non consuma latte vaccino.

Questa immagine contiene elementi reali, ma rischia di nascondere due aspetti nutrizionali che meritano attenzione: l’elevata disponibilità dei carboidrati di alcune formulazioni e la possibile esposizione ad arsenico inorganico, soprattutto nei bambini.

Definirlo però “peggio dello zucchero liquido” non è scientificamente corretto. I dati disponibili non permettono di stabilire una simile gerarchia generale di rischio.

Più correttamente, alcune bevande di riso possono avere una risposta glicemica sorprendentemente elevata, mentre l’arsenico rappresenta un problema tossicologico reale ma regolamentato e fortemente dipendente dalla quantità consumata, dall’età e dalla frequenza di esposizione.

Perché una bevanda di riso può avere un indice glicemico alto

Il riso è costituito prevalentemente da amido. Durante la produzione industriale di molte bevande di riso, parte dell’amido viene sottoposta a processi enzimatici che ne aumentano la degradazione in carboidrati più piccoli e facilmente disponibili.

Di conseguenza, il fatto che sulla confezione possa comparire l’indicazione “senza zuccheri aggiunti” non significa necessariamente che la bevanda abbia pochi carboidrati o un basso impatto glicemico. La normativa europea consente infatti questa indicazione quando non sono stati aggiunti mono- o disaccaridi né altri alimenti utilizzati per dolcificare; ciò non equivale a dichiarare che il prodotto sia povero di carboidrati [1].

Un’analisi pubblicata nel 2023 su Food Research International, condotta su 136 bevande vegetali commerciali, ha evidenziato come quelle a base di riso e avena presentino generalmente contenuti di carboidrati superiori rispetto ad altre categorie di bevande vegetali. Gli autori hanno inoltre osservato che oltre metà dei prodotti analizzati riportava il claim “senza zuccheri aggiunti”, sottolineando che una simile dichiarazione, isolatamente, non consente di giudicare la qualità nutrizionale complessiva del prodotto [2].

Indice glicemico: davvero 80-90?

Il dato richiede una precisazione.

Uno studio pubblicato su Plant Foods for Human Nutrition ha analizzato diverse bevande vegetali commerciali utilizzando un metodo in vitro per stimarne l’indice glicemico. I valori previsti variavano considerevolmente: circa 47 per il latte bovino, circa 64 per alcune bevande di mandorla e fino a 100 per alcuni prodotti a base di riso [3].

Anche il database dell’Università di Sydney riporta per specifiche bevande di riso valori di indice glicemico nell’ordine di 79-92. Questi dati, tuttavia, comprendono osservazioni non sempre provenienti da pubblicazioni peer-reviewed e non possono essere estesi automaticamente a tutte le bevande di riso disponibili sul mercato.

Pertanto, affermare che “il latte di riso ha un indice glicemico di 80-90” come caratteristica universale è improprio. È invece sostenibile affermare che alcune formulazioni possono presentare un indice glicemico elevato o molto elevato.

Inoltre, indice glicemico e risposta insulinica non sono sinonimi. La risposta metabolica effettiva dipende dalla quantità consumata, dalla composizione del prodotto, dal pasto nel quale viene assunto e dalle caratteristiche metaboliche individuali. Non esistono quindi basi sufficienti per sostenere che “chiunque lo beva subisca un’esplosione insulinica”.

Il problema più solido: l’arsenico inorganico

Qui le evidenze sono molto più robuste.

L’arsenico — tecnicamente un metalloide, non un metallo — è naturalmente presente nell’ambiente. Il riso tende ad accumularne quantità maggiori rispetto a numerose altre colture, anche per le particolari condizioni nelle quali viene tradizionalmente coltivato.

La forma che suscita maggiore preoccupazione tossicologica è l’arsenico inorganico (iAs). Nel 2024 l’EFSA ha aggiornato la propria valutazione del rischio, confermando che l’esposizione alimentare cronica all’arsenico inorganico costituisce un problema di salute pubblica. L’EFSA considera l’iAs un cancerogeno genotossico e ha individuato come nuovo punto di riferimento una BMDL05 pari a 0,06 μg/kg di peso corporeo al giorno, sulla base dell’associazione con il tumore cutaneo [4].

Proprio perché non viene definita una semplice soglia sotto la quale il rischio possa essere considerato nullo, l’EFSA utilizza per l’arsenico inorganico l’approccio del Margin of Exposure (MOE): più il margine è ridotto, maggiore è la priorità tossicologica dell’esposizione [4].

Cosa dice uno studio italiano del 2026

Un dato particolarmente rilevante proviene da uno studio pubblicato nel 2026 su Foods da ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità e della Sapienza Università di Roma.

Sono state analizzate 25 bevande a base di riso rappresentative del mercato italiano. L’arsenico inorganico rappresentava la forma predominante rilevata e la concentrazione media era nell’ordine di 15 μg/kg [5].

Un dato essenziale evita però interpretazioni allarmistiche: tutti i campioni analizzati rispettavano il limite massimo previsto dalla normativa europea [5].

Il Regolamento europeo 2023/915 stabilisce infatti per le bevande analcoliche a base di riso un limite massimo di arsenico inorganico pari a 0,030 mg/kg, cioè 30 μg/kg [6].

Essere entro il limite legale, tuttavia, non significa automaticamente che qualsiasi livello di consumo sia irrilevante dal punto di vista tossicologico.

Perché i bambini meritano maggiore attenzione

Nello studio italiano del 2026, considerando esclusivamente i consumatori di bevande di riso, l’esposizione stimata all’arsenico inorganico raggiungeva nei bambini più piccoli circa 0,27 μg/kg di peso corporeo al giorno, con un MOE particolarmente ridotto [5].

Gli stessi autori invitano però alla prudenza nell’interpretazione: il numero di piccoli consumatori individuati nell’indagine alimentare utilizzata per la stima era estremamente limitato. Il risultato identifica quindi un potenziale scenario di attenzione per i consumatori abituali più giovani, non una stima precisa del rischio per tutti i bambini italiani [5].

Il problema deriva anche dal rapporto tra quantità assunta e peso corporeo: a parità di bevanda consumata, un bambino riceve una dose per chilogrammo di peso superiore rispetto a un adulto.

L’avvertenza sotto i cinque anni esiste davvero

Su questo punto il messaggio del video ha una base reale, ma deve essere formulato correttamente.

La Food Standards Agency britannica raccomanda che i bambini sotto i cinque anni non assumano bevande di riso come sostituto del latte materno, della formula per lattanti o del latte vaccino, proprio per limitare l’esposizione all’arsenico. La stessa agenzia precisa che bambini più grandi e adulti possono consumarle nell’ambito di una dieta equilibrata [7].

Non si tratta quindi di un divieto europeo del latte di riso sotto i cinque anni, ma di una specifica raccomandazione precauzionale dell’autorità britannica.

L’Unione europea interviene invece attraverso limiti quantitativi molto stringenti per l’arsenico inorganico nelle diverse categorie alimentari, compresi prodotti destinati a lattanti e bambini piccoli [6].

Non è nutrizionalmente equivalente al latte

Esiste anche un problema diverso da glicemia e arsenico: utilizzare una bevanda di riso come semplice sostituto nutrizionale del latte può essere inappropriato, soprattutto nell’infanzia.

Uno studio del 2022 su 179 bevande vegetali commerciali ha evidenziato notevoli differenze nella composizione nutrizionale e ha concluso che nessuna categoria dovrebbe essere automaticamente considerata equivalente al latte. Tra i prodotti analizzati, le bevande di soia fortificate presentavano in genere il profilo più favorevole per l’utilizzo nell’alimentazione dei bambini piccoli, all’interno di una dieta adeguatamente pianificata [8].

Le bevande di riso sono tipicamente povere di proteine rispetto al latte vaccino e alla soia, mentre il loro contenuto di calcio, vitamina D, vitamina B12 e altri micronutrienti dipende fortemente dalla fortificazione industriale [2,8].

È davvero “peggio dello zucchero liquido”?

No: questa affermazione non è supportata dalle evidenze disponibili.

Confrontare globalmente una bevanda di riso con una bevanda zuccherata utilizzando soltanto l’indice glicemico è metodologicamente scorretto. L’indice glicemico descrive un particolare aspetto della risposta post-prandiale, ma non misura da solo il rischio complessivo associato a un alimento.

Per le bevande zuccherate esiste, inoltre, una letteratura epidemiologica molto ampia. Una umbrella review pubblicata nel 2024, comprendente 47 meta-analisi e dati relativi complessivamente a milioni di partecipanti, ha confermato associazioni robuste tra maggiore consumo di sugar-sweetened beverages e numerosi esiti cardiometabolici, compreso il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari [9].

Non disponiamo di una base scientifica comparabile che dimostri che le bevande di riso siano, in generale, “più dannose dello zucchero liquido”.

Cosa resta quindi del messaggio iniziale?

Il messaggio corretto è meno spettacolare, ma scientificamente molto più forte.

Alcune bevande di riso possono avere un impatto glicemico elevato, anche quando riportano la dicitura “senza zuccheri aggiunti”. Per chi deve controllare la glicemia, è quindi più informativo verificare i carboidrati totali per 100 ml e per porzione che affidarsi esclusivamente ai claim presenti sulla parte anteriore della confezione [1-3].

L’esposizione ad arsenico inorganico è invece un problema tossicologico documentato, particolarmente rilevante quando prodotti a base di riso vengono consumati frequentemente dai bambini. Le autorità e la normativa europea non ignorano il problema: esistono limiti specifici e sistemi di controllo, mentre alcune autorità sanitarie applicano ulteriori raccomandazioni precauzionali [4-7].

La bevanda di riso non è quindi né un “veleno” né un alimento metabolicamente neutro. La valutazione dipende dalla quantità consumata, dalla frequenza, dall’età, dal contesto nutrizionale e dal prodotto specifico.

Verifica dei principali claim

Affermazione Valutazione scientifica
“Il latte di riso è peggio dello zucchero liquido” Non dimostrato / fuorviante
“Può avere un indice glicemico molto alto” Supportato, ma con forte variabilità tra prodotti
“Tutti hanno un indice glicemico 80-90” Non dimostrato
“Provoca un’esplosione insulinica in chiunque” Non dimostrato
“Senza zuccheri aggiunti significa basso impatto glicemico” Falso
“Il riso può contenere arsenico inorganico” Solidamente documentato
“I bambini sono più vulnerabili all’esposizione” Supportato
“Sotto i 5 anni il latte di riso è vietato in Europa” Falso
“La FSA raccomanda di non usarlo come sostituto del latte sotto i 5 anni” Corretto
“Il problema dell’arsenico viene ignorato dalle autorità” Falso: esistono limiti UE e valutazioni EFSA

 


Fonti scientifiche principali

Autore/anno Articolo / fonte Rivista / ente Impact Factor* Contributo
D’Amato et al., 2026 Inorganic Arsenic in Rice-Based Beverages: Occurrence in Products Available on the Italian Market and Dietary Exposure Assessment Foods 6.0 Dati italiani su iAs nelle bevande di riso ed esposizione per età
EFSA CONTAM Panel, 2024 Update of the risk assessment of inorganic arsenic in food EFSA Journal 3.8 Valutazione tossicologica europea e nuovo reference point
Jeske et al., 2017 Evaluation of Physicochemical and Glycaemic Properties of Commercial Plant-Based Milk Substitutes Plant Foods for Human Nutrition 3.1 Stima dell’indice glicemico delle bevande vegetali
Pérez-Rodríguez et al., 2023 Plant-based beverages as milk alternatives? Food Research International 8.0 Composizione nutrizionale e analisi dei claim commerciali
Escobar-Sáez et al., 2022 Plant-based drinks for vegetarian or vegan toddlers Food Research International 8.0 Appropriatezza nutrizionale in età pediatrica
Lane et al., 2024 Umbrella review sulle sugar-sweetened beverages Annual Review of Nutrition Evidenze comparative sui rischi cardiometabolici delle bevande zuccherate
Commissione europea, 2023 Regolamento (UE) 2023/915 Fonte regolatoria n.a. Limiti massimi di arsenico inorganico
Food Standards Agency Arsenic in rice Autorità sanitaria UK n.a. Raccomandazione sulle bevande di riso nei bambini <5 anni

*Impact Factor corrente disponibile al momento della verifica; può variare annualmente. I valori delle riviste sono verificati sulle rispettive pagine editoriali ufficiali.

Bibliografia e link cliccabili

[1] Parlamento europeo e Consiglio. Regolamento (CE) n. 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute. Commissione europea – Nutrition claims

[2] Pérez-Rodríguez ML, et al. Plant-based beverages as milk alternatives? Nutritional and functional approach through food labelling. Food Res Int. 2023;173:113244. PubMed

[3] Jeske S, Zannini E, Arendt EK. Evaluation of Physicochemical and Glycaemic Properties of Commercial Plant-Based Milk Substitutes. Plant Foods Hum Nutr. 2017;72:26-33. PubMed

[4] EFSA CONTAM Panel. Update of the risk assessment of inorganic arsenic in food. EFSA Journal. 2024;22:e8488. EFSA Journal

[5] D’Amato M, et al. Inorganic Arsenic in Rice-Based Beverages: Occurrence in Products Available on the Italian Market and Dietary Exposure Assessment. Foods. 2026;15:383. PubMed

[6] Commissione europea. Regolamento (UE) 2023/915 sui tenori massimi di alcuni contaminanti negli alimenti. EUR-Lex

[7] UK Food Standards Agency. Arsenic in rice. Food Standards Agency

[8] Escobar-Sáez D, et al. Plant-based drinks for vegetarian or vegan toddlers: Nutritional evaluation of commercial products, and review of health benefits and potential concerns. Food Res Int. 2022;160:111646. PubMed

[9] Lane MM, et al. Review delle evidenze sugli effetti delle sugar-sweetened beverages sulla salute. Annual Review of Nutrition. 2024. PubMed

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