Il disegno di legge presentato, giorni fa, da due senatori della Lega per modificare alcune norme del codice di procedura penale e del testo unico sugli stupefacenti, merita attenzione perché  l’obiettivo è quello, tante volte auspicato dai cittadini e dalle forze di polizia, di contrastare più efficacemente lo spaccio di stupefacenti. Attività, quest’ultima, che viene praticata in strada, da molti anni, da una manovalanza in gran parte di stranieri e che, di norma, ricade nella fattispecie di reato di lieve entità di cui all’art.73 comma 5 del dpr 309/90, come modificato dal decreto legge 146/2013. In genere, infatti, gli spacciatori portano con sé modeste quantità di droghe da consegnare ai singoli acquirenti.  Questa “ipotesi lieve” di condotta illecita viene, nel disegno di legge in questione, sanzionata aumentando i  minimi e i massimi edittali fino a tre e a sei anni, prevedendo, con la modifica anche all’art.380 del cpp, l’arresto obbligatorio della polizia giudiziaria nella flagranza di reato.

L’inasprimento sanzionatorio comporterebbe anche la possibilità di applicazione di adeguate misure cautelari coercitive ( la custodia in carcere ex art.285 cpp) che attualmente sono applicabili a quei delitti “per i quali la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a tre anni” (art.287 cpp). All’annuncio della presentazione del disegno di legge fatta dallo stesso Ministro dell’Interno, non sono mancate polemiche politiche, collegate anche al sovraffollamento delle carceri ( argomento che sentiamo ripetere da decenni) che, così, si aggraverebbe. Da alcuni è stato ripreso l’antico discorso sulla legalizzazione delle droghe (pensando, ingenuamente, di risolvere un problema dalle tante sfaccettature e implicazioni di varia natura) e sulla “guerra persa” contro i trafficanti. Non c’è dubbio, tuttavia, che il consumo degli stupefacenti sia diventato un serissimo problema per la salute umana, per i tanti giovani e giovanissimi che ne stanno facendo uso ( talvolta essi stessi spacciatori), per la sicurezza pubblica a causa di una criminalità, organizzata e di strada, talvolta anche violenta, che con il traffico/spaccio realizza ingenti profitti parte dei quali vengono riciclati andando ad inquinare l’economia legale. Con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti come ci ricordano, ogni giorno, le tante operazioni antidroga delle forze di polizia, che hanno portato a considerevoli sequestri e confische di beni mobili e immobili provenienti dal riciclaggio dei profitti del narcotraffico.

C’è, poi, un altro aspetto, non secondario, da prendere in considerazione e sul quale, più volte, ho avuto occasione di scrivere. E cioè che lo spaccio nelle strade e nelle piazze italiane è gestito quasi interamente da stranieri, a volte “irregolari” sul territorio nazionale, altre volte, più spesso, con tanto di permesso di soggiorno rilasciato per motivi di protezione internazionale o in attesa di riconoscimento dello status di rifugiato. Una percentuale di stranieri, sul totale annuale delle persone denunciate all’a.g. che si è aggirata, negli ultimi anni, mediamente intorno al 40% , ma che, in alcune città, in particolare del nord Italia, ha raggiunto e superato anche il 60% ed oltre. Non può non destare preoccupazione  il fatto che nel 2017 – secondo dati consolidati nelle relazione annuale della DCSA – su 33.049 persone denunciate per traffico/spaccio ben 13.966 siano stati stranieri (300 minorenni) e di questi la componente maggioritaria sia stata quella marocchina (3.011) seguita da quella albanese (1.954), nigeriana (1.689), tunisina (1.341) e gambiana (1.259). Nei confronti dei minispacciatori non può continuare ad esserci questa tolleranza e, quindi, una modifica legislativa che possa “neutralizzare” chi commette tali delitti è necessaria. Certo se anche nel campo della prevenzione (primaria e secondaria)  si adottasse qualche forte, analoga iniziativa governativa, saremmo tutti più tranquilli.

 

Per il sito paoloberretta.com – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).