Quando, magari tra qualche decennio, qualcuno studierà la storia della criminalità organizzata del nostro Paese, non potrà non restare sbalordito leggendo quello che è accaduto in questi primi anni del XXImo secolo. Non più soltanto un Paese “controllato” in diverse zone dalle mafie storiche, dalle nuove mafie e da gruppi criminali stranieri, ma quello in cui la criminalità è diventata silenziosa, si è mimetizzata in vari ambienti politici, amministrativi, istituzionali, diventando “impresa”, soprattutto, a partire dai capitali realizzati nel più importante e redditizio degli affari, quello del narcotraffico. Un’attività incredibilmente soggetta ad imposizione ai fini del Irpef, dell’Iva e dell’Irap secondo quanto sostiene l’Agenzia delle Entrate di Brescia che, nei giorni scorsi, ha notificato cartelle esattoriali per oltre 5 milioni di euro alle 24 persone indagate dalla Procura della Repubblica di Trento, nell’ambito della operazione di polizia giudiziaria “Ali Babà” , per associazione a delinquere finalizzata al traffico di hashish e cocaina.
Un’impresa criminale che può essere inquadrata in quella di “società illecita occulta” e tenuta a pagare, pertanto, i contributi sui guadagni, stimati, derivanti dal commercio di circa 150kg di hashish e 3kg di cocaina accertato nel periodo dell’indagine. Dunque, il fisco chiede le tasse agli spacciatori che, in molti casi, considerato il mercato sempre florido e in espansione, si sono ben organizzati, con tanto di “libri contabili” e liste dei clienti abituali (come accertato in una recente operazione di polizia a Pirri, in Sardegna), e anche in grado di assicurare “merce e consegna” nell’arco delle ventiquattrore (a Taranto), con la possibilità di pagamenti anche in bitcoin ( operazione a Padova, ottobre 2018).
Ancora forte, dunque, l’inquinamento criminale della nostra economia, con il commercio di stupefacenti che rappresenta almeno il 75% di tutte le attività illegali e che, da solo, vale circa lo 0,9% ( cioè oltre 15 miliardi euro) del Pil, stando anche all’ultima relazione (ottobre 2018) del Dipartimento per le Politiche Antidroga (Presidenza del Consiglio dei Ministri). Di questo impatto criminale sulla nostra economia già alcuni anni fa (2012) la Banca d’Italia aveva dato un autorevole contributo informativo. La stima dell’economia sommersa era stata fatta basandosi sulla domanda di contante, integrata dalle informazioni sulle denunce per droga e prostituzione, rapportate al Pil delle singole province italiane. Ebbene, nel periodo esaminato, 2005/2008, all’economia criminale fu attribuito un valore oscillante tra il 10,9% e il 12,6% del Pil, considerando soltanto le attività illegali volontarie (traffico di stupefacenti e prostituzione) e accantonando quelle legate alla violenza (estorsioni) o senza l’accordo tra le parti( come nei furti).
Uno scenario reso ancor più avvilente da quando, nel 2014, con una direttiva specifica, le autorità europee di statistica hanno dato la possibilità agli Stati membri di revisionare il Pil, inserendo nei conti nazionali i proventi, stimati, derivanti dal narcotraffico, dalla prostituzione, dal contrabbando di sigarette ossia da tutte quelle attività in gran parte nelle mani della criminalità organizzata. A ricordare questi punti ad un Parlamento ormai sciolto (febbraio 2018) era stata la Commissione parlamentare Antimafia che, nella sua pregevole relazione conclusiva respingeva nettamente “..la legalizzazione statistica di quei proventi mafiosi..” auspicando una “profonda riflessione da parte della politica” sulla suggestione di un Pil così ricalcolato e apparentemente “tranquillizzante”. Una riflessione che non c’è ancora stata ed è un fatto grave anche perché è anche per questa forte penetrazione criminale sul territorio che l’Italia continua ad essere un Paese poco competitivo a livello internazionale.
Per “paoloberretta.com” – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).