Se lo Stato avesse mobilitato contro l’espandersi della criminalità mafiosa le risorse umane specialistiche, quelle finanziarie e quelle straordinarie dell’intera comunità nazionale, con la stessa determinazione che sta mettendo nell’attuale gravissima emergenza sanitaria nazionale (e mondiale), forse, oggi, non saremmo ancora a parlare del “contagio” diffuso e incontrollabile delle mafie nostrane e di quelle straniere che trovando un “terreno fertile” si sono insediate da anni nel nostro Paese. Risorse ingenti, come noto, con procedure veloci, per i problemi sanitari e dell’economia, ma anche, finalmente, la consapevolezza di tutta la politica di come sia molto elevato il pericolo di infettare una grossa fetta della popolazione con conseguenze drammatiche sul piano della mortalità ( già elevata mentre scriviamo) e su quello economico e sociale.

Presi come siamo – in uno stato di semi detenzione domiciliare –da questi pensieri che ci turbano non poco, è passata in sordina la “Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2019” redatta dai nostri Servizi dell’Intelligence (Presidenza del Consiglio dei Ministri) e presentata in Parlamento a febbraio scorso quando si stava appena profilando la situazione di allarme sanitario in alcune cittadine lombarde. Tra i temi analizzati, tutti di particolare rilevanza, non poteva mancare quello sulla c.o. e, in particolare, “le proiezioni delle mafie all’estero”, le “infiltrazioni criminali nel ciclo dei rifiuti” e sulla “criminalità nigeriana: i sistemi dell’euro to euro e dell’osusu”.

Così, mentre nell’attuale momento storico si rileva una forte riduzione della delittuosità imputabile alla c.d. criminalità di strada, predatoria, dovuta essenzialmente alla scarsa mobilità di delinquenti collegata alla emergenza del coronavirus, la grande criminalità se ne infischia altamente di tutto questo e dovendo pensare a riallocare le proprie disponibilità economiche fa ricorso “..a schemi sofisticati realizzati anche grazie al supporto assicurato da studi professionali compiacenti e largamente utilizzati pure per finalità di evasione fiscale..”. Così, Cosa nostra sembrerebbe “..fortemente indebolita dall’azione di contrasto..” e starebbe ricercando “..nuove opportunità di affari al di fuori dei territori di matrice..” mentre la ‘ndrangheta continua ad essere la “regina” delle mafie con la sua capacità “di adattarsi ai mutamenti di scenario, alle diversità dei contesti e alle emergenze organizzative conseguenti all’azione di contrasto..”.

E’ quanto si è rilevato anche con l’ultima operazione di polizia “Rinascita-Scott” (dicembre 2019) che ha evidenziato, ancora una volta, “..i rapporti illeciti tra c.o., massoneria, e un ampio novero di imprenditori, avvocati, politici e amministratori locali”. E’ da questi articolati network relazionali che si propaga quel virus, per nulla invisibile, che di tanto intanto, con qualche indagine di polizia giudiziaria si riesce ad intercettare e a neutralizzare per un breve tempo perché il contagio è ormai diffuso. Come ci ricorda la relazione in argomento che, parlando della camorra, rileva il suo “attivismo imprenditoriale (..) in diversi settori economici all’estero nonché del basso Lazio, area di tradizionale insediamento anche per la ‘ndrangheta”.

Un Paese in cui la sua Capitale e tutta la provincia registrano “..l’operatività di diverse matrici delinquenziali dedite ad un’ampia gamma di attività criminali..” con comitati d’affari che sono “..espressione di varie formazioni criminali, attivi, tra l’altro, nel settore degli appalti pubblici e nella gestione del ciclo dei rifiuti, oltre che nel riciclaggio dei proventi illeciti”. Pochi, ma significativi, i cenni informativi sui clan baresi e foggiani, sulla loro “insidiosa crescita organizzativa e  capacità di infiltrare l’economia legale..” anche grazie alle “indebite interferenze nell’apparato amministrativo locale”. Occorrerebbe un vero, profondo processo di sanificazione di tali ambienti che lo Stato potrebbe fare se veramente volesse risolvere, una volta per tutte, l’emergenza connessa alla diffusione del virus mafioso. Chi avrà il coraggio di avviare tale progetto?

 

Per paoloberretta.com – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).